.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


9 settembre 2009

RICORDO DI SCUOLA



Perché è bello conservare la memoria. È bello potere un giorno guardarsi indietro e dire, anvedi com’ero da giovane! (E improvvisa, senza un perché, mi coglie come un cazzotto alla bocca dello stomaco una botta di nostalgia per Londra. Boh. Sono giorni strani …)

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ricordi islam oppressione Londra

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 9/9/2009 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


8 settembre 2009

VABBÈ, DUE RIGHE LE VOGLIO SCRIVERE



Non per parlare dell’uomo di spettacolo, dell’inventore dei quiz, del re delle gaffes o altro del genere, riguardante il personaggio pubblico. No. Voglio parlare di quella volta che è venuto in regione, nel giugno del 2004, per presenziare all’inaugurazione del Viale delle Rimembranze istituito in ricordo delle quasi diecimila persone passate per il lager di transito di via Resia a Bolzano, e non tutte sopravvissute. Per commemorare. Per ricordare. Perché era stato detenuto qui, a suo tempo: catturato dalla Gestapo in quanto partigiano, detenuto a San Vittore e poi deportato qui prima della deportazione definitiva a Mauthausen. L’ho sentito alla radio locale, la voce che gli tremava: “Ricordo i miei compagni … tutti quelli che erano qui con me … e tanti non ce l’hanno fatta a tornare” e qui la voce gli si è spezzata del tutto e si è semplicemente lasciato andare a piangere, senza ritegno. E per la prima volta, dietro l’insopportabile pagliaccio televisivo, ho visto l’Uomo. Davvero, a volte, basta un unico attimo di umanissimo dolore privato a riscattare decenni di pubbliche buffonate.

         



barbara


8 settembre 2009

DI FRONTE AL PANICO, PIETÀ L’È MORTA …

Un paio di guanti di lattice usati abbandonati a terra davanti ad una chiesa. Il funerale nella chiesa deserta, con la madre e altri due parenti che seguono il rito dal fondo della navata. I necrofori che reggono la bara con il viso coperto dalla mascherina. Solo il prete osa avvicinarsi alla bara. Sembra la Milano della peste del Manzoni, ma è quanto successo ieri a Secondigliano, per le esequie del primo morto in Italia di influenza A. Poco importa che l'epidemia non si trasmetta attraverso gli oggetti, quali una bara di legno. Non importa ciò che dice la scienza. E' il panico, l’immagine è quella antica degli untori. E di fronte al panico, pietà l'è morta. Non una notizia da prima pagina, certo, ma un pesante segnale d'allarme, che ci inquieta, come tutto ciò che nasce dalle paure collettive e che le nutre, in un circolo infernale da cui la razionalità e il buon senso non sono mai finora riusciti a difenderci. (Anna Foa)

E non c’è altro da aggiungere.



