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CONVENZIONI DI GINEVRA E DELL’AJA

Questo è un lavoro che ho fatto alcuni anni fa, estraendo da vari testi le norme previste dalle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja in tema di comportamento in caso di conflitto. Può essere di qualche interesse rileggerle per trarne poi qualche considerazione.

Primo Protocollo aggiuntivo del 1977: la popolazione civile "non deve essere obiettivo di attacchi". Il protocollo proibisce le azioni che hanno come scopo primario diffondere il terrore fra la popolazione civile.

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ARTICOLO 3 COMUNE ALLE QUATTRO CONVENZIONI DI GINEVRA DEL 12 AGOSTO 1949

Le persone che non prendono parte attiva alle ostilità, compresi membri delle forze armate che abbiano deposto le armi o si trovino hors de combat per infermità, ferite, detenzione o qualsiasi altra ragione, saranno trattate umanamente in ogni circostanza, senza alcuna discriminazione fondata su razza, religione o credo, sesso, nascita o censo, o qualsivoglia altro criterio analogo.

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Secondo la definizione del Tribunale di Norimberga del 1946, i crimini contro la pace sono "il supremo crimine internazionale, che è diverso dagli altri crimini di guerra perché contiene in sé il male di tutti gli altri".
Ai crimini contro la pace si fa riferimento anche quando si parla di crimine di aggressione. Nel diritto internazionale il termine aggressione definisce l'uso della forza da parte di uno stato nei confronti di un altro, non giustificato da ragioni di autodifesa o in assenza di altri motivi eccezionali legalmente riconosciuti. L'illegalità dell'aggressione è forse la norma più basilare del diritto.

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Lista delle infrazioni gravi alle Convenzioni di Ginevra del 1949 (inserisco solo quelle che ci riguardano): omicidio premeditato, tortura e trattamento disumano, deliberata imposizione di sofferenze o gravi danni al corpo o alla salute, presa di ostaggi. Il Primo protocollo aggiuntivo del 1977 aggiunge: fare di civili e di località indifese l'oggetto o le inevitabili vittime di attacchi, ritardi ingiustificati nel rimpatrio dei prigionieri di guerra, attacco a monumenti storici.
Atti illeciti: uso di armi destinate a causare inutili sofferenze, mancanza di uniforme che permetta l'identificazione come legittimo combattente, il saccheggio, il terrorismo.

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Danni collaterali.
I danni collaterali o incidentali si hanno quando un attacco che ha come bersaglio obiettivi militari provoca vittime fra i civili e danneggia obiettivi civili. Questo tipo di danni si verifica spesso se obiettivi militari come attrezzature belliche o truppe sono situate in città o villaggi, o comunque vicino a insediamenti civili. Gli attacchi che si prevede possano provocare danni collaterali non sono proibiti.
Sono protetti scuole, ospedali, luoghi di culto e monumenti storici, strutture civili e altri impianti che non sono usati a sostegno di attività militari. Ma ci sono delle eccezioni: una scuola, per esempio, diventa un obiettivo militare legittimo se vi sono acquartierati dei soldati. L'immunità dagli attacchi può essere persa se le persone o gli oggetti vengono usati per commettere atti che danneggiano una delle parti in conflitto.
Per il diritto internazionale umanitario, le parti in conflitto devono tenere le loro postazioni militari più lontano possibile dalle concentrazioni di civili. Anche l'uso di civili come scudi umani è considerato come crimine di guerra. L'articolo 51 del primo protocollo aggiuntivo del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949 dispone che "la presenza o gli spostamenti di popolazioni civili o di singoli individui non deve essere sfruttata per rendere immuni da operazioni militari certi punti e certe zone del territorio allo scopo di evitare che vengano attaccati obiettivi militari, o di proteggere, favorire o impedire operazioni militari.

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I due Protocolli aggiuntivi del 1977, che si applicano rispettivamente ai conflitti armati internazionali e interni, impongono alle parti belligeranti l'obbligo "di prendere tutti i possibili provvedimenti affinché i minori di 15 anni non partecipino direttamente alle ostilità". Lo Statuto di Roma per l'istituzione di un Tribunale penale internazionale del 1998 definisce crimine di guerra la coscrizione o l'arruolamento di bambini di età inferiore ai 15 anni nelle forze armate di uno stato e il loro impiego diretto nelle ostilità. Anche la normativa in materia di diritti umani affronta il problema del coinvolgimento di bambini nei conflitti armati. Il principale strumento legislativo esistente è la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino del 1989.

Basta una sola scorsa a queste righe per rendersi conto che non c’è una sola di queste norme che non sia stata sistematicamente violata non solo dai vari gruppi palestinesi apertamente terroristi, ma anche dall’Autorità Nazionale Palestinese fin dal giorno della sua istituzione, per non parlare delle organizzazioni terroristiche sedicenti filopalestinesi all’estero, come Hetzbollah. E a questo punto viene da chiedersi: sarà per questo, per poter continuare a violare impunemente ogni norma di diritto internazionale, ogni convenzione, ogni regola di convivenza civile tra i popoli, sarà per questo che tutta questa gente da decenni continua a rifiutare e a impedire ostinatamente la creazione di uno stato di Palestina? Sarà per questo che continuano a impiegare tutte le loro risorse, umane e finanziarie, nella lotta contro lo stato di Palestina? Sarà per questo che preferiscono morire piuttosto che rassegnarsi a diventare uno stato?

barbara

Pubblicato il 31/7/2006 alle 18.28 nella rubrica Diario.

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