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MA SE L’ARCIVESCOVO DI CANTERBURY





si disarcivescanterburizzasse, ditemi, non vi disarcivescanterburizzereste forse voi come l’arcivescovo di Canterbury? Per la disperazione, naturalmente, perché mai, diciamolo a voce ben alta, mai potremmo tollerare che il nobile programma del nobile personaggio deviasse dalla retta via prima di giungere alla sua santa meta. Voi sapete certamente di che cosa sto parlando, ma su un aspetto della questione in particolare vorrei soffermaste la vostra attenzione. Afferma infatti il Nostro che l’adozione, da parte nostra, della sharia (pardon: Sharia) permetterebbe alle donne musulmane di evitare le procedure di divorzio occidentali. Ora, diciamocelo sinceramente: quale donna, potendo scegliere, sceglierebbe di comparire davanti a un giudice affinché questo decida a chi debba andare la casa, quanto il marito le debba versare di alimenti, con chi debbano vivere i figli? Quale donna non sogna di poter vivere un giorno l’emozione di sentirsi dire, di punto in bianco: “Ti ripudio ti ripudio ti ripudio” ed essere obbligata a lasciare all’istante la casa maritale coi vestiti che ha addosso, senza neppure fermarsi a prendere un paio di mutande di ricambio e senza mai più rivedere i figli? Ditemi, o amiche, compagne, sorelle che leggete queste mie righe, ditemi in tutta onestà: chi di voi non sarebbe pronta ad abbandonare senza esitazione alcuna la croce di Cristo, o la Legge di Mosè, o l’inutile e vuoto ateismo in cambio della speranza di potere un giorno godere di un trattamento come questo? Rendiamo dunque grazie al nobile arcivescovo di Canterbury che così profonda riflessione è stato in grado di concepire, e così geniale proposito è stato in grado di partorire, e auguriamoci che mai, mai gli venga l’infausta idea di disarcivescanterburizzarsi perché quello sarebbe davvero un giorno nero per le sorti dell’umanità tutta. Amen.



barbara

Pubblicato il 14/2/2008 alle 0.5 nella rubrica Diario.

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