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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 gennaio 2012

BESTIE A QUATTRO ZAMPE VERSUS BESTIE A DUE ZAMPE


 

Una femmina di leopardo uccide una femmina di babuino, per nutrirsi, ma nel momento stesso in cui termina di ucciderla e sta per cominciare a mangiarla, si accorge che attaccato al suo corpo c’è un piccolo appena partorito. E di colpo la belva a quattro zampe dimentica la preda, dimentica la fame, dimentica ogni cosa, perché una priorità assoluta si impone: un piccolo indifeso, da lei reso orfano, da accudire, da proteggere dai nemici, da scaldare nel freddo della notte.
Due maschi di umani entrano in una casa e uccidono, con efferata ferocia, due genitori, per il gusto di uccidere. Ne uccidono anche, con efferata ferocia, due cuccioli, per il gusto di uccidere. Terminata la mattanza stanno per andarsene, quando l’ultima nata, una bambina di tre mesi, comincia a piangere, e di colpo le belve a due zampe dimenticano il pericolo di essere sorpresi, dimenticano la necessità di allontanarsi il più in fretta possibile, dimenticano ogni cosa, perché una priorità assoluta si impone: una neonata, da loro resa orfana, da sgozzare.

E poi c’è qualcuno che festeggia il lieto evento dello sgozzamento, e qualcuno che chiama queste belve a due zampe eroi di cui essere fieri. E poi c’è qualcun altro che saggiamente e pacatamente ci spiega che con loro si deve fare la pace. E sicuramente ci sarà qualcun altro ancora che ci racconterà che questa, però, è un’altra storia.

barbara


30 gennaio 2012

REGALIAMOCI UN RIPASSINO DI STORIA

Che ogni tanto fa bene: per chi la storia la sa ma gli manca qualche dettaglio; per chi la sapeva ma l’ha un po’ dimenticata; per chi più o meno la sa ma con tutte le menzogne che girano è un po’ frastornato; per chi non la sa ma la vorrebbe sapere; per chi l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva un’altra chimera.

