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LA FABBRICA DEI MARTIRI BAMBINI

Riordinando la posta ho ritrovato questa vecchia cosa che avevo messo insieme. Mi sembra che possa essere ancora di qualche interesse.

(L'Unità- 30-11-2003)

di Simone Tedeschi

Una lettera di addio illustra l'intenzione del bambino palestinese di scegliere la morte. Il ragazzino esce di casa senza comunicare le proprie intenzioni, mentre suo padre riceve, più tardi, una lettera di congedo: "Non essere triste, mio caro, e non piangere per il mio addio, padre mio caro: per la mia patria Shahada (morte per Allah), per la mia patria mi sacrifico". Il piccolo protagonista, sulla strada verso la morte, viene mostrato socievole e saluta i conoscenti. Poi, insieme ad altri bambini partecipa a una sommossa contro i soldati israeliani, lanciando pietre. La lettera prosegue: "Con determinazione e desiderio sono impaziente di avvicinare." Il bambino è colpito al torace e cade a terra in avanti, con le braccia aperte: "Come è dolce il martirio quando ti abbraccio, o mia terra". La madre piange e la lettera continua "Mia amata madre, mia carissima sii felice del sangue che ho versato e non piangere per me." Quella che vi abbiamo raccontato è la descrizione di uno spot. Sì, uno spot, un filmato pubblicitario destinato ai bambini, che non promuove giocattoli, ma il terrorismo suicida ed è andato in onda centinaia di volte sulla televisione dell'Autorità Palestinese, la Palestinian Broadcasting Corporation, diretta da Radwan Abu Ayyash. Dalla sua prima apparizione, il 7 maggio del 2001, il filmato è stato trasmesso anche tre volte al giorno.
Lo rivela il Palestinian Media Watch, un osservatorio israeliano che si occupa di monitorare e studiare quanto avviene sui media palestinesi che, naturalmente, operano in arabo e quindi risultano inaccessibili a gran parte degli occidentali. L'osservatorio viene regolarmente citato da grandi network come Nbc e Fox news. "Ask for death!", "Chiedi di morire", è il titolo del rapporto appena realizzato dal P.M.W. sull'indottrinamento dei bambini palestinesi affinché cerchino la Shahada, la morte per Allah. Il titolo è tratto dallo slogan di un altro filmato andato in onda sulla Tv palestinese, che recita "Chiedi di morire, la vita ti sarà data".

