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HAMA, 2 FEBBRAIO 1982

“Il due febbraio 1982 la città di Hama, un centro urbano vecchio più di quattromila anni, diventata durante questi anni il covo di tutte le opposizioni, si sveglia assediata dall’artiglieria e dai blindati dell’esercito siriano sotto il comando del Generale Ali Haidar, ufficiale molto vicino alla famiglia Al Assad e soprattutto al fratello Rifat, capo delle “Unità di Difesa del Baath”, vero artefice della “pulizia” operata dal regime in questi anni. A ben poco servì la resistenza eroica dei guerrieri comunisti, nazionalisti siriani e islamisti. La città fu sottomessa ad un bombardamento senza tregua per ben 27 giorni prima dell’assalto. Gli ultimi sopravissuti furono finiti all’arma bianca. Le organizzazioni internazionali parlano di cifre che vanno dai 30 ai 40.000 morti e 100.000 espulsi, ma l’opposizione interna parla di più di 100.000 morti. «Fatto sta che della vecchia città di Hamah non c’è più nessuna traccia.» Mi dice C., il nostro accompagnatore: «Guarda. Questa era una città millenaria. Oggi non c’è una costruzione che abbia più di vent'anni.»
Hamah sembra una qualunque città mediorientale. La sua autostazione assomiglia a qualsiasi autostazione di una città media siriana. Dei minibus carichi di viaggiatori vanno e vengono in continuazione. La città attorno è anonima. Le case, di due o tre piani per lo più, sono coperte di scritte e di insegne pubblicitarie. La vita si svolge tranquilla. Niente lascia intravedere che qui, ventitre anni fa, si consumava uno dei più gravi massacri del dopoguerra. Il mondo allora tutto assorto nella guerra fredda non reagì per paura di vedere Al Assad, che fino ad allora aveva saputo abilmente camminare sulla linea di confine tra i due schieramenti, entrare definitivamente nel campo avverso” (fonte).

Qui altre e più dettagliate notizie con testimonianze dirette e immagini delle distruzioni. (Il ministro della difesa Mustafa Tlass citato nel documento, è l’uomo che ha pubblicato nel 1983 un libro intitolato “La mazah di Sion” nel quale sostiene come "fatto storico accertato" l'omicidio rituale ad opera degli ebrei. La seconda edizione, del 1986, porta in copertina il disegno di un uomo con la gola tagliata da una menorah e il sangue raccolto in una bacinella. Il libro di Tlass circola diffusamente negli ambienti antisemiti di tutto il mondo come "fonte attendibile" sull'omicidio rituale ebraico, e può essere acquistato anche via internet sia nell'originale arabo, sia in traduzione. Il 21 ottobre 2002 il quotidiano in lingua araba edito a Londra Al-Hayat annunciava "a grande richiesta" l'ottava ristampa del libro e nuove traduzioni in inglese, francese e italiano. Al-Hayat riferiva che le autorità ufficiali siriane hanno risposto alle accuse di antisemitismo dichiarando: "Noi non siamo razzisti, non siamo contro le religioni monoteistiche e quella ebraica fra esse. Noi siano contro il sionismo". Forse è per questo motivo che nel maggio 2001 il signor Tlass aveva dichiarato: "Ammazzare gli ebrei è un imperativo spirituale per gli arabi. Noi viviamo un periodo di martirio. Quando io vedo un ebreo di fronte a me, lo ammazzo. Se ogni arabo facesse questo, vedremmo la fine degli ebrei.")

barbara

Pubblicato il 2/2/2007 alle 0.9 nella rubrica Diario.

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