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FAMIGLIA CRISTIANA NON SI SMENTISCE MAI

Comunicato Honest Reporting Italia 24 giugno 2007

Famiglia Cristiana ha una lunga tradizione di atteggiamenti antiisraeliani, ed esattamente nella scia di questa tradizione si inserisce l'articolo che commentiamo oggi, «Palestinesi alla resa dei conti» di Carlo Remeny, pubblicato nel N° 25 attualmente in edicola e reperibile anche in rete in cui, con una incredibile serie di arzigogoli e giravolte, si riesce a dare a Israele la responsabilità di tutto ciò che sta accadendo nella striscia di Gaza, il tutto condito con una discreta dose di imprecisioni storiche ed errori di vario genere.

Hamas parla di "seconda liberazione della striscia di Gaza", dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche illegali nel 2005.
La definizione "colonie ebraiche illegali", ovviamente, non ha alcun riscontro nella legislazione internazionale, ma il darla come cosa certa è sempre di sicuro effetto sul lettore.


Israele annuncia la nascita di una nuova entità che battezza Hamastan.
E sembra voler suggerire, detta così, che a metterla al mondo sia stato Israele stesso.

Una cosa è sicura: l’Autorità nazionale palestinese degli ultimi 10 anni non esiste più nei territori occupati da Israele nel 1967.
E mai che capiti, magari per sbaglio, di accennare al perché un bel giorno del 1967 gli israeliani si siano svegliati con l'idea di andare a "occupare" dei territori.

Se vedremo l’emergere di due Autorità, oppure prevarrà l’idea dell’unità palestinese, lo sapremo solo nei prossimi mesi. Per adesso, esiste una Cisgiordania occupata, governata per modo di dire dalla volontà di un presidente (Abu Mazen) il cui potere è sempre stato opaco e adesso si è ulteriormente sbiadito; e dall’altra parte un’area limitata, con 1,3 milioni di abitanti, gestita da Hamas, ma assediata dalla fame
e non lo sarebbe di certo se le decine di miliardi di dollari elargiti dalla comunità internazionale fossero stati spesi per acquistare cibo e per costruire fabbriche e officine e ospedali e scuole invece che per armi ed esplosivi, e se le preziosisisme serre lasciate intatte dagli israeliani evacuati fossero state conservate e sfruttate, invece che istantaneamente distrutte, ma tutto questo non si deve ricordare

e dalla comunità internazionale.
e questa, invece, proprio non si è capita

Una settimana di feroci scontri a livello interno palestinese,
una settimana? Noi ricordiamo scontri ben più antichi di una settimana: come mai il signor Remeny si dà da fare per minimizzare?

con più di cento vittime, spesso uccise con una brutalità mai riscontrata prima,
ah no? Non era brutalità quella con cui si è presa di mira la testa di una neonata in braccio al padre? Non era brutalità quella con cui due riservisti sono stati fatti letteralmente a brandelli? Non era brutalità quella con cui sono stati massacrati due ragazzini di tredici anni, che quando li hanno trovati non si sapeva più quali pezzi fossero dell'uno e quali dell'altro? O quelli - e tutti gli infiniti altri che potremmo citare - non contano perché erano israeliani?

non solo hanno ridisegnato l’aspetto della striscia di Gaza, ma hanno dimostrato che la strada seguita in questi anni dalla diplomazia, per cercare una soluzione alla questione palestinese ha portato a un vicolo cieco. Il parroco di Gaza città, padre Manuel Musallam, ci dice che quanto è successo ha inflitto «ferite profonde» alla società palestinese. Ma non è più tempo di illudersi che l’unico interlocutore palestinese della comunità internazionale sia Abu Mazen, perché altrimenti si ignora la realtà della striscia di Gaza e questo condurrà a una catastrofe umanitaria direttamente sulla sponda sud del Mediterraneo.
A parte il fatto che la striscia di Gaza si trova sulla sponda est del Mediterraneo, e già qui abbiamo un assaggio dell'accuratezza delle nozioni del signor Remeny, abbiamo anche qualche problema a capire la logica di questo contorto discorso. Poi, volendo, visto che il signir Remeny scrive per un giornale cattolico, e visto che il suo interlocutore è un parroco, potrebbe essere di qualche interesse parlare della progressiva sparizione delle comunità cristiane a Gaza e in Cisgiordania da quando queste sono passate dall'amministrazione israeliana a quella Palestinese, ma forse questi argomenti sono troppo poco politically correct - o troppo poco prudenti, chi lo sa.