Restituzione e pulizia etnica

Cari amici,
durante una discussione con un lettore di IC, non proprio d'accordo con la nostra linea, è emerso un argomento importante, che mi accorgo di non aver mai trattato a sufficienza. Cerco di esporvelo qui, perché mi sembra che non solo io non ne parli abbastanza, ma sia proprio rimosso.
Il fatto è questo. Durante le trattative, e la propaganda infinitamente ripetuta che praticano secondo la ricetta di Goebbels ("mentite, mentite, alla fine vi crederanno tutti"), i "moderati" dell'Autorità Palestinese ripetono che precondizione delle trattative (che hanno appena abbandonato di nuovo "definitivamente", lo sapevate?
http://www.haaretz.com/print-edition/news/palestinians-peace-negotiations-with-israel-have-ended-1.409229) la "restituzione" dei "territori occupati" da Israele nei "confini" del "67".
Ora, sappiamo tutti che non si tratta di "confini", ma di linee armistiziali, come gli stessi stati arabi vollero precisare esplicitamente negli accordi armistiziali del '49, evidentemente con l'idea di cercare presto la rivincita per cancellarli. E sappiamo anche che non sono del '67, ma del '49, non la premessa di una guerra di conquista di Israele, che non c'è mai stata, ma la conclusione di una durissima e sanguinosissima autodifesa contro la "guerra di sterminio e di massacro" (così definita dal segretario della Lega Araba d'allora, 'Abd al-Rahman 'Azzam Pascià: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Israele).
Ma vale la pena di concentrarsi sull'altro elemento propagandistico: "restituzione". Si restituisce una cosa a qualcuno che l'aveva. Ma fra il '49 e il '67 chi aveva quei territori era uno stato che si chiamava Transgiordania, ritagliato abusivamente dagli inglesi nel '22 dal mandato che era stato loro affidato dalla conferenza di San Remo allo scopo di realizzarvi "la patria nazionale ebraica" (Jewish National Home). La Transgiordania si annesse la "Cisgiordania" e si fece chiamare da allora Giordania. Ma anche se la maggioranza dei suoi cittadini è più o meno parente o ha origini analoghe a quelle degli arabi che vivono dall'altra parte del Giordano, ha sempre rifiutato, ora come cinquant'anni fa, di dichiararsi "stato palestinese". Sono "hashemiti", dicono, legati a origini arabe (il che è vero per la dinastia regnante) e alla cultura beduina. Hanno anche rinunciato a ogni pretesa sulla "Cisgiordania" e stanno cercando di togliere la cittadinanza ai "palestinesi", stanziati lì da sempre.
E allora perché "restituzione"? Perché sono arabi anche loro, com'erano arabi anche gli egiziani che occuparono Gaza nello stesso periodo, senza però annetterla. Si tratta dunque di "restituire" agli arabi una terra che come arabi non avevano più governato dal tempo delle Crociate (quando era passata di mano dal califfato di Baghdad, arabo benché lontano) ai Mammelucchi e poi agli ottomani, entrambe dinastie turche). La richiesta della "restituzione" getta dunque molte ombre sull'autonomia nazionale "palestinese". Quel che conta è un governo arabo o anche solo islamico - tant'è vero che i "palestinesi" non hanno mai fatto "resistenza" contro giordani ed egiziani, certamente occupanti e con minor titolo degli israeliani, visto che col mandato internazionale di Palestina non avevano a che spartire.
Ma c'è di più, qualcos'altro che la dirigenza "palestinese" rimpiange e cui vuole con tutte le sue forze ritornare. Durante l'occupazione giordana, la situazione era questa: nella "Cisgiordania" non c'erano ebrei, non uno solo, non era loro permesso neanche venire in visita alle tombe, tanto meno pregare nei luoghi sacri. In Israele invece gli arabi c'erano, stavano bene e crescevano. Insomma, la situazione ideale, la stessa che ora vorrebbe Abu Mazen: un territorio "judenrein" (per dirla coi nazisti) in mano agli arabi, se non ai palestinesi, e una Israele che sarebbe stata prima o poi "conquistata dal ventre delle donne", come si espresse Arafat, se non dalle armi. Perché non c'erano ebrei nella "Cisgiordania" occupata dai giordani? Perché erano stati cacciati a suo tempo dai Romani, dai bizantini, dagli Abbassidi, dai Crociati, dai Mammelucchi ecc. ? Tutte queste cacciate erano avvenute, ma gli ebrei non si erano mai del tutto staccati dalla loro terra (che più delle pianure costiere che formano buona parte dello stato di Israele erano state proprio le colline di Giudea e Samaria). Ci erano sempre ostinatamente tornati.
No, c'era stata un'altra cacciata, una vera e propria pulizia etnica, l'ultima (o nelle speranze di Abu Mazen e dei "pacifisti", la penultima). Quella realizzata dai Giordani (e dai loro "consiglieri" britannici che ne inquadravano l'esercito secondo le tipiche modalità colonialiste). Durante la Guerra d'Indipendenza i giordani "ripulirono" sistematicamente tutte le antichissime residenze ebraiche (Gerusalemme, Hebron ecc.) e naturalmente anche i numerosi insediamenti moderni, le fattorie e i villaggi (buona parte dei quali è stata di nuovo popolata dopo il '67 diventando nel gergo arabo e "pacifista" le "colonie"). Si trattò di un'azione molto violenta che comportò per esempio la distruzione di tutte le sinagoghe del quartiere ebraico di Gerusalemme, la devastazione di tutte le case ebraiche ecc. (http://www.zionism-israel.com/his/Hadassah_convoy_Massacre-4.htm)
Fu un caso? Il frutto delle cieche violenze della guerra? Niente affatto. Il colonnello Abdullah el Tell, comandante locale della Legione Araba giordana, ha descritto la distruzione del quartiere ebraico, nelle sue Memorie: "Le operazioni di distruzione calcolati furono messe in moto...  Sapevo che il quartiere ebraico era densamente popolato da ebrei... Ho iniziato, pertanto, il bombardamento del quartiere con mortai, attuando danni e distruzione... Solo quattro giorni dopo il nostro ingresso in Gerusalemme il quartiere ebraico era diventato il loro cimitero. Morte e distruzione regnavano su di esso... All'alba di venerdì 28 Maggio 1948, il quartiere ebraico emerse distrutto in una nera nuvola, una nuvola di morte e agonia..." Il comandante giordano riferì ai suoi superiori: "Per la prima volta in 1.000 anni, non un singolo Ebreo rimane nel quartiere ebraico. Non un singolo edificio rimane intatto. Questo renderà impossibile agli ebrei tornare qui" (http://www.israpundit.com/archives/38787). Insomma fu una vera e propria deliberata pulizia etnica. Guardate qui alcune foto: http://proisraelbaybloggers.blogspot.com/2011/11/ethnic-cleansing-of-jerusalem.html.
"Anche se solo il Pakistan e la Gran Bretagna riconobbero la sovranità di Hussein su quello che i media mondiali continauano a chiamare, secondo l'ottica giordana "West Bank" "Cisgiordania" e "Gerusalemme Est", la parte orientale di Gerusalemme e il resto di Giudea e Samaria fu oggetto di una vera e propria pulizia etnica dei suoi ebrei.
Ebrei vissero in tutte le parti di Gerusalemme da secoli, tutt'intorno al  Monte del Tempio, fino al 1948 quando i soldati di re Hussein ne uccisero molti e costretto il resto fuori. Per 19 anni il re Hussein di Giordania non solo ha reso la parte orientale di Gerusalemme (la sola su cui aveva potere, lo avrebbe fatto dappertutto se avesse potuto) "judenrein", ma ha sradicato i simboli ebraici. I cimiteri furono vandalizzati. Lapidi ebraiche furono utilizzate per strade e servizi igienici. 58 sinagoghe ebraiche nella Città vecchia distrutte o trasformate in stalle per cavalli. Il tentativo giordano di cancellare ogni traccia di presenza ebraica quasi riuscì, ma fu sconfitto dagli israeliani nel giugno del 1967." (http://www.palestinefacts.org/pf_independence_jerusalem.php). Per questo è sbagliato parlare di occupazione israeliana di Gerusalemme e bisogna capire che fu una liberazione.
Il paradosso vuole che i "nuovi storici" israeliani hanno attentamente analizzato ogni traccia di un presunto tentativo israeliano di fare pulizia etnica nel '48-49 dai territori su cui avevano potere (trovando tracce di qualche incidente, ma nulla di più, come provano le centinaia di migliaia di arabi che non accolsero l'appello degli eserciti arabi a fuggire dalle loro case e sono rimasti indisturbati da allora, moltiplicando numeri e ricchezza. E oggi i palestinesi e i loro amici all'Onu e nei giornali di sinistra accusano Israele di voler "giudeizzare" Gerusalemme. Ma la pulizia etnica giordana non è ricordata, né indagata dagli storici. E soprattutto non si parla del progetto "palestinese" di ripeterla sui territori che saranno loro assegnati e possibilmente su tutta Israele.
la questione delle "colonie" è tutta qui, un affare di pulizia etnica, la riproduzione oggi di quel che  avvenne in passato, di quel che progettava instancabilmente Amin Al Husseini, il muftì di Gerusalemme amico di Hitler (http://blogs.jpost.com/content/same-message-different-mufti-rhetoric-1940s-2012). Non dimentichiamolo, la restituzione della terra vuol dire per gli arabi la sua pulizia etnica.

Ugo Volli  (informazione corretta)

Sì, la questione è davvero tutta qui: i nuovi nazisti hanno tentato di portare a termine l’opera dei vecchi nazisti di Hitler, non ci sono riusciti, e allora stanno continuando a chiedere al mondo di aiutarli a farlo. E il mondo sta continuando a cercare il modo di farlo senza farsi notare troppo. Pare che Hitler abbia detto una volta: “Il mondo ci ringrazierà per avergli fatto il lavoro sporco”. Non si sbagliava.

barbara


29 gennaio 2012

SOLIDARIETÀ A PEPPINO CALDAROLA

Ciò che gli è accaduto, credo, lo sapete tutti: si è permesso di criticare una vignetta di Sua Altezza Serenissima il signor Vauro – quella vignetta, per la precisione, di cui mi ero occupata qui. E che cosa ha fatto quel campione dell’umorismo, quel campione della libertà di pensiero di parola e di stampa, quel campione della libertà di critica del signor Vauro? Lo ha denunciato. E il giudice ha dato ragione al campione ecc. ecc. signor Vauro: ha deciso che sì, Caldarola gli aveva fatto la bua e lo ha condannato a un risarcimento danni di 25.000 euro (e, per inciso, anche il post in cui Caldarola, nel suo blog, informa sull’accaduto, è servito da spunto alla ben nota feccia antisemita per scatenarsi una volta di più vomitando tutto il proprio consueto becerume).
Nell’esprimere dunque a Peppino Caldarola tutta la mia stima e tutta la mia solidarietà, faccio mia la proposta di Silvana De Mari: se la condanna dovesse essere confermata in appello, tassiamoci tutti per dieci euro a testa per pagare il risarcimento. Perché la libertà di critica non è qualcosa che riguarda il Tizio o il Caio di turno: riguarda tutti noi.

