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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 agosto 2008

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

L’osso si è aggiustato! (Poi restano ancora altri problemi, sì, che mi costeranno ancora un po’ di dolori e di limitazioni e di soldi, vabbè …)



barbara


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7 agosto 2008

PER LA STRADA

Nera. Marrone anzi, per la precisione: di quel marrone talmente dolce che ti si scioglie in bocca. Coperta di colori ambrati, come un bosco in autunno; velata il capo ma di veli così belli, così colorati, così leggeri che paiono messi per ornare, più che per nascondere. Madonna quanto sei bella, penso. E nel momento preciso in cui sto cominciando a pensarlo, lei comincia a sorridermi, e il sorriso si allarga, invade tutto il suo viso, e il mio e i nostri corpi – e l’intera città, in un attimo, risplende del sole del suo sorriso, del mio sorriso, della sua bellezza, del nostro incontrarci e, in un solo istante, riconoscerci.


(immagine regalatami dall'amica "un'amica")

barbara


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4 agosto 2008

SUPERIORITÀ MORALE?

Quelli che seguono sono brani di dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a vari programmi televisivi dal terrorista infanticida Samir Kuntar, scarcerato da Israele il 16 luglio (in cambio delle spoglie dei due ostaggi assassinati da Hezbollah Eldad Regev ed Ehud Goldwasser).

TV Al-Manar, 16.07.08
Samir Kuntar: "L'arma è… una attitudine che è diventata una cultura della resistenza. È diventata la cultura delle generazioni che realizzeranno il sogno di annientare quella entità predatoria [Israele]. Permettetemi di commemorare un grande e leggendario comandante, l'eroe mujahid [combattente della jihad] e martire Imad Mughniyeh [il capo di Hezbollah per le operazioni terroristiche all'estero, responsabile di attentati con centinaia di vittime innocenti, ucciso a Damasco lo scorso febbraio). Voglio dire solo una cosa: Hajj Imad, saremo degni del sangue da te versato solo quando costringeremo questo nemico a rimpiangere i tuoi giorni".

TV Al-Manar, 17.07.08
Samir Kuntar: "Ieri a quest'ora ero nelle mani dei nemici. Ieri a quest'ora ero ancora nelle loro mani. Ma adesso non c'è nulla che desidero di più che incontrarli di nuovo. Chiedo ad Allah di farlo accadere presto. Si illude chiunque pensi che la liberazione delle terre libanesi e delle Fattorie Shabaa [conquistate da Israele alla Siria nel 1967, ma dal 2000 reclamate dal Libano come pretesto anti-israeliano] possa portare alla fine di questo conflitto".

TV Al-Jadid, 18. 07.08
Samir Kuntar: "C'è un morbo, in questa regione, chiamato Stato di Israele, che noi chiamiamo 'entità predatoria'. Se non poniamo fine a questo morbo, ci perseguirà sino in capo al mondo. Per questo è meglio sbarazzarsi di lui".

TV Al-Manar, 17.0708
Samir Kuntar: "Hezbollah ha continuato a cercare i dispersi, vivi o martiri. Non aveva nessuna ragione per compiere un'operazione in mio favore se non la sua fede nel valore della vita umana [sic]. Ricordo che il segretario generale [Nasrallah] una volta ha detto: 'Se Samir Kuntar è in prigione, significa che tutto il Libano è in prigione'. Ecco il valore della vita umana".

TV Al-Jadid, 21.07.08
Sceicco Atallah Hamoud, capo dell'Associazione Libanese per i Prigionieri e i Prigionieri Rilasciati: "Ecco un dono [un mitra] da parte della resistenza islamica per l'eroe liberato, il tenente colonnello Samir Kuntar. Mujahideen [combattenti della jihad] come Samir Kuntar e i suoi fratelli non si curano di se stessi perché hanno votato se stessi alla resistenza, alla causa, alla patria".
Voce narrante: "Il dono speciale della resistenza si combina con le parole di Kuntar, che ha giurato che questo mitra farà la sua parte nel vendicare il sangue dei martiri".
Samir Kuntar: "Questo è il più bel regalo, dopo la libertà stessa. Desidero porgere il mio saluto alla resistenza islamica e al segretario generale Nasrallah per la loro fiducia. Innanzitutto, questo è il modo con cui la resistenza islamica riafferma la sua fede in me come combattente. In secondo luogo, questo mitra farà la sua parte, ad Allah piacendo, nel vendicare il sangue di Imad Mughniyeh".

