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UNA RISPOSTA

anche se la domanda, forse, non l’ha fatta nessuno – non in questi termini, per lo meno. Ed è comunque una risposta promessa a Ugolino.
Capita che, in determinate situazioni, qualcuno – uomo o donna, indifferentemente – chieda e si chieda: “Ma non ti pare di avere reagito in maniera esagerata”? o “Ma perché non hai reagito?” “Ma non era il caso di dirgliene quattro?” “E tu non l’hai denunciato??” Il fatto è che ognuno di noi considera *normali* certe reazioni a certi eventi, ma in realtà, a ben guardare, la normalità non esiste. Esistono, invece, delle necessità apprese. Se capita, per fare un esempio, che all’età di due mesi sei stato massacrato di botte perché hai pianto e poi dopo trenta secondi ti hanno preso in braccio e tu hai smesso di piangere e allora hanno capito che li stavi prendendo per il culo e loro non si fanno prendere per il culo da nessuno perché sono furbi, ecco, tu quelle botte non te le ricordi, però la tua pelle e la tua carne hanno imparato che qualunque cosa ti capiti, in qualunque situazione ti trovi, tu non devi chiedere aiuto, mai, per nessuna ragione al mondo, perché se lo fai la paghi cara, molto cara. E se capita, per fare un altro esempio, che un semplice no, il più logico, il più semplice, il più normale no che mente umana possa immaginare, rischia di costarti la pelle e ti salvi proprio proprio per miracolo, impari che ribellarti non è una cosa da fare. E se si verifica una di quelle situazioni in cui qualunque essere dotato di raziocinio troverebbe *normale* ribellarsi, tu ti rannicchi, sperando che passi. E se non passa pazienza, vorrà dire che creperai: la tua mente non è in grado di trovare alternative. Non in quel momento. Non in quella situazione.
Ognuno, in qualunque situazione si trovi, ci si trova col proprio personale bagaglio di esperienze, quelle vissute consapevolmente e quelle interiorizzate inconsciamente, quelle di cervello e quelle di pancia. Ed entrano in gioco tutte. E va tenuta presente un’altra cosa: c’è chi ha il coraggio di parlare, e c’è chi non se la sente. In quel vecchio post che ho riproposto qualche giorno fa, molte donne hanno scritto “anch’io”. Poi ci sono state altre persone, che ancora non se la sentono di uscire allo scoperto, che mi hanno scritto in privato. Mi si è raccontato di botte. Mi si è raccontato di stupri. Mi si è raccontato di violenze di ogni sorta. Quindi, quando vedete comportamenti e reazioni che non riuscite a spiegarvi, quando vi viene da dire “ma come hai potuto …?!”, quando vi coglie la tentazione di essere severi nei confronti di chi, con le proprie reazioni – o con le proprie non-reazioni – sembrerebbe deludere profondamente le vostre aspettative, ricordatevi sempre di questo: ci sono cose che non sapete. Molte di più di quanto possiate immaginare. Forse un giorno le verrete a sapere, o forse non le saprete mai: fatevene una ragione. L’unica cosa che potete fare per aiutare queste persone, già vittime di violenze inenarrabili, è di provare almeno ad astenervi dal giudicarle.

barbara

Pubblicato il 5/12/2007 alle 20.13 nella rubrica Diario.

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