          

barbara


28 gennaio 2012

UN SOGNO TRAMANDATO DAL FARAONE AL 1938

Mi chiamo Anna. Ho dodici anni. Ho occhi e capelli castani. La mia adolescenza è appena iniziata. Ma la mia vita sta per finire. Mi chiamo Rebecca. Ho cinque anni. Ho occhi azzurri e capelli biondi. Non festeggerò mai il mio compleanno di sei anni. Mi chiamo Isaac. Non so esattamente quanti anni ho. Forse uno. Forse due. L’unica cosa certa è che mi hanno separato dalla mia mamma. E che non la rivedrò mai più. Mi chiamo Ruben. Sarei dovuto nascere tra due mesi. La mia anima non giungerà mai in questo mondo. Qualcuno ha deciso che non meritiamo di vivere. Che siamo colpevoli di una diversità insopportabile. La lingua parlata dai nostri genitori è troppo differente da quella del posto. Il nostro modo di vestire non segue sempre le mode dettate dagli stilisti. I nostri nomi, durante l’appello, risuonano come suoni stranieri tra le mura di scuola. La nostra identità è troppo sentita per passare inosservata. Il nostro orgoglio come nazione troppo potente per rimanere silente. Coloro che ci hanno negato il futuro avevano un unico progetto in testa. Un sogno tramandato dal faraone fino al 1938. Cancellare per sempre l’esistenza del popolo a cui apparteniamo. Annientare il nostro presente per evitare un nostro domani. Un disegno, grazie a D-o, mai trasformato in realtà. Voi, che vi trovate lì oggi, a leggere comodi in una sinagoga o tra le accoglienti pareti di casa, potete scegliere. Se piangere per noi, commiserandoci e ricordandoci. O riportarci in vita. Quando una bambina di nome Anna compirà dodici anni e prenderà su di sé tutte le mizvot. Quando una bambina di nome Rebecca accenderà una candela al venerdì sera. Quando un bambino di nome Isaac pronuncerà ‘torà’ tra le sue prime parole. Quando un bambino di nome Ruben vedrà la luce e farà il brit milà all’ottavo giorno. Il sogno dei nostri nemici andrà in frantumi. E voi ci avrete ridato la nostra vita rubata.

Gheula Canarutto Nemni 

In realtà l’amica Gheula si dimostra, nel titolo, straordinariamente ottimista: quel sogno dura tuttora, purtroppo. Lo vediamo quotidianamente, in certi commenti immondi nei nostri blog, nei siti, nei forum, negli articoli di giornale, in certe sentenze di tribunale. Ma noi siamo qui, incrollabilmente determinati a mandare in frantumi quel sogno. E magari anche i sognatori.

 

barbara


28 gennaio 2012

OGGI 84 UCCISI IN SIRIA

Ecco cos’era tutto quel casino sulle strade, grida, proteste, bandiere siriane bruciate, richieste di boicottaggio, invocazioni all’Onu per una risoluzione di condanna, sit-in davanti ai consolati, urla di insulti, promesse di vendetta: quello era!

barbara


27 gennaio 2012

I GIUSTI - QUELLI GIUSTI E QUELLI NO

Tendenze della Memoria

È ragguardevole il numero di quelli che hanno salvato gli ebrei nel corso della Seconda guerra mondiale. In Italia il numero dei salvatori auto-certificati di ebrei ha raggiunto i 270 milioni. Ormai si pensa di aprire una sede ufficiale a Collodi.

 

Il Tizio della Sera

Una volta, in risposta a una mia lettera al giornale, un tizio mi ha scritto raccontando che dal primo gennaio del 1942 al 31 dicembre del 1945 aveva tenuto nascosto in casa propria un ebreo (evidentemente doveva essere un ebreo molto preciso nel decidere con le date dei suoi nascondimenti) dividendo con lui lo scarso pane e l’ancora più scarso companatico, oltre che rischiando quotidianamente la vita, e “dopo oltre mezzo secolo sto ancora aspettando il bene di un grazie”. Gli ho fatto cortesemente presente che per tutto il 1942 e due terzi del 1943 non solo nessun ebreo italiano aveva bisogno di nascondersi, ma arrivavano addirittura, in fuga da Austria e Germania, un gran numero di ebrei stranieri a cercare rifugio qui, dove la situazione per gli ebrei era senz’altro scomoda, ma non pericolosa; e che negli ultimi due terzi del 1945 nessun ebreo in nessuna parte del mondo si doveva nascondere, perché la guerra era finita. Si è incazzato come una bestia, accusandomi di credere più alle favole degli ebrei che alle parole di un testimone.

Una volta, durante un corso di aggiornamento, una collega, più anziana di me, ha raccontato che qualche anno dopo la fine della guerra è arrivata all’albergo di cui era proprietaria la sua famiglia una famiglia dall’Australia, chiedendo di suo padre. Saputo che era morto qualche mese prima, sono apparsi in preda al più grande sconforto, sembravano addirittura disperati. Lei, all’epoca bambina, non riusciva a spiegarsi questo comportamento, dato che non li aveva mai visti prima, e dunque sicuramente non dovevano essere amici o parenti. La madre allora le ha spiegato che erano ebrei, che nel corso della guerra erano capitati nel loro albergo. Erano riusciti a trovare un imbarco per l’Australia e avevano con sé un cofanetto di gioielli, con cui avrebbero potuto mantenersi nei primi tempi. Potendo essere fermati in qualunque momento, non si fidavano però a portarlo con sé, e d’altra parte era impensabile spedirlo; allora il padre della collega si era offerto di portarlo lui a Genova, viaggiando separatamente da loro, e così avevano fatto. Il disturbo era stato minimo, e di rischi non ne aveva corsi, ma i beneficiari del favore avevano sentito il dovere di intraprendere il viaggio dall’Australia unicamente per incontrare il loro benefattore, per dimostrargli che la sua azione era andata a buon fine, consentendo loro di salvarsi, e per ringraziarlo. 

 

barbara


26 gennaio 2012

FINO A QUANDO?

