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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 giugno 2011

IN ATTESA DEL DOPO-FLOTTIGLIA

facciamoci anche noi un po' di esercitazioni



E soprattutto non dimentichiamoci di tirare l'acqua.

barbara


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29 giugno 2011

DI FLOTTIGLIE E DI ALTRI ANIMALI

Marta et Alessandro, orate pro eis

Cari amici,
sapete cos'è il patrocinio? No? C'è sempre tempo di imparare e spero che queste cartoline vi aiutino un po' a farlo. Dunque, per il mio Devoto-Oli, patrocinio è "1. Protezione accordata o goduta nell'ambito dei rapporti fra i diversi gradi di una gerarchia sociale | Nel linguaggio devoto la protezione di un santo 2. Nel linguaggio giuridico il compito di difesa, di assistenza e rappresentanza nel giudizio." Interessante, vero? Soprattutto l'accenno ai santi.
Certamente vi state chiedendo perché mi occupo di patrocinio invece che di abigeato ("il reato relativo al furto di bestiame")  di sigmoidite ("infiammazione del sigma", non la lettera, una parte del colon) o di pregadi ("nella repubblica veneta i membri del Senato consultati dal doge sulle più gravi questioni").
Be', la ragione è semplice. Sul sito italiano della "freedom flottilla" (http://www.freedomflotilla.it/), che di questi tempi è la mia principale fonte di edificazione spirituale, dopo il Vernacoliere, ho notato che sono comparsi due marchi molto ufficiali, una croce con leoni e corona, sovrastati dalla scritta "patrocinio del comune e della provincia di Genova".
E allora mi sono incuriosito. Chissà se i cittadini genovesi sanno che stanno patrocinando, unici in Italia, neppure imitati da De Magistris, un'iniziativa che secondo il diritto internazionale rientra fra gli atti di guerra? Mah. E chissà se qualcuno gliel'ha chiesto? Chissà. E siamo sicuri che comuni e province possano patrocinare iniziative che si svolgono a tremila kilometri dal loro territorio, oltre a essere illegali e violente? Boh. Certo non è una ragione per emigrare in un luogo amministrato con tanta allegria – né di votare questa amministrazioni alle elezioni del prossimo anno.
Ma poi ho capito E' escluso che Marta Vincenzi, sindaco di Genova possa stare in giudizio per la flottiglia. "Laureata in filosofia, dirigente scolastico di scuola superiore (preside in un istituto scolastico di Bolzaneto), è stata un'esponente del Partito Comunista Italiano" (http://it.wikipedia.org/wiki/Marta_Vincenzi). Certo che esser stati comunisti è un grande merito, ma non ti qualifica per le funzioni di avvocato. Di Alessandro Repetto, presidente della provincia di Genova, sappiamo invece che è stato un bancario ("è stato direttore centrale di Banca Carige, sovrintendente di settori aziendali, responsabile dell'Azione Cattolica, delle ACLI, del sindacato e dell'Associazione genitori scuola cattolica”  (http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Repetto), ma non conosciamo il titolo di studi. Lo immaginiamo piuttosto laureato in economia che avvocato.
E allora? Come fanno a patrocinare? Essendo Genova città cattolica fin nello stemma con la croce rossa, non può essere certo in grado di "proteggere" un'iniziativa islamica "nell'ambito dei rapporti fra i diversi gradi di una gerarchia sociale”. Dhimmi sono e dhimmi restano: essere inferiori secondo la sola gerarchia vera, quella musulmana. Si potrebbe pensare alla croce rossa: il comune e la provincia di Genova, avendo visto che i flottiglieri amano girare con spranghe e coltelli, ha deciso di proteggere la loro salute, perché non si facciano male nei loro pacfisti allenamenti con le armi, e li segue con un'ambulanza a vela. E' possibile, ma anche qui Vincenzi e Repetto non hanno il titolo di studi giusto, non sono neanche infermieri.
Resta un'ultima ipotesi, senza dubbio quella giusta suggerita dalla militanza cattolica di Repetto. Sindaco e presidente si candidano a santi protettori ("patrocinatori") della flottiglia. Tutte le mattine i picchiatori che vanno a cercare di fare a botte con la polizia israeliana si alzano e pregano: "Marta e Alessandro, orate pro nobis". Peccato che le regole ecclesiastiche presentino qualche difficoltà all'idea di santi autoproclamati vita natural durante. Ma non importa: Vincenzi e Repetto, i n particolare Vincenzi, sono abituati ai miracoli. Racconta infatti Wikipedia che "La Giunta di Marta Vincenzi è stata coinvolta nel maggio 2008 da un'inchiesta giudiziaria per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione che ha portato all'arresto del Portavoce del Sindaco, Stefano Francesca, insieme a due ex consiglieri comunali, Massimo Casagrande e Claudio Fedrazzoni ed altri. Indagati, a piede libero, anche due assessori della Giunta comunale, Massimiliano Morettini e Paolo Striano" (
http://it.wikipedia.org/wiki/Marta_Vincenzi). La moltiplicazione dei pani e dei pesci. E inoltre, Vincenzi e Repetto si riferiscono al PD, che com'è noto, è bravissimo nella moltiplicazione delle idee (contraddittorie).
Quindi anche noi ripetiamo: Marta e Alessandro, orate pro eis. Con patrocinanti così, sono a posto.

