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L’UOMO NERO



Non so se si usi ancora – magari se fra i miei lettori c’è qualche giovane genitore, potrà soddisfare la mia curiosità – ma ai miei tempi era d’uso comune: non appena il pargolo, ad unico e insindacabile giudizio dei genitori, non si comportava bene, scattava la terrificante minaccia: guarda che chiamo l’uomo nero! Lo facevano anche i miei, naturalmente. Io non ci credevo. Di più: ero assolutamente sicura che l’uomo nero fosse una loro invenzione, e mi divertivo come una matta a prenderli per il culo: quando meno se lo aspettavano, nel cuore della notte, mi mettevo a picchiettare o grattare con le dita sulla testiera del letto e con voce cavernosa dicevo: “Arriva l’uomo nero … arriva l’uomo nero!”
Il fatto è che l’uomo nero, nel senso di persona con la pelle nera, in realtà esiste. Ed era inevitabile che prima o poi ne incontrassi uno. A quel tempo non c’era l’immigrazione selvaggia di oggi, anzi, non c’era immigrazione affatto, tranne qualche cinese (“Tle clavatte mille lile”), probabilmente in fuga dal paradiso in terra che la rivoluzione aveva creato, però c’erano degli studenti: di università in Africa ce n’erano ben poche, all’inizio degli anni Cinquanta, e quindi chi voleva e poteva studiare doveva venire qui, in Europa. È stato così che è arrivato il brutto giorno in cui ho incontrato l’uomo nero. Eravamo davanti al Duomo, vicino al caffè Gancino, me lo ricordo ancora; avrò avuto sì e no due anni – talmente piccola che stavo in braccio a uno di loro due – ma me lo ricordo perfettamente: all’improvviso me lo sono trovato avanti, e la scoperta che la cosa che credevo falsa e che avevo sempre sfottuto esisteva realmente mi ha provocato un vero e proprio shock. Mi sono aggrappata al suo collo e nascondendogli/le la faccia sulla spalla, disperata e terrorizzata, mi sono messa a urlare “Mi no vojo l’omo nero! Mi no vojo l’omo nero!”
Ogni tanto mi torna alla mente e ogni volta, ancora oggi, pensando a come quella persona si dev’essere sentita mi sento avvampare dalla vergogna. Loro, invece, sono andati avanti per un tempo infinito a raccontarlo come cosa divertentissima.
Una cosa non ho ancora capito: come mai i radicali, che hanno trascorso tutta intera la loro esistenza a sfornare referendum a miliardi, non abbiano ancora mai proposto quello che rappresenterebbe la salvezza del genere umano, ossia quello per l’abolizione dei genitori.

barbara

Pubblicato il 13/12/2008 alle 14.38 nella rubrica Diario.

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