 

God ... God... God almighty, when will it end?
A moment of silence isn't enough for six million.
We'll never be able to understand the magnitude of this tragedy.
They had dreams of a final solution.
Everyone went to sleep, and that was their last day.
One by One a people was almost annihilated.
Even the bravest didn't survive.
None were human, all were just numbers.
Standing in a long line with no tomorrow in sight.
So much crying without a single tear.
So many endings and that was just the beginning.
Lots of prayers and shouts, but no one heard a sound.
And how could the Messiah not come to rescue us?
We were moving targets in Satan's shooting gallery.
Impossible to hide and nowhere to run to.
Temperature rising, our feet sticking to the ground.
From dust to dust, our souls go to Heaven.

The trains to death, the web of lies.
The helpless still struggling for life.
Murdered, robbed, that's it for their souls?
Identified only by numbers but their names won't be forgotten.
Freedom vanished, yet the hope remained.
The soul survived, our eyes looking towards Eretz Y'Israel.
A massacre without reason.
A sea of victims.
Those tired out with yellow stars on their shirts.
And were sent in to the flames.
How is it possible to steal dreams from kids.
In a time when adults' memories are stolen?
What did I do so horrible that there's no forgiveness.
I always said "Amen" after every prayer.
Now running through my head are thoughts of quitting.
Tell me, how did we lose.
our photos of mortals?
Feeling what happened to us in the Holocaust.
Sixty years ago and it's still engraved in our souls.
A big scream stuck in my throat.
Six Million! Etched in my memory.
What mistake created anti-Semitism?
Who gave man the authority to annihilate a culture?
From the Star of David almost nothing survived.
I'll wear mine, all my life never taking it off.
So that in the future.
We won't return to these same mistakes..
To remind me to always keep my eyes open.
And to teach me not to become prey within a cell.
There's not another life cowering in fear.
To be honoured in life, and to die with honor.
The code for Heaven is survival.
The sun will rise and the sun will set.
The rain will come and wash everything away.
The circle of life is true.
If there's life after death.
We'll wait for them there!
God...God...
God Almighty, when will it end?

God...God...
God Almighty, when will it end?

barbara


25 gennaio 2012

DEMOCRAZIA

C’era da decidere se l’anno prossimo si manterrà in sistema attuale o si introdurrà la settimana corta, con due rientri pomeridiani e il sabato libero, e dato che siamo una democrazia avanzata, per poter decidere nel modo migliore sono stati consultati tutti gli interessati, ossia scolari e insegnanti. Circa il 99% degli scolari hanno optato per il mantenimento del sistema attuale (“Per avere libero il sabato mattina che poi non saprei neanche cosa farmene dovrei passare a scuola due pomeriggi alla settimana? Ma siamo matti?!”). Noi insegnanti abbiamo già cinque giorni di insegnamento alla settimana; la differenza fra il sistema attuale e la settimana corta è che adesso il giorno libero ce lo scegliamo noi mentre con la settimana corta ci viene imposto. E con in più i rientri pomeridiani a cui va aggiunto, a turno, l’obbligo di sorveglianza in mensa (con diritto, però, a un piatto di pastasciutta e un bicchiere d’acqua. Io lo so perché me lo sono beccato diverse volte l’anno scorso come ora di supplenza. Volendo però si può avere anche qualcosa di più: basta pagarlo di tasca propria). E avendo già uno o due pomeriggi di attività a scuola, potremmo trovarci ad avere anche tre o quattro pomeriggi a scuola, restando poi, a casa tutte le altre cose da fare: preparazione, correzioni, aggiornamento registro, compilazione di verbali e scartoffie varie. Per tutte queste ragioni la percentuale di insegnanti che hanno optato per il mantenimento del sistema attuale è stata anche più alta di quella degli scolari.
QUINDI nelle alte sfere è stato democraticamente deciso che dal prossimo anno scolastico verrà introdotta la settimana corta. (E le scuole che non hanno la mensa? C&##i loro)

barbara


24 gennaio 2012

SHIR HASHIRIM, IL CANTICO DEI CANTICI

Per non dimenticare.

 

Perché c’è sempre chi dimentica, eccome se c’è.

barbara


23 gennaio 2012

GLI EBREI ORTODOSSI E LE DONNE: CHE COSA DICE LA TORAH?

