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TANTO PERCHÉ SI SAPPIA

Una volta, tanti anni fa, ho mandato una maledizione a uno. Poco dopo ha fatto un infarto e ci è rimasto secco. Visto il successo dell’impresa, ho provato a mandarne una a un altro. Risultato: trombosi, invalido per sempre. Il terzo si è beccato un cancro alla vescica, il quarto di nuovo un infarto. Nel bel mezzo di questi meravigliosi accadimenti un giorno mi sono trovata a passare davanti alla casa di quello che aveva tentato di violentarmi a dodici anni, e che per meglio adescarmi si era prima conquistato la mia fiducia spacciandosi per padre di tre bambini – e aveva invece il primo e unico in arrivo. Mi sono fermata, ho guardato per un momento la casa e poi ho detto no, per te morire è troppo poco: a te ti condanno a vivere. Poco dopo si è ammalato. Nessun medico è mai riuscito a diagnosticare, né tanto meno a curare, la sua malattia, e in breve si è ridotto talmente male che poco dopo è stato costretto a lasciare il lavoro, a neanche cinquant’anni.
Naturalmente sono tutte coincidenze: pazzo sarebbe chi pensasse a qualcosa di diverso. Io, comunque, ad ogni buon conto ve lo dico e chi ha orecchie da intendere intenda (gli altri, come al solito, tutti in roulotte).

barbara

Pubblicato il 3/12/2007 alle 2.23 nella rubrica Diario.

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