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È STATA VIA

“È stata via” è un film di quasi vent’anni fa. “Via” è il manicomio. Lei è la vecchia zia. Ci è stata per più di mezzo secolo, lei, lì dentro, ma adesso lo chiudono e al nipote, che a quanto pare è l’unico parente, chiedono di prendersela in casa. E lui lo fa, ma non è che ne sia granché entusiasta, e meno ancora lo è la moglie, incinta – molto incinta – di un figlio a occhio decisamente poco desiderato. E spacca anche un bel po’ i maroni, la vecchia pazza – e provate voi a cenare con una che per un tempo infinito tira ritmiche sprangate al termosifone. E al supermercato infila nel carrello letteralmente di tutto, compresi i cartelli indicatori. E non parla, mai, tranne una volta che incontra un ex compagno di prigione – pardon, di manicomio. Non è chiaro se sia il regista a farci vedere una serie di flash-back, per farci capire, o se sia la matta a ricordare. Quel che è certo è che quella che vediamo è una giovane capace di amare selvaggiamente, cosa disdicevole assai, a quei tempi. Sta di fatto che ad un certo momento la donna ha l’impressione di cogliere come un barlume, negli occhi della matta, e le si ferma davanti e sibila: io lo so, tu capisci tutto! E che quando, arrivata al limite della sopportazione con un marito che è la perfezione personificata e un figlio che è la fotocopia del padre e a dieci anni è la perfezione in persona anche lui, decide di scappare di casa, se la porta dietro. Poi si perde in un bosco, le rubano l’auto, è costretta a proseguire a piedi, con pancione ormai immenso e matta al seguito e alla fine ha un malore che può costarle la pelle. E nessuno a cui chiedere aiuto se non la matta, che, ricordiamo, non parla. No, non vi dico come va a finire, se lo volete sapere ve lo andate a cercare. Me lo ha fatto ricordare “Ti regalerò una rosa”, ed è una delle cose più belle che abbia mai visto. Soprattutto, mi raccomando, guardate gli occhi della matta. Nell’ultima scena, specialmente: vi garantisco che non li scorderete mai più.
E un anno fa, di questo tempo, si assisteva alla tua straziante agonia. E si cerca di far finta di non pensarci, ma non ci si riesce mica, sai, proprio non ci si riesce.

barbara

Pubblicato il 16/8/2007 alle 22.50 nella rubrica Diario.

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