Blog: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it

RIFLESSIONE

Sono piuttosto brava, di solito, a riconoscere le pronunce e gli accenti, ma con il titolare dell’albergo proprio non ci riuscivo: qualcosa mi diceva che, nonostante il suo italiano perfetto, non doveva essere italiano, però non capivo di dove potesse essere, e anche il suo viso – bello da togliere il respiro – non mi aiutava a collocarlo. Alla fine mi sono decisa a chiedergli di dove fosse. “Sono iraniano”, ha risposto; e, dopo una breve pausa, “di origine armena”. È stato questo modo di costruire la risposta, a darmi motivo di riflessione. L’identità armena io la sento come un’identità forte, e mi viene da pensare che al suo posto avrei detto “sono un armeno iraniano”. Tanto più che, come mi ha poi raccontato, questa sua identità la vive intensamente: collabora attivamente con Antonia Arslan, traduce, tiene conferenze e incontri per far conoscere la cultura armena annientata nel primo genocidio programmato della storia, nel 1915.
 

Che cosa, dunque, può averlo indotto a qualificarsi come iraniano prima che come armeno? La risposta, credo, può essere una sola: amore. Uno sconfinato amore per questa patria matrigna, ingrata, persecutoria al punto da costringere alla fuga, e tuttavia disperatamente amata. Penso anche alla nostra dolcissima Lilit, costretta all’esilio e straziata dalla nostalgia, piena di rancore per l’islam che ha cancellato una delle culture più antiche e raffinate del pianeta e tuttavia traboccante d’amore per quella sua pur stravolta, pur snaturata patria. E alla fine tornata per cercare di “fare qualcosa di più utile”, pur sapendo di rischiare la vita. Strana bestia davvero l’amore, qualunque ne sia l’oggetto.

barbara

Pubblicato il 10/8/2007 alle 13.4 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web