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MA PERCHÉ? PERCHÉ NO

Succede che in un Paese quasi fuori dal mondo, in cui si parla una lingua che, al di fuori dei confini nazionali, sarà conosciuta forse (forse) da una dozzina di persone, un giornale pubblica delle vignette in cui si adombra l’ipotesi che l’islam non sia il massimo in termini di amore e fratellanza. Succede che un signore islamico amante della pace ci si mette di buzzo buono a rivelare il misfatto alle masse islamiche per lo più analfabete, e attacca a battere madrase e moschee, e dopo cinque mesi di indefesso lavoro arriva finalmente il risultato: le masse islamiche, oltraggiate dal sospetto che loro non siano la bontà personificata, si danno a saccheggiare e incendiare, distruggere e devastare, e naturalmente uccidere. E i nostrani leccaculo di terroristi che cosa fanno? Si indignano. Si angosciano. Si arrabbiano: è colpa nostra. Abbiamo provocato. Abbiamo mancato di rispetto. La libertà di pensiero, di parola, di stampa non è affatto questo. Non si fa. E poco importa che da loro si pubblichino vignette in cui il papa con tonaca alzata e braghe abbassate si appresta a infilare un cazzo grande come un paracarro nel culo di un vescovo, a sua volta con tonaca alzata e braghe abbassate, piegato a 90 gradi. Poco importano le loro vignette che prendono per il culo Gesù Cristo o la Shoah. Poco importano i budda distrutti, poco importano chiese e moschee devastate, poco importano i 250 milioni di cristiani oppressi nei paesi islamici, poco importano le decine di migliaia di cristiani assassinati ogni anno: è la libertà di pensiero, bellezza! Ma come, loro sì e noi no? Esatto: loro sì e noi no: Ma perché? Perché no.
E poi arriva (finalmente) un papa che, almeno all’apparenza, sembra (sembra) non essere dedito a leccare incondizionatamente il culo ai terroristi. Succede che un giorno dice, più o meno, che il terrorismo non è mica tanto una bella cosa, che forse il padreterno non è mica tanto contento che si vada in giro a sgozzare la gente in nome suo. E le masse islamiche, tanto per cambiare oltraggiate per l’infame insinuazione, danno l’ultimatum: o ritiri quello che hai detto e ti scusi per avere insinuato che siamo cattivi, o ti dimostriamo che ti sbagli sfracellando tutto. E tanto per cominciare, giusto come stuzzichino, cominciano a bruciare qualche chiesa, a far fuori qualche volontaria cristiana che ha dedicato la vita intera al soccorso disinteressato dei più poveri. E i nostrani leccaculo di terroristi che cosa fanno? Si indignano. Si angosciano. Si arrabbiano: è colpa nostra. Abbiamo provocato. Abbiamo mancato di rispetto. La libertà di pensiero, di parola, di stampa non è affatto questo. Non si fa. Non bisogna provocare gli amici islamici. Non bisogna smettere di leccare i loro sacri e delicati culetti, mai. Mai? Mai. Neanche per un attimo? No, neanche per un attimo. Ma perché? Perché no.

barbara

Aggiornamento neanche poi tanto OT: leggere qui.

Pubblicato il 18/9/2006 alle 15.26 nella rubrica Diario.

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