Sembra di essere precipitati al 1949, quando la Commissione di armistizio dell’Onu assegnò la Cisgiordania ad Amman e la striscia di Gaza al Cairo.
A voler essere precisi, se le erano già prese nel 1948, non è che abbiano aspettato di farsele assegnare.

Yasser Arafat potrebbe rivoltarsi nella tomba. Ha speso una vita per ricucire lo strappo
chi conosca mezza briciola di storia, a dire la verità, sa che Arafat ha speso una vita per assicurarsi un potere assoluto e incontrastato, oltre che per derubare i palestinesi e per ingannare chiunque avesse a che fare con lui

e adesso l’unità del territorio palestinese, pure se notevolmente ridimensionato rispetto alla Palestina storica, sembra solo un miraggio.
Vogliamo fare qualche precisazione e qualche calcolo? Dalla cosiddetta Palestina storica, che con la dichiarazione Balfour era stata assegnata agli ebrei, la Gran Bretagna ha staccato il 78% per farne il Regno (palestinese) di Transgiordania per regalarlo all'emiro Abdallah, detronizzato dall'Arabia. Il restante 22% è stato ulteriormente diviso: un 60% circa (60% del 22% = 13%) allo stato ebraico di Israele e un 40% (40% del 22% = 9%) allo stato palestinese di Palestina. Quindi della Palestina storica i Palestinesi hanno 78+9=87%, Israele ha il 13%: chi e che cosa, dunque, è stato "notevolmente ridimensionato"?

Israele potrebbe anche gioire non fosse che, dichiarando irrilevante Arafat prima, e facendo di tutto per non rafforzare Abu Mazen poi con gesti concreti, quali la liberazione dei detenuti e lo scongelamento delle tasse palestinesi, di fatto sequestrate da anni, si ritrova senza interlocutori rappresentativi, se non tra i nemici.
Israele non si trova "senza interlocutori rappresentativi" a causa delle proprie scelte, ma unicamente perché non ci sono mai stati: non Arafat che fino all'ultimo giorno della sua vita ha predicato la distruzione di Israele, e non Abu Mazen che, in giacca e cravatta anziché in keffiah, ha sempre fatto la stessa cosa, tanto da non avere mai cancellato dalla Costituzione di al-Fatah gli articoli che prevedono la distruzione di Israele come obiettivo primario e irrinunciabile. Quanto alla liberazione dei detenuti, se il signor Remeny, così come non vede da che parte del Mediterraneo si trova Gaza, non è riuscito a vedere neanche le CENTINAIA di detenuti liberati da Israele OGNI VOLTA che si è profilato uno spiraglio per un accordo, crediamo che il suo problema sia ancora più grave di quanto era apparso all'inizio.

Come osserva l’assistente segretario generale della Lega araba Mohamed Sobeih, palestinese, «Israele ha grandi responsabilità per quanto è accaduto, perché non ha mai voluto avere un partner palestinese forte».
Ah, beh, se lo dice lui allora dovrà essere vero per forza ...

Nella striscia di Gaza forze paramilitari legate ad Hamas hanno spazzato via tutti i vari Servizi di sicurezza creati da Arafat e gestiti da allora da al-Fatah, il partito dello stesso Arafat e di Abu Mazen. Erano mesi che si parlava di inevitabile resa dei conti, ma nessuno ha pensato che potesse avvenire in modo così fulmineo.
Veramente ci eravamo TUTTI accorti che il momento era giunto, signor Remeny.

All’epoca di Arafat, gli Stati Uniti, Israele e la comunità internazionale invocarono che i numerosi rami della Sicurezza nazionale palestinese venissero sottratti al controllo di Arafat e posti nelle mani del Governo, come nelle democrazie compiute.
E di chi la colpa, se ciò non è stato fatto?