MORTE PER ALLAH

Sono molti i filmati, della durata media di 5-6 minuti, segnalati dal Palestinian Media Watch. Non sono casi isolati, ma frutto di una precisa scelta politica educativa, che -in contrasto con i discorsi ufficiali pronunciati per le platee occidentali- include anche i libri di testo scolastici. "L'Autorità Palestinese ha insegnato ai bambini a vedere la morte per Allah, la Shahada, come un ideale, un obiettivo che ci si aspetta che raggiungano. -afferma il direttore del Palestinian Media Watch, Itamar Marcus- Alcuni sondaggi mostrano come un numero compreso tra il 72 e l'80% dei bambini palestinesi affermi di essere disposto a cercare la morte come martire. Non è un caso, quindi, che le lettere d'addio dei bambini includano frasi come 'Madre, non piangere per me', che sono identiche a quelle dei filmati di propaganda prodotti dall'Autorità Palestinese. Esiste una connessione diretta fra la propaganda e l'aspirazione dei bambini a una morte eroica."
Perfino la storia di Muhammad Al Dura, il ragazzino palestinese che trovandosi nel mezzo di un conflitto a fuoco fra israeliani e palestinesi, è stato ferito a morte davanti alle telecamere, è divenuta strumento di promozione del terrorismo suicida, attraverso la trasformazione della giovane vittima in un "testimonial" del terrorismo. Il filmato si apre con una didascalia che riporta una dichiarazione di Muhammad dal paradiso "Non vi sto facendo cenno per dirvi addio, ma per chiedervi di seguirmi. Firmato Muhammad Al Dura".
Un attore interpreta il piccolo Al Dura che, nel paradiso dei bambini martiri, corre sulla spiaggia, gioca con un aquilone, va in un parco divertimenti. Intanto una voce fuori campo rassicura gli spettatori: "Come è dolce il profumo dei martiri. Come è dolce il profumo della terra, la sua sete sedata dal fiotto di sangue che sgorga dal corpo di un giovane", mentre una cantante rinforza il concetto "Andrò senza paura, senza lacrime" e il coro risponde "Come è dolce la fragranza dei martiri". Il filmato, che viene trasmesso dal 25 dicembre 2000, è stato realizzato in versioni diverse che contengono alcune varianti. La segnalazione del Palestinian Media Watch ha avuto una certa risonanza ed è stata diffusa dalla Nbc. "Dopo che la notizia è stata diffusa dalla Nbc, l'Autorità palestinese ha rilasciato un comunicato stampa attaccando la nostra credibilità e quella del network americano" dichiarano dal Palestinian Media Watch "Ormai screditati dall'essere colti nell'atto di invitare i bambini a seguire Muhammad in paradiso, hanno rimosso il video dalla programmazione. Ma il filmato, rimontato senza la frase "seguitemi", è continuato ad andare in onda e la frase 'Come è dolce il profumo dei martiri. Come è dolce il profumo della terra, la sua sete sedata dal fiotto di sangue che sgorga dal corpo di un giovane' ha continuato a comparire."
Incitazioni all'odio giungono anche dall'Egitto, dove, in occasione del Ramadan, sta andando in onda una serie televisiva basata su "I protocolli dei savi di Sion". Si tratta, lo ricordiamo, di un documento falso, diffuso inizialmente dalla polizia segreta zarista, che ha riscosso un successo internazionale e continua a essere spacciato dagli antisemiti come la prova dell'esistenza di un complotto ebraico per dominare il mondo.

MASSIMO ASCOLTO

"Un cavaliere senza cavallo", questo il titolo della fiction in 41 puntate, che l'emittente egiziana Dream Tv sta mandando in onda via satellite durante la festività del Ramadan, quando gli ascolti televisivi raggiungono i massimi picchi.
La serie narra le avventure di un egiziano che lotta contro il colonialismo inglese, fino a quando scopre un libro in russo che rivela i piani degli ebrei per il dominio del mondo.
La fiction, diffusa in venti paesi arabi, è stata contestata da Israele e Stati Uniti per i contenuti razzisti. Il ministro dell'Informazione egiziano, Safwat Sherif, ha dichiarato al Washington Post che la serie è stata accuratamente controllata e i censori del governo hanno concluso che non conteneva materiale che potesse essere interpretato come antisemita.
Ma l'elemento cospirativo viene continuamente sottolineato nel "Cavaliere senza cavallo" e nelle puntate del 20 e 21 novembre, per esempio, vengono rivelati i contenuti del libro che è caratterizzato da "progetti razzisti, cospirazioni per dominare il mondo" e "inimicizia verso l'intero genere umano". "Non è accettabile, né ragionevole coprire selettivamente di accuse di antisemitismo gli artisti, semplicemente perché simpatizzano con la condizione del popolo palestinese e quindi sono critici con le linee politiche e le pratiche israeliane" ha dichiarato, al Washington Post, Nabil Osman, il portavoce di Mubarak.
Il punto è però che le accuse contenute nei "protocolli" non riguardano specifiche linee politiche del governo israeliano, ma gli ebrei di tutto il mondo.
E spesso sono state usate come alibi per le persecuzioni.
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manifesto


