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UN VOLO MAGICO

La guerra è sporca, si sa, brutta sporca e cattiva. A volte capita che sia necessaria, ma questo non basta a ripulirla: tutte le guerre sono sporche. Non, però, tutte allo stesso modo: se è vero che tutte le guerre sono sporche, è vero anche che alcune lo sono più di altre. Le guerre coloniali, per esempio: non una disputa sui confini (questo pezzo qui è mio), non una rivendicazione storica (qui ci stavamo prima noi), non un conflitto ideologico (il mio sistema è più giusto del tuo) ma un puro e semplice entrare in casa d’altri, una casa in cui mai eravamo stati prima, con cui mai nella nostra storia abbiamo avuto a che fare, alla quale niente ci lega, sulla quale non possiamo vantare rivendicazioni di alcun tipo, e dire Qui da oggi comandiamo noi. E allora, è possibile, su una materia così sporca, costruire una fiaba? Sì, se si possiede una quantità esagerata di arte – e Giovanna Giordano la possiede. Ed ecco dunque il postino del cielo, l’uomo che sul suo Caproni sorvola in lungo e in largo l’Abissinia, a consegnare messaggi, a portare lettere, a incontrare il Negus e ogni sorta di personaggi più o meno plausibili e tutti, però, a loro modo veri. Ci sono anche le cose brutte, sì

La terra di Neghelli era stata bombardata per 668 ore con 40 tonnellate di esplosivo. Sul nemico. Un nemico scalzo a dorso di cammello.

«Abbiamo vinto» diceva Uragano.
«Queste non sono vittorie. Direbbe forse un’aquila di avere sconfitto un colibrì?» gli rispondeva Beba.


Ci sono la morte e il sangue e la terribile strage di Addis Abeba e altro ancora, e tuttavia rimane una fiaba lieve intrisa di poesia, disegnata con la mano leggera di chi, anche fra le peggiori brutture, non perde la capacità di sognare, di guardare il cielo, e di sperare in un futuro migliore e riesce, così, a regalarci un libro quasi magico.

Giovanna Giordano, Un volo magico, Marsilio



barbara

Pubblicato il 30/9/2008 alle 0.52 nella rubrica Diario.

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