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DARFUR LA POLITICA DEI PASSI INDIETRO

Capitolo primo. Da quasi cinque anni il Darfur, regione del Sudan, vive quello che il Dipartimento di Stato Usa ha definito "un genocidio". Nella crociata dei governativi (arabi del nord) contro le popolazioni africane e nomadi, i morti sono stati tra i 250 e i 300mila. Centinaia di villaggi sono stati distrutti. La violenza sulle donne è stata adottata come tattica di guerra. Due milioni e mezzo di persone sono fuggite nel confinante Ciad, dove vivono in campi assai poco sicuri.
Capitolo secondo. Dopo anni di passività l’Onu entra in campo. L'inefficace forza di pace dell'Unione africana lascia il posto, il 31 dicembre 2007, a una nuova missione chiamata Minaud composta da 20mila soldati e da seimila poliziotti. Il governo di Khartoum mette i bastoni tra le ruote ma alla fine concede il suo assenso.
Capitolo terzo. Dei 26mila previsti, la Minaud può contare oggi su ottomila uomini. Quasi tutti africani (come prima della "storica" decisione dell'Onu) perché i paesi occidentali si sono bellamente tirati indietro. Solo gli europei hanno mandato qualcosa, ma in Ciad e non in Darfur. Mancano anche i mezzi, in particolare gli elicotteri, senza i quali i movimenti sul terreno sono ardui. Gli attacchi e i massacri continuano come se nulla fosse stato deciso. E vengono colpiti anche i militari della Minaud, più impotenti che mai.
Capitolo quarto. L'argentino Luis Moreno-Ocampo, procuratore del Tribunale penale internazionale istituito a Roma nel 1998, chiede l'incriminazione del presidente sudanese Ornar al-Bashir per genocidio e crimini contro l'umanità. Molti criticano il magistrato, perché, dicono, l'arresto è materialmente impossibile e si rischia di aggravare ancora la situazione in Darfur.
Capitolo quinto. Incredibilmente la Minaud comincia a
evacuare il "personale non essenziale" temendo tempi peggiori. La Cina, che acquista gran parte del petrolio sudanese e nel contempo vuole proteggere le sue Olimpiadi, continua a fare il pesce in barile.
Capitolo sesto. Il governo sudanese avverte di non poter garantire la sicurezza dei cittadini stranieri in Darfur. Grazie, lo sospettavamo, E l'Onu, cosa può garantire? (Franco Venturini, Io donna, 23 agosto 2008)

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(Poi, volendo, ci si potrebbe anche chiedere come mai a quelle anime sensibili che vanno in barca a portare generi di conforto, oltre che solidarietà morale, a gente decisamente ben pasciuta e ben vestita, nonché abbondantemente fornita di tecnologia, non viene l’idea di fare un giro anche da queste parti).



barbara

Pubblicato il 28/8/2008 alle 11.37 nella rubrica Diario.

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