Dopo la vittoria elettorale di Hamas, nel gennaio 2006, gli stessi attori sollecitarono che i settori della Sicurezza palestinese fossero saldamente riuniti nuovamente nelle mani del presidente Abu Mazen. Il ministero degli Interni, di cui Hamas ha acquisito il controllo, è stato completamente svuotato di potere. Ma quello che è peggio è che nella striscia di Gaza forze di sicurezza in competizione tra loro si son fatte la guerra sulla pelle della popolazione.
Questo è vero, ma non è molto chiaro il nesso fra le varie parti di questo discorso.

Atti di banditismo, rapine, sequestri di persona sono stati commessi con l’unico obiettivo di screditare un esecutivo che si voleva prima indebolire e poi mandare a casa.
Atti di banditismo, rapine, sequestri di persona, estorsioni, assassini da parte delle cosiddette forze di sicurezza sono ampiamente documentati a Gaza e in Cisgiordania dal giorno in cui vi si è insediata l'Autorità Nazionale Palestinese: solo il signor Remeny non se n'era mai accorto?

L’amministrazione di Hamas ha deciso di passare all’azione. Lo psichiatra Ijjad Sarraj, che dirige il Centro di salute mentale a Gaza, rileva: «Qui era diventato un inferno. Non si poteva più andare in giro senza essere fermati da uomini in divisa o in abiti civili che ti sequestravano l’auto, che entravano a casa tua con le armi in pugno e potevano portare via qualsiasi cosa senza che nessuno potesse dire di no. Ora, questa stagione di mancanza di legalità sembra essere finita». Secondo qualcuno Hamas potrebbe creare un regime rigidamente ispirato alla religione, una specie di regno dei talebani bagnato dalle acque del Mediterraneo, pur sapendo che impiccare i televisori agli alberi e vietare alle donne di frequentare le scuole e le docce pubbliche fa parte della tradizione della Penisola arabica, del Pakistan, dell’Afghanistan, non certo di quella palestinese.
Non faceva parte neanche di quella dell'Afghanistan, fino a quando non sono arrivati i talebani a imporlo.

«Israele non si farà impressionare dallo stile di vita che verrà imposto nell’area, ma osserverà con attenzione se la minaccia militare da Gaza verso il suo territorio diminuirà o meno», spiega Hafez Barghuti, direttore del quotidiano palestinese Al Hayat al Jadida. «E su questo Hamas sembra aver già fatto chiarezza, quando ha dichiarato la zona nord della striscia di Gaza (da cui partiva la maggioranza dei razzi lanciati su Israele) area militare chiusa, quasi a voler indicare che da lì non c’è più nulla da temere.
Ah, ecco, se lo dice quella brava gente di Hamas allora possiamo sicuramente dormire sonni tranquilli!

Penso che Hamas sia pronta per una lunga tregua».
E molti mostrano di trovare la cosa rassicurante, fingendo di non sapere che cosa significa "tregua" in ambito arabo-islamico. Fingendo, soprattutto, di ignorare ciò che Hamas e affini hanno sempre apertamente dichiarato in proposito (nessuna possibilità di pace, solo tregue per riarmarsi per sferrare il colpo finale).

Molti commentatori dicono che Abu Mazen abbia mostrato titubanza nel prendere decisioni e sciogliere il Governo di unità nazionale sia stato un passo insidioso: «Del resto, le carte che aveva in mano erano veramente poche», commenta Mohamed Sobeih. Adesso, però, se in Cisgiordania cominceranno ad affluire gli aiuti internazionali, perché ci sono Abu Mazen e il suo gabinetto, mentre Gaza verrà abbandonata alla sua sorte, perché amministrata da "golpisti" che hanno stravinto le elezioni, sarà la conferma davanti agli occhi dell’opinione pubblica palestinese che la giustizia o la si fa da soli o non arriva.
E adesso è definitivamente chiaro il pensiero di Carlo Remeny: il terrorismo è giustizia. Facciamogli dunque le nostre più vive congratulazioni scrivendo a famigliacristiana@stpauls.it

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barbara

Pubblicato il 24/6/2007 alle 21.9 nella rubrica Diario.

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