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BIRMANIA: SOLIDARIETÀ AL POPOLO?

Riprendo e metto insieme dal blog (ottimo: andate a vederlo) di Alessandro Gilioli, eccellente giornalista dell’Espresso, alcuni post che ritengo utili a chiarire alcune circostanze. Anche perché non mi sembra che sui giornali queste notizie abbiano campeggiato in prima pagina.

L’Italia rende omaggio al macellaio Soe Win
15 Ottobre, 2007

Mi rendo conto che la diplomazia impone degli obblighi, ma il fatto che l’ambasciatore italiano in Birmania Giuseppe Cinti sia stato tra quelli che ieri hanno firmato il libro delle condoglianze del carnefice Soe Win, a me fa abbastanza schifo, specie in questi giorni di repressione violenta.
Soe Win era l’uomo che nel 1988
ha ordinato alle truppe di sparare all’università di Rangoon, facendo tremila morti.
Era anche l’uomo che nel 2003
ha organizzato l’attentato ad Aung San Suu Kyi, facendo fuori le persone che quel giorno stavano con lei.
In Birmania era chiamato “
il macellaio di Depayin“.
Ieri il governo italiano, attraverso il suo ambasciatore, ne ha onorato la memoria.

Ps: Ho scritto questa mail all’ambasciatore Cinti, se qualcuno vuole fare qualcosa di simile l’indirizzo è:

ambitaly@ambitaly.net.mm

Gentile Ambasciatore,

Leggo sul “New Light of Myanmar” - versione on line - che Lei è andato a rendere omaggio alla memoria del “macellaio” Soe Win, l’uomo che ha ordinato di sparare nel 1988 ai manifestanti, l’uomo che ha orchestrato l’attentato del 2003 a Aung San Suu Kyi.
Mi rendo conto che la diplomazia ha i suoi obblighi, ma Le sembrava davvero il caso di firmare il libro delle condoglianze? Non pensa che, tanto più in questi giorni, come rappresentante del governo e quindi del popolo italiano avrebbe fatto meglio ad astenersi da questo gesto, prontamente usato dalla propaganda del governo birmano?
Certo di una Sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti.


Per chi preferisce usare il fax: 00951-514565
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Il giorno dopo Gilioli posta il risultato di un’interessante ricerca:

Chi fa affari con i generali birmani
16 Ottobre, 2007

Mentre l’Unione europea
inasprisce le sanzioni verso il governo birmano, escono gli elenchi di aziende nostrane che fanno o hanno fatto affari con i narcogenerali dalle mani insanguinate.

Tra queste segnalo:

Oviesse,
gruppo Coin.
Bulgari (che però tre giorni fa ha annunciato di interrompere i rapporti con il Myanmar)
Bellotti (che importa teak)
Nord Compensati (sempre legname)
Foppapedretti (idem)
Margaritelli (idem)
Gazzotti (idem)
Danieli (acciaio)
Avio Spa (aeronautica, già della Fiat, oggi di Carlyle e Finmeccanica).

Mi segnalano anche che l’India sta vendendo elicotteri da guerra sui quali sono istallati sistemi frenanti prodotti dall’italiana
Aster.
Non è italiana di proprietà ma ha molti sedi in Italia la
Auchan, che pure fa affaroni con la giunta.
Tralascio l’elenco dei tour operator che portano gli italiani in Birmania. Come sapete, infatti, su questo tema l’opposizione democratica è divisa: Aung San Suu Kyi chiede di non visitare la Birmania perché quasi tutti gli alberghi e i trasporti interni sono di proprietà dei generali, altri gruppi invece invitano gli occidentali a visitare il Paese per rendere noto al mondo come i generali l’abbiano ridotto in povertà e silenzio. Io, personalmente, sono abbastanza favorevole ad andarci e a parlarne (esistono modi per ridurre al minimo il proprio apporto economico alla giunta, la stessa Lonely Planet ne parla).
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E dopo altri due giorni ci dà conto dell’azione intrapresa nei confronti dell’ambasciatore:

L’ambasciatore fa orecchie da mercante

18 Ottobre, 2007

Il giornale dell’opposizione birmana all’estero Irrawady conferma che i funerali di Soe Win sono stati un’ottima occasione di propaganda per il regime, con i diplomatici di «Italia, Israele e Singapore» fotografati mentre firmavano il libro delle condoglianze del macellaio di Depayin.
Il nostro ambasciatore a Rangoon, Giuseppe Cinti - quello che stringeva la mano di Than Shwe mentre questi faceva buttare i monaci vivi nei forni crematori - non risponde alle mail e ai fax di protesta inviati.

Nel frattempo la Birmania è praticamente sparita dalle pagine dei giornali, così come sono completamente spariti i monaci dalle strade del Paese – e non abbiamo bisogno di chiederci dove saranno, perché purtroppo lo sappiamo fin troppo bene. E ancora una volta non solo si è abbandonato al proprio destino chi fa realmente resistenza (a noi, a quanto pare, se non massacrano qualche centinaio di innocenti a botta, i “resistenti” non interessano) ma si continua ad essere culo e camicia con i massacratori. E magari la chiamano realpolitik.

barbara

AGGIORNAMENTO: vedere nel blog di Gilioli (link a inizio post) risposta dell'ambasciatore e commento dello stesso Gilioli alla data di oggi.

Pubblicato il 19/10/2007 alle 23.37 nella rubrica Diario.

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