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L’HAREM E L’OCCIDENTE

Qualche anno fa, ho dovuto recarmi in Occidente e visitare una decina di città, per la promozione del libro La terrazza proibita, uscito nel 1994 e tradotto in ventidue lingue. Sono stata intervistata da più di cento giornalisti occidentali, e in quelle occasioni ho potuto notare che la maggioranza degli uomini pronunciava la parola “harem” con un sorriso. Quei sorrisi mi sconcertavano. Come si fa a sorridere evocando un sinonimo di prigione?

Questa è infatti la sensazionale scoperta di Fatema durante il suo giro promozionale in varie città europee: noi occidentali crediamo di sapere che cos’è un harem, ma in realtà non lo sappiamo affatto. L’harem che “conosciamo” è quello che abbiamo inventato noi, basato sulla nostra cultura, sulla nostra fantasia, sul nostro immaginario. Ed ecco dunque le rappresentazioni di famosi pittori che ci mostrano sale piene di donne nude o seminude in devota attesa del loro signore, ecco i racconti che ci narrano di languide e sensuali odalische (a proposito, lo sapevate che la parola odalisca significa serva?) che danzano sinuosamente coperte di veli. Ma l’harem reale non è niente di tutto questo, le donne reali che popolano l’harem non assomigliano neppure lontanamente a quelle partorite dalla fantasia occidentale. Quasi incredula, di fronte a tanta mistificazione, Fatema trasforma il suo tour promozionale in un viaggio alla scoperta dell’«harem occidentale», cercando di comprenderne le origini e le cause; viaggio di estremo interesse non solo per lei, ma anche per noi. Che abbiamo così modo di comprendere, tre l’altro, le ragioni POLITICHE (non religiose, non culturali, non attinenti alla tradizione) che inducono gli islamici a velare e segregare, oggi, le loro donne. Un libro tutto da leggere, per scoprire ciò che credevamo di conoscere perfettamente e di cui non abbiamo invece la minima idea.

Fatema Mernissi, L’Harem e l’Occidente, Giunti



barbara

Pubblicato il 2/12/2008 alle 1.39 nella rubrica Diario.

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