barbara


7 settembre 2009

CHI LO DIREBBE CHE QUESTO ARTICOLO HA PIÙ DI QUARANT’ANNI

La peculiare posizione di Israele
di Eric Hoffer*
L.A. Times, 26 maggio 1968

Gli ebrei sono un popolo particolare: ci sono cose permesse ad altre nazioni che agli ebrei sono proibite.
Altre nazioni espellono migliaia, addirittura milioni di persone e non ci sono problemi di rifugiati. Lo ha fatto la Russia, lo hanno fatto la Polonia e la Cecoslovacchia, la Turchia ha cacciato un milione di greci, l’Algeria un milione di francesi, l’Indonesia ha espulso chissà quanti cinesi, e nessuno parla di rifugiati. Ma nel caso di Israele, gli arabi trasferiti si sono trasformati in eterni rifugiati. Tutti insistono che Israele deve prendersi indietro ogni singolo arabo.
Arnold Toynbee qualifica l’evacuazione degli arabi come un’atrocità più grande di tutte quelle commesse dai nazisti.
Quando le altre nazioni vincono una guerra sul campo di battaglia, dettano le condizioni di pace, ma quando vince Israele, deve intavolare trattative per ottenere la pace.
Tutti si aspettano che gli ebrei siano gli unici veri cristiani a questo mondo. Le altre nazioni, quando vengono sconfitte, sopravvivono e si riprendono, ma se Israele fosse sconfitta, sarebbe distrutta. Se lo scorso giugno avesse vinto Nasser, avrebbe cancellato Israele dalla carta geografica, e nessuno avrebbe mosso un dito per salvare gli ebrei. Nessun impegno verso gli ebrei da parte di qualunque governo, compreso il nostro, vale la carta sulla quale è scritto.
Si levano grida di sdegno in tutto il mondo quando muore gente in Vietnam o quando due negri sono giustiziati in Rodesia. Ma quando Hitler massacrava gli ebrei, nessuno ha protestato. Gli svedesi, pronti a rompere le relazioni con gli Stati Uniti per ciò che facciamo in Vietnam, non hanno fiatato quando Hitler assassinava gli ebrei. Hanno mandato a Hitler il loro migliore ferro e munizioni, e hanno fornito alle sue truppe i treni per la Norvegia.
Gli ebrei sono soli al mondo. Se Israele riuscirà a sopravvivere, sarà solo grazie agli sforzi degli ebrei. E alle risorse degli ebrei. In questo momento Israele è il nostro unico alleato affidabile e incondizionato. Noi possiamo contare su Israele più di quanto Israele possa contare su di noi. Dobbiamo solo provare a immaginare che cosa sarebbe accaduto l’estate scorsa se gli arabi e i loro protettori russi avessero vinto la guerra per renderci conto di quanto sia vitale la sopravvivenza di Israele per gli Stati Uniti e per l’Occidente in generale. Ho una premonizione che non mi abbandonerà: ciò che accadrà a Israele, accadrà anche a tutti noi.
Se Israele perisce, la responsabilità dell’olocausto peserà su di noi.

*Eric Hoffer, (1902-1983) era un filosofo sociale non ebreo. (traduzione mia)

Potrebbe essere stato scritto dieci anni fa, o sessanta, o due, o l’altro ieri: la triste realtà è che il tempo passa ma gli ebrei – siano sparpagliati per il mondo o riuniti in un proprio stato – continuano ad essere abbandonati a se stessi. Continuano ad essere lasciati soli di fronte al carnefice di turno. E tutti gli impegni verso di loro – a partire dalla dichiarazione Balfour, che garantiva loro ben altro che quella striminzita fettina di terra per il 60% desertica, sopravvissuta ai successivi tagli operati nel corso dei decenni, che è stata alla fine magnanimamente concessa loro (cacciandoli da tutte le altre aree in cui avevano acquistato - e pagato in denaro sonante - deserti e pietraie e li avevano trasformati in campi e giardini) – continuano a valere meno della carta su cui sono scritti. E ancora si strilla come oche spennate quando, lasciati senza alternative, provvedono a difendersi da soli.
E adesso che hai letto fin qui, vai a leggere anche lui, oggi particolarmente ben combinato col mio post.


