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INTEGRAZIONI A CONFRONTO

Ibadete

Ci è arrivata l’anno scorso dal Kosovo, a metà anno scolastico, non sapeva una parola né di tedesco, né di italiano. L’insegnante di sostegno le ha messo a punto un programma per insegnarle un minimo di lingua. Nelle ore che restava in classe studiava il programma preparatole: con la concentrazione, con la determinazione, con la tenacia di chi sta cercando un riscatto ed è ben deciso a trovarlo. Ogni tanto mi fermavo a guardarla, incantata. A fine anno, d’accordo con la famiglia, l’abbiamo bocciata, per darle la possibilità di restare ancora un anno nella scuola dell’obbligo, a imparare ancora un po’ le due lingue e impossessarsi di un minimo di nozioni.
Ieri ho fatto supplenza nella sua nuova classe, per un’ora di ginnastica, e li ho portati in palestra, dove hanno fatto una scatenatissima partita di palla avvelenata, che di tanto in tanto si trasformava in una partita di rugby, con tanto di rissa e ammucchiata, e per tutta l’ora ho avuto agio di guardarla, splendida quindicenne, bella e solare, ampiamente integrata. Perché loro si integrano, eccome se si integrano, quando le forze del male non si coalizzano a mettergli i bastoni tra le ruote.


Flondra

Ci è arrivata quest’anno dal Kosovo, non sapeva una parola né di tedesco, né di italiano. Agli insegnati si rivolgeva dicendo “hallo”. La collega di lettere le ha spiegato che “hallo” si dice agli amici, mentre agli insegnanti si deve dire “Grüss Gott” (saluto in uso in Alto Adige e in Austria, letteralmente qualcosa come “saluto a Dio”) e lei ha risposto che sua madre le ha proibito di salutare così, perché quello è un saluto che fanno i cristiani e lei dunque non deve. A maggio andremo una settimana a Cesenatico, con la classe italiana con cui siamo gemellati: visiteremo cose bellissime, staremo tutti insieme, faremo feste, andremo in spiaggia … Quando, con l’aiuto della compagna albanese, è arrivata a capire di che cosa si trattava, aveva gli occhi che brillavano. Ma qualche giorno dopo mi ha informata che lei non poteva venire. Ieri la classe è uscita un’ora prima e la scuola ha messo a disposizione un autobus perché potessero partecipare al funerale del papà di Raphael. Ma lei è rimasta a scuola, perché in chiesa ci vanno i cristiani, e lei non aveva il permesso di andarci. È sempre da sola, a testa bassa, con la faccia triste. Un po’ di cose, sia in tedesco che in italiano, le ha imparate, ma non parla mai con nessuno. Perché loro non si integrano, col piffero che si integrano quando le forze del male si coalizzano a mettergli i bastoni fra le ruote.

barbara

Pubblicato il 11/12/2007 alle 23.45 nella rubrica Diario.

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