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E RIPARLIAMO DI GINO STRADA

          (fine della tregua   )

Riporto integralmente una lettera pubblicata qualche giorno fa nel forum di Magdi Allam.


Fabrizio Celli da Forlì (voi non lo conoscete ha gli occhi belli...) ha centrato un argomento che ha suscitato anche in me molti sospetti. Per protesta contro il governo di Karzai (a suo dire, un Quisling di Bush) se n'è andato in Sudan, ad aprire un centro cardiochirurgico.
Niente da obiettare, se andasse in un paese disastrato come il Sudan a fare del bene. Però ci sono cose che, come non convincono il buon Fabrizio, non convincono neanche me.
Innanzitutto: Strada se ne è andato dall'Afghanistan perchè non riconosce Karzai: forse riconosce il governo sudanese, colpevole di almeno due genocidi (quello, dimenticato, dei musulmani neri in Darfur e l'altro, ancor più dimenticato, dei cristiani e degli animisti in Rumbek)?
Tanto più che all'aeroporto di Khartum, ad accoglierlo, c'erano le massime autorità sudanesi, ovvero i massacratori del Darfur e di tutto il Sud Sudan.
Ma proseguiamo. Leggo che l'ospedale verrà aperto a Khartum, quindi nella capitale. Non nel Darfur o nelle zone cristiane e animiste.
Non che abbia niente da ridire se Strada aiuta dei disgraziati. Solo che certe conti non mi tornano del tutto. Un uomo coerente dovrebbe andare sì in Sudan, ma non farsi ricevere dai generali islamisti dalle mani sporche di sangue. Dovrebbe invece prendere una posizione più netta a favore delle vittime di quei despoti. Despoti che, caro Strada, sono mille volte peggiori di Karzai.
Nel sud del Sudan invece operano meritoriamente i padri comboniani. Ricordo in particolare la titanica (e sconosciuta) figura di don Cesare Mazzolari, vescovo del Rumbek, che mai ha fatto sconti agli islamisti, che ha aperto scuole e ospedali che spesso il governo di Khartum ha demolito, che ha riscattato schiavi (tra cui uno che era pure stato crocifisso). Un santo vivente che non si fa la pubblicità che si fa strada.

E sul Corriere di oggi leggiamo che il San Raffaele si è dichiarato disponibile a gestire l’ospedale in Afghanistan abbandonato dal signor Strada, ma ad Emergency la cosa non piace neanche un po’: e che la cosa non è non solo auspicabile, ma neanche tollerabile, e che non ci sono garanzie, e che nessuno è bravo come loro, e che loro non sono d’accordo con la presenza militare in Afghanistan (ma non sono medici di guerra, loro? O che vogliono la guerra senza i militari?), e che loro questa cosa la sentono come se li si volesse escludere (escludere? Ma non erano stati loro ad andarsene?) e quindi niente, quelli del San Raffaele non li vogliono. E gli afgani, nel frattempo, con l’ospedale chiuso? Beh, che si fottano e crepino.

barbara

Pubblicato il 17/5/2007 alle 0.40 nella rubrica Diario.

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