TV Future, 22.07.08
Samir Kuntar: "Se mi domandate se ho ucciso degli israeliani, sì l'ho fatto, Allah sia lodato, e ne sono orgoglioso. Se ne avrò la possibilità, ad Allah piacendo, ne ucciderò ancora. Per quanto riguarda i bambini, questa è un'altra storia. Una ragazzina venne uccisa durante l'operazione, nel fuoco incrociato. In tutte le operazioni che comportavano la cattura di ostaggi israeliani, gli ostaggi vennero sempre uccisi dai proiettili delle forze israeliane. Lo stesso è avvenuto nella mia operazione".
Intervistatore: "Cosa ha studiato [in carcere]?"
Samir Kuntar: "Scienze sociali".
Intervistatore: "Ha completato il suo master?"
Samir Kuntar: "No, me lo hanno impedito. Altri fratelli [in carcere] hanno completato il master, ma a me l'hanno impedito per ragioni che non conosco".
Intervistatore: "Intende completarlo ora?"
Samir Kuntar: "No. Ad Allah piacendo, farò un master diverso".
Intervistatore: "In cosa?"
Samir Kuntar: "Un diploma di master in resistenza armata".
Intervistatore: "Dunque Samir Kuntar questa sera sta dichiarando che…"
Samir Kuntar: "L'ho già dichiarato".
Intervistatore: "Ha dichiarato che avrebbe fatto parte della resistenza, ma oggi lei sta dicendo che sarà un combattente armato e che condurrà operazioni militari per la resistenza islamica".
Samir Kuntar: "Senza il minimo dubbio".
Intervistatore: "E' una cosa già decisa?"
Samir Kuntar: "Certamente, certamente, certamente. Lo dico tre volte".
(MEMRI, 23 luglio 2008 - da israele.net)

Queste sono le dichiarazioni dell’uomo che ha assassinato a sangue freddo una bambina di quattro anni, dopo averne assassinato il padre davanti ai suoi occhi, fracassandole la testa col calcio del fucile e poi afferrandola per i piedi e sbattendola contro una roccia per finirla. Qualcuno davvero pensa che l’averlo liberato in cambio dei cadaveri dei due soldati assassinati rappresenti una superiorità morale? L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame hanno condannato a morte – senza processo: bella democrazia! – centinaia di israeliani innocenti, donne, vecchi, bambini. L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame si sono resi complici attivi dell’assassinio di tutti gli innocenti che finiranno nelle mani di questi terroristi e di tutti quelli che verranno rapiti per scambiarli con altri assassini. L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame hanno le mani grondanti di sangue. Altro che superiorità e vittoria morale!



barbara


3 agosto 2008

TUTTI I GIORNI DI TUA VITA

«Papà non vorrà saperne di lui, vero? Mi manderà via come ha fatto con Regina …» singhiozzava Corinna, ed Eliana all’improvviso sentì salire in lei qualcosa che la rendeva più alta, più solida e robusta, ed era come se ogni parte del suo corpo fosse diventata di marmo o di bronzo, pronto a ergersi e incombere al di sopra di tutte le teste.
«La famiglia non è solo papà. Io non gli permetterò mai di cacciarti» disse Eliana scandendo le parole.

Sa scrivere, Lia Levi. Di quella scrittura piana che ti cattura e ti costringe a girare una pagina dietro l’altra fino a quando non giungi all’ultima in questo racconto in cui la Storia si intreccia alle storie – e quando la Storia è quella dell’Italia fascista e le storie sono storie di ebrei, ce ne sono di cose da raccontare. Storie in cui campeggiano splendide figure femminili, forti e coraggiose, capaci di prendere in mano la propria vita e riscattare le tante meschinità in cui altri si crogiolano.

Lia Levi, Tutti i giorni di tua vita, e/o



barbara


2 agosto 2008

CHE COSA VOGLIONO VERAMENTE I PALESTINESI?

Un articolo di un mese fa, utile per uno spunto di riflessione.

