Blog: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it

GIANNI MINÀ SERVO DEL POTERE

Quello che segue è un articolo pubblicato sul Corriere di oggi che, se pure non ci rivela niente di nuovo, aggiunge tuttavia un ulteriore tassello all’infamia del personaggio.

Certo, non si poteva chiedere a
Gianni Minà di intercedere presso le (sue) amatissime autorità cuba­ne perché attenuassero la persecuzione della blogger cubana e dissidente Yoani Sánchez. Ma addirittura attaccarla, deni­grarla, screditarla: non è un inglorioso ec­cesso di zelo, quello di Minà? E come giu­dicare l'amico italiano del tiranno di Cu­ba, che a casa sua gode di ogni libertà e invece usa la penna per se­gnalare agli oppressori l'autri­ce di «Cuba libre» (tradotto da Rizzoli) che non potrà ne­anche venire a Torino per presentare il suo libro?
Lei, Yoani Sánchez, ha ri­sposto a Minà, universalmen
te noto come l'intervistatore ufficiale e compiacente del dittatore, con una semplicità ammirevole: «Ecco le domande che non hai fatto a Fidel Castro che ora vuol to­glierci anche Internet». Ma la blogger dis­sidente resterà delusa: quelle domande inevase l'intervistatore ufficiale non le fa­rà mai. Non ha mai parlato degli scrittori cubani in galera e in esilio. Non ha mai parlato dei rapporti di Amnesty Interna­tional che documentano l'assenza di ogni parvenza di libertà civile nell'isola della dinastia Castro. Non ha mai parlato del regime a partito unico, a giornale uni­co, a sindacato unico, a satrapia castrista unica. Ha descritto (come l'amico Michael Moore) le meraviglie della sanità cuba­na, con gli stessi toni con cui gli apologe­ti del fascismo lodavano i treni in orario e quelli dell’Urss l'efficienza del sistema scolastico sovietico. Si è visto dopo, co­me tutto fosse di cartapesta: pura, ingan­nevole propaganda di regime. Gianni Minà non parlerà per chiedere all'Avana la con­cessione del visto che consen­ta alla blogger di essere presente tra qualche giorno alla Fiera del libro di Torino e di raccontare (c'è scritto nel suo libro) come funzionano vera­mente le cose nella sanità cu­bana. Non lo farà, visto che ha già approfittato dell'occasione per basto­nare la debole e fare un piacere ai forti, per mettere in difficoltà la donna in liber­tà limitata e favorire i suoi aguzzini. Sap­pia almeno, Yoani Sánchez, che in Italia non tutti si comportano come Minà. Quando a Torino interverrà telefonica­mente potrà accorgersene: un applauso di solidarietà attenderà solo lei. (Pierluigi Battista)

E pensare che avevano fatto una rivoluzione, da quelle parti, per abbattere la dittatura …
Di Cuba avevo parlato anche qui. Quest’altra cosa che aggiungo a completamento e commento di questo articolo, è invece un documento di quattro anni fa, che avevo messo nell’altro blog.


Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani

Cuba: D’Elia, per certi difensori dei diritti umani è un’isola felice

Roma, 16 marzo 2005

Alla lettera-petizione in difesa del regime cubano sottoscritta da 200 intellettuali di fama mondiale Nessuno tocchi Caino risponde con una nota in cui sono riportati alcuni fatti che provano le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Castro.
I firmatari della lettera, tra cui figurano i premi nobel Josè Saramago, Rigoberta Menchù, Adolfo Perez Esquivel, Nadine Gordimer e gli italiani Claudio Abbado, Luciana Castellina e Gianni Minà, affermano tra l’altro che a Cuba “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e che la rivoluzione ha consentito il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente.”
Secondo il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, “la lettera non tiene conto minimamente della realtà cubana e dei misfatti compiuti dal dittatore di più lungo corso al mondo”. “Cuba ha due facce, una sotto i riflettori, l’altra nascosta. Per certi difensori dei diritti umani, esiste solo la prima: quella della base americana di Guantanamo dove sono detenuti i talebani.” “Ma Cuba non è solo Guantanamo ­ prosegue D’Elia -, è anche Combinado del Este, Canaleta, La Pendiente, Ceramica Roja, Kilo 8...” “La Perla dei Caraibi non è tutta sole, mare e sabbia. E’ anche galera e centri di “rieducazione”.
Quanto all’isola felice dove “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria,” Nessuno tocchi Caino invita i firmatari della petizione pro-Castro a riflettere su quanto accaduto nel 2003 e che tutti hanno potuto leggere sui giornali di tutto il mondo e a quanto denunciato da importanti organizzazioni umanitarie.


