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SIGONELLA: DALLA PARTE DEI TERRORISTI

Ho avuto qualche difficoltà a preparare questo post. Innanzitutto per la datazione: ho consultato, a questo riguardo, decine di siti, e ho trovato che circa la metà collocano l’episodio nella notte fra il 9 e il 10 e l’altra metà tra l’11 e il 12. Alla fine ho dunque deciso di postarlo in questa data, ma potrebbe anche essere corretta l’altra. Poi ho avuto difficoltà a trovare un resoconto onesto: la maggior parte erano vere e proprie apologie dell’eroico Craxi che “ha difeso la sovranità nazionale contro lo strapotere americano”, tralasciando completamente il fatto che stava mettendo le forze armate italiane al servizio di un terrorista; alcune (poche) altre erano di segno opposto, ma con toni di una faziosità inaccettabile. Alla fine ho scelto questi due pezzi, che posterò insieme, perché mi pare che si integrino piuttosto bene.

[…] Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico: l'episodio provocò la reazione degli Stati Uniti. L'11 ottobre dei caccia statunitensi intercettarono l'aereo egiziano, che, secondo gli accordi, conduceva in Tunisia i membri del commando di dirottatori e lo stesso Abu Abbas, costringendolo a dirigersi verso la base di Sigonella, base della NATO in Italia.
L'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppose tuttavia all'intervento americano, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e i VAM (Vigilanza aeronautica militare) furono schierati a difesa dell'aereo contro la Delta Force statunitense. Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopo guerra tra l'Italia e gli Stati Uniti, che si risolse con la rinuncia degli USA ad un attacco all'aereo sul suolo italiano. Il ministro della difesa Giovanni Spadolini ed altri due ministri repubblicani presentarono le dimissioni in segno di protesta contro Craxi, provocando la caduta del governo.
Un diverso velivolo, di nazionalità jugoslava, prese in consegna Abu Abbas, mentre i quattro membri del commando terrorista vennero rinchiusi nel carcere di Siracusa e furono in seguito condannati, scontando la pena in Italia. Dopo pochi giorni, grazie alle informazioni raccolte dai servizi segreti israeliani, si ottenne la prova del coinvolgimento di Abu Abbas, il quale venne condannato all'ergastolo in contumacia.
Secondo le dichiarazioni rese da Omar Ahmad, uno dei membri del commando terroristico, il piano originario dei dirottatori era quello di condurre la nave in un porto militare israeliano, di sparare ai soldati presenti, uccidendone il più possibile, e quindi di fuggire in Libia. La vicenda si svolse invece diversamente, secondo Omar Ahmad, per colpa di Abu Abbas. (fonte)

La notte dei lunghi coltelli a Sigonella, Abbas «diplomatico» iracheno.
Lo scontro tra Craxi e Reagan e tra i carabinieri e la Delta Force
Tony Zermo