barbara


6 settembre 2009

AMORE MATERNO

L’episodio che vado a rievocare risale a quel triste periodo in cui si era verificato un vero e proprio boom – un tristo, squallido, osceno boom – di ultrasessantenni che partorivano dopo essersi fatte inseminare con ovuli ovviamente donati da donne molto più giovani di loro. Adesso pare che questa “moda” sia abbastanza in recessione, o per lo meno io non ne sento più parlare, ma a quel tempo ogni giorno ne saltava fuori una. Quella di cui voglio parlare l’ho vista in televisione. Al momento del parto aveva 62 anni. Aveva voluto questo figlio, spiegava, perché l’altro che aveva era morto in un incidente. “Io ho il diritto …” rivendicava fieramente, e mai la parola diritto fu usata in modo più sconcio. E del diritto di un bambino che viene al mondo, di essere amato di per sé e non come surrogato del fratello morto, di quello non si ricorda nessuno? “Io ho energia da vendere!” proclamava. Adesso. Ma a ottant’anni, quando il figlio avrà diciotto anni e avrà bisogno di tutta la presenza, di tutta l’attenzione, di tutta la forza per non rischiare di prendere vie sbagliate, quanta energia avrà la signora a quell’età? “Una volta morivano giovani e lasciavano orfani di cinque anni” asseriva. Vero. Ma quella quarantenne che moriva lasciando un orfano di cinque anni, lasciava anche una figlia ventenne, sposata e madre, o in procinto di diventarlo, che si prendeva l’orfanello in casa, facendolo crescere in una famiglia normale. Ma ciò di cui voglio specificamente parlare è la risposta della madre/bisnonna alla domanda: se sentiva così forte il bisogno di dare il suo amore a un bambino, perché non dedicarsi a un bambino già esistente e abbandonato? La risposta è stata: “Ma un bambino adottato non è mica la stessa cosa di un figlio vero!”. Ora, innanzitutto c’è da dire che la signora è apparsa decisamente ignorante in fatto di cose biologiche, e precisamente ignora che se l’ovulo mi viene donato da un’altra donna, io il bambino posso tenermelo in pancia novantasette mesi e partorirlo ventidue volte, ma biologicamente resterà sempre figlio della donna che mi ha donato l’ovulo, perché di mio, in quel corpo, non c’è una sola cellula, una sola molecola, un solo atomo. In secondo luogo, mi permetto di dubitare fortemente dello spirito materno di una donna incapace di amare come proprio un figlio non partorito da lei. Perché l’amore materno, quello vero, se ne frega della biologia. Se ne frega dell’identità. Se ne frega di chi ha partorito. All’amore materno, quello vero, interessa una cosa sola: quella creaturina tenera e inerme, che ha bisogno di tutte le cure. Di tutta l’attenzione. Di tutto l’amore: il suo.













barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. amore materno

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 6/9/2009 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


5 settembre 2009

IDENTITÀ IN BILICO

CHI

Io ho un cognome ebreo, ma così ebreo, che quando qualcuno m’incontra per la prima volta per ben che vada mi dice: “Ebreo? Ma certo, lei è ebreo! Uh guardi niente di male eh! Io ho amici ebrei e sono gente del tutto normale!”. Oppure: “Ah! Lei è di religione israeliana! Pensi che anch’io ho un collega israeliano. Lavora con me alle poste. Guardi, è davvero un bravo ragazzo!”. Per onestà debbo dire che molto più spesso mi sento dire: “Ah, ma questo è un cognome importante!”. Il mio no, in generale penso vogliano dire. E fin qui. Il problema principale è che io non sono ebreo. Almeno, per le faccende religiose. Sono cattolico. Di religione cattolica, sono battezzato e ho fatto la prima comunione. Ebreo nell’anima, cattolico di preghiera. Una doppia condizione che mi ha segnato fin dal giorno della mia nascita. E spesso con una certa durezza. Dunque. Prendiamo la questione dell’antisemitismo e dei pregiudizi verso gli ebrei.

Se è ebreo è complice della crocifissione
Quando facevo le elementari e iniziava l’ora di religione il prete mi diceva: “Tu puoi andare in corridoio”. Ma io non voglio andare in corridoio, non posso padre, sono cattolico. Se vado fuori non può darmi il voto sulla pagella. In tutti gli anni di scuola i preti non mi hanno mai interrogato, nemmeno mi chiedevano se sapevo le preghiere. Qualcuno lo faceva per evidente imbarazzo, altri perché davvero sospettosi. “Se questo è ebreo è complice della crocifissione”.

Il toast con il prosciutto
Ho amici e parenti ebrei che non sono da meno. Un pomeriggio di quand’eravamo bambini siamo andati in un bar accompagnati da una delle loro madri. Tutti ordiniamo un toast, io lo prendo con il prosciutto. Loro no. Sottiletta Kraft. Mi hanno guardato con sospetto per settimane. A sette anni vado a scuola di catechismo in una parrocchia dei missionari della Consolata. Preti coraggiosi nel fisico, forti di animo, temprati in anni di campagne d’Africa. Uno di questi, credo più gentilezza, che per una forma di dubbio sul mio essere davvero cattolico, quando raccontava delle antiche tribù d’Israele saltava tutte quelle dove compariva il mio cognome. Per quanto mi riguardava mi sentivo a mio agio solo inginocchiato al confessionale, niente nomi, solo peccati. Alla visita medica da militare il dottore mi fa mettere nudo e vede che a dispetto del nome non sono ebreo: “Ma come? Qui non ci siamo!” Gli spiego chi sono e che mia madre è cattolica. Mi guarda di traverso e dice: “Ah! Ma tu pensa ebrei e cattolici adesso possono sposarsi”.

