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SI FA PRESTO A DIRE RITIRO

Che fine hanno fatto gli abitanti di Gush Katif evacuati dalla Striscia di Gaza?

di Antoinette Brémond

I 24 villaggi di Gush Katif non esistono più da un anno e mezzo, a parte qualche pezzo di muro e qualche ferraglia. Ma i villaggi? Ma le 24 comunità raggruppate attorno alla loro sinagoga, che certamente vivevano insieme da 35 anni?
Il disimpegno è riuscito, se si vuole... le persone sono andate via tutte, per amore o per forza. Questo grazie a una meticolosa preparazione dei soldati e dei responsabili. Ma è giocoforza prendere atto che l'accoglienza, la sistemazione di queste 8800 persone, donne, uomini e bambini, senza contare le tombe... è stato tutto preparato molto poco e molto male. Dopo mesi passati in internati, in villaggi per vacanze, in alberghi o perfino sotto delle tende, adesso tutti sono sistemati in piccole case prefabbricate, in caravan. Accanto ad ogni villa-caravan un container dove da un anno e mezzo sono ammucchiati mobili, elettrodomestici e oggetti personali, spesso molto rovinati dal sole dei mesi scorsi.
Era evidente fin dall'inizio del progetto che le famiglie di Gush Katif volevano restare unite. Ricominciare da un'altra parte, ma insieme. Se i villaggi di pietra non esistevano più, i villaggi umani, le comunità, esistono ancora, ed è insieme che cercano, là dove sono, anche provvisoriamente, di continuare il loro modo di vita molto fraterno e comunitario, basato su valori spirituali e sull'educazione dei figli.
Delle 1677 famiglie sradicate, 85% continuano a vivere in comunità, e 98% sono ancora in locali provvisori. Attualmente sono suddivisi in 23 posti, in maggioranza nella regione di Ashkelon. Citiamo semplicemente le 171 famiglie ad Ashkelon e anche le 490 famiglie a Nitsan, questa importante località creata nell'agosto 2005 tra Ashkelon e Ashdod e composta unicamente da caravan. 231 sono sistemati a Yad Biniamin, tra Ashkelon e Gerusalemme. Alcuni kibbutzim e moshaivim della regione hanno messo a loro disposizione dei terreni per la sistemazione dei caravan.
In Giudea-Samaria ci sono soltanto 45 famiglie. Di queste, la maggioranza si trova in Galilea, 167 hanno scelto di vivere individualmente in affitto.
Ogni comunità di Gush adesso sa dove andrà a stabilirsi e a ricostruire. Ma a causa delle difficoltà e dei ritardi amministrativi, fino ad ora non è iniziata alcuna costruzione di edifici, e rare sono anche le infrastrutture collocate. Quanti anni dovranno restare ancora in quegli alloggi provvisori? cinque anni, sette anni?

Lavoro
Il 30% degli ex abitanti di Gush viveva di agricoltura. In 35 anni avevano sviluppato un'alta tecnologia, esportando i loro prodotti in tutto il mondo per centinaia di milioni di dollari. Il governo aveva promesso di sistemarli altrove, ma niente di definitivo è stato ancora fatto. E tuttavia, su 220 famiglie di agricoltori, 38 sono riuscite a reinvestire i loro fondi in culture di gerani, legumi o piante, in particolare nella regione del Negev. Su 700 famiglie che lavoravano nel mondo degli affari, 150 hanno ritrovato un impiego. 51% degli abitanti di Gush sono dunque disoccupati, e di conseguenza sono obbligati a usare i soldi che erano stati loro assegnati per la costruzione del loro alloggio definitivo.

Educazione
I 3400 ragazzi di Gush hanno perso in maggior parte un anno di scuola, traslocati come sono stati da una scuola all'altra per più di un anno. Alcuni hanno cambiato scuola sette volte. I 780 giovani di Gush sono stati disseminati in 94 istituzioni. Mischiarsi con dei ragazzi, dei giovani che non hanno vissuto né il «nido caldo» di Gush Katif né il dramma del disimpegno, non è stato facile, qualche volta impossibile.

Il comitato
Per coordinare gli sforzi di diverse comunità e permettere a delle comunità ebraiche e cristiane d'Israele e dell'estero di aiutare moralmente e finanziarmente, è stato costituito il Comitato di Gush Katif, con a capo il rabbino Ygal Kaminetsky e il coordinatore internazionale Dror Vanunu. Il loro scopo è chiaro: lavorare in collaborazione con il governo per risolvere i diversi problemi di queste comunità, risolvere i problemi sociali ed educativi, e trovare soldi. Per esempio, recentemente la comunità ebraica di Yuston e l'Ambasciata cristiana di Gerusalemme hanno offerto insieme una somma rilevante che ha permesso di creare a Nitsan uno spazio di giochi per bambini.

Un museo
Dire e non dimenticare il lavoro e la vita di queste 8800 persone che hanno edificato e sviluppato questa regione di Gush Katif sulle dune di sabbia. Dire e non dimenticare il loro sforzo sionista di far rifiorire il deserto. Raccontare la storia di queste comunità che hanno sopportato fatiche, terrorismo, incertezza e sviluppo di una vita fraterna basata sulla Torah. Ecco il progetto in corso.

Riflettere e trasmettere
Il disimpegno rimane una ferita. Le questioni fondamentali sono ancora là. Perché? Come guarire da questa lacerazione, come creare un avvenire migliore e trasmetterlo ai nostri figli? Un opuscolo è stato stampato a questo scopo, per aiutare le comunità a riflettere sul senso di questa prova e sulle nuove possibilità che si aprono davanti a loro.
(Un Echo d'Israèl, 8 febbraio 2007 - trad. www.ilvangelo.org)

E tutto questo perché? Unicamente per far ritrasformare quelle terre in deserto, per farne un covo di terroristi, per avvicinare drammaticamente il giorno della resa dei conti finale. E qualcuno continua a chiamarli “sacrifici per la pace”.

     

                   

barbara

Pubblicato il 26/2/2007 alle 0.46 nella rubrica Diario.

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