Ugo Volli (informazione corretta)

Ecco: la ricreazione è finita e si torna alle cose serie (per un paio di giorni più del previsto, perché guidare per 550 chilometri in queste condizioni non mi sembra davvero il caso). E per restare più o meno in zona vi invito caldamente a leggere questo importantissimo articolo, che è un po’ lungo ma vi garantisco che ne vale la pena. E poi bisogna assolutamente vedere questo video, se non altro per chiarirvi le idee nel caso non vi fosse del tutto chiaro il significato della non finissima ma efficace espressione “fa cascare le palle”. E infine una notizia drammatica: Hello Kitty – sì, proprio lei - 

                                            

sta mandando in depressione l’intero Medio Oriente.


barbara


28 giugno 2011

A BASSO CONSUMO

Dice, costano il doppio ma durano il quintuplo. E tanto per cominciare non è vero che costano il doppio: costano dieci volte tanto. E se tanto mi dà tanto, non vedo perché dovrei crederci che durano di più. Poi dice, una da 40 watt ti fa la stessa luce di una da 60, e questa è una balla ancora più grande, perché la verità è che ti fa la luce di una da 15, e per arrivare a farla devi restare al buio per un bel po’ di minuti e poi quando è a pieno regime – non solo quella da quaranta che dovrebbe fare per sessanta ma anche quella da sessanta che dovrebbe fare per cento – fa una tale schifosissima lucettina giallino-grigina da cella mortuaria che ti basta un quarto d’ora per andare in depressione. E quando la spegni continua a mandare luce per un po’, il che in camera da letto non è il massimo della gradevolezza. Io, ad ogni buon conto, continuo a fare incetta di lampadine normali dovunque ne trovi, e nel frattempo continuo a chiedermi: quali interessi ci sono dietro questa trovata? Perché questa ciofeca infame è stata addirittura resa obbligatoria?
Poi succede che siccome non sono del tutto sicura che si chiamino lampadine a basso consumo, per non rischiare di sbagliare vado a digitare in google “lampadine a basso consumo” e ci trovo questo...
(Ah, che bei tempi quando...)



barbara


27 giugno 2011

EPPOI

Eppoi mi sono risfracellata sulle scale e mi sono ritranciata i legamenti a destra e mi sono rimacellata i legamenti a sinistra e mi sono rimartellata tutte le ossa eccetera eccetera (tenerissimi i bambini dei vicini che sentendo tutto quello sfracello sulle scale sono corsi a vedere cosa succedeva e naturalmente si sono resi conto che avevo bisogno di aiuto solo che, piccinini di quattro cinque anni, loro non lo potevano fare, e restavano lì a guardarmi, sgomenti e impotenti). Poi il giorno dopo dovevo andare a Milano e naturalmente, dato che siamo giovani e forti e gagliardi e pimpanti e carini e simpatici eccetera eccetera, ci sono andata, tre piani e mezzo di scale fino al garage con bastone e trolley e poi in macchina fino alla stazione e poi cinque ore di treno con due cambi e sottopassaggi con scale ecc. e altrettanto al ritorno con annessi e connessi ma insomma sono qua, con le zampe fasciate strette stese e coperte di ghiaccio, di tanto in tanto un po’ dolorante ma sempre in posizione di combattimento. Alla faccia di chi mi vuole male: come si suol dire, mi sfracello ma non mi piego. E neanche naufrago, ché non sempre il naufragar è dolce, né in questo né in altri mari.
E non dimentichiamo Gilad. Non dimentichiamo Gilad.

barbara


24 giugno 2011

GILAD SHALIT, CINQUE ANNI

Domani, 25 giugno 2011, si compiranno cinque anni da quando Gilad Shalit è stato rapito.Vi propongo, per ricordarlo, le parole di Ugo Volli.

Cari amici,

vi ricordate dov'eravate cinque anni fa in questi giorni? Cosa facevate nella calda fine di giugno del 2006? Io lo so bene, mi stavo rimettendo da una caduta disastrosa, un femore fratturato, due operazioni e gustavo la libertà condizionale delle stampelle dopo tanta reclusione a letto. Vi ricordate qualcosa della vostra vita d'allora? Forse non nel dettaglio, ma certamente sapete quel che vi è accaduto in questi anni, vittorie e sconfitte, amicizie e solitudini, lavoro e vacanza, gioie e dolori, crescite e perdite. Cinque anni possono passare in fretta nella vita di un adulto, ma  per un ragazzo sono lunghissimi. Possono trascorrere anche nella ripetizione della stessa routine, ma contengono comunque infiniti dettagli, una grande ricchezza di vita.

