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PER ESEMPIO

Per esempio succede che decidi di fare un regalo al papà per il suo compleanno. Di soldi non ce ne sono, perché si è troppo poveri perché possa essere istituita una cosa tipo paghetta settimanale o mensile; gli unici soldi che ricevi sono quelli che ti danno ogni mattina per fermarti dal fornaio e comprarti la merenda da mangiare durante la ricreazione. E ci rinunci. Ci sono momenti che ti senti svenire dalla fame – e Dio sa se avresti bisogno di mangiare, che già sei talmente magra che tanti ti credono malata – specialmente quando vedi le compagne che scartano le loro merende e ti arrivano tutti quegli effluvi del prosciutto, del salame, dei dolcetti, della cioccolata … Ma non hai alternative: altri introiti non ne hai. E ne varrà sicuramente la pena: già te la vedi, la sua faccia, la sorpresa quando si vedrà arrivare il regalo. Magari comincerà anche a pensare che forse forse non sei proprio un’idiota totale, una che nella vita non sarà mai capace di combinare niente, una che nella vita sarà sempre e solo una fallita perché quando una è un’idiota totale non potrà mai essere altro che una fallita, come ti ripete ogni giorno, dieci volte al giorno. Forse comincerà a cambiare idea, quando vedrà che sei addirittura riuscita a fargli un regalo senza ricevere soldi da nessuna parte – sempre che non gli venga in mente che tu li abbia rubati -- più tardi succederà, effettivamente, che ti accuserà di essere una ladra, e lo urlerà, LADRA! LADRA! LADRA!, con tutto il fiato che ha nei polmoni, da farsi sentire per tutto il quartiere, e il fatto che non sia vero è l’ultima cosa che gli possa interessare, e tu te ne starai lì, con le lacrime smarrite dei tuoi dodici anni dispersi in un mondo troppo grande e troppo cattivo, ma questo è ancora di là da venire, tu non lo sai che succederà anche questo.
E così risparmi, dieci lire dopo dieci lire, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Alla fine arrivi ad avere millecinquecento lire. Non c’è molto che si possa comprare con quei soldi, per la verità: la vita diventa sempre più cara, per fare un regalo davvero bello ci vorrebbe ben altro, ma è inutile rompersi la testa, meglio destreggiarsi con quello che si ha. Alla fine trovi una cravatta, che costa proprio millecinquecento lire esatte. Non è tanto bella, a dire il vero, ma era l’unica che potevi avere con quei soldi, e dopotutto non lo dicono tutti che è il pensiero che conta? Ti fai fare un bel pacchettino, e il giorno del compleanno, tremante di emozione, gliela consegni.
Scarta il pacchetto. La guarda come guarderebbe una merda nel piatto. La prende con due dita. Ti fissa con gli occhi gelidi, e già vorresti che la terra si aprisse e ti inghiottisse. “Quanto hai speso?” ti chiede. “Millecinquecento lire” rispondi, con gli occhi a terra, tremando sempre di più. E il finimondo – quello che conosci fin troppo bene, quello che si scatena ogni volta che commetti crimini abominevoli come posare sbadatamente un pettine sulla tavola, o scrivere una n al posto di una m e aggiungere poi la terza gambetta a sghimbescio – esplode. Con le vene che gli esplodono dal collo, con gli occhi che gli escono dalle orbite, calpestando con tutta la rabbia che un essere umano – si fa per dire – riesce a produrre la cravatta scaraventata a terra, tra insulti e bestemmie urla con tutto il fiato che ha in gola: “E tu hai buttato via MILLECINQUECENTO LIRE per questa merda?! Tu butti via i MIEI soldi per una merda simile?! Tu ti permetti di regalarmi una cosa schifosa come questa?!”
Resta comunque il conforto che il massacro materiale, per questa volta, si è scaricato sulla cravatta, e a te è stato risparmiato.

barbara

Pubblicato il 20/12/2008 alle 21.12 nella rubrica Diario.

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