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HO VISTO COSE (3)

E ho visto il terribile vento del deserto, quello che sposta le dune e cancella le piste e confonde le rotte e condanna inesorabilmente gli incauti che lo sfidano senza rispetto; quello che piega le palme e ti stordisce e ti acceca e non ti lascia avanzare; quello che solleva nuvole di sabbia sufficienti a coprire il mare e spegnere le rassicuranti e ammiccanti luci di Giordania.



E ho visto un mucchietto di passeri – i passeri più piccoli mai visti in vita mia – contendere un pezzo di pitta a una banda di arroganti colombi e venirne respinti a spintonate e tornare all’attacco, infilarsi nei pertugi tra un colombo e l’altro, saltare sulla pitta, riuscire a strapparne un bel pezzetto prima di venire nuovamente buttati fuori e ancora una volta ripartire all’attacco, instancabilmente, senza mai lasciarsi scoraggiare dal fatto di dover fronteggiare un avversario tanto più grande di loro.
E ho camminato in un viale di palme di notte, accompagnata dal frinire delle cicale – quanto era che non le sentivo, in queste nostre lande inquinate e inospitali! – e le narici sfiorate dal sentore aromatico e lieve del fango del mar Morto e la pelle sfiorata dall’aria calda e leggera, qualche auto, qualche passante, silenzio e pace.
E ho fatto l’esperienza – ne avevo letto, ma quale differenza tra il leggere e il vivere! – di montagne e valli senza eco: luogo unico al mondo, la depressione del mar Morto, si grida, e risponde solo il silenzio più assoluto. Nessuna eco, nessun ritorno, solo la pace assoluta.
E mi sono dondolata nell’acqua, senza peso, con la pelle resa seta da quell’acqua magica, me ne sono fatta accarezzare e coccolare e baciare e viziare, in una bolla senza spazio e senza tempo. Senza, per un momento, umane miserie.
E ho visto l’accoglienza riservatami dal mar Morto, la notte del mio arrivo: sì, questo hanno fatto, pensate un po’; e non venitemi a dire che è stata una pura e semplice coincidenza: non ci credo neanche morta (e abbiate pazienza per la qualità: sono cinque secondi di esposizione a mano libera, e anche i cinque secondi li ho decisi a naso, ché fare foto non è il mio mestiere, e meno che mai in notturna):







Devo dirlo? Sì, mi sono (quasi quasi) commossa.

barbara

Pubblicato il 17/4/2008 alle 11.54 nella rubrica Diario.

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