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A PROPOSITO DEL SIGNOR AMBASCIATORE SERGIO ROMANO

[…] l’occhiuta dittatura della precettistica ebraica, […] il catechismo fossile («duecentoquarantotto precetti affermativi e trecentosessantacinque precetti negativi» ricorda il rabbino Toaff) di una delle più antiche introverse e retrograde confessioni religiose mai praticate in Occidente. […] È apparso, per reazione all’Illuminismo, un ebraismo arcigno, arcaico, psicologicamente impermeabile a qualsiasi forma di tolleranza e convivenza.

È possibile immaginare l’esplosione dell’odio in Polonia, nel Baltico, in Bielorussia, in Ucraina, dove una invisibile linea di frontiera ha lungamente diviso il cristiano dall’ebreo dello shtetl, dove ebrei e cristiani erano separati dagli abiti, dall’apparenza fisica, dalle liturgie, dalle regole dietetiche, dalla lingua.

La prima di esse è la posizione privilegiata di cui lo Stato d’Israele, grazie al sostegno delle comunità ebraiche, gode nella società internazionale. […]
La seconda causa del nuovo antisemitismo è paradossalmente lo spazio che il genocidio è andato progressivamente occupando nella storia del secolo.

Da Spinoza in poi l’ebreo più intelligente, originale e seducente è sempre, per certi aspetti «marrano» (ebreo convertito al cristianesimo, ndb).

L’ebreo è orgoglioso, radicale, spesso miope e intollerante.

Per quasi cento anni la principale ambizione della maggior parte degli ebrei della penisola fu quella di buttare alle ortiche il ghetto, il cibo kasher, le pratiche religiose, i tic mentali e tribali della loro tradizione culturale e religiosa (allo scopo, secondo Romano, di poter diventare veri italiani, essendo evidentemente impossibile essere contemporaneamente veri ebrei e veri italiani, ndb).

Queste citazioni sono tratte da “Lettera a un amico ebreo” di Sergio Romano. Risparmio di ricordare tutte le prove, in questo libro, di crassa ignoranza della storia, della religione, della cultura ebraica. Mi accontento di proporvi queste per dimostrare che sì, ha perfettamente ragione chi afferma che dobbiamo proprio essere paranoici per poter anche solo sospettare che Sergio Romano possa nutrire sentimenti antisemiti.



barbara

Pubblicato il 22/5/2008 alle 16.2 nella rubrica Diario.

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