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GATTI E ALTRO

È stata la prima cosa che ho notato, arrivando in Israele: centinaia di migliaia di milioni di miliardi di gatti, grassi e rubicondi, allegri e sfaccendati, pigri e vagabondi, padroni assoluti dello spazio e del tempo. Giuro, mai visto una tale ammucchiata di gatti tutti insieme, a Tel Aviv come a Gerusalemme, ad Arad come ad Acco, dappertutto. La seconda – ma quasi in contemporanea – cosa che ho notato, sono state le macchine: non ne ho vista una, in otto giorni di permanenza, che non fosse ammaccata o strisciata. E allora ho capito che tutte le lettere che ho letto che dicono che il vero problema di Israele non è il terrorismo bensì il traffico, sono sì, naturalmente, esagerate e paradossali, ma mica proprio tanto.
Ho visto anche un po’ di muro, in due tratti in cui è proprio muro e non rete metallica: tratti in cui prima sparavano sulle auto in transito ma adesso, grazie al muro, non ci sparano più, e mi sono sentita molto tranquilla – come mi sono sentita per tutto il viaggio, del resto.
Yad Vashem no invece, non l’ho visto. Ero indecisa fin dall’inizio; poi, ad Acco, mi hanno portata in un kibbutz costruito dai sopravvissuti del ghetto di Varsavia, che hanno pensato che fosse più utile costruire uno strumento di vita per i vivi che un memoriale per i morti. Poi però hanno costruito anche un piccolo memoriale della Shoah. L’edificio dedicato ai bambini non l’ho neanche toccato; di quello dedicato agli adulti ho visto un terzo, poi ho chiesto di uscire, perché ero arrivata emotivamente al limite. E in quel momento ho deciso che non sarei andata a Yad Vashem, perché non sono in grado di affrontarlo. (prima o poi troverò qualcuno che mi porti a sviluppare le foto, e allora vi mostrerò un po’ di roba)

barbara

Pubblicato il 4/1/2008 alle 21.59 nella rubrica Diario.

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