«Martirio» di verità
MICHELE GIORGIO
Bambini palestinesi spinti a diventare kamikaze da spot messi in onda «anche tre volte al giorno» dalla tv pubblica palestinese, quella di Yasser Arafat per intenderci. Piccoli innocenti vittime della «logica terroristica dell'autoannientamento». E' questo che, con un lungo articolo pubblicato ieri, l'Unità ha denunciato come l'insegnamento del «martirio ai kamikaze del futuro». Il quotidiano italiano fa bene a preoccuparsi dei contenuti che diffonde la televisione palestinese (e quella israeliana?) ma prima di pubblicare il suo lungo articolo avrebbe fatto bene a verificare l'attendibilità delle sue fonti. A denunciare i programmi della televisione dell'Anp infatti è un rapporto del Palestinian Media Watch, un «osservatorio» israeliano sui media palestinesi che non può essere definito una fonte indipendente e affidabile visto che tra i suoi membri vanta esponenti di primo piano dell'estrema destra israeliana e del movimento dei coloni. Il fatto che i rapporti di questo «osservatorio» vengano regolarmente citati, come puntualizza l'Unità, da «grandi network come Nbc e Fox news», non può traquillizzarci. Nbc e Fox news sono media neutrali nel conflitto israelo-palestinese? In genere si limitano a riferire la versione degli eventi diffusa dall'ufficio del primo ministro israeliano Ariel Sharon. «Non insegnamo il martirio ai nostri bambini, il rapporto ripreso da organi di stampa italiani si basa su menzogne della propaganda israeliana per diffamare la nostra televisione. E' una bugia malcostruita, non abbiamo mai trasmesso spot del genere. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario», ha replicato Ibrahim Milhem, direttore generale della televisione pubblica palestinese. Spetta ora al Palestinian media watch raccogliere la sfida lanciata da Milhem. Visto che si sta parlando di spot televisivi allora l'«osservatorio» ci mostri le immagini incriminate altrimenti questa storia finirà per rappresentare solo l'ultima manifestazione della propaganda di una delle parti in conflitto. Milhem intanto ha ribadito un dato inconfutabile: «La maggior parte dei bambini palestinesi morti durante l'Intifada sono stati uccisi dal fuoco dei soldati israeliani». E l'Unità farebbe meglio a indagare anche su «questa» cultura della morte.
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30.11.2002
«È falso lo spot sui bimbi-martiri di cui ha scritto l'Unità»
di Nemer Hammad*

Trovo sorprendente e strana la pubblicazione di un articolo su l’Unità di ieri che afferma la messa in onda di spot per bambini kamikaze sulla televisione palestinese. Una notizia che non corrisponde a verità: le trasmissioni della televisione palestinese sono ufficiali e non clandestine. Chiunque le può vedere, dunque mi stupisco che nessuno prima d’ora abbia notato simili spot. Nemmeno lo stesso Sharon, e per lui sarebbero stati un argomento assai opportuno per sostenere che l’autorità palestinese è responsabile degli attentati dal momento che la tv ne promuove la pubblicità. Sarebbe bastato dire: vedete, la tv palestinese incita persino i bambini al terrorismo!
Questi spot non esistono, sono prodotti della peggiore propaganda israeliana. Se fossero stati davvero trasmessi, avrebbero suscitato inevitabilmente delle reazioni e altri giornalisti avrebbero riportato la notizia. Il problema è che certa propaganda israeliana è impegnata a costruire informazioni, migliaia di carte e video per convincere l’opinione pubblica, i mass media e le lobbies negli Stati Uniti che i palestinesi hanno legami con il terrorismo, che ci sono connessioni con Bin Laden e Al Qaeda. A cosa serve tutto questo? Gli israeliani vogliono forse mantenere la guerra all’infinito?
Persino Abraham Yehoshua, un grande scrittore israeliano, ritiene che finché ci sarà un generale brutale come Sharon al potere non c’è possibilità di soluzione. Uno scrittore che è stato militare, sotto lo stesso Sharon, scrive queste cose. Poi, arriva un giornalista e riporta queste notizie. Ma chi mai in Palestina potrebbe immaginare uno spot così? Chi potrebbe avere una mente tanto malata?
Ci sarà stato qualche episodio, certo, dal quale tutto ha avuto origine. Magari un bambino avrà detto in televisione, chissà in quale occasione, «sono pronto a sacrificare la mia vita per la patria» oppure «ho la Palestina nel cuore», ma sono frasi che potrebbe dire anche un bambino italiano. Non significano automaticamente «voglio diventare un kamikaze».
Il problema di certa propaganda è che poi la gente non cerca di approfondire o di sapere come stanno davvero le cose: si limita a dire l’ho sentito in tv, l’ho letto sul giornale. Noi non esistiamo come popolo per gli israeliani. Dicono che nei nostri libri di scuola per i ragazzi ci sono tracce di odio per gli ebrei e antisemitismo, ma - e l’ho detto anche in una trasmissione di «Porta a porta» - mi auguro che un giorno porteremo in televisione i nostri libri e quelli israeliani confrontando pagina per pagina quello che c’è scritto, senza propaganda. Nei loro libri, noi palestinesi non esistiamo. Un ragazzo israeliano studia la storia di duemila anni fa e poi arriva direttamente all’Olocausto e al ritorno degli ebrei. Ma nessuna parola sull’esistenza del popolo palestinese.
C’è qualcuno che non si vuole confrontare con la verità: che c’è un popolo su questa terra. Non si può vivere sicuri e tranquilli nei propri confini negando il diritto di un altro popolo.


