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IL VELO STRAPPATO

Non è una scrittrice, Carmen Dufour coniugata Bin Laden. Non è una scrittrice e si sente, e tuttavia riesce a coinvolgerci in questa narrazione della sua vita in Arabia Saudita, al seguito di un marito bello, intelligente, sensibile, appassionato, innamoratissimo, ma saudita. E, come il tempo non mancherà di insegnarle, un saudita resta sempre un saudita. E in Arabia Saudita si trova a scontrarsi con cose difficili da digerire, come il fatto di dover essere senza volto, senza voce, senza desideri, senza volontà. E con cose difficili non solo da digerire, ma anche da capire: "Una sera, quando Wafah aveva sette o otto anni, sfogliando il suo quaderno lessi, scritto nella sua infantile grafia araba: «Odio gli ebrei. Amo la Palestina». Cosa stava succedendo a mia figlia? Se proprio doveva odiare qualcuno, volevo che fosse per una buona ragione. Di sicuro non sapeva nulla del conflitto arabo-israeliano.
Il giorno seguente andai dalla direttrice della scuola e dissi: «Mia figlia non sa neppure dov'è la Palestina. Non sa nulla di Israele. Non ha ancora cominciato a studiare la geografia. Com'è possibile insegnarle a odiare quello che non conosce?»
La direttrice, una donna piccola ma imperiosa, ignorò la mia protesta. «Lei non è autorizzata a discutere di queste cose» mi disse. «Lei è straniera. Non può capire. Suo marito sa che è venuta a parlare con me?»"
E avendo ben conosciuto dall'interno sia il clan dei Bin Laden che la famiglia reale saudita, ci spiega anche perché non è minimamente credibile che sia gli uni che gli altri possano avere davvero rotto i ponti con quel figlio un po' discolo, sì, ma tanto tanto devoto, che risponde al nome di Osama.

Carmen Bin Laden
, Il velo strappato, Piemme



barbara

Pubblicato il 27/8/2006 alle 0.52 nella rubrica Diario.

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