Il Sessantotto del comunista ebreo
Nei primi anni del liceo finisco in mezzo al Sessantotto. M’iscrivo al Movimento Studentesco. Cortei, scioperi, occupazioni. I fascisti mi rincorrono per menarmi non perché sono comunista, ma perché sono ebreo. “Ti prenderemo!”, mi urlano un giorno mentre un tranviere chiude le porte dell’autobus e mi salva da una randellata. Per parte loro i compagni mi guardano storto, stanno già dalla parte dei palestinesi.

La politica in chiesa
All’inizio degli anni Novanta scoppia il boom dei naziskin. Una sera un manipolo di questi disgraziati viene sotto casa mia e imbratta i muri con le solite svastiche. Ricevo testimonianze di affetto, di solidarietà, di amicizia da decine di persone. Colleghi, ma anche gente che non ricordavo più che esistesse. Sono soltanto due i casi di assenza totale. La comunità ebraica della città in cui abito. E il prete della parrocchia del mio quartiere. Per i primi non sono ebreo, anzi niente è peggio di un ebreo non ebreo. Per il prete sono cattolico, ma forse anche un po’ ebreo. Quando accade Tangentopoli un democristiano che conoscevo mi chiede se ho voglia di scrivere il programma politico per una nuova formazione. Dentro ci sono anche laici, verdi, ex comunisti. Ok, dico. Le riunioni si tengono nei locali di una chiesa. Per arrivare lì, la prima volta che ci troviamo, dobbiamo passare davanti all’altare, tutti i vecchi democristiani camminano svelti, sanno quando fare l’inchino, il segno della croce, io che non ho molta confidenza con la liturgia da parrocchia sono decisamente sbrigativo. Il prete che partecipa alla riunione mi osserva per tutta la sera, poi finito l’incontro mi viene vicino e mi abbraccia: “Guarda, non ti preoccupare. In fin dei conti tu non sei altro che il mio fratello maggiore!”.

Gli antisemiti della scrivania accanto
Un’intera esistenza così, tra antisemitismo strisciante e razzismo, cattiverie e barzellette da galera, occhiate e risate perfide. Pochi anni fa quando mi sono presentato ad un nuovo posto di lavoro il capo mi dice: “Guarda che qui siamo tutti antisemiti”. Erano davvero i peggiori antisemiti che avessi mai incontrato. Che mediocrità a basso prezzo. Ora mi consolo guardando gli extracomunitari. A volte penso che se fossi stato anche negro sarebbe stato peggio. Cattolico, ebreo e pure nero, mi sono perso il meglio.

Questo bellissimo, intenso, sofferto pezzo lo ha scritto lui. Lo avevo letto due anni e mezzo fa, quando lo aveva scritto; mi sono casualmente ritrovata a rileggerlo ora, e sono tornata a commuovermi come la prima volta. Tocca temi importanti, che trascendono la persona che si sta qui descrivendo, e sono temi sui quali faremmo bene a riflettere. Tutti. (Così come – perfettamente in tema - faremmo bene a leggere e rileggere e imparare a memoria la sua cartolina di oggi).

barbara


5 settembre 2009

AVVISO PER LILIT SE PASSA DI QUI

Cara Lilit, il 4 agosto ho fatto un post con il tuo appello: se lo vai a leggere ci troverai qualche risposta. Se puoi fatti viva anche per email.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Lilit Iran

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 5/9/2009 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 settembre 2009

UNA DOMANDA SERIA

Ma c’è qualcuno di voi che, al culmine di una scopata particolarmente riuscita, non trovandosi in prossimità di una chiesa, abbia sentito suonare le campane? (No, così, giusto per)
(Poi, naturalmente, tanto per non perdere il vizio, passa anche di qua)



barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. campane boh

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 4/9/2009 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa


3 settembre 2009

LA PAZIENZA

è una grande virtù



barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gatti pesca pazienza gnam gnam

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 3/9/2009 alle 15:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


3 settembre 2009

GHEDDAFI E IL TERRORISMO

L'8 gennaio 1985 il Dipartimento di Stato americano pubblica un Libro Bianco sull'opera di eversione e destabilizzazione della Libia. Si legge nel documento:

Gheddafi ha utilizzato il terrorismo come uno dei principali strumenti della sua politica estera, ed appoggia i gruppi estremisti che fanno uso di tattiche terroristiche. Tripoli gestisce numerosi campi di addestramento, do­ve gruppi dissidenti stranieri imparano a maneggiare esplosivi, ad effettua­re dirottamenti ed assassinii, e ad usare le tecniche dei commando e della guerriglia. La Libia, inoltre, usa illegalmente i privilegi diplomatici, di cui si serve per accumulare armi ed esplosivi nelle sue sedi diplomatiche […]. Gheddafi ha nel mirino anche i governi arabi moderati, colpevoli, ai suoi occhi, di non voler proseguire la lotta militare contro Israele e di intratte­nere rapporti con i paesi occidentali. Esistono prove che la Libia ha soste­nuto piani per assassinare leader arabi come il presidente egiziano Mubarak e l'ex presidente sudanese Nimeiry [...]. Gheddafi nutre una particolare sim­patia per il gruppo di Abu Nidal, a causa dell'alto numero di successi da lui riportati nelle azioni terroristiche. La Libia ha poi dato asilo al famigera­to terrorista Carlos, che ha diretto una rete di terroristi mercenari. Il suo gruppo è responsabile di numerose azioni, fra cui la cattura dei ministri dell'OPEC tenuti in ostaggio a Vienna nel 1975. La ferma volontà di Ghed­dafi di colpire gli interessi degli Stati Uniti e di diffondere la sua filosofia ri­voluzionaria è alla base dell'ingerenza libica nell'America Latina. Tripoli considera il Nicaragua alla stregua di una propria base nell'America Cen­trale e, di conseguenza, tenta di rafforzare il regime sandinista di Managua.

In altri rapporti, pubblici o riservati, Gheddafi viene inoltre ac­cusato di sovvenzionare o di armare, in Spagna, l'ETA basca; in Ger­mania, la banda Baader-Meinhof; in Italia, i terroristi di Ordine Nuo­vo, di Prima Linea, delle Brigate Rosse e alcuni gruppi sardi e si­ciliani con velleità secessionistiche; in Francia, il movimento che si batte per l'indipendenza della Corsica. Il regime libico è inoltre con­dannato per essersi servito, fra il 1976 e il 1979, di ex agenti della ClA, come Edwin P. Wilson e Francis E. Terpil, per procurarsi armi e strumenti sofisticati e per addestrare i terroristi arabi. Nel marzo del 1985 la ClA elabora un rapporto di ventitré pagine, che dovreb­be restare segreto e che si intitola: Gheddafi e la Libia: una sfida agli Stati Uniti e agli interessi occidentali. Nel rapporto si sostiene che la Libia fornisce «denaro, armi, base operativa, assistenza di viaggio e addestramento a circa trenta gruppi eversivi, dislocati in Guatemala, El Salvador, Colombia, Cile, Repubblica Domenicana, Spagna, Tur­chia, Iraq, Libano, Pakistan, Bangladesh, Thailandia, Filippine, Niger, Ciad, Sudan, Namibia e altre otto nazioni africane. Interferenze di Gheddafi, sotto forma di aiuto finanziario all'opposizione o a esponenti di sinistra, sono rilevate in Austria, Gran Bretagna, Saint Lucia, Costarica, Dominica, Antigua e Australia».
Altre accuse al regime di Tripoli vengono mosse dagli oppositori di Gheddafi, che si sono rifugiati in vari paesi, fra i quali l'Egitto, il Marocco, la Gran Bretagna, l'Italia e gli Stati Uniti. Essi denunciano un tentativo di sequestro ai danni di Abdel Monein al-Huni, il 6 mar­zo 1976, e il tentativo di assassinare l'ex primo ministro di re Idris, Abdel Hamid al Baccusc, e l'ex membro del CCR, Mohamed al-Mugarieff, l'11 marzo 1985, alle porte di Alessandria d'Egitto. Anche la misteriosa scomparsa dell’iman Moussa Sadr finisce sul conto di Gheddafi. Secondo ricostruzioni abbastanza attendibili, egli sarebbe stato ucciso a Tripoli per errore, nell'agosto del 1978. In seguito, per cancellare le tracce del delitto, si sarebbe inscenata una finta partenza dell’iman per Roma, con il volo 881 dell'Alitalia. Ma a Roma Mous­sa Sadr non è mai giunto. (Da Gheddafi di Angelo del Boca, pp. 102-103)