La lussuria, la modestia e il Talmud

La rilevanza religiosa della modestia può essere disgiunta dal desiderio maschile di controllo sul corpo delle donne? Considerando i recenti avvenimenti, in Israele, sembrerebbe proprio di no.
Il mese scorso Naama Margolese, una innocente bambina di otto anni che vive a Beit Shemesh, vestita modestamente, ha descritto come alcuni estremisti religiosi – tutti uomini – l’abbiano umiliata e le abbiano sputato addosso perché ritenevano che non fosse vestita in maniera abbastanza modesta mentre camminava verso la scuola religiosa che frequenta. E capita sempre di più che gli autobus pubblici, in Israele, applichino una segregazione di genere imposta dai passeggeri ultraortodossi sia all’interno che in vicinanza delle zone da loro frequentate. E guai alle ragazze e alle donne che rifiutano di spostarsi nel retro dell’autobus.
Tutto ciò rientra in una battaglia più ampia in corso in Israele fra gli ultraortodossi e il resto della società israeliana, che dibatte del ruolo delle donne nella società, del diritto stesso di essere una presenza visibile e di occupare un posto nella sfera pubblica.
Cosa c'è dietro a questi eventi destabilizzanti?
Ci viene raccontato che sono l’effetto della concezione religiosa della modestia, secondo la quale le donne devono essere coperte e tenute nascoste in modo che gli uomini non generino pensieri impuri. Da un principio religioso destinato a regolare gli impulsi sessuali maschili si arriverebbe poi ai maschi che hanno il controllo sul corpo delle donne.
Non è un problema esclusivamente ebraico, ma il Talmud, il fondamento della legge ebraica, ci propone una risposta forse sorprendente: la responsabilità di controllare i pensieri licenziosi degli uomini sulle donne ricade in maniera chiara sugli uomini.
Ancora più esplicitamente il Talmud dice: “E' un problema tuo, signore, non suo (di lei)”.
I maschi ultraortodossi in Israele che vorrebbero esercitare un controllo sulle donne sostengono che le stanno onorando. E dichiarano: “Non trattiamo le donne come oggetti sessuali come fate voi nella società occidentale. Le nostre donne sono più che corpi, e questo è il motivo per cui i loro corpi devono essere completamente coperti”.
In effetti, però, le loro azioni rendono le donne oggetti, ipersessualizzati. Pensateci: dicendo che tutte le donne devono nascondere il proprio corpo dicono che ogni donna è un oggetto che può scatenare gli impulsi sessuali di un uomo. Quindi, ogni donna che attraversa il loro campo visivo è vista a seconda di quanta parte del suo corpo è coperta. Non è vista come una persona nella sua interezza, solo come una potenziale tentazione a peccare.
Ovviamente quando si giudica un essere umano di sesso femminile solo attraverso l’immaginazione sessualizzata di un uomo è anche possibile trasformare una ragazzina modesta di otto anni in una seduttrice e una prostituta.
La realtà è che stiamo parlando di una mentalità che colpevolizza le vittime. Sposta la responsabilità di gestire gli impulsi sessuali maschili dall’uomo stesso a ogni donna che egli potrebbe incontrare. È una mentalità collegata con l’affermazione “Se l’è cercata”.
Così la responsabilità ricade sulle donne. Per proteggere gli uomini dai loro impulsi sessuali, le donne devono eliminare la femminilità dal loro aspetto pubblico, eliminando anche la più piccola prova evidente della propria identità sessuale.
E tutto questo viene compiuto in nome della Torah e della legge ebraica.
Si tratta in realtà di una totale perversione. Il Talmud, il fondamento della legge ebraica, riconosce che un uomo può essere sessualmente eccitato dalle donne ed effettivamente si preoccupa degli impulsi e delle attività sessuali al di fuori del matrimonio. Ma non dice alle donne che ricade su di loro la responsabilità dei desideri sessuali degli uomini. Si tratta piuttosto di una responsabilità che sia il Talmud che i Codici successivi di Leggi ebraiche attribuiscono agli uomini.
Il Talmud dice che ad un uomo è vietato guardare con intenzioni erotiche una donna, che sia bella o brutta, sposata o non sposata. Alcuni rabbini talmudici posteriori estendono questo divieto anche “al dito più piccolo” e “ai suoi vestiti colorati – anche se sono stesi ad asciugare”.
Per trasformare queste in affermazioni della responsabilità delle donne bisognerebbe chiedere alle donne ebree che si coprano anche le mani e che non facciano asciugare i vestiti in luoghi pubblici. Nessuno ha ancora affermato una cosa del genere. Non ancora, per lo meno.
Il Talmud in effetti dice al maschio religioso: Se hai un problema, gestiscilo. È lo sguardo maschile - il modo in cui gli uomini guardano le donne - che deve essere privato di implicazioni sessuali, non le donne stesse in pubblico. La certezza che gli uomini non vedano le donne come oggetto di gratificazione sessuale è esclusivamente sotto il controllo degli uomini.
La tradizione ebraica insegna agli uomini e alle donne, alla stessa maniera, che dovrebbero essere vestiti con modestia. Ma la modestia non viene definita, né tratta principalmente di quanta parte del corpo è coperta. Si tratta di comportamenti. Si tratta di riconoscere la necessità di non essere al centro dell’attenzione. Si tratta di impersonare il richiamo alla modestia del profeta Micah: impara a “Camminare umilmente con il tuo D.”
Naama, a otto anni, avrebbe alcune cose sulla modestia da insegnare, ai suoi aggressori.

Rav Dov Linzer

rav Dov Linzer è il rettore della Yeshivat Chovevei Torah Rabbinical School, Riverdale-Bronx (Usa).

(The New York Times - 20 gennaio 2012, versione italiana di Ada Treves)
 
 

Evidentemente i super-extra-ultra-mega ortodossi che si turbano a vedere qualche centimetro di braccia di una bambina i otto anni, oltre al vivere civile, oltre al rispetto, oltre alla dignità, oltre alla decenza, avrebbero un po’ da imparare anche su quella Torah in nome della quale pretendono di agire. Ma le donne, per fortuna, anche quelle ortodosse, lo sanno.
 
 

barbara


22 gennaio 2012

CHIEDO AIUTO AGLI ALTRI UTENTI DEL CANNOCCHIALE

Dopo la (ennesima) burrasca dei giorni scorsi, sembra che il cannocchiale abbia ripreso a funzionare. A me però rimane un problema: non mi fa più inserire immagini. Se clicco “carica” compare l’immagine che indica che sta caricando, e va avanti all’infinito, senza arrivare a caricare mai; se clicco “cerca nel server” mi compare l’indicazione di errore, e se chiedo i dettagli viene fuori questa scritta:

 

URL requested: "http://www.ilcannocchiale.it/ckfinder/core/connector/aspx/cannector.aspx?command=lnit&type=lmages"

Server response:

Status: 200

Response text:

<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "hitp://www.w3.org/TR/xtml1 /DTD/xhtml1-transitional.dtd">

<html xmlns="http://rnww.w3.org/1999/xhtml" >

<head>

<title>Errore</title>

</head>

<body>

<span style="font-size: 11pt; color: #1f497d; font-family: 'Calibri','sans-serif"'>si

&egrave; verificato un errorre durante l’elaborazione della pagina, si prega di riprovare

pi&ugrave tardi.</span>

</body>

</html>

Al cannocchiale ho già scritto due volte, ma come sempre nessuno risponde. Qualcuno mi sa dire che cosa significa quella roba e, soprattutto, cosa posso fare per poter tornare a postare immagini? Vedo che in altri blog le immagini vengono postate, il che sembrerebbe significare che si tratti di un problema mio, ma dato che le ho sempre postate, e che tutto il resto funziona, non riesco davvero a capire dove stia il pasticcio. Grazie

barbara


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21 gennaio 2012

DISARMATI

Così, a quanto leggo, erano i quattro soldati francesi uccisi in Afghanistan: disarmati. Ora, non è che per il fatto di essere nata in aeronautica militare mi voglia spacciare per esperta di cose militari per carità ma, semplicemente con mezza briciola di buonsenso, mi domando: ma si manda in guerra la gente disarmata?! Adesso quel signore specializzato in collezioni di mogli superfighe  dice che bisogna ritirarsi, e anche quella è una possibilità, non dico mica di no, ma non sarebbe stato meglio provvedere prima dando un’arma in mano a quei poveracci? Sono stati uccisi da un uomo solo, dicono: sarebbero morti se fossero stati armati? Sarebbero anche solo stati attaccati, se fossero stati armati? Comunque, dice sempre il signore di cui sopra, per prima cosa si sospenderanno gli addestramenti. Eh già, perché dei soldati addestrati magari potrebbero anche – non sia mai! - riuscire a difendersi. E uno si chiede: ma quello lì è semplicemente un utile idiota o... ?