Naturale come il terrorismo palestinese

da un articolo di Bradley Burston

Ma cosa dovrebbe pensare una persona decente?
In una chiara e tranquilla mattina di Gerusalemme una donna sta guidando verso il cuore della città con accanto la sua piccola di 5 mesi. Non c'è nulla di cui aver paura. Non è una zona militare, non è un'area dell'occupazione, non è un insediamento. Ebrei vivono e lavorano in questa zona della città da più di cento anni (da quando l'hanno edificata, a ovest delle mura). Qui medici e infermieri ebrei si prendono cura di bambini e donne, anziani e infermi arabi sin dal 1902, quando sull'altro lato di questa strada venne aperto l'ospedale Shaare Tzedek.
Non c'è nulla di cui avere paura. Salvo per quell'uomo al volante di un bulldozer che ha deciso di uccidere degli ebrei. Non membri della sicurezza israeliana, non truppe d'occupazione, non uomini dei servizi segreti. Ebrei. Donne e bambini, anziani e infermi. Ebrei che potrebbero essere a favore di uno stato palestinese indipendente. Ebrei che non hanno nulla contro gli arabi. Ebrei che potrebbero essere attivamente impegnati contro l'occupazione. Semplicemente ebrei.
Quando inizia la mattanza, la donna al volante della propria auto fa ciò che gli ebrei hanno imparato a fare dalla Shoà, e da duemila anni prima della Shoà: mettere in salvo i propri bambini. A qualunque costo. Riesce a buttare la piccola fuori dall'auto attraverso il finestrino appena prima che l'Eroe di Palestina diriga la sua scavatrice da 10 tonnellate dritta sulla sua auto, schiacciandola completamente.
Non c'è voluto molto tempo – dopo che l'Eroe di Palestina aveva finito di ribaltare autobus pieni di ebrei, nonché di arabi, e di passare sopra ad altre auto, persino tornando indietro a schiacciarne una per la seconda volta – perché il dipartimento marketing e pubbliche relazioni di Hamas formulasse il suo elogio dell'attentato. "Lo consideriamo una reazione naturale alla quotidiana aggressione e ai crimini commessi contro il nostro popolo in Cisgiordania e in tutte le terre occupate", ha dichiarato alla stampa il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri. Naturale.
Semplicemente naturale.
L'attentato è giunto appena dopo l'ultima serie di tentativi, ad opera di vari gruppi laici, islamici ed ebraici, di fare pressione su chiese protestanti e stimate università affinché disinvestano dalla Caterpillar per via del fatto che le Forze di Difesa israeliane usano talvolta i suoi bulldozer per demolire delle case palestinesi. Vorrei sentirli ora. Almeno una volta.
Vorrei che disinvestissero dal terrorismo, anziché giustificarlo come un "naturale" prodotto dell'occupazione. Per una volta, vorrei che i miei fratelli e sorelle pacifisti fossero duri con i loro compagni palestinesi per aver preso un bulldozer e aver schiacciato degli ebrei, almeno quanto lo sono con Israele per la demolizione di edifici. Scrivete lettere a Ismail Haniyeh, a Mahmoud Zahar, a Sami Anu Zuhri. Protestate nelle vostre comunità, definendo per una volta il terrorismo per quello che è: intenzionale, spietato, premeditato, immorale. Assassino.
Cosa dovrebbe pensare una persona decente? Che va bene lanciare razzi su zone abitate durante un cessate il fuoco perché l'occupazione non è ancora finita? Che va bene schiacciare con un bulldozer civili ebrei perché l'occupazione non è stata ancora fermata e i coloni continuano a costruire delle case?
Cosa dovrebbe pensare una persona decente quando gruppi palestinesi fanno a gara nel rivendicare l'attentato col bulldozer? E quando uno di questi gruppi sono le Brigate Martiri di Al-Aqsa, che fa capo a Fatah?
Cosa dovrebbe pensare una persona decente quando l'uomo che guidava il bulldozer, lui stesso padre di due figli, un operaio edile di Gerusalemme est, era animato da un desiderio talmente grande di uccidere ebrei – per inciso, danneggiando e infangando la causa e il nome della Palestina – da superare i suoi sentimenti verso quella madre costretta a gettare il bambino dal finestrino pur di salvarlo?
Per quanto mi riguarda, vorrei chiedere una prova di che cosa i palestinesi vogliono veramente. Non credo più che si tratti semplicemente di uno stato indipendente. Ecco cosa ancora non mi va di ammettere: che per tutti questi anni, nel 2008 non meno che nel 1902, ciò che una massa critica di palestinesi brama sopra ogni altra, forse anche più di uno stato indipendente, potrebbe essere il semplice e vile brivido della vendetta: niente di più chiaro e netto che vedere ebrei morti e sepolti. (Ha'aretz, 2 luglio 2008 - da israele.net)

Non che ci si illuda che certuni davvero rifletteranno ma, come l’uccellino che porta nel becco la sua gocciolina d’acqua da andare a buttare sull’incendio, anch’io faccio la mia parte.



barbara


1 agosto 2008

LA VIOLENZA SESSUALE NELLA STORIA

Dallo stupro perpetrato nel XV secolo su una bambina di dodici anni agli efferati delitti di Jack lo squartatore alla fine del XIX secolo, ci viene offerta un’interessante panoramica su un tema che non conosce “basse stagioni”: la violenza sessuale, appunto, consumata principalmente sui soggetti più deboli: donne, bambini, minorati psichici. Spesso, in tutti i tempi, con molta più comprensione e condiscendenza per i violentatori che per le vittime. E quasi sempre, anche quando l’innocenza della vittima sia evidente e da tutti riconosciuta, risoltasi con una sostanziale impunità per lo stupratore, ora perché appartenente a famiglia di alto rango, ora per paura del disonore che colpirebbe la famiglia della vittima qualora la cosa si risapesse. E nonostante gli indiscutibili progressi compiuti in questo campo, sembra davvero che di strada da fare ne rimanga ancora molta.

La violenza sessuale nella storia, a cura di Alain Corbin, Quadrante Laterza



barbara


1 agosto 2008

E PENSARE ...



che fino a poco tempo fa era così bella ...


così affascinante ...


così elegante ...


Poi mi vengano a dire che il matrimonio alle donne non fa malissimo!

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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