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NEONAZISTI

È il titolo di un libro di Michael Schmidt pubblicato da Rizzoli nel 1993. La prima cosa che il libro dimostra è che la qualifica “neo” è del tutto impropria, in quanto non si tratta affatto di un nuovo nazismo, ma sempre di quel nazismo lì, guidato da quelli che all’epoca erano i più giovani ufficiali hitleriani, all’incirca settantenni al momento della stesura del libro. Per scriverlo Schmidt ha avvicinato alcuni dirigenti di movimenti nazisti e ha raccontato che, sentendo tutte le critiche che venivano rivolte loro, gli era venuta la curiosità di conoscerli meglio, di farsi un’idea più precisa, di capire se davvero meritavano tutto il male che si diceva di loro. E loro gli hanno permesso di seguirli per un tempo piuttosto lungo, di fotografarli, registrarli, filmarli: in parte perché il tipo era stato convincente e loro si erano bevuti la storiella, in parte perché erano interessati ad avere, dopo, quando fossero arrivati alla conquista del potere, una documentazione sul prima, sulla strada intrapresa per arrivarci. Qualche tempo dopo, in occasione del compleanno di un’amica, di madrelingua tedesca, avevo pensato di regalarglielo, naturalmente in tedesco, trattandosi di un testo ponderoso e impegnativo. È stato allora che ho scoperto che, nonostante l’autore sia tedesco, di nazionalità e di madrelingua, in tedesco il libro non era mai uscito, perché nessun editore in Germania aveva accettato di pubblicarlo: la prima edizione era uscita in Inghilterra, nella traduzione inglese. Interessante, no? Straordinariamente interessante tutto il libro, comunque, che vi consiglio caldamente di leggere se riuscite ancora a reperirlo da qualche parte. Anche perché non riguarda solo la Germania, ma anche noi. Direttamente. Magari già che ci siete leggete anche “Neonazi” di Yaron Svoray (Mondadori), giornalista ebreo israeliano infiltrato in una banda di neonazisti tedeschi – che ad un certo momento vengono colti da un dubbio e minacciano di tirargli giù i pantaloni – la cui iniziazione consiste nella visione di un filmato in cui una bambina viene stuprata, con tutti gli spettatori che si masturbano e vengono tutti insieme quando alla fine dello stupro la bambina viene uccisa. O yes, perché è così che funziona tra noi uomini veri appartenenti alla razza degli Übermenschen. L’idea di parlarvi di questo libro mi è venuta ieri, leggendo sul Corriere questo articolo. Perché Schmidt nel libro ad un certo punto spiega come mai le incursioni della polizia nei covi dei neonazisti vanno sempre a vuoto: perché ci sono sempre poliziotti amici che li avvertono in tempo (così come ci sono amici militari che li addestrano). L’articolo in questione, di Paolo Valentino, dal titolo “La polizia tedesca si ribella, «L’Olocausto non ci riguarda»”, sottotitolo “No alla lezione sul nazismo: «Basta»” si inquadra perfettamente in questa cornice. “Era andato all'Accademia di polizia di Berlino a raccontare la sua storia, la tragedia di una famiglia divorata dall'Olocausto. Come fa da vent'anni. Lì, nell'istituto dove nascono i futuri tutori dell'ordine repubblicano nella capitale tedesca, ma anche nei ginnasi e nelle scuole militari della Bundeswehr, l'esercito federale, che per il suo impegno lo ha decorato con la croce d'onore d'oro. Ma quella mattina del 27 febbraio scorso, a Isaac Behar, 83 anni, sopravvissuto di Auschwitz, non è stato consentito di parlare. È stata l'intera classe a rivoltarsi. «Non vogliamo ci venga continuamente ricordato che i nazisti hanno ucciso gli ebrei, l'Olocausto non riguarda noi», hanno detto gli allievi-poliziotti». Già: chissà mai chi dovrebbe riguardare. E adesso qualcuno fa anche ipocritamente finta di scandalizzarsi.
P.S.: contrariamente a quanto faccio di solito quando parlo di un libro, questa volta non vi posto l’immagine della copertina, perché in internet non l’ho trovata. Sarà un caso?

barbara

Pubblicato il 22/3/2007 alle 22.31 nella rubrica Diario.

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