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PICCOLA ANNOTAZIONE A MARGINE

della foto postata più sotto. Il professore davanti al centro è quello di storia e filosofia. Durante la guerra – questo l’ho saputo da altri, non da lui - aveva fondato insieme ad Eugenio Curiel l’unica cellula comunista del Veneto. Quando Curiel, ebreo, si è dovuto dare alla latitanza, è rimasto a reggerla da solo, e l’ho ammirato molto (Curiel poi è stato ucciso, ma in uno scontro a fuoco e non in una camera a gas, ed è già qualcosa di confortante). Finito il liceo, sono rimasta in contatto con lui, e ogni tanto lo andavo a trovare. È stato in una di quelle occasioni che mi ha raccontato che lui, per formazione e per sentimenti, era cattolico anarchico con il culto della non violenza, “ma quando ho visto che cosa facevano i nazisti ho capito che c’era una sola cosa da fare per venirne fuori: ucciderli”. E l’ho ammirato molto. Dopo la sua morte un gruppetto di amici hanno deciso di fare un libro su di lui, e hanno chiesto il contributo di una testimonianza a tutti quelli che lo avevano frequentato. Anch’io ho dato la mia. Quando il libro è uscito ho appreso su di lui molte cose che ignoravo. Ho appreso per esempio che in nome del supremo ideale aveva giustificato i massacri sovietici di Budapest e l’invasione della Cecoslovacchia. E l’ho ammirato molto meno. Ho anche appreso che negli anni Cinquanta aveva fondato un meraviglioso circolo culturale - autentico faro nel grigiore di una città che ha fatto del conformismo il suo credo - per il quale si prodigava con tutte le sue energie: cercava, contattava e invitava musicisti, pittori, poeti, organizzava mostre d’arte, serate di lettura, eventi musicali. Era convinto, il meschino, che la cultura fosse cultura e basta, ma si sbagliava. Usando come unico criterio di giudizio quello del livello artistico, gli è capitato di invitare – orrore! - un artista socialista e addirittura, come se non bastasse – orrore orrore! – uno omosessuale. Immediato gli è arrivato l’ultimatum del partito: o chiudi il circolo o esci dal partito. Ci ha pensato due giorni e due notti, poi ha chiuso il circolo. E non l’ho ammirato più.

barbara

Pubblicato il 30/6/2007 alle 19.59 nella rubrica Diario.

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