NOTA (che se non ricordo male dovrebbe essere mia):

A) L’11 aprile 2003, Fidel Castro ha fatto giustiziare tre componenti un gruppo di cubani che una settimana prima si era impadronito di un traghetto con l’intento di raggiungere la Florida. Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac sono stati fucilati all’alba. Quattro loro compagni sono stati condannati all’ergastolo, uno a 30 anni di prigione e altri tre a pene detentive comprese fra 2 e 5 anni. L’imbarcazione, rimasta a secco a 45 chilometri dalle coste cubane, era andata alla deriva per 24 ore e i sequestratori si erano arresi alle autorità cubane, senza che ai 50 ostaggi fosse stato torto un capello. I dirottatori erano stati processati per direttissima e condannati per atti di terrorismo l’8 aprile. Nel giro di tre giorni, gli appelli sono stati respinti sia dalla Corte Suprema che dal Consiglio di Stato, il più alto organo esecutivo di Cuba presieduto da Fidel Castro, quindi giustiziati. La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) ha condannato il carattere sommario del processo celebrato in spregio delle regole minime di giustizia internazionalmente riconosciute e ha stabilito essere il fatto “una privazione arbitraria della vita.”

B) Quanto alla rivoluzione cubana che ha permesso il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente,” basta leggere i rapporti sui diritti umani, sulle condizioni nelle prigioni cubane e il trattamento dei detenuti politici.
Sia la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) che l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno denunciato nel 2004 la presenza nelle carceri di casi diffusi di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni varie e malnutrizione. Una ventina di detenuti sarebbero morti nel corso dell’anno a causa di mancata assistenza medica. Detenuti per ragioni politiche o di coscienza sono stati rinchiusi in celle di isolamento umidissime, infestate dai topi, con un buco come gabinetto e un letto di cemento, senza acqua e senza il conforto della Bibbia che gli era stata sequestrata. Quelli non in isolamento sono stati costretti a indossare le uniformi del carcere, a mettersi sull’attenti all’entrata delle guardie nelle celle, messi insieme a detenuti comuni, violenti, intimiditi pesantemente e picchiati dalle guardie e sessualmente aggrediti da altri detenuti.

Nel 2004, il regime ha messo agli arresti domiciliari 14 dei 75 dissidenti arrestati nella primavera del 2003, per lo più anziani e ammalati. Il numero è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti incarcerati nel corso dell’anno, ha denunciato la Fondazione Cubana dei Diritti Umani.

C) D’altro canto va anche detto che chi fornisce informazioni sulla situazione di diritti umani a Cuba rischia pene severissime. Marcelo Lopez, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e già portavoce e segretario della Commissione diritti umani e riconciliazione nazionale, è stato condannato nel 2003 a una pena di 15 anni di carcere per aver trasmesso informazioni ad organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch su casi di condannati a morte nel suo paese. Marcelo è stato condannato anche per essersi fatto inviare copia della risoluzione di condanna emessa dalla Commissione diritti umani dell’ONU di Ginevra.

(Nei prossimi giorni ripescherò anche altri post dello stesso periodo, ché una rinfrescatina alla memoria non fa mai male)

                        

barbara

Pubblicato il 13/5/2009 alle 19.0 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web