[…] La notte di Sigonella la vivemmo dietro il reticolato della base. Si sapeva dell'atterraggio di un Boeing egiziano con a bordo i dirottatori dell'«Achille Lauro», si vedevano blindati dei carabinieri che arrivavano da Catania, un gran movimento dentro la base, ma soltanto dopo si seppe veramente cos'era accaduto. All'alba del 12 ottobre un cellulare dell'Arma aveva portato al carcere di Siracusa i quattro feddayn che avevano dirottato la nave da crociera e ucciso l'ebreo americano Leon Klinghoffer.
Quella notte era accaduto di tutto. Il presidente del Consiglio Craxi si era rivolto al presidente egiziano Mubarak e ad Arafat per convincere i dirottatori ad arrendersi. L'accordo era che Abu Abbas, il negoziatore della resa, sarebbe stato portato in sicurezza e che i quattro dirottatori avrebbero avuto un processo «umano». Il governo italiano non sapeva che Abbas era stato il regista del megasequestro dei cento crocieristi. Lo seppe cinque giorni dopo dalla Cia, ma ormai Abbas, che aveva un passaporto diplomatico iracheno, era uccel di bosco, portato a Ciampino su un aereo militare italiano che si era levato da una pista secondaria di Sigonella a luci spente, poi a Fiumicino e infine imbarcato su un aereo jugoslavo per Belgrado. L'ammiraglio Fulvio Martini, che era capo del Sismi, racconta: «L'Achille Lauro dopo quattro giorni di odissea era stata rilasciata nel porto di Alessandria, per me la faccenda si era chiusa bene. Ma alle 23,57 squilla il telefono, era "Ulisse", nome in codice del presidente Craxi. Mi disse che gli Stati Uniti gli avevano chiesto di autorizzare l'atterraggio a Sigonella di un aereo egiziano dirottato all'altezza del Canale di Sicilia da F14 americani. L'aereo trasportava due negoziatori palestinesi, cioé Abu Abbas e Hani el Hassan, i quattro dirottatori della motonave, un ambasciatore cairota e teste di cuoio egiziane».
Martini quella notte non riuscì a contattare il ministro della Difesa Spadolini. E così ordinò di far atterrare l'aereo egiziano a Sigonella. «L'atterraggio avvenne alle 0,15 e il velivolo fu immediatamente circondato dal Vam, vigilanza aeronautica militare, e dai carabinieri. Pochi minuti dopo atterrarono due C-141 americani della Delta Force al comando del generale Steiner. Si diressero verso il Boeing egiziano e fu subito chiaro che volevano prendere i dirottatori e Abu Abbas su ordine di Reagan. La tensione fu alle stelle perché i militari della Delta Force, armi in pugno, circondarono gli avieri italiani e i carabinieri, ma a loro volta furono circondati da altri carabinieri che erano affluiti nella base. Esistevano tre cerchi concentrici attorno all'aereo. Per fortuna i comandanti mantennero un grande sangue freddo. Steiner era un privilegiato perché aveva notizie dagli Stati Uniti in tempo reale grazie ad apparecchiature satellitari, noi ci appoggiavamo alla rete telefonica della Sip».
La lunga notte si concluse alle 5,30 perché il generale dei carabinieri Bisogniero aveva fatto intervenire a Sigonella i blindati dell'Arma e così quelli della Delta Force capirono che gli italiani non avrebbero mollato. Poco dopo il reparto d'attacco americano ricevette l'ordine di rientrare. «Ma non era ancora finita - aggiunge Martini - perché quando partimmo in formazione da Sigonella alla volta di Ciampino, mettendo in mezzo il Boeing egiziano, mi venne l'idea, non so perché, di chiedere la scorta di nostri aerei da caccia. E fu un'idea felice perché si levò un F-14 della Sesta Flotta che cercò di dirottare l'aereo egiziano. Atterrati a Ciampino ci fu un'altra interferenza. Un secondo aereo americano, dichiarando uno stato di emergenza, ottenne di atterrare e si fermò sulla pista. Ma era solo un pretesto. Persi la pazienza e feci sapere al pilota americano che se non si fosse tolto di mezzo, avrei fatto buttare il suo aereo fuori pista con i bulldozer. Gli diedi cinque minuti: ne passarono solo tre e andò via».
Da La Sicilia (fonte)

Nonostante una certa arroganza e una puntina di sbruffoneria nell’impennata di orgoglio nazionale sul finale del secondo pezzo, mi sembra una ricostruzione fedele dei fatti. Personalmente ritengo molto poco credibile che si ignorasse il ruolo di Abu Abbas quale regista del dirottamento e, come già detto nel post precedente relativo al sequestro, la scelta di Craxi di fare da zerbino ai terroristi è cosa ignobile alla quale non trovo alcuna giustificazione. Sicuramente la storica scelta della politica estera italiana di assecondare il terrorismo non si giustifica con delle presunte garanzie di immunità per l’Italia, visto che attentati e assassini in casa nostra non sono certo mancati. E dunque si spiegano solo, mi sembra, con una totale sintonia e simpateticità con gli obiettivi e con i mezzi dei terroristi.

E ricordiamo.

AGGIORNAMENTO: da ricordare oggi c'è anche questo. Lo avevo dimenticato, ma per fortuna ci ha pensato lui.

barbara

Pubblicato il 12/10/2006 alle 0.22 nella rubrica Diario.

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