Magari qualcuna di queste cose sarà stata un po’ esagerata, qualcuno di questi dati un po’ gonfiato, qualche dettaglio intrufolato abusivamente. Ma se anche solo la metà fosse vera, o un quarto, o addirittura un decimo, credo che potrebbe essere sufficiente per rifiutarsi di stringere la mano a quest’uomo. E di fare affari con lui. E stipulare accordi. Soprattutto quando si tratti di accordi che riguardano vite umane. E, a proposito di vite umane, andate a guardarvi questo filmato, che non credo abbia avuto grandissima pubblicità, per lo meno in Italia.

barbara


2 settembre 2009

GHEDDAFI

E dopo la storia romanzata, la Storia-Storia, in queste ricche pagine di Angelo Del Boca: la storia di Gheddafi tutta intera, senza sconti né per lui, né per i suoi avversari. Gheddafi poverissimo figlio di beduini cresciuto in una tenda – e la tenda, anche in vecchiaia, continuerà a preferire alle costruzioni in muratura, per alloggiarvi e dormirvi. Gheddafi che con sacrifici immensi riesce a studiare. Gheddafi con un nonno e un prozio uccisi dagli italiani in scontri a fuoco, un prozio impiccato dagli italiani, il padre ferito dagli italiani, lui, bambino, ferito e due cuginetti uccisi dall’esplosione di una mina italiana (tra noi e gli inglesi ne abbiamo lasciate 15.000.000, QUINDICI MILIONI). Gheddafi dalla profonda e intensa religiosità. Gheddafi che progetta e organizza e guida un colpo di stato per spazzare via la corruzione, per inaugurare una società giusta, con le coscienze guidate dalla religione e la politica governata da leggi eque mentre la sharia rimane fuori dalla porta. E … Gheddafi che ad un certo punto cambia traiettoria. Gheddafi ondivago che alterna discorsi violentissimi e minacciosi a inaspettate mani tese di cui, a questo punto, nessuno si fida. Gheddafi che comincia a non tollerare più alcuna opposizione, in un crescendo che arriverà fino all’eliminazione fisica, in patria e all’estero, di ogni oppositore. Gheddafi che diventa a poco a poco dittatore e padrone assoluto della Libia. Gheddafi che sostiene e finanzia organizzazioni terroristiche in tutto il pianeta. Gheddafi che accentua e snatura la propria devozione religiosa fino a trasformarla in fanatismo.
In una sola cosa, dalla prima giovinezza alla vecchiaia, Gheddafi non cambia mai: la propria ossessione antiisraeliana. Che non è serena critica di eventuali errori o torti di Israele; non è sollecitudine per i fratelli palestinesi; non è desiderio di pace in quella tormentata regione, no: è proprio ossessione isterica, che lo porta a reagire violentemente a ogni tentativo di arrivare a un accordo di pace, dato che l’unico obiettivo da perseguire, per lui, è la distruzione di Israele.
Angelo Del Boca, dalle dichiarate e manifeste simpatie terzomondiste, non risparmia certo critiche e strali agli avversari di Gheddafi, ma è storico troppo onesto per non riportare i fatti con la massima oggettività possibile concedendosi, al massimo, la soggettività di qualche giudizio a margine. Per questo anche il libro su Gheddafi, come tutti gli altri suoi, merita un’attenta lettura.