*Delegato generale palestinese in Italia
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Ho letto con attenzione la lettera di Nemer Hammad nel sito del 30.11. La reazione più civile è di sorpresa. Mi domando come si possa continuare a dar credito alle bugie che Nemer Hammad continua a riversare sugli organi di informazione. Primo: per quanto riguarda il tema dei libri di testo voglio ricordare che la questione è al Parlamento Europeo ed i citati testi non esistenti sono sul tavolo della commissione del P.E. La smetta il compagno Nemer di raccontare bugie. La stessa Commissione Europea di fronte all'evidenza di questi libri ha congelato l'erogazione dei fondi per l'istruzione. Secondo: la smetta anche di affermare che gli spot indirizzati ai bambini sono un'invenzione della propaganda Israeliana. Io stesso nel mio ultimo soggiorno all'American Colony Hotel di Gerusalemme ho visto questi spot e il mio interprete me li ha tradotti. Nemer ci ha propinato una serie di BUFALE che ormai ci hanno stancato.
Ricordate l'hanno scorso ''una luce per Betlemme'' quando ha detto che a Betlemme non c'era luce elettrica? Ha indotto Costanzo a credere una simile Panzana al punto di far partire una pubblica sottoscrizione poi bloccata di fronte all'evidenza dei fatti. Le bugie di Nemer fanno solo del male alla causa del Popolo Palestinese. I fratelli Palestinesi sono stanchi di questa loro leadership corrotta e bugiarda che fa solo i propri interessi mandando i bambini degli altri a farsi ammazzare e chi protesta viene accusato di collaborazionismo e passato per le armi.
Questa dirigenza Palestinese ha fatto il suo tempo, ora deve andarsene perchè il Popolo Palestinese finalmente possa essere artefice del proprio futuro.
Dario N. M.
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Gentile direttore
ho letto con interesse le argomentazioni di Nemer Hammad nell'edizione on line del 30 novembre. Quel che mi sorprende è il modo come il Delegato Palestinese continui a raccontare cose non vere. Ricordo molto bene la citata trasmissione di Porta a Porta condotta da Bruno Vespa. Quando il delegato della Comunità Ebraica ha sollevato il tema dei libri di testo dei Bimbi Palestinesi, testi che in più punti incitano all'odio, il Delegato Palestinese NON ha negato il fatto ma ha risposto che ANCHE i libri di testo delle scuole Israeliane incitano all'odio contro i Palestinesi. A questo punto Vespa ha invitato i due ad esibire le prove di quanto asserito. Alla pronta reazione del rappresentante della Comunità Ebraica a questo invito e che si è dichiarato pronto al confronto, il Signor Hammad non è più apparso a Porta a Porta. Ho preferito soffermarmi solo su questo punto. Ricordo che in RAI c'è la registrazione della puntata a meno che anche su questo Nemer Hammad preferisca dire che gli Israeliani hanno alterato la cassetta per propaganda.
mirco
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Egregio Direttore, la risposta di Nemer Hammad del 30/11 all'articolo dell'Unità è realmente interessante, perchè è la dimostrazione della credibilità di questa classe dirigente che ha condotto il suo popolo al disastro. Infatti seguo con interesse le vicende in MO ed ho registrato i seguenti fatti:
