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VIGNETTE: OPINIONI A CONFRONTO



La vignetta comparsa oggi su Liberazione è dolorosa e offensiva. Fa rivivere uno dei peggiori cliché contro gli ebrei: l’equiparazione dei carnefici con le vittime. Chiude il dissenso politico nella prigione ferrea del pregiudizio. Il pregiudizio chiede cecità, informazione distorta e desiderio, per quanto inconscio, di ferire e di allargare l’area di contrapposizione e di scontro. Niente di tutto ciò rappresenta o rispecchia il desiderio di pace che è così spesso la bandiera del giornale che ha pubblicato questa vignetta. Nega non solo la pace ma il rispetto reciproco che della pace è requisito fondamentale. Si tratta dunque di un episodio immensamente triste da rifiutare e da cancellare.

Furio Colombo
Emanuele Fiano
Sinistra per Israele

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ll direttore di Liberazione Piero Sansonetti dice che era "una vignetta punto e basta" e che non c'è altro da aggiungere, tanto meno scusarsi. Certo, una vignetta è una vignetta, una bandiera bruciata è una bandiera bruciata, un proiettile è un proiettile, e via dicendo. Il signor Sansonetti deve essere una reincarnazione del signor de La Palice, quello che un'ora prima di morire era ancora in vita. E, se non è M. de la Palice redivivo, deve avere bisogno di una buona vacanza per restaurare le sue cellule grigie.
Comunque, l'esimio direttore si distinse all'epoca dell'assassinio di Quattrocchi dicendo alla trasmissione Otto e mezzo che, se Quattrocchi era un eroe allora erano eroi anche i kamikaze. Poi, quando Sharon ha evacuato Gaza e le sinagoghe di Gaza sono state profanate, devastate e bruciate ha scritto che chi si lamentava per questa oscenità era un razzista. Ancora mi sento profondamente offeso, come tanti, per questa affermazione scomposta e sconsiderata. Adesso pubblica una vignetta ignobilmente antisemita e non capisce perché lo sia. È grave che non lo capisca: lui è un direttore di giornale, del giornale del Presidente della Camera, non è uno che passa per caso di là, dovrebbe avere un minimo di cultura storica. Se non ce l'ha se la faccia con un corso accelerato in ritiro e poi torni sulla ribalta. Per ora si vergogni e taccia, invece di scrivere insulsaggini come quelle trasmesse da un'agenzia come anticipazione di un articolo che deve comparire domani su Liberazione, secondo cui la vignetta non sarebbe antisemita ma soltanto "drammaticamente filopalestinese"... Ripetiamo l'invito: si ritiri a meditare e studiare e, se ne sente il bisogno, si faccia aiutare. Gli possiamo fornire una bibliografia e anche qualche lezione gratuita. Ma non provi ad impancarsi e a fare la predica, proponendo addirittura un quartetto di proposte che si dovrebbero sottoscrivere insieme, per poi fare un corteo sventolando insieme bandiere israeliane e palestinesi dall'ambasciata iraniana a quella israeliana. Su queste basi c'è poco da sventolare insieme.
Sansonetti dice che non ci sono problemi fra Liberazione e gli ebrei. Si sbaglia. Ce ne sono grandi come una casa.
Intanto, come primo tema di riflessione gli presentiamo il seguente. Provi a chiedersi come mai si bruciano bandiere israeliane e si gridano frasi oscene alla Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile. E invece di rispondersi con la solita litania autoconsolatoria e propagandistica - ovvero che la colpa è della politica di Israele che suscita la reazione indignata delle masse democratiche - si chieda se dopo anni e anni di avvelenamenti mentali come quelli in cui si sta producendo il suo giornale, non sia del tutto naturale che generazioni di giovani siano ormai plasmati dalla disinformazione, dal pregiudizio, e da un odio che stanno dando i loro frutti perversi.
Prima di chiedere di sventolare bandiere insieme, bisogna guardarsi dentro modestamente e correggersi. Bisogna curare il male oscuro della sinistra.

