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UOMINI E DONNE DELLA MIA (SUA) VITA (POLITICA)

La nostra ineffabile Giacomina Cassina ha partorito un’altra delle sue preziose perle che mi affretto, a mia volta, a regalare a tutti voi.

Metti una ragazzotta ingenua che piomba a Milano da un paesino della campagna per studiare e si trova, al IV anno, in pieno autunno caldo. Un giorno viene trascinata alla Innocenti, dove c’è Carniti che sta facendo un comizio. Uno studente molto miope l’avvicina e le chiede “che ne pensi?”. Lei risponde che trova molto giusto quello che il sindacalista dice. E l’altro, con l’aria di chi ha trovato il colpevole, emette la sentenza: “allora tu sei una sindacalista socialdemocratica e deviazionista! Sai come è finita Rosa Luxemburg? Beh, guarda che ti sorveglio!”. Allo stesso talpone miope, qualche tempo dopo, viene impallinato il sedere (pallini di sale…) durante l’assalto al “Corriere della sera”. Passerà per giornalista-di-ABC-vittima-della-brutalità-poliziesca, nella campagna stampa orchestrata ad hoc. Il furbetto rivoluzionario inquisitore di allora oggi è sottosegretario alla giustizia e si chiama Luigi Manconi.
Metti che la stessa mammolona, nello stesso periodo di fuoco, vada a dare un esame di filosofia morale (professor Severino) e prenda 30. E metti che un suo compagno di corso prenda anche lui 30 e si incazzi e strilli contro la tapina perché, a suo dire, lui lo merita e lei no. Poi questo galantuomo diventa il leader del movimento studentesco, occupa l’università, ma una notte riceve un messaggio (da Anna Bonomi Bolchini, dicono, che aveva più di un debole per lui) e scompare come Zorro (e come Zorro aveva la mantella nera). E’ ovvio che le palate della polizia che sgombra l’università all’alba le prendiamo solo noi perché il leader, dovendo poi scrivere “Formidabili quegli anni”, aveva altre cose a cui badare. Zorro-Capanna non ha un posto di sottosegretario in questo governo, ma forse qualche incarico speciale lo troveranno anche per lui.
Dati i rapporti problematici coi leaders politici, la studentessa va al cinema con un compagno di università a vedere “Matrimonio all’italiana”. Qualche molla emotiva le si spezza e, dopo pochi minuti, lei inizia a piangere come un vitello. Lui non sa che fare. Alla fine del film la riaccompagna in collegio e non la cercherà mai più. No, mi sbaglio: la farà cercare da altri amici comuni di quei tempi per coinvolgerla nel sostegno attivo che la sinistra stava dando alla Lega Nord, appena formatasi a metà degli anni ‘90. Dissociazione immediata e fuga della nostra eroina. Il signore in questione era il giornalista di successo e direttore de “L’Espresso” Claudio Rinaldi Tufi.
Metti che la stessa stupidona, sempre ai tempi dell’università, si rechi ad un dibattito sotto un tendone dove una professoressa in odore di resistenza sta facendo lo sciopero della fame e osi dire che la priorità delle lotte studentesche sono il miglioramento dei contenuti dei programmi e il diritto allo studio. E che la professoressa la derida per mezz’ora spiegando quanti danni può fare l’ideologia borghese infiltrata nelle lotte studentesche di classe (?). Questa professoressa, ieri 7 giugno 2006, NON è diventata presidente della Commissione difesa del Senato (Gott sei dank!) e si chiama Lidia Menapace (e non faccio commenti sul nome perché la mia mamma mi ha detto che non si scherzano i nomi visto che uno se li trova e non li può scegliere).
Metti poi che alcuni anni dopo (autunno 1974), quella lì che veniva dalla campagna e che il sessantotto l’ha fatto un po’ di sguincio, si trovi a manifestare contro l’ultimo atto di ferocia del Generalissimo Francisco Franco che prima di andarsene decide di “garrotare” (esecuzione per strangolamento) 6 giovani oppositori, e si trovi accanto un signore abbastanza distinto che, come lei, non grida gli slogan più truculenti: i due si fanno delle confidenze e stabiliscono che loro, gli slogan dove si commina la morte, si fa appello a spargimenti di sangue, ad impiccagioni, sbudellamenti ecc. ecc. non li grideranno mai, perché la vita umana è una cosa troppo importante. Il distinto signore militante si chiama Marco Boato, ha anche lui un incarico in questo governo, ma io continuo a volergli bene anche se non lo vedo e non lo sento più da una vita.
Poi la signora in questione, in un periodo di primavera inoltrata, ospita a casa sua una coppia di amici. Lui è in crisi. Politica, umana, sentimentale. Però i due almeno si riposano ripartono con gli occhi un po’ più sorridenti. Parecchi anni dopo, sempre la stessa che passa di striscio nella storia incontra, sull’aereo Roma-Buxelles, il vecchio amico. E’ diventato parlamentare europeo e ha passato gli ultimi mesi a cercare di convincere istituzioni europee, governi, partiti, organizzazioni e persone che bisogna intervenire militarmente in Bosnia e fermare lo scempio etnico. E’ sempre in crisi. Anzi, è disperato. Dice che a volte pensa di farla finita. Lei lo guarda e gli dice: no, non tu, non posso crederlo. I due parlano a lungo dell’angoscia che ha preso tutti e due per quel che succede a due passi da un’Europa incapace e irresponsabile e si trovano d’accordo su un punto fondamentale: che la pace non è assenza di guerra bensì capacità di convivenza, democrazia e rispetto per la vita umana; a volte, quindi possiamo anche avere bisogno di fare guerra per impedire davvero che la pace sia sopraffatta per sempre. Si lasciano con l’idea di rivedersi presto. Passeranno invece alcuni mesi e, nel pieno di una riunione, nel luglio del ‘95, la nostra amica viene informata che Alex Langer si è impiccato.
Lui non ce l’ha fatta, ma ci ha chiesto di continuare.
Ci stiamo provando.

Se vi sta scappando una mezza lacrimetta non preoccupatevi: è capitato anche a me. Grazie, grande Giacomina.

barbara

Pubblicato il 9/6/2006 alle 21.26 nella rubrica Diario.

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