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IL LIBRO NERO

Se non siete dotati di una robusta dose di pelo sullo stomaco, non leggetelo. Il libro - 860 densissime pagine - documenta, attraverso varie testimonianze, lo sterminio degli ebrei nei territori sovietici occupati dai tedeschi. Chi abbia letto le numerose testimonianze di sopravvissuti che l'editoria ci offre potrebbe pensare di essere preparato al panorama che ci si apre davanti in queste pagine, ma si sbaglierebbe. Dalle testimonianze lette finora abbiamo imparato a conoscere le cose "grandi" dei ghetti e dei campi: la miseria, la fame, il freddo, le malattie, le percosse, il terrore, la morte. Non conosciamo invece le cose "piccole": le infinite vessazioni che ogni giorno, con inesauribile fantasia, i tedeschi inventavano per fare impazzire quella gente, le disposizioni delle quali ogni giorno veniva modificato un dettaglio, le strade vietate che cambiavano ogni giorno in modo che gli ebrei si trovassero ad essere costantemente "fuorilegge". E non conosciamo l'indicibile orrore perpetrato nei campi della Russia, dell'Ucraina, della Lituania. Non lo conosciamo per un motivo molto semplice: di quell'inferno non ci sono sopravvissuti. Quelli che ne sono usciti vivi si contano sulle dita, e a chiudere loro la bocca per sempre ha provveduto il compagno Stalin. Al libro stesso è stato impedito di vedere la luce: per mezzo secolo è rimasto nascosto, e coloro che vi avevano collaborato sono stati condannati a morte.
Se ritenete di avere sufficiente pelo sullo stomaco leggetelo: quei milioni di cadaveri straziati lo reclamano. E lo meritano.

Il libro non è recente, e questa recensione l’ho scritta quattro anni e mezzo fa per Ebraismo e dintorni. Quanto scritto, però, rimane valido, così come rimane valido l’imperativo di leggerlo.
Poi uno si ritrova a pensare: chissà, se la nonna russa non fosse scappata dai pogrom, chissà se tu saresti riuscito a venire al mondo.

Il libro nero, Vasilij Grossman - Il'ja Erenburg, Mondadori



barbara

Pubblicato il 27/11/2006 alle 17.38 nella rubrica Diario.

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