- Secondo la Reuters l'Associazione dei Giornalisti Palestinesi il 26/08/02 ha avvertito i suoi membri che punirà giornalisti o fotografi che riprenderanno bambini palestinesi armati o mascherati, perché questo danneggerebbe l'immagine dell'ANP all'estero. L'Associazione Internazionale dei Giornalisti ha chiesto all'AGP di annullare questa decisione.
- Il giornale giordano "Al'Rai" pubblicava il 20 Giugno 2002 un'intervista ad Abu Mazen, vice Presidente dell'ANP, il quale condannava le organizzazioni palestinesi per l'impiego di bambini in azioni di guerra. Sembrerebbe che per ogni lancio di ordigni contro l'esercito israeliano, queste organizzazioni regalino ai bambini 5 shekel (un euro o poco più). A Rafah, dice Abu Mazen, circa 40 bambini hanno perso mani o braccia maneggiando esplosivi destinati all'esercito d'Israele.
- Il 2 Novembre 2002, il giornale ufficiale dell'ANP, Al Hayat Al Jadida ha pubblicato una foto di una manifestazione in cui i bambini sono ripresi con abiti militari ed una fascia attorno alla testa. Dietro di loro foto di Fatkhi Shkaaki, defunto leader della Jahd Islamica, e striscioni con scritte del tipo:"Il sangue dei martiri (i kamikaze) colora il cammino verso Gerusalemme".
- Già il 18 ed il 21 Agosto 2002 è stato riportato da alcune agenzie che Arafat alla TV palestinese, in un teatro pieno di bambini, li abbia chiamati "amici, fratelli e sorelle di Faris Ouda" - un quattordicenne morto nel conflitto, reso un simbolo di eroismo. Alla fine del suo discorso, esclama: "Insieme avanti a Gerusalemme". Ed i bambini gridano: "Milioni di shahid (martiri) marciano su Gerusalemme”.
- Da un'intervista sulla Tv dell'ANP nel gennaio 2002: Intervistatrice: "Sig. Presidente, quale messaggio vuole lanciare al popolo palestinese in genere ed in particolare ai loro bambini? Arafat: "...Il bambino che afferra la pietra, affrontando il tank, da un grandissimo messaggio al mondo quando quell'eroe diventa uno shahid. Siamo orgogliosi di loro".
Ricordo solo che un anno fa Hammad fu smentito in TV al Costanzo Show per aver tentato di raccogliere fondi per la "luce a Betlemme" sulla base di notizie false. Costanzo restituì il denaro agli spettatori. Nei dibattiti televisivi, di fronte a domande precise, elude ogni volta la risposta; come a Porta a Porta.
Però, adesso basta dare voce alla malafede... non fosse altro per rispetto dei palestinesi che devono subire rappresentanti così. Cordialmente,
Dario Q.
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Risposta dell'Unità:
La nostra fonte, come riportato nell'articolo, è il Palestinian Media Watch, un osservatorio sui mezzi di comunicazione  palestinesi che viene normalmente citato e utilizzato  da grandi network d'informazione come la Nbc e la Fox news nonché da grandi giornali come  il New York Times, il Washington Post e The Guardian. E che in questo caso ha fornito i video di cui abbiamo parlato.
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Ecco, è anche così che si formano le opinioni quando per “tenersi informati” si leggono determinati giornali. Ed è così che lavorano certi giornalisti, teoricamente pagati per fare informazione.


barbara

Pubblicato il 5/2/2007 alle 19.25 nella rubrica Diario.

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