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C’ERA UNA VOLTA LO SCIOPERO DELLA FAME

Era l’arma estrema di chi non aveva altre armi se non la propria stessa vita. Era l’ultima risorsa di chi era stato messo in condizioni tali da non essere disposto a continuare a vivere se tali condizioni non cambiavano. Era il ricatto disperato di chi rendeva il proprio oppressore responsabile della sua vita di fronte al mondo intero, al quale avrebbe dovuto renderne conto. E veniva usato, pertanto, in battaglie di importanza vitale, in difesa dei diritti umani, a sostegno di valori fondamentali, in lotte per la vita o per la morte. Abbiamo così letto in “Grigio è il colore della speranza” di Irina Ratušinskaja dello sciopero della fame delle prigioniere nei gulag sovietici in Siberia per chiedere un trattamento più umano. E nel bellissimo e agghiacciante “Voglio strappare al fango le tue ossa” di Jennifer Harbury abbiamo conosciuto la storia di una moglie prima, e vedova poi – la stessa autrice – in guerra contro i servizi segreti guatemaltechi e americani e del suo drammatico sciopero della fame in una disperata e disperante ricerca della verità. E abbiamo seguito in diretta – noi che abbiamo un po’ di anni sulle spalle – il fatale digiuno di Bobby Sands, morto a 27 anni in un carcere inglese. E, in queste ultime settimane, quello poi rientrato di Roxana Saberi allo scopo di ottenere un processo equo che riconoscesse la sua innocenza – e di motivi per non sentirsi troppo tranquilla a restare nel carcere di Evin ne aveva un bel po’, visto il precedente di Zahra Kazemi, per citare solo il più noto.
Adesso c’è un tizio (a proposito, carissimo, Lei che ha piantato su un bordello che non finiva più per cercare di salvare dalla forca Saddam Hussein, lei che si è fatto ripetutamente riprendere accanto alla gigantografia del suo beneamato, per Delara neanche la rinuncia a una caramellina? Alzare un ditino? Sollevare un sopracciglino? No? Niente niente?) che fa lo sciopero della fame perché i giornali, a suo dire, non parlano abbastanza della candidatura sua e della sua compagna di partito alle prossime europee. Senta, signor Pannella, posso darle un consiglio? Si prenda un bel lassativo: è un buon modo anche quello per perdere peso, sa? E poi faccia un’altra bella cosa: si tolga quella stella gialla. Non è stata una buona idea, mi creda, e prima lo capisce e meglio è. Anche per lei.



barbara

Pubblicato il 21/5/2009 alle 18.0 nella rubrica Diario.

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