Blog: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it

HO VISTO COSE (4)

E pensare che non era neanche cominciato tanto bene, questo viaggio: si era inaugurato, infatti, con la perdita della coincidenza. Un piccolo disguido in internet mi aveva fatto credere di avere 14 minuti, e invece ne avevo esattamente cinque. Con la valigia grande da tirare giù dal treno e arrivare al sottopassaggio e trascinarmela giù per la scala e poi il sottopassaggio e poi su per la scala con lo zaino sulla schiena e la borsa della macchina fotografica sulla spalla e la mia borsona gigante e il bastone e non un cane a cui sia venuta l’idea di darmi una mano e insomma mi sono vista il treno partire sotto il naso. Poi però è andato tutto bene, niente terzo grado all’aeroporto ma solo una piacevolissima chiacchierata con un tipo tanto tanto tanto figo, volo tranquillo, arrivo gradevole, a cominciare dalla vista che ho potuto godere dalla mia finestra, in albergo.









Qualche problema l’ho avuto, la mattina dopo, a trovare il modo di stendermi sull’asciugamano in spiaggia con le mie zampe molto poco flessibili ma alla fine ci sono riuscita, anche se in maniera un tantino goffa. Molto più problematico è stato rialzarmi, impresa per la quale ho dovuto seriamente studiare ed elaborare tutta una strategia; in conclusione è venuto fuori che l’unico sistema era di mettermi inverecondamente a pecorina e compiere poi da lì tutta una serie di manovre, se possibile ancora più invereconde. Ma se quello che conta è il risultato, posso senz’altro dire che sono fiera di me e delle mie invenzioni.
E non parlerò del sale della spiaggia e del fondo del mare che mi ha martoriato le piante dei piedi; non parlerò del meraviglioso caldo che mi accompagnava mentre qui, a casa mia, nevicava e si andava sotto zero e del bel tempo costante mentre qui capitava di tutto; non parlerò delle quattro piscine e delle dozzine di dolci, uno più bello e buono dell’altro, che l’albergo offriva. Dirò solo due parole sul mio arrivo, quando sono scesa dal taxi e mi sono accinta a prendere su valigia e zaino e borsa e macchina fotografica e bastone, con un certo impaccio, mentre un tizio vicino all’entrata dell’albergo stava lì a guardarmi e alla fine ha detto: “Ma guardi che può entrare a chiedere che la aiutino” e io mi chiedevo: e perché diavolo non ci pensa lui, a darmi una mano? Poi, dopo un momento, ho capito: lui era quel tizio che di mestiere fa quello che, in caso di necessità, muore al posto mio. E non si può distrarre ad aiutare turiste handicappate a prendere su i bagagli, perché il caso di necessità può presentarsi in qualunque momento, e naturalmente non dà preavvisi. E lui deve essere lì pronto. E – naturalmente - mi sono commossa.

barbara

Pubblicato il 19/4/2008 alle 1.16 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web