Angelo Del Boca, Gheddafi, Laterza

(E poi, naturalmente, vai a leggere qui)

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Angelo Del Boca Gheddafi Laterza

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 2/9/2009 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 settembre 2009

IN FIN DI VITA (CE LO METTO O NON CE LO METTO IL PUNTO DI DOMANDA?)

C’è una foto, sul Corriere di oggi, e probabilmente anche su altri quotidiani: una foto del signor al-Megrahi, quello che ha tirato giù l’aereo di Lockerbie, che dieci giorni fa è stato liberato perché gli restano solo tre mesi di vita (e qualcuno ha malignamente insinuato che magari invece i mesi che gli restano potrebbero anche essere sei) e che, dieci giorni fa, appunto, appariva così:



Beh, sul Corriere di oggi c’è, dicevo un’altra foto, questa:



e la didascalia dice “In fin di vita”. Ecco, guardiamolo bene, questo pover’uomo che, smentendo clamorosamente i soliti maligni che si immaginano, pensando male, di azzeccarci sempre, guardiamolo, in quel triste letto d’ospedale, con la mascherina ad ossigeno, con la cuffia in testa, con gli occhiali … OCCHIALI? Il moribondo per morire ha avuto bisogno di mettersi gli OCCHIALI? Ecco, io mi domando: ma fino a che punto siamo disposti a farci prendere per il culo?

barbara


1 settembre 2009

GHIBLI

Questo libro è nato da un’immagine, un uomo che torna a casa, dopo trent’anni all’estero, in pantaloncini da bagno e canottiera. Mio zio.
È nato anche dai ricordi di una donna cui miseria fascismo guerra emigrazione hanno dato coraggio e voglia di vivere. Mia madre.


È il primo settembre 1969, quando Gheddafi, con un colpo di stato, prende il potere, detronizza re Idris e diventa il padrone assoluto della Libia. E inizia la sua guerra contro gli italiani, che nel giro di un anno verranno cacciati tutti, dal primo all’ultimo, i loro beni confiscati, sbattuto in galera ogni traditore sorpreso ad aiutarli. Romanzo, questo libro, ma pieno di storia: le fughe rocambolesche, gli arresti arbitrari, la certezza che andrà a finir male ricordando la storia passata, i pogrom che avevano fatto piazza pulita degli ebrei, nel ’67 con la guerra dei Sei giorni ma anche prima, nel ’48, con la proclamazione dello stato di Israele, e prima ancora, nel ’45, perché qualche buon motivo per far fuori un po’ di ebrei si trova sempre. E poi squarci di storia passata, senza sconti per gli immani crimini della colonizzazione italiana, i campi di sterminio senza sopravvissuti, le deportazioni attraverso il deserto come gli armeni in Turchia, i gas, l’oscena impiccagione dell’eroe della resistenza libica Omar al Mukhtar ultrasettantenne – ma, come troppo spesso accade nella storia, non è sui responsabili di questi crimini che si abbatte, inesorabile e spietata, la vendetta di Gheddafi - e poi ancora il petrolio, i traballanti governi italiani, e le tante tragedie, grandi e piccole, che travolgono infinite esistenze, gli addii che si sa che saranno per sempre e straziano l’anima e le budella e li conosco, sì, li conosco questi addii per sempre che ti fanno a brandelli la carne e lo spirito e ripartire da zero, perché sei scappato con nient’altro che i vestiti che avevi addosso, e chi sa se avrai la forza di ricominciare. E poi il ghibli, il rovente vento del deserto che avvolge tutto e tutti in un’accecante polvere d’oro, e ottunde la mente e annichilisce il pensiero e fa venir voglia di rimandare tutto a dopo, quando sarà passato, ma non tutto si può rimandare a dopo, non tutto …
È un libro bellissimo, e drammaticamente vero: leggetelo.

Luciana Capretti, Ghibli, Rizzoli



barbara

sfoglia     agosto   <<  1 | 2  >>   ottobre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA