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LE NONNE DI PLAZA DE MAYO

                        

Le Abuelas - le nonne di bambini dati alla luce da donne se­
questrate e assassinate dopo il parto, adottati da militari o da persone della loro cerchia - hanno dato vita a molti procedi­menti legali, individuando più di trecento casi di ragazzi e ra­gazze che oggi hanno tra i venticinque e i trent'anni. Con l'a­dozione dei bambini, il progetto di sopprimere definitiva­mente l'opposizione si estendeva al neutralizzarne la proge­nie, assimilandola al regime. I figli diventarono dunque un bottino di guerra di cui - con la stessa volontà di occulta­mento usata con le prove dei sequestri - la burocrazia milita­re cancellò nomi, date di nascita e origini. Quei neonati era­no destinati a diventare uomini e donne del tutto ignari del­la propria identità e della propria storia e ad essere cresciuti secondo i sani principi dell'autorità costituita ai quali si rifa­ceva il 'Processo di riorganizzazione nazionale'.
Un ex prigioniero della Scuola di meccanica della Mari­na testimoniò che questa "si trasformò in una sorta di luogo di concentramento di donne incinte. Quando prendevano una donna sul punto di partorire, la portavano nel sotterra­neo dell'Esma, in un luogo accanto alla sala di tortura che fungeva da infermeria. Se aveva bisogno di un taglio cesa­reo, la portavano invece all'ospedale della Marina, dove ve­niva operata e poi subito riportata all'Esma. In quel caso intervenivano i ginecologi e i medici tanto dell'Esma che del­l'ospedale della Marina. [...] In quell'ospedale, avevano un elenco di familiari di gente della Marina che, non potendo avere figli, si metteva in lista di attesa per prendere i figli delle prigioniere incinte."
Il 5 agosto 1978, el dia del nino, il giorno dedicato all'infan­
zia, due quotidiani pubblicarono a pagamento l'appello in cui le Abuelas rivolgevano una supplica "alle coscienze e ai cuori delle persone che detengono i nostri nipotini scomparsi, o li hanno adottati, o sanno dove si trovano. [...] Restituiteli alle fa­miglie. Che il Signore illumini coloro ai quali le creature ruba­te sorridono ignare". I militari risposero minacciando chiun­que si intromettesse in quella faccenda, e i tribunali per i mino­ri dissero che i genitori di quei bambini erano terroristi, assas­sini, e che, avendo cresciuto simili figli le nonne non sarebbero state in grado di allevare neanche i nipoti, che invece sarebbe­ro cresciuti sani in famiglie capaci di educarli correttamente.
Una nonna di La Plata in cerca della nipotina di tre mesi - rapita dai militari dopo che ne avevano ucciso la madre nel corso dell'assalto a una tipografia clandestina - venne rice­vuta da monsignor Montes, l'ausiliario del cappellano della polizia monsignor Plaza. "Signora, lasci le cose come stanno" la ammonì il prelato. "Eviti di irritare le brave persone che allevano sua nipote, e preghi, preghi molto."
Nel 1982, due nonne, Estela Carlotto e Chicha Mariani, conobbero a Berkeley una genetista che intuì che una ricer­ca sul Dna, la molecola ereditaria trasmessa dai genitori ai fi­gli, avrebbe potuto stabilire se tra nonna e nipote 'reaparecido' vi fosse davvero un legame di sangue. L'Istituto di im­munologia di Buenos Aires, in seguito a un decreto dell'allora presidente Alfonsín, fondò una Banca nazionale di dati genetici, alla quale i tribunali avrebbero potuto ricorrere per dirimere i casi controversi.
Nel 1987, un giudice decise per la restituzione alla nonna di una bambina sottratta dieci anni prima alla madre desaparecida e affidata a una poliziotta. "Si è disposto a volontà del­la vita di una neonata come parte del saccheggio cui si ab­bandonavano i sequestratori" recitava la sentenza.
Le Abuelas si unirono e cominciarono a pedinare chiunque apparisse loro sospetto, e qualcuna riuscì perfino a intrufolarsi nelle case dei nuovi genitori, fingendo di chiedere lavoro come domestica; in alcuni casi, fotografarono i bambini da lontano, con il teleobiettivo. "I nostri sospetti si consolidano" spiega una delle nonne che si occupa della parte investigativa dell'as­sociazione, "quando emerge che la madre, benché di famiglia benestante, non partorì in clinica ma in casa, assistita per di più da un medico militare coinvolto nella repressione."
Fino a oggi, le Nonne di Plaza de Mayo hanno recuperato settantacinque bambini dei cinquecento che ritengono siano stati rapiti, e sostengono che sia giusto continuare a cercarli fino all'ultimo: per smascherare i responsabili della menzogna imposta come un marchio alle loro esistenze, dicono, per dare ai nipoti la possibilità di conoscere la loro ve­ra famiglia e la loro storia, e per far condannare gli assassini dei padri e delle madri. (Le pazze, pp.303-305. Suggerisco di seguire tutti i link)

Fra pochi giorni ricorrerà l’anniversario, il trentaduesimo, del golpe militare che ha portato al potere, in Argentina, una delle più spietate dittature fasciste del dopoguerra. Ed è bello che a trentadue anni di distanza stia finalmente succedendo una cosa, legata a quell’inferno in terra, che forse riuscirà a portare una briciola, almeno una, di giustizia. Io ci spero. Io ci conto.


María Eugenia Barragán Sampallo con la nonna e il fratello ritrovati

barbara

Pubblicato il 14/3/2008 alle 12.1 nella rubrica Diario.

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