barbara


20 gennaio 2012

APPELLO

Ricevo da lei e pubblico questo appello che spero sarà raccolto e diffuso dal maggior numero possibile di persone.

barbara

Ciao! Posso chiedere a te e ai tuoi amici una piccola cortesia? La UILDM di Catania (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), di cui io faccio parte, sta partecipando a un concorso di 1ClickDonation. Tutto ciò che vi chiedo è di entrare nel link http://www.1clickdonation.com/gallery.php?id_onlus=1508 e cliccare MI PIACE. Abbiamo bisogno di tantissimi CLICK. ASSOLUTAMENTE GRATUITO. Grazie a tutti per la collaborazione! Spargi la voce su fb...

concy31


19 gennaio 2012

L’ULTIMO ELFO

L’ultimo, perché gli altri sono stati tutti sterminati. Perché sono una razza strana, sapete, gli elfi: pensate che tutto ciò che di brutto accade nel mondo, accade per colpa loro, lo sanno tutti che è colpa loro, anche se nessuno sa perché, e quindi prima bisogna impedire che si mescolino agli umani rinchiudendoli nel posto dove devono stare gli elfi, poi, per maggiore sicurezza, è meglio eliminarli del tutto. E anche chi li protegge rischia di passare un bel po’ di guai. Eppure si trova chi possiede ancora il dono della pietà, si trova qualche giusto che accetterà di correre ogni rischio per salvare la vita del piccolo elfo, e questa è un’azione grandissima, perché chi salva una vita, sapete, salva il mondo intero – e non è un modo di dire, neanche per sogno, perché il salvato potrà poi salvare qualcun altro, che a sua volta salverà qualcun altro ancora che...
E poi c’è la seconda parte, L’ultimo drago, e i draghi no, non sono stati sterminati – e chi mai potrebbe? Chi mai oserebbe? – e però anche la loro storia è tutta da scoprire, soprattutto quando si va a intrecciare a quella di un popolo di schiavi che ha deciso di voler diventare un popolo di uomini liberi, e per riuscirci dovrà combattere contro nemici potenti e spietati, e attraversare il deserto e raggiungere il mare, perché è lì, solo lì che potranno riacquistare la libertà, e la dignità, e la giustizia.
È una fiaba delicatissima, questa, perché Silvana De Mari non sopporta le ingiustizie e non è disposta a passarle sotto silenzio, ma ai bambini non si possono dire cose brutali in modo brutale, e dunque le racconta in forma di fiaba: i bambini sicuramente capiranno. E noi, che bambini non siamo, forse possiamo capire anche un po’ di più.

Silvana De Mari, L’ultimo elfo, Salani

 

barbara


17 gennaio 2012

E NON SI RIESCE A CREDERCI

Ieri improvvisamente, senza una sola ragione al mondo, mi è venuta in mente una compagna di liceo, e mi è venuta la curiosità di sapere che cosa ne fosse stato di lei, se avesse combinato qualcosa di interessante. Per fortuna oggi c’è San Google, che risponde a tutte le domande, e così ci sono andata e ho digitato il suo nome. C’era, infatti. La prima pagina era quella degli “amici del liceo Tito Livio”, che esprimevano il proprio cordoglio per la prematura scomparsa della collega, un mese fa. Aveva un anno meno di me, perché era intelligente quanto basta da poter andare a scuola a cinque anni. E non riesco a farmene una ragione. Si sa che la gente muore, certo, anche giovane, anche molto più giovane di così, ma la porta accanto ci si immagina sempre che debba essere immune.
Ciao Paola.

 

 

barbara


16 gennaio 2012

1944, UNO DEI TRENI

Non avere paura di niente, bambino mio.
Non avere paura.
Ci aspettano prati infiniti, sotto cieli sterminati.
I prati si riempiranno di fiori al nostro arrivo,
i cieli si riempiranno di stelle.
Tieni i tuoi piccoli occhi chiusi,
e non vedrai più il treno;
non lo sentirai nemmeno.
La tua bocca è secca, perché abbiamo il deserto da attraversare.
Il rumore che hai nelle orecchie è quello del vento nelle dune.
La manna cadrà dal cielo, e noi non avremo mai più fame.
Noi impareremo a volare.
La terra del latte e del miele è dall'altra parte del sole.
Per arrivarci bisogna morire.
La morte ha i colori dell'alba, il rumore delle onde, e l'odore del sale.

Gli uomini e le donne un giorno dissero a Dio,
il cui santo Nome non si può nominare,
ma sui treni tutto è permesso, anche questo:
-Signore ci hai abbandonato.
Anche la Speranza se n'è andata.-
E l'Altissimo rispose:
-Non era lei l'ultima compagna che vi avevo lasciato,
ma sono le storie,
la forza di raccontare.
Anche nel fondo dei ghetti
dove vi hanno chiuso,
nei lazzaretti, sui treni,
dietro i fili spinati,
potete ancora chiudere gli occhi
e aprire le ali.-
E allora ascolta bambino mio, non smettere mai di ascoltare.
E non avere paura di niente, bambino mio.
Non avere paura.
Al di là del sole
la terra del latte e del miele non aspetta che noi.
I cieli si riempiranno di stelle,
tra cui impareremo a volare.

La morte è un bel gioco;
è lei l'ultima compagna,
quando la speranza è finita,
quando le labbra spaccate dall'arsura,
le lingue tagliate
non riescono più a raccontare.
Quando l'orrore ha tagliato le ali.
È lei l'ultimo dono.
Sia lode all'Altissimo per la sua pietà.          

Silvana De Mari


E noi che abbiamo ancora labbra
e noi che abbiamo ancora lingua
e noi che abbiamo ancora vita
non ci stancheremo di ricordare
non ci stancheremo di raccontare.
È questo l’ultimo dono
alle vittime innocenti.

barbara


15 gennaio 2012

IRAN: NON SOLO BOMBE

Allarme sulla prevista esecuzione dei familiari imprigionati dei residenti di Ashraf e un appello per salvare le loro vite

