Blog: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it

NESSUNO IN NESSUN LUOGO

Un mondo incomprensibile e spesso ostile, una madre capace solo di odiare, il bisogno di difendersi da tutto questo: da qui nasce la necessità di Donna Williams di ritirarsi in se stessa, di chiudersi nel proprio mondo fino a diventare nessuno, fino a non essere in nessun luogo. E, allo stesso tempo, un disperato desiderio di uscire – salvo che, “lì fuori”, fa tutto così maledettamente male. La storia di questa estenuante battaglia è il tema di questo libro autobiografico, doloroso e bellissimo. Sembra un romanzo – e purtroppo non lo è.

ANNOTAZIONE PERSONALE 1. Nel libro i sintomi presentati dall’autrice vengono identificati come autismo. In realtà secondo tutti o quasi gli studiosi di questa patologia, il quadro in questione presenta solo alcuni aspetti in comune con l’autismo, ma non si tratterebbe affatto di vero autismo. In effetti a scuola abbiamo avuto diversi casi di soggetti autistici, e nessuno di loro è mai stato in grado di pronunciare una sola parola né di comunicare in alcun altro modo, per non parlare poi di scrivere; nessuno era in grado di riconoscere le persone, nessuno era in grado di ritrovare a scuola le proprie stanze o il bagno; a una ragazza, seguita mattina e pomeriggio da personale specializzato, a diciotto anni erano ancora costretti a far portare il pannolone perché ancora non era stato possibile trovare il modo di farle esprimere il bisogno di urinare. Ogni tanto urlava: urla strazianti che correvano per tutti i corridoi e facevano gelare il sangue. Poteva andare avanti anche per ore, senza che ci fosse modo di capire se stesse soffrendo, e come, e che cosa fare per aiutarla. Anni fa una donna ha annegato il figlio di quattro anni, autistico, che urlava in questo modo, e in ogni angolo d’Italia si sono levati anatemi contro questa madre snaturata. Ma non da parte di chi si è scontrato, anche una sola volta, con questo dramma, perché chi ha visto, chi ha sentito, è perfettamente in grado di capire l’insopportabilità di una simile situazione senza via d’uscita: perché l’autismo vero non è passibile di guarigione, e neanche di miglioramento.

ANNOTAZIONE PERSONALE 2. A scuola abbiamo avuto una ragazza che presentava un comportamento simile a quello dell’autrice del libro. Era scappata di casa a dieci anni perché il padre la violentava, e la madre sapeva e non muoveva un dito. Nessuno di noi l’ha mai considerata pazza, e un po’ alla volta siamo riusciti a recuperarla. All’inizio avevo pensato che fosse incapace di scrivere, ma poi ho capito; sono andata lì e le ho detto: “Se le cose di cui ti si chiede di scrivere non ti piacciono lasciale perdere e scrivi di qualcos’altro”. Si è rinfrancata e ha ripreso a scrivere di lena. Era una classe meravigliosa, per fortuna. Ogni tanto, mentre facevo lezione guardando in giro, qualcuno aspettava che guardassi nella sua direzione per agganciare i miei occhi e portarli poi, senza muovere un muscolo della faccia, verso di lei, che si era improvvisamente persa dentro se stessa. Allora abbassavamo tutti la voce per non disturbarla, fino a quando non riemergeva. E a poco a poco ha finito per ritrovarsi.

Donna Williams, Nessuno in nessun luogo, Armando Editore



barbara

Pubblicato il 13/8/2008 alle 0.26 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web