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PIERLUIGI TORREGIANI

Durante il terribile inverno 1979 i sedicenti vendicatori del proletariato rivendicarono vittime da ogni livello della società. Sebbene la loro strategia generale rimanesse la stessa, non tutte le azioni terroristiche provenivano da considerazioni strategiche calcolate a sangue freddo, come nell'assassinio del 16 febbraio di un gioielliere di 43 anni, Pierluigi Torregiani. Alcuni giorni prima, Torregiani stava aspettando in fila in una pizzeria quando avvenne una rapina. Usando la pistola che si portava dietro per proteggere i suoi gioielli, intervenne e affrontò i ladri. Nella conseguente sparatoria due di loro rimasero uccisi.
Per il suo intervento Torregiani attrasse l'attenzione della stampa nazionale che lo soprannominò “lo sceriffo della borghesia”. I giornalisti, avidi di novità per le notizie del giorno, diffusero la sua immagine dappertutto. I terroristi appartenenti ai proletari armati per il comunismo (Pac) risposero alla “provocazione” di Torregiani il 16 febbraio. Morì nel suo negozio con un colpo alla testa. Il figlio di 15 anni rimase gravemente ferito e paralitico a vita. I Pac giurarono che tutti i collaborazionisti avrebbero fatto la stessa fine.
Questo pezzo è tratto da un bellissimo articolo, apparso sul numero 6, novembre-dicembre 2004 di “Nuova Storia Contemporanea”, un articolo di 26 pagine firmato da Richard Drake (professore di Storia all'università del Montana. Tra i suoi lavori: Il caso Aldo Moro, 1997, Apostles and Agitators, 2003) dal titolo: Il seme della violenza, Toni Negri apostolo della rivoluzione nella stagione del terrorismo.
Dall'altra parte della canna della pistola, quel 16 febbraio 1979 c'era Cesare Battisti, uno degli ergastoli rimediati in contumacia dall'assassino scrittore fu proprio per l'omicidio Torregiani.
La settimana scorsa, dalla latitanza, è uscito un suo romanzo in Italia.
Nessuno parla di questa vicenda, spero solo ci sia qualcuno che lo sta cercando, non comprendo nemmeno il motivo per cui, prima che fuggisse “dal rifugio parigino”, nessuno è andato in Francia a prenderlo, bastava infilarlo in un cofano di una macchina e varcare il confine.

Questo testo è stato lasciato tempo fa nei commenti di questo blog. Lo riporto senza modifiche per ricordare un efferato omicidio tuttora impunito. E ricordiamo anche la mobilitazione di tanti illustri intellettuali francesi a favore del povero Battisti ingiustamente – e inspiegabilmente - perseguitato dall’Italia.

barbara

Pubblicato il 16/2/2007 alle 6.40 nella rubrica Diario.

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