Domenica 15 Gennaio 2012 17:39

CNRI - La Resistenza Iraniana mette in guardia sul rischio di esecuzione di un numero di prigionieri politici solo a causa della loro visita ad Ashraf prima del 2009, essendo familiari dei residenti di Ashraf, a sostegno dell’OMPI, o perché hanno dato soldi all’OMPI condannati di "Moharebeh" (lotta con Dio) secondo la fittizia accusa dei mullah. La Resistenza Iraniana chiede a tutte le istituzioni e alle organizzazioni per i diritti umani un'azione urgente per salvare le loro vite.
Il brutale giudice Salavati ha emesso una seconda sentenza di morte per il prigioniero politico Javad Lari, 56. Il signor Lari, un famoso mercante Bazar di Teheran, è stato arrestato il 15 settembre 2009 per la sua visita ad Ashraf. Il signor Lari che ha anche trascorso quattro anni in prigione nel 1980 per il suo sostegno all’OMPI, soffre di diverse malattie e ha avuto diversi attacchi di cuore in carcere.
Il ministero dell’Intelligence Iraniano sta pianificando di condannare a morte il prigioniero politico Ali Moezzi, 63 anni, in un tribunale illegale. E’ uno dei prigionieri politici del 1980 che è stato arrestato l'11 novembre 2008 a Teheran per aver visitato i suoi due figli ad Ashraf. Il 15 giugno 2011, è stato arrestato per la terza volta in condizioni di salute estremamente precarie pochi giorni dopo un intervento chirurgico per cancro.
In seguito è stato trasferito in isolamento nella sezione 209 della prigione di Evin. E’ stato arrestato a causa della sua partecipazione alla cerimonia di sepoltura di Mohsen Dogmechi che era un prigioniero politico sostenitore dell’OMPI che è stato straziato a morte privandolo delle cure mediche.
La vita di tre altri membri delle famiglie dei residenti di Ashraf e sostenitori dell’OMPI, Mohsen e Ahmad Daneshvar e Abdolreza Ghanbari che sono stati arrestati durante le rivolte del 1988 e sono stati condannati a morte, è in pericolo.
Daneshpour Mohsen, 67 anni, è stato arrestato insieme al figlio, alla moglie e a due suoi parenti il
??27 dicembre 2009. In seguito, lui e suo figlio, Ahmad Daneshpour, sono stati condannati a morte in un tribunale illegale dei mullah. La ragione di tali brutali sentenze era che suo figlio e suo fratello sono a Campo Ashraf. I suoi due fratelli, Morteza e Mostafa, sono stati giustiziati da parte del regime dei mullah nel 1981.
Gholamreza Khosravi Savadjani, un altro prigioniero politico, è nel braccio della morte con l'accusa di aver fornito assistenza finanziaria all’OMPI. E' stato in isolamento per più di 40 mesi.
Il vacillante regime iraniano ricorre a tali crimini al fine di intensificare l'atmosfera d’intimidazione nella società, per affrontare l'espansione delle proteste alla vigilia delle elezioni falsificate dei mullah, e al tempo stesso imporre pressioni sui residenti di Ashraf.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
14 gennaio 2012

Dal sito delle donne iraniane democratiche in Italia.

(qui dovrebbero esserci le foto di Lari e di Ali Moezzi, ma il cannocchiale sta continuando a sabotare l'inserimento di immagini)

barbara


15 gennaio 2012

CONOSCETE, VERO, QUELLA FAMOSA CANZONE...

   

barbara


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14 gennaio 2012

NUOVO AVVISO

Il cannocchiale è impazzito. Una volta apro il blog e invece della pagina attuale ci trovo un post di due anni fa, o di cinque anni fa. Una volta ci trovo un unico post e l’indicazione: blog letto 1 volte (mi è successo anche con i blog di esperimento e importanza delle parole). Una volta clicco i link a lato (blog, siti, islam ecc.) e invece della pagina con tutti i link mi viene fuori un’altra pagina, oppure un post, sempre lo stesso qualunque cosa clicchi. Una volta mi si apre miracolosamente la pagina “blog” con i link dei blog amici: ne leggo uno, torno indietro, ne leggo un altro, torno indietro, ne clicco un terzo e mi si apre un mio vecchio post, o la pagina di apertura del mio blog, e di nuovo a questo punto qualunque cosa clicchi mi torna fuori sempre la stessa cosa. Oppure ancora clicco uno dei post in archivio e se ne apre un altro, postato due anni prima o tre anni dopo, a caso.

CAANNOOOCCHIAAAALEEEEE! SE CI SEI BATTI UN COLPO!!


(qui ci dovrebbe essere un'immagine, ma in questo momento il cannocchiale non carica immagini)

barbara


13 gennaio 2012

EBBENE SÌ, I PROTOCOLLI SONO VERI!

Rav Shmuel - Protocols


Some people ask me if I'm Jewish
Some people look at me and know
Some people want to know if I believe in Jesus and have trouble when the answer is "Well, no"
Some people think that that's my right
Some people think that I am damned
Some people think that I'm a part of a conspiracy to take over the world and rule with an iron hand

Y'see, the Protocols of the Elders of Zion are true
And I am a member of standing
Our goal is to milk all the money from you
It's world domination we're planning
Oh no, there I go, I've let the cat right out of the bag
Will you please keep my secret, I pray?
'Cause I'm undercover as a singer/songwriter right here at the Sidewalk Café

Some people ask if I'm Middle Eastern
Some people stare at me with hate
Some people want to know if I pick up every penny so they toss them at me and quickly drive away
Some people think that that's my right
Some people think that I am damned
Some people think that I should pack up all my bags and get the hell out of the promised land

CHORUS

Some people ask if I speak English
Some people stare at me when I pray
Some people want to know if I know the Kabbalah
And have trouble when my answer is "Why don't you ask Madonna?"
Some people think that that's my right
Some people think that I am damned
Some people think that I'm a real threat to world freedom and that I will turn their oil into sand

CHORUS

'Cause I'm undercover as a singer/songwriter right here at the Sidewalk Café

 

Shabbat shalom

barbara


12 gennaio 2012

I GRANDI DITTATORI

I GRANDI DITTATORI
A Caracas, Chavez e Ahmadinejad hanno recitato una scena da clown sul fantomatico uso di missili atomici puntati sulla città di Washington. Non è andata affatto bene e sulla Terra non ha riso nessuno. Forse per la qualità così bassa degli interpeti, o per il gap tra umorismo venezuelano e iraniano, o tra gli umorismi venezuelano, iraniano e l’umorismo del resto del mondo, oppure per la mediocrità del copione, o per il tema scelto, lievemente cupo. Ma è inutile girarci intorno, per Chavez e Ahmadinejad è stato un fiasco. D’altra parte nel mondo di adesso a fare il grande dittatore non c’è Charlie Chaplin, ma interpreti del livello di Chavez e Ahmadinejad. Minori. Anzi, minorati.

Il Tizio della Sera

Effettivamente a fare il grande dittatore pentito Ahmadinejad non sembra molto portato, anche se lo straordinario Tommaso Ciuffoletti ha provato a darcene un’idea.


