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GIORNALETTISMO: PEGGIO LE BOMBE FINTE CHE LE BOMBE VERE

Comunicato Honest Reporting Italia 12 giugno 2008

Giornalettismo è un sito che raccoglie contributi da numerosi giornalisti o aspiranti tali. A volte rende un buon servizio all'informazione, a volte no. Questa volta è una delle volte no. Non ci soffermeremo a commentare ogni singola affermazione dell'articolo: seguendo il link troverete l'articolo originale, corredato di foto, e i numerosi commenti dei lettori, alcuni dei quali contengono interessanti osservazioni tecniche che potranno aiutare i nostri lettori a formulare le lettere da inviare al sito. Come accompagnamento di questo comunicato ci limiteremo pertanto a sottolineare che l'autore dedica tutta la sua appassionata attenzione alle "bombe soniche" che tormentano i palestinesi di Gaza, senza spendere una sola parola per i razzi veri che seminano morte e distruzione in Israele: tutto ciò che i palestinesi in generale e gli abitanti di Gaza in particolare devono subire, a quanto pare, è dovuto unicamente alla gratuita perfidia di Israele.

“Le bombe delle sei non fanno male”

di Alessandro Bernardini

Riflessi derivati e reazioni incontrollate del corpo umano quando gli capita di finire sotto un bombardamento. Fatto di screamers, bombe sonore che colpiscono l’apparato uditivo e causano un gran numero di danni collaterali

Quando il militare dell’IDF - vestito a festa per affrontare i soliti manifestanti del villaggio di Bil’In – lancia lo screamer, un rumore assordante lacera l’aria. La folla trasale e da riottosa diventa un mucchio di formiche che affoga nell’acqua. In fuga senza una meta precisa. Lacrimogeni e pallottole di gomma ad altezza testa fanno il resto. Il panico è servito. Anche il 6 giugno scorso è accaduto, come tutti i venerdì da tre anni a questa parte.
BUM BUM BANG BANG! - Screamer, sembra il titolo di un polpettone b-movie in uscita in tutte le sale dal prossimo autunno. Invece è una bomba. Una bomba sonora. Il primo gesto automatico, il riflesso condizionato, è quello di portarsi le mani a tappare le orecchie, ma non serve a nulla. L’unica cosa da fare è allontanarsi dalla fonte del suono e aspettare che passi. Quando incontro la prima volta H., un medico di Gaza City, dopo mezz’ora che parliamo mi dice: “Qui a Gaza l’esperimento è diverso rispetto a Bil’in. Dopo il disimpegno da Gaza dei coloni siamo diventati delle cavie“. “In che senso?“, chiedo, un pò innervosito dalla mia mancanza di comprensione. “L’infrasuoni a bassa potenza implica sensazioni di malessere generale, mal di testa e nausea”. Penso: sono in questa cella a cielo aperto, nella Striscia di Gaza, con la sensazione di essere un corpo estraneo e mi ritrovo a parlare di infrasuoni! “E questo è il minimo” - continua il dottor H. - “Qui si parla di bombe soniche che simulano un attacco missilistico, sai che significa?mi chiede esasperato conoscendo già la risposta. “No. non sono mai stato sotto un bombardamento” (ironia della sorte, il giorno dopo…). “Ti faccio un piccolo schema” - dice lui - “Abbiamo già parlato di infrasuoni a bassa potenza. Quelli a media potenza causano vomito, spasmi intestinali, defecazione incontrollata” - le sue mani lentamente disegnano delle onde su un grafico che rappresentano i flussi sonori. “Poi arriviamo alla tortura vera e propria“, continua il medico. Rimango in attesa. “Gli infrasuoni ad alta potenza” - lo dice e poi prende una lunga pausa - “Questi ultimi sono i peggiori. Causano disgregazione delle viscere, tutti gli organi interni rischiano praticamente di fondersi“. Lo interrompo. “Ma allora la storia degli aborti?..

ABORTI - Avevo sentito dire che a Gaza negli ultimi anni si era registrato un aumento spropositato degli aborti spontanei. “Certo“- dice lui - gli aerei israeliani volano a bassa quota infrangendo la barriera del suono. In quel momento è come se un terremoto entrasse nella tua casa, spaccando i vetri, e tutto quello che c’è dentro. Lo spostamento d’aria e la bomba sonora causano dei danni spesso permanenti. Dall’estate del 2005 ad oggi sono aumentati del 40% gli aborti e del 45% gli infarti“. Rimango a guardare il foglio e le sue mani. “Ma…perchè?“, mi sento stupido appena pronuncio l’ultima sillaba. “Perché? Vogliono punirci. E’ una sorta di tortura. Tu non sai mai se quello che senti è un bombardamento vero o se è “solo” sonoro. Non sai dove andare, non sai a cosa aggrapparti. Non sai dove rifugiarti. E poi quando arrivano anche le bombe vere e allora devi sono sperare che cadano un pò più in là“. Il dottor H. mi fa segno di aspettare, che in Palestina somiglia al nostro “ma che vuoi?”, la mano chiusa con il pollice che tocca le altre quattro dita. Gira il foglio e ricomincia a disegnare, “Guarda qua” – mi dice – “Ci sono poi i suoni acuti a bassa, media e alta potenza che vanno ad intaccare direttamente l’udito. Possono causare perdite temporanee della soglia di udibilità, oppure permanenti”.

RUMORI - Comincio a guardare fuori della finestra in attesa di qualche aereo in arrivo. “I suoni acuti ad alta potenza causano ustioni localizzate oltre che il rischio di perdita dell’udito”. Lascia da parte il foglio e si sistema gli occhiali. “Sai che dicono gli ufficiali israeliani?” – mi chiede sapendo nuovamente che non potrò rispondere – “Incoraggiamo i palestinesi a fare qualcosa per combattere il terrorismo nella Striscia!” Le sonic bombs sarebbero solo un avvertimento che in fondo non fa male a nessuno. Il problema è che quest’ammonimento è una vera e propria tortura psicologica oltre che fisica.
Saluto il dottor H. e appena esco dall’ospedale guardo il cielo e allungo il passo. Arrivato in albergo accendo il computer e cerco un po’ di materiale sulle bombe sonore. Scopro che:
l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi ha affermato che una maggioranza dei pazienti ricoverati per le conseguenze dei boom sonici è costituita da minori di 16 anni che soffrono di sintomi come attacchi d’ansia, enuresi, spasmi muscolari, temporanea perdita dell’udito e difficoltà respiratorie.

BAMBINI - Mi vengono in mente proprio i bambini di Gaza che escono dal nulla e nel nulla scompaiono come i gatti. Molti di loro imparano a vivere nella rabbia e nella vendetta. Mi sento così stupido a pensare di arrivare da Roma e parlare di pace, in una sorta d’incarico divino, esportando la “mia” visione” di democrazia con l’atteggiamento di chi ha la ragione dalla sua parte. Basta stare un giorno lì e si capisce che le cose sono molto più complicate. Troppo.

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Interessante, anche se a volte un tantino delirante, la discussione che si è sviluppata nei commenti in coda all’articolo. Se avete un po’ di tempo vi consiglio di dare un’occhiata.


(questa la metto per bellezza, visto che gli amici di Giornalettismo non hanno avuto tempo di cercare anche qualche documento su questi bambini palestinesi)


barbara

Pubblicato il 12/6/2008 alle 19.19 nella rubrica Diario.

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