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CERTEZZE

A Vicenza c’è una base militare americana. A Vicenza ho anche dei parenti con cui, fino a 38 anni fa, ci si frequentava. Succede dunque che un giorno, mentre sono per strada con mia cugina, incrociamo una coppia: lei locale, lui VISIBILMENTE americano. Mia cugina li guarda con disgusto, poi sentenzia: «Quella è una puttana». Chiedo: «La conosci?» Mi guarda a metà tra l’indignato e il furibondo: «Come ti viene in mente che io conosca delle puttane?» «E allora come fai a sapere che è una puttana se non la conosci?» «Solo le puttane vanno coi negri». «Ma scusa, non potrebbe essere che ci va perché ne è innamorata?» «È una puttana lo stesso: solo una puttana può innamorarsi di un negro».
Era la stessa cugina che un giorno si è messa a parlare delle tredici sinfonie di Beethoven. Anche se ho quattro anni meno di lei, che a quell’età non sono pochi, mi permetto di interromperla: «Scusa, guarda che le sinfonie di Beethoven sono nove». Immancabile sguardo schifato: «Sono tredici. Lo sa anche Ivano che sono tredici». Ivano è un altro parente. Che non è un musicista. Non è un professore di musica. È un rappresentante e ha la quinta elementare. Con tutto il rispetto per chi non ha potuto studiare oltre la quinta elementare, beninteso, ma di solito, in questa categoria sociale, hanno altissima competenza musicale solo i famosi loggionisti, e Ivano non lo è. Caparbia, come sempre, insisto: «Sono nove». Passa in quel momento sua sorella e lei la chiama per comunicarle in tono beffardo: «Vuoi sentire l’ultima? Questa cretina è convinta che le sinfonie di Beethoven sono nove!» E la sorella: «E tu ti metti a discutere con quella? Ma lasciala perdere, poveretta».



barbara

Pubblicato il 25/9/2006 alle 1.6 nella rubrica Diario.

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