 

E per non dimenticare le vittime innocenti: 

 
 

(Lilit, dove sei?)

barbara


11 gennaio 2012

ARTEMISIA

Artemisia Gentileschi, cioè, la pittrice. Questa



Forse la più grande di tutti i tempi, e tanto possente che molti, al vedere le sue opere, si rifiutavano di credere che fossero opera di una donna. In realtà non è poi così difficile immaginare che una donna vittima di stupro a diciassette anni si possa vendicare così:



Il libro comunque è da leggere: perché è bello e appassionante come un romanzo, perché è documentatissimo, perché oltre alla storia dell’artista e dei personaggi che le ruotano intorno ci dà anche un affresco di un’intera epoca. Insomma, se ve lo perdete avrete da pentirvene.

Alexandra Lapierre, Artemisia, Mondadori



barbara


11 gennaio 2012

GRAZIE A TUTTI I MIEI AMICI

Due milioni di volte

 

 

(avrei dovuto metterlo ieri, ma il cannocchiale ha pensato bene di prendersi un giorno di riposo, tanto per cambiare...)

barbara


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9 gennaio 2012

PICCOLA CURIOSITÀ

Mi piacerebbe sapere chi è il misterioso visitatore che mi fa frequentissime visite da Groningen, Olanda.



barbara


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8 gennaio 2012

QUALCUNO ERA COMUNISTA

per ritrovare un po' di poesia

 

barbara


7 gennaio 2012

LOUISE MENSCH

È una deputata inglese. Che ha un problema, dice: la sua eccessiva bellezza. Non riesce a farsi prendere sul serio, si lamenta, perché è troppo bella. E quindi non riesce a fare carriera, frigna, a causa di tutta questa bellezza. Ora, tutti i gusti son gusti, per carità, ma che un tale asparago scondito dalla faccia vistosamente plastificata



(guardare, per un confronto, qualche foto meno recente, dove la sua faccia appare decisamente più segnata, meno stirata, meno plasticosa e artificiale) possa vedersi bella, fa davvero parte dei grandi misteri dell’umanità. Che poi si faccia fare dei servizi fotografici presentandosi così



(dove, per inciso, è possibile verificare che le mani, a differenza della faccia, non si possono plastificare e ti sputtanano sempre) per poi lamentarsi delle “considerazioni sul mio aspetto e sul mio guardaroba”, è un altro mistero di discrete proporzioni. Poi, volendo, ci si potrebbe anche chiedere come mai una che vorrebbe così tanto essere presa sul serio faccia attività politica col cognome del marito che “è una leggenda vivente” e “essere diventata sua moglie è un onore”. Il mistero si infittisce sempre più.

barbara


6 gennaio 2012

NEVE



E tutta la notte, alle due, alle tre, alle quattro, alle cinque, ogni volta che mi affacciavo alla finestra c'era qualcuno che spalava per non restare bloccato. E ancora non ha smesso.

barbara


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5 gennaio 2012

GLI HAREDIM E LA SHOAH

Dicono gli ottimisti che da ogni evento si può trarre qualcosa di positivo. Vediamo, dunque: che cosa potrebbe venire di buono dall’oscena carnevalata in cui un gruppo di haredim hanno travestito da deportati i loro pasciuti pargoli – ingrassati a spese dello stato – sbeffeggiando i tutt’altro che pasciuti confratelli sterminati nella Shoah? Potrebbe venirne, per esempio, che il mondo cominci ad aprire gli occhi su quest’immonda gentaglia e la smetta di considerare la loro violenta arroganza come una richiesta di libertà religiosa. Potrebbe venirne – e sarebbe davvero la cosa più bella – che lo stato di Israele la smetta di foraggiare questa feccia capace di trattare a sputi e spintoni una bambina che mostra tre centimetri di braccia più di quanto loro, a proprio unico e insindacabile giudizio, hanno stabilito essere la giusta misura del pudore (e, per inciso, come qualificare un uomo adulto che si lascia turbare da tre centimetri di pelle di una bambina? A casa mia un individuo del genere ha un nome solo: pedofilo. Un lurido, infame, schifoso pedofilo). L’unica cosa sensata che, a mio avviso, il governo d’Israele dovrebbe fare sarebbe di cacciare questi individui a calci in culo: individui che si ritengono in diritto di stabilire su quale marciapiede le persone debbano camminare (ricorda qualcosa?) e quali posti debbano occupare sugli autobus (ricorda qualcosa?) perché non riconoscono allo stato di Israele il diritto di promulgare leggi (nel caso specifico quelle – normali in qualunque democrazia – che garantiscono l’uguaglianza fra i cittadini) e di farle rispettare, che addirittura non riconoscono neppure lo stato che li mantiene e garantisce loro un’infinità di privilegi, non meritano davvero nient’altro che di essere buttati fuori. Se poi consideriamo che questa gente passa la vita intera a studiare la Torah per poi dimostrare, così palesemente, di non averne capito nulla, direi che farebbero decisamente meglio a scegliere qualche attività molto meno intellettuale e molto più alla portata delle loro capacità intellettive.
Certo, c’è chi, non a torto, ricorda che dal mondo haredì viene anche altro, ma questo non può attenuare il severo giudizio che meritano i protagonisti delle vicende in questione (per non rischiare di confondere tra loro i molti volti dell’ebraismo, suggerisco comunque di leggere anche questo).



barbara


5 gennaio 2012

AVVISO

Ci sono di nuovo problemi con i commenti: il contatore li registra, ma non compaiono (ho risposto a Shaissa e a Francesco, ma la risposta non si vede). Ho scritto al Cannocchiale, ma naturalmente si guardano bene dal rispondere. Quando lavoravano per la gloria erano efficientissimi, rispondevano immediatamente quando si segnalava qualche problema ecc. Da quando ci hanno inondati con la pubblicità è una catastrofe: non c'è più la funzione "ricerca", non c'è più la possibilità di mettere in black list dai commenti, non c'è più la possibilità di eliminare i commenti ma solo di sospenderli (in questo momento neanche quello), non c'è più la possibilità di modificare un post dal post, non c'è accesso alla lista dei blog, ogni tanto non si può accedere al cannocchiale anche per due tre giorni di fila. Se ne sono andati ormai a migliaia, ma evidentemente i soldi della pubblicità continuano ad arrivargli lo stesso, e quindi loro non si muovono. Vabbè, siete avvisati, giusto per non dover buttare via il vostro tempo per niente.

barbara

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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