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INTELLETTUALI E DITTATURA

Ian Buruma ha spiegato magistralmente sul Corriere della Sera come mai molti intellettuali della sinistra occidentale si siano infatuati per l’ultimo dei «dittatori sanguinari che opprimono i Paesi poveri»: il presidente del Venezuela Hugo Chávez, il nuovo caudillo filocastrista che seduce i cuori fanatizzati dall’antiamericanismo quando marchia Bush come uno dei più grandi «criminali della storia». Colpa dell’irriducibile ostilità verso l’America, sostiene Buruma. C’entra anche, basterebbe prestare ascolto a Mario Vargas Llosa per capirlo, la maledizione storica dell’America Latina, luogo di sogno, ma anche terra fertile di despoti populisti, e commedianti della rivoluzione. Però c’entra in misura non irrilevante la peculiare sordità degli intellettuali, perennemente ammaliati dalle dittature, votati a mille cause sbagliate, culturalmente schiavi di ogni seduzione totalitaria, impermeabili a ogni principio di realtà. George Orwell, uno dei più grandi e coraggiosi saggisti politici del ventesimo secolo, si interrogava sull’enigmatico fenomeno di scrittori, poeti, artisti, registi sensibilissimi e geniali artefici di opere immortali, eppure destinati, nel loro approccio alla politica, a vedere ottenebrate le pur smaglianti facoltà mentali di cui erano dotati. Persone generose e delicate, gli intellettuali del Novecento, immersi nella politica, non hanno indietreggiato di fronte alle più stolte nefandezze. Paul Johnson ha ricordato le parole di Bertolt Brecht, grande drammaturgo, di fronte alla mattanza degli anni staliniani: «Più innocenti sono, più meritano una pallottola in testa». Del resto Brecht reagì in questo modo quando nelle purghe moscovite venne stritolata la sua ex amante Carola Neher: «Se è stata condannata, devono esserci delle prove contro di lei». Louis Aragon vergò immortali versi per glorificare gli assassini della Gpu. Martin Heidegger vide nel Führer il compimento di millenni di metafisica. Ingordo di dittature, George Bernard Shaw volle battere ogni record nell’arte del panegirico rivoluzionario, e giunse a elogiare contemporaneamente Stalin e Mussolini: da ammirare entrambi come eroi dell’antidemocrazia e dell’antiliberalismo.
E del resto furono frequenti e movimentati i passaggi dall’uno all’altro totalitarismo. Pochi giorni prima di togliersi la vita, uno scrittore finissimo come Pierre Drieu La Rochelle meditava la trasmigrazione intellettuale dal filonazismo antisemita alla purezza bolscevica dell’Armata Rossa trionfante. Delio Cantimori passò dal fascismo al comunismo, e gli storici ancora tentano di capire quanto comunismo già fosse presente nella sua scelta fascista e quanto fascismo sia rimasto nella sua nuova identità comunista. Politicamente soggiogati dalle sirene totalitarie, gli intellettuali cantori delle dittature sembravano versati persino nell’arte della delazione (come hanno raccontato due vittime del «lirismo rivoluzionario» come Milosz e Kundera) e in quello della denigrazione nei confronti di chi, anziché sottostare alla menzogna politica, pretendeva di guardare la realtà annebbiata dal Dogma. Del linciaggio fu vittima André Gide, di ritorno da un viaggio in Urss, e Arthur Koestler, che per aver denunciato le efferatezze del «dio che è fallito» venne messo alla berlina da Simone de Beauvoir in un romanzo peraltro magnifico come I mandarini .
C’è da stupirsi se, dopo Lenin e Mao, Stalin e Hitler, Mussolini e Fidel Castro, molti intellettuali, orfani del mito rivoluzionario e antiborghese, siano alla ricerca spasmodica di nuove leggende? Magari Chávez non sarà all’altezza della situazione. O forse assisteremo all’ennesima conferma della profezia marxiana sulla tragedia che si ripete come farsa. Anzi, non forse: certamente.
(Pierluigi Battista, Corriere della Sera)

L’articolo è di qualche giorno fa, ma mi “viene buono” oggi, a corollario dei post dei giorni scorsi.
(La poesia del giorno: La Egyptetta vien dalla Egyptagna in sul Egyptar del sole e reca in mano un Egyptin di rose e di Egyptiole)


barbara

A proposito di comunismo: non si direbbe che abbia portato grande progresso in Russia.
A proposito invece di "umano", vi invito tutti a leggere questo.

Pubblicato il 28/5/2006 alle 16.8 nella rubrica Diario.

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