Giorgio Israel

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Una vignetta comparsa su “Liberazione” del 12 maggio 2006, tratteggia Auschwitz ed il suo famoso cancello, dove al posto della scritta originaria “il lavoro rende liberi”, campeggia la frase “la fame rende liberi”, riferita stavolta al trattamento che Israele riserverebbe ai palestinesi. Il Direttore di Liberazione, Piero Sansonetti (Corriere, 15 maggio 2006) avrebbe risposto ”è una vignetta, punto e basta”.
Peccato che il 18 febbraio 2006, sullo stesso giornale, a proposito delle vignette “islamiche”, Annamaria Rivera abbia scritto che “per cercare di fare chiarezza è opportuna anzitutto qualche puntualizzazione lessicale. Cos’è una caricatura? Una rappresentazione -scrivono i dizionari- in cui i tratti caratteristici del soggetto rappresentato sono esagerati o distorti per produrre un effetto comico o grottesco. E cos’è la satira? Un’espressione letteraria o figurativa che, muovendo da un intento morale, mira a criticare, con l’arma del ridicolo, personaggi, costumi o istituzioni. Ora, cosa v’è di caricaturale o di satirico nel rappresentare il fondatore dell’islam con il capo coperto da un turbante-bomba con miccia accesa? Si può parlare d’intento morale allorché la finalità della “satira” è illustrare la tesi secondo cui l”islam sarebbe una religione intrinsecamente terrorista e il terrorismo sarebbe per essenza musulmano?”
”Ad argomenti e dubbi di tal genere si obietta che l’intangibile principio della libertà d’espressione non può essere sacrificato sull’altare del rispetto delle sensibilità religiose, si tratti pure di un miliardo e mezzo di fedeli. E ci si richiama a Voltaire (che peraltro fu poligenista convinto, fautore dell’antiebraismo, sostenitore e profittatore del sistema schiavistico) per sostenere che l’irrisione delle fedi religiose è parte intrinseca della libertà d’opinione e d’espressione. Altrimenti, si dice, si corre il rischio che siano proibiti i fumetti irriverenti di Cavanna, le caricature dei pontefici, la satira anticattolica, cose a cui nessuno spirito libero, men che mai chi scrive, vorrebbe rinunciare (in realtà, quando ridiamo delle “Avventure di Dio” è di noi stessi che ridiamo, non degli altri).”
”Non è necessario essere degli intellettuali raffinati per sapere che è il contesto a conferire senso al testo. Né occorre una particolare acutezza per intuire che il contesto è dato non solo dal quotidiano, il “Jyllands Posten”, che ha ospitato quelle vignette, ma anche dalla situazione storica presente, dalla sua temperie politica, dalla posizione occupata dagli attori in campo, dalla sedimentazione di memorie, culture, conflitti”.
Eppure è principalmente di questo che si tratta: di crudi stereotipi razzisti sui musulmani, rappresentati in blocco come potenziali terroristi”.
Dobbiamo pensare che queste sagge parole della Rivera, non siano state lette dal Direttore di Liberazione il quale, per qualche irrefrenabile tendenza apotropaica, il diciotto febbraio non legge il proprio giornale? Oppure, possiamo pensare che il buon Sansonetti usi due pesi e due misure: le vignette anti-islamiche sarebbero da condannare, mentre le altre meritano una diversa considerazione? “È una vignetta punto e basta”, dice Sansonetti. Ma per le vignette islamiche il suo giornale ha scritto il contrario. Su questo non avevamo alcun dubbio, e quando abbiamo iniziato la ricerca non avevamo alcun dubbio sul risultato.
Ora, non è intellettualmente positivo (tanto per usare un orribile eufemismo) che a seconda di chi sia il destinatario, le vignette siano legittime oppure no. Piero Sansonetti, che ci pare persona intelligente e onesta, vorrà interrogarsi e ammettere che qualche pregiudizio ce l’ha?
La sinistra, ma non solo Liberazione, è affetta da double standard, da doppiopesismo, da pregiudizi di varia natura. E per ora, indovinate un po’ chi ne fa le spese?

Emanuele Calò

Non aggiungo commenti: mi sembra già tutto sufficientemente chiaro.

barbara

Pubblicato il 17/5/2006 alle 19.8 nella rubrica Diario.

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