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TAXI

Essendo impossibilitata a camminare, portare bagagli eccetera, tutti gli spostamenti inizialmente previsti in treno o in autobus, li ho dovuti fare in taxi. Mi ci sono mangiata praticamente tutta la tredicesima e ho perso esperienze importanti, ma anche questi lunghi percorsi a stretto contatto con persone che oltre che tassisti sono, per l’appunto, anche persone, sono stati un’esperienza notevole. Ho viaggiato con un rarissimo esemplare di israeliano che non sapeva una parola di inglese e non era neanche in grado di leggere i caratteri latini e, di conseguenza, di capire l’indirizzo che avevo scritto per non rischiare equivoci dovuti a un’eventuale cattiva pronuncia. Ho viaggiato con un ortodosso – sempre in camicia con le mezze maniche, estate e inverno - a cui si era avuta qualche remora a rivolgersi perché, nelle mie condizioni, per salire e scendere avevo bisogno di essere aiutata, vale a dire toccata, ma quando gli è stata spiegata la situazione ha risposto, con una grossa risata, che aiutare le persone è una mitzvah, e che se per farlo è necessario toccarle, questo non è un problema. Ho viaggiato con un affascinantissimo quaranta-cinquantenne, avvolto in un delizioso alone di profumo di tabacco dolce, di cui era impregnata anche la macchina. Ogni tanto mi assopivo e al risveglio lo sorprendevo a guardarmi un po’ intenerito, un po’ divertito, un po’ ironico, un po’ sornione. Ho fatto un lungo viaggio con una quarantottenne magrissima a vita bassa, un lontano divorzio, quattro figli, un po’ di dita in meno alla mano destra, ridotta a un quasi informe ammasso di ossa e cicatrici. Ad un certo momento mi ha chiesto l’età. Gliel’ho detta. Ha detto: non ho capito. Gliel’ho ripetuta. Con aria incredula ha disegnato il numero con le dita nell’aria, ho detto sì. Ma non hai rughe, ha detto, come fai? Ho detto che forse è perché non ho mai avuto un marito tra i piedi, con entusiasmo ha risposto che sì, è sicuramente per quello. Non so in quanti altri posti al mondo succeda che le corse si concludano con baci e abbracci tra tassista e cliente; in Terra d’Israele succede. E poi ho viaggiato con uno splendido esemplare di sabra, ho viaggiato con un arabo disperato perché c’era un traffico mostruoso e il tassametro correva e correva e lui era costretto a farmi pagare un sacco di soldi, ho viaggiato con il tassista prediletto e quasi personale di Fiamma Nirenstein (“Big Fiamma! Very very very very big!!”).
E ho visto, in queste corse da nord a sud e viceversa, da est a ovest e viceversa, paesaggi di ogni sorta, mari e montagne, deserti e giardini, sassi e piante e ho visto il mare e la montagna e le palme di Haifa, e mi si è stretto il cuore. Verremo, sai, un giorno. Verremo insieme, lei e io, e tu sarai contento di vederci insieme, e poi proveremo a ripartire. Verremo, ma non ancora: ancora non è giunto il momento. E tante, tante altre cose ho visto: prima o poi ve le racconterò.


Il deserto di Giudea, uno scorcio del mar Morto, il confine di Giordania e una tigre azzoppata

barbara

Pubblicato il 3/1/2008 alle 18.44 nella rubrica Diario.

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