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DOPO L'OLOCAUSTO

4 luglio 1946 – il pogrom di Kielce: un crimine contro i sopravvissuti

Basato sul materiale pubblicato dall'European Jewish Press, l'unica agenzia di stampa ebraica europea online.

Articolo originale: www.ejpress.org/article/9420

A Kielce furono massacrati più di 40 ebrei. Quei fatti scatenarono la corsa all'esilio di quei membri di una comunità ebraica polacca un tempo fiorente, che erano sopravvissuti all'Olocausto.
A provocare i tragici eventi di Kielce fu la voce senza fondamento che una famiglia di ebrei avesse sequestrato per una notte un bambino cristiano di nove anni.
Secondo quella voce, che aveva subito assunto proporzioni grottesche, la comunità ebraica della città, che era stata quasi annientata durante la guerra, avrebbe avuto bisogno di trasfusioni di sangue di bambini cristiani per continuare ad esistere.
Alcune persone sostennero di aver visto teschi e scheletri di bambini nella cantina di una famiglia ebrea e diffusero la frottola che quella famiglia avesse compiuto omicidi rituali per ottenere una goccia di sangue cristiano, che secondo loro era un ingrediente essenziale per la preparazione delle matzot, il pane azzimo ebraico.
Il padre del ragazzo che si diceva fosse stato tenuto in ostaggio dalla famiglia ebrea per una notte – ma che poi risultò aver trascorso la notte a casa di un amico in campagna – chiese alla polizia di aprire un'inchiesta.
Accompagnato dai vicini si recò con la polizia in via Planty, dove risiedevano molte famiglie ebree. La delegazione divenne una folla quando ad essa si unirono dei soldati e i membri della milizia comunista.
Un ufficiale della polizia ordinò agli ebrei di consegnare le armi ed è stato allora che si sono sentiti i primi spari. Nessuno può dire con certezza chi sia stato ad aprire il fuoco e contro chi, ma la battaglia che ne seguì coinvolse soldati, polizia e civili che o spararono agli ebrei o li picchiarono a morte. Alcuni vennero lanciati fuori dalle finestre dei loro appartamenti
Trentasette ebrei e tre cristiani polacchi vennero uccisi dalla violenza di quel giorno; altri attacchi contro gli ebrei della città vennero registrati nei giorni successivi.
Secondo alcuni sopravvissuti che ora vivono in Israele, parecchi giorni prima di quei tragici eventi, una delegazione ebraica, avendo percepito la tensione nell'aria, aveva chiesto udienza al vescovo, il quale aveva risposto che la chiesa non poteva intervenire a favore degli ebrei, "in quanto essi hanno portato in Polonia il comunismo".
Quegli eventi scatenarono un'enorme ondata migratoria, che coinvolse decine di migliaia di ebrei polacchi sopravvissuti all'Olocausto nazista.
"Dopo il pogrom di Kielce la situazione era inesorabilmente cambiata", sostiene la storica Bozena Szaynok dell'Università di Wroclaw.
"Subito dopo la guerra molti ebrei emigrarono in Palestina perché ai loro occhi la Polonia era diventata un enorme cimitero in cui non si poteva più vivere.
"Dopo il pogrom, gli ebrei furono presi dal panico. Non si sentivano più al sicuro in Polonia", dice.
Nei tre mesi che seguirono il pogrom circa 70.000 ebrei lasciarono la Polonia – più dei 50.000 che erano emigrati durante tutto l'anno precedente.
Prima della seconda guerra mondiale la Polonia ospitava la comunità europea più grande d'Europa (circa 3.5 milioni di persone). La maggior parte di loro fu spazzata via durante l'Olocausto.
L'atmosfera post-bellica in Polonia era matura per il pogrom di Kielce.
"Il pogrom non sarebbe mai avvenuto se non fosse stato per il clima di antisemitismo che allora pervadeva la Polonia: gli ebrei erano stati disumanizzati, si pensava che fossero stati "puniti" durante la guerra e il mito dell'ebreo comunista che aveva portato al potere gli odiati comunisti veniva propagato liberamente", dice lo storico Andrzej Paczkowski.
"I polacchi temevano che gli ebrei che erano sopravvissuti alla guerra tornassero e pretendessero la restituzione delle case che avevano abbandonato quando erano sfuggiti ai nazisti", racconta.
Sebbene il pogrom di Kielce rappresenti il maggior massacro di ebrei nella Polonia del secondo dopo guerra, in tutto il Paese si registrarono massacri simili, spesso scatenati da dispute per questioni di proprietà.
Secondo gli storici, solo nel dopo guerra, in Polonia vennero uccisi tra i 600 e i 1500 ebrei.

(Keren Hayesod, 25 gennaio 2008)

Perché l’antisemitismo non è nato né morto con il nazismo, e non è rimasto sepolto tra le ceneri di Auschwitz: ricordiamolo. Ricordiamolo sempre.



barbara

Pubblicato il 7/2/2008 alle 13.11 nella rubrica Diario.

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