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YOM HA-SHOAH 3

Per questo terzo post dedicato a Yom haShoah, ho scelto questo bellissimo e toccante lavoro dell’amico Fulvio, il mitico “Livuso”.  

 

Dedico queste righe in ricordo di mio padre; ai miei figli affinché abbiano sempre buona memoria; ai grandi amici che non ho mai potuto abbracciare perché la barbarie umana, sterminandogli i genitori, gli ha impedito di nascere.


«Coi prezzi che lievitano giorno dopo giorno, col mangiare che non si trova e il pane che sa Dio cosa ci mettono dentro... tu pensi a queste sciocchezze che neanche ti riguardano!?»

Così deve aver detto qualcuno a mio padre ventunenne, quel giorno che decise di non frequentare più l'università; di certo non mia nonna o mio nonno, piuttosto qualche vicino di casa, qualche collega di studi cui piangeva il cuore di vedere che proprio lui, il più bravo del corso, il genio della matematica, aveva deciso di non iscriversi più.
                                                                                       
Per cosa poi? Per "ragioni campate in aria", solo per non volersi dichiarare "ariano". Ma cosa c'entrava lui con quella storia? Perché s'impicciava di fatti che non lo riguardavano? In fondo, che cosa cambiavano nella vita di tutti i giorni quelle nuove leggi? Di certo sarebbe stato più importante preoccuparsi dei prezzi in continuo rialzo per colpa delle inique sanzioni imposte all'Italia dalla nemica plutocrazia anglo-giudaica...
E' vero, qualcuno fra i migliori studenti era scomparso, anche qualche docente non si vedeva più... ma era necessario che si facessero delle rinunce affinché si desse la precedenza all'Italica Specie, piuttosto che a quella razza di senza-patria



Sui muri avevano fatto la comparsa brutte scritte:

"Via i giudei dall'Europa"
 "Ebrei tornate in Palestina"


Mio padre era amareggiato; tutta la sua famiglia lo era. Da quando i treni avevano preso a partire stramaledettamente in orario, sua madre metteva in tavola il servizio buono, ma i piatti erano quasi vuoti. Suo padre fumava una sigaretta dietro l'altra: gli affari andavano bene solo alla gente senza dignità, a quelli che si mettevano un fez in testa e facevano salamelecchi ai potenti.
Un regime ignorante e criminale aveva messo la parola fine a quelli che adesso si chiamavano "disordini", cioè al fermento politico e culturale, ai movimenti di idee. Era bastato il gesto di un re nano per affidare il destino dell'Italia a una manica di mentecatti. «Chillo mozzone d'ommo!»

Giacomo Matteotti fu la prima vittima sacrificale di quel nuovo corso che esigeva solo cervelli da poco più di un neurone. Dopo di lui toccò a tutta l'Italica Specie d'essere umiliata, avvilita in quella ridicola quanto pericolosa buffonata.
Ed ecco adesso spuntare le leggi sulla "Purezza della Razza", ennesimo atto folle e servile nei confronti di un imbianchino pazzo trasformatosi in burattinaio di mezza Europa.
Dal cortile risuonava il gracchiare di una radio che diffondeva canzoni volgari. Perfino la musica era stata vandalizzata e, dopo giovinezze e faccette nere condite in tutte le salse, adesso andava molto di moda l'ennesimo inno alla demenza:

Sanzionami questo
tié!
se ne sei capace
lo so che ti spiace
ma che me ne fo'


Immagino mia nonna con in grembo il suo bellissimo mandolino intarsiato di madreperla, cercare di coprire coi dolci trilli di qualche antica canzone napoletana quello sconcio che ammorbava l'aria.
Dappertutto si alzavano minacciose braccia tese, in un saluto romano che avvicinava l'Homo Fascista più ai suoi antenati quadrumani che non all'Homo Sapiens.

                              
A maggio c'era stato Hitler a Napoli. Per preparargli l'accoglienza trionfale, era stata rimossa la statua di Nicola Amore, in modo che il corteo proveniente dalla stazione potesse sfilare in rettilineo perfetto. Le facciate dei palazzi lungo il percorso erano state frettolosamente ripulite e, per riempire un vuoto lasciato da un edificio appena abbattuto in piazza Municipio all'angolo con via Medina, era stata costruita una facciata di cartone.
200.000 napoletani festanti per quel criminale. Che vergogna!


La Napoli
dei pochi sani di mente si avviliva vedendo il suo mondo sgretolarsi, i suoi quartieri antichi sventrarsi per fare posto a lunghi vialoni in cui far passare le parate del regime.
Palazzi di cartone come scenografie, uomini come marionette.

