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LA SIGNORA A. E LA “TERAPIA DI BELLA”

È stato quando al cognato della signora A. è stato diagnosticato un cancro al polmone. Irrimediabile, hanno detto subito, in quanto già con metastasi estese, inoperabile, inutile tentare chemio o altro. Prognosi: circa sei mesi di vita. Il figlio, disperato, ha cominciato a portarlo da un luminare all’altro, e con ognuno di loro la diagnosi restava sempre la stessa; quello che cambiava era la prognosi: circa cinque mesi, circa quattro mesi, circa tre mesi … Quando l’attesa di vita era arrivata ad essere di un paio di settimane – si era al culmine dell’affaire Di Bella, ha deciso di fare un estremo tentativo, rivolgendosi a lui. E ha chiesto alla signora A. – è lei che mi ha raccontato tutta la storia – di accompagnarli. Arrivano dunque lì, il simpatico vecchietto li fa accomodare, prende la lastra e la mette sullo schermo luminoso. E la signora A., tecnico di radiologia da vent’anni, fa un salto. Ma poi si dice: si sarà distratto un attimo, adesso se ne accorgerà … E invece no, il signor Di Bella non si accorge di niente, e si appresta a studiare l’immagine. E allora è lei a intervenire: “Ehm, professore … scusi … guardi che la lastra è rovescia …” “Ah, haha, ah sì, che sbadato, haha, è vero, è rovescia, hehe …” E la mette a posto. La studia per qualche momento, poi punta il dito: “Ecco la massa tumorale”. Era il bottone aortico. A questo, per evitare di dare in escandescenze, la signora A. è uscita. Comunque il professor Di Bella ha detto che sì, con il suo metodo il cancro si poteva benissimo curare, con ottime prospettive di successo. E dunque gli ha venduto la “macchina” per praticare la terapia (mezzo milione di lire) e il cocktail di farmaci necessario, e il paziente vi si è applicato diligentemente, secondo le istruzioni. Dopo due settimane è morto, come tutti i medici veri consultati fino a quel momento avevano previsto. Il figlio che, nella vana ricerca di una speranza si era finanziariamente dissanguato, ha provato a riportare la macchina, praticamente nuova, al prof. Di Bella, sperando di avere qualche soldo indietro. Si è sentito rispondere: “Noi non siamo mercanti di roba usata”.

barbara

Pubblicato il 17/12/2007 alle 14.42 nella rubrica Diario.

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