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PIÙ DI UN MILIONE DI ALBERI DISTRUTTI DAI MISSILI HEZBOLLAH

Durante la guerra della scorsa estate, i missili degli hezbollah, non hanno colpito solo uomini, donne, bambini, case ma anche le foreste del KKL, che erano dei punti di ristoro per tutti i cittadini del nord d'Israele. Questi incendi non hanno distrutto solo gli alberi, ma anche l'ecosistema che si era formato nel corso di decenni di duro e faticoso lavoro.

arrivano i primi missili


l'incendio divampa nelle Foreste


le squadre antincendi di terra


il guidatore ferito viene evacuato




una tartaruga bruciata nella Foresta


si tolgono i residuati bellici dalla Foresta


Credo che questo sia il post giusto per qualche annotazione personale. All’inizio della prima intifada, nell’autunno del 1987, non mi occupavo più di tanto di queste questioni, e mi abbeveravo unicamente ai mass media nostrani. Quindi ero, inevitabilmente, filopalestinese al 100%. Non antiisraeliana, però, questo non lo sono stata mai, ed è per questo che quando mi sono trovata di fronte a notizie autentiche sono stata in grado di riconoscerle come tali. Filopalestinese, dicevo, nonostante i volenterosi tentativi di qualcuno di aprirmi gli occhi, e quindi in quel momento, ignorante della storia e dei fatti, ero propensa a riconoscere ai palestinesi ogni sorta di diritti e di ragioni, ed ero incondizionatamente dalla loro parte. Il primo blocco è arrivato nel momento in cui hanno incominciato ad incendiare deliberatamente i boschi israeliani: perché qualunque diritto si possa essere disposti a riconoscere loro, sui boschi israeliani no, su quelli non ne hanno alcuno, e questo, pur nella mia immensa ignoranza, lo sapevo anch’io, anche allora. In quelle terre i pionieri ebrei hanno acquistato per lo più deserti e paludi e pietraie. Acquistato, non rubato, come è documentato e verificabile negli accuratissimi archivi ottomani. Acquistato, oltretutto, per circa il 60% da latifondisti ottomani che risiedevano all’estero, per circa il 30% da possidenti locali e per meno del 10% da piccoli e piccolissimi proprietari che ci vivevano. Acquistato anche in quel 78% di Palestina che la Gran Bretagna mandataria ha poi rubato agli ebrei e regalato alla dinastia Hashemita detronizzata dall’Arabia per farne il regno di Transgiordania (attuale Giordania), dove tutti gli ebrei sono stati immediatamente cacciati dalle terre che avevano acquistato, coltivato e rese fertili. Acquistato anche a Gaza e in Cisgiordania che secondo qualcuno devono essere, per diritto divino, judenrein. Rese fertili, dicevo: questo è il punto. Deserti e paludi e pietraie trasformati in terre fertili, campi, prati, orti, giardini. Piantandovi alberi. Milioni e milioni di alberi che hanno trasformato un deserto in un giardino. ALBERI DEGLI EBREI. ALBERI DEGLI ISRAELIANI. Alberi che rappresentano l’essenza stessa di Israele. Alberi sui quali nessuno ha il diritto di mettere le mani. Ecco: il crimine immane della deliberata distruzione degli alberi nella prima intifada è stato ciò che ha cominciato ad aprirmi gli occhi. È stato un processo lungo. Ed è stato doloroso, dopo quasi due decenni di intensa e attiva militanza comunista prendere atto che per due decenni mi si era mentito, che per due decenni ero stata ingannata, che per due decenni coloro che avevo sempre creduto i puri, gli unici degni di essere chiamati puri, mi avevano indotta a stare dalla parte del terrore, dalla parte delle dittature, dalla parte di un autentico programma di sterminio. Processo lungo e doloroso, sì, ma sono riuscita a percorrerlo fino in fondo, sono riuscita a liberarmi di tutte le scorie che mi abbrutivano, e ora finalmente posso vedere chiaro. E in nome di quella meravigliosa realtà che è Israele, incarnata nei suoi alberi, vi invito tutti a contribuire alla ricostruzione di ciò che è stato vigliaccamente distrutto (foto e didascalie a cura di liberali per israele).
(E buon compleanno)

barbara


AGGIORNAMENTO: fate qualcosa! (Sì, anche questo è un IMPERATIVO CATEGORICO)

Pubblicato il 13/11/2006 alle 1.20 nella rubrica Diario.

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