Nonostante tutto, mio padre non aveva alcuna intenzione di rinunciare alle lezioni di Renato Caccioppoli: così s'infilava nell'aula come uditore, sotto lo sguardo sospettoso dell'Italica Gioventù e poi passava gran parte della giornata in casa a studiare. I libri, unica finestra sulla libertà, unica speranza di un futuro che, in quel frangente, non poteva che essere immaginato molto molto lontano, dopo un'immane tempesta.
In tempi passati, quando le strade non erano infestate da marce e parate, si sentivano le voci allegre dei venditori e il cinguettio dei passeri e nella ressa quotidiana si vedeva qua e là una kippà, una "scazzetta", come si diceva a Napoli: ragazzi come tutti gli altri che andavano a scuola o a bottega, che chiacchieravano sul lungomare, che si appendevano al tram sovraffollato.
Un mondo scomparso.
                                                  
Dove sono finiti Ascoli, Mayer, Greco, Cohen, Sacerdoti e tutti gli altri!? Adesso, tutt'intorno è solo squallore. Perfino i bambini marciano in quella continua carnevalata... Solo una volta all'anno sarebbe lecito dare di matto -come recita il proverbio- e invece da quando c'è "Lui" si delira tutti i giorni!
Lui, il "Gran Duce del Fascismo", patetico capocomico di una compagnia teatrale rozza e violenta che non fa ridere nessuno.
La libertà, bene prezioso da custodire gelosamente nella cassaforte del proprio cuore, in attesa di tempi migliori.

Intanto, sei milioni di anime venivano strappate ai loro corpi col gas. Sei milioni di Ebrei volavano insieme sulle nuvole nello stesso pennacchio di fumo. Piovevano in terra nelle stesse gocce d'acqua. Sei milioni: quanto la popolazione di due-tre regioni d'Italia all'epoca. 
Mio padre udì questo numero al ritorno da tre anni di prigionia nel deserto. Sei milioni: e la sua febbre tifoidea, la sua malaria, la sua dissenteria al confronto divennero sciocchezze da non raccontare nemmeno.

Ciao Ascoli, Mayer, Greco, Cohen, Sacerdoti. Ciao a tutti voi altri... Shalom. 
Chi c'è adesso al posto vostro? Chi ha preso il vostro lavoro? Chi abita in casa vostra e si affaccia al balcone dove donna Esther stendeva il bucato canticchiando, o chiacchierando con la signora Concetta al balcone di fronte? Chi dorme e fa l'amore nel vostro letto? Chi ripone i suoi vestiti nei vostri armadi, chi fa il bagno nella vostra vasca, chi cucina nelle vostre pentole?
Chi ha venduto i vostri libri al rigattiere?
                                              
Famiglie intere trasformate in numeri da un giorno all'altro. Un popolo trasformato in numeri... 6 milioni di persone... 12 milioni di scarpe... occhiali, orologi, denti d'oro, capelli tutto veniva contabilizzato!

Mio padre, il genio della matematica, conosceva perfettamente l'enorme differenza fra Ebrei e numeri.
Non era mai accaduto nella storia dell'umanità che si pianificasse con tale minuzia, con calcolo matematico, lo sterminio di un intero popolo.

ACHT
SIEBEN
DREI
EIN
FÜNF
ZWEI

Una voce roca risuona come un incubo e spazza via l'ultimo effetto personale: il nome.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
     Considerate se questo è un uomo
     Che lavora nel fango
     Che non conosce pace
     Che lotta per un pezzo di pane
     Che muore per un sì o per un no.
     Considerate se questa è una donna,
     Senza capelli e senza nome
     Senza più forza di ricordare
     Vuoti gli occhi e freddo il grembo
     Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
     O vi si sfaccia la casa,
     La malattia vi impedisca,
     I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)

Anime dannate, solo il diavolo sa cosa sognate la notte! Odiate voi stessi, odiate il mondo. Maledite la vita e detestate le donne perché mettono al mondo altre vite. Anelate allo sterminio totale degli Ebrei, popolo in stretta confidenza col Creatore, con la Vita. 

Fin quando restate nell'anonimato, diventate al massimo dei serial killer. Ma di tanto in tanto, popoli malati vi elevano al rango di capo. Il mondo vi lascia fare per pigrizia, per ignavia o, peggio, per calcolo economico e cerca di ignorare il pericolo.

Tristemente la storia cercherebbe di ripetersi, ma...

Fintanto che nel cuore
freme l'Anima Ebraica
e verso l'oriente lontano
l'occhio guarda a Sion
non è persa la nostra Speranza
la Speranza bimillenaria
di essere un Popolo Libero nella nostra Terra
la Terra di Sion e di Gerusalemme.

Noi che sediamo comodamente davanti al computer
ricordiamo Ascoli, Mayer, Greco, Cohen, Sacerdoti e tutti gli altri...
Meditiamo che questo è stato
Ripetiamolo ai nostri figli
O ci si sfaccia la casa
La malattia ci impedisca
I nostri nati torcano il viso da noi

NOSTRO DOVERE È NON PERMETTERE CHE ACCADA MAI PIU'!

Fulvio Del Deo


Nulla da aggiungere a queste dolenti e partecipi righe dell’amico Fulvio, se non la mia totale adesione.

barbara

Pubblicato il 17/4/2007 alle 0.27 nella rubrica Diario.

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