Be', pensate ora a Gilad Shalit. Cinque anni fa, esattamente il 25 giugno 2006, era un ragazzo, stava a fare il suo dovere di soldato di leva in un posto di guardia in territorio israeliano al confine con Gaza per impedire atti di terrorismo, difendeva la vita dei suoi concittadini che affidano al'esercito la loro sicurezza minacciata ogni giorno dai terroristi. Una brutta notte si aprì accanto al suo avamposto un tunnel scavato segretamente oltre il confine dai terroristi che presero di sorpresa la piccola guarnigione. I suoi compagni furono uccisi, lui sopravvisse e fu rapito, portato chissà in che buco sotterraneo nella Striscia. Da allora sono passati cinque anni, un tempo lunghissimo per un ventenne: della sua vita non è stato più nulla. Ma possiamo immaginarla. Niente vittorie e niente sconfitte, niente amicizie, niente lavoro e niente vacanze, niente gioie, crescite e perdite. Niente vita. Unicamente solitudine, sopravvivenza sempre uguale in un buco nascosto a tutti per evitare che i suoi compagni possano provare a salvarlo.

Ecco l'anniversario che dobbiamo ricordare questa settimana: cinque anni di niente, che si compiranno sabato prossimo. Non possiamo fare nulla per Shalit, purtroppo, se non disprezzare i suoi vigliacchi rapitori, ricordarlo, fare dei gesti per mostrare a tutti che non lo dimentichiamo, che lo vogliamo vivo fra noi. Facciamoli, questi gesti e seppelliamo di schifo non solo i banditi che lo tengono prigioniero, ma anche quelli che li aiutano e li sostengono, quelli che organizzano flottiglie dell'odio in sostegno ad Hamas e quelli che solidarizzano con loro. I turchi e gli italiani, i gruppettari, gli anarchici e gli esimi parlamentari come il presidente di un partito che di nome fa democratico, i guitti che fanno commercio del loro ebraismo condendolo con odio piccante per Israele, quei sindacati non paghi del tentativo di distruggere l'industria italiana per fanatismo ideologico, che solidarizzano con i tagliagola e i banditi, i virtuosi gli antisemiti di ogni sorta e qualità.

Ugo Volli

PS: Ho letto da qualche parte (http://www.jpost.com/MiddleEast/Article.aspx?id=225512) che la moglie di Barghouti, il capo terrorista condannato a cinque ergastoli per aver organizzato e inviato attentatori suicidi ad ammazzare civili israeliani (troppo vigliacco per andarci lui, ma sempre assassino), ha protestato perché nessuno l'aiuta a liberare suo marito "rapito" da Israele. La signora mima evidentemente i tentativi disperati della famiglia Shalit di liberare il figlio. Ma sbaglia, perché Barghouti è stato condannato da un regolare pubblico tribunale dove ha avuto tutte le possibilità di difendersi, mentre Shalit non ha avuto nessun tribunale; a suo marito sono state imputate personalmente diverse decine di omicidi, mentre Shalit non è stato catturato perché gli sia stata attribuita alcuna responsabilità personale, ma solo in quanto israeliano ebreo; perché Barghouti vive in un carcere regolamentare, dove ha la possibilità di vedere parenti e avvocati, ha avuto la possibilità di studiare (e un'università palestinese gli ha dato un dottorato, immagino in scienze patibolari) e perfino quella di rilasciare interviste e fare dichiarazioni politiche, che i detenuti italiani normali hanno qualche difficoltà a ottenere. Perché infine Barghouti è un terrorista e Shalit un soldato di un esercito regolare che dovrebbe essere difeso dalla convenzione di Ginevra ed è stato invece privato di tutta le garanzie previste. Insomma suo marito è un bandito condannato e detenuto, Gilad Shalit invece un innocente rapito.

Nel frattempo capita di dover leggere notizie come questa:

Croce Rossa Internazionale: Hamas provi che Shalit è vivo

"L’assenza totale di informazioni è inaccettabile"

GINEVRA, 23 giu. - Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha chiesto oggi di avere "la prova" che Gilad Shalit, il militare israeliano ostaggio di Hamas dall'estate del 2006, sia ancora "in vita". "Cinque anni dopo la cattura del soldato israeliano Gilad Shalit da parte di gruppi armati palestinesi, il Cicr è più preoccupato che mai sulla sua sorte", ha indicato l'organizzazione in un comunicato. "In assenza di qualsiasi segno di vita di Shalit da quasi due anni, il Cicr esige oggi che Hamas provi che sia vivo", ha aggiunto il Comitato internazionale della Croce Rossa. "L'assenza totale di informazioni su Shalit è completamente inaccettabile", secondo il direttore generale del Cicr, Yves Daccord. "La famiglia Shalit ha il diritto, sulla base delle leggi umanitarie internazionali, di essere in contatto con suo figlio", ha sottolineato. "Hamas ha l'obbligo, ai sensi del diritto internazionale umanitario, di proteggere la vita di Shalit, trattarlo umanamente e non privarlo del contatto con la sua famiglia".

(TMNews, 23 giugno 2011)

La Croce Rossa, dunque. Quella Croce Rossa che a Teresienstadt ha trovato che gli ebrei non se la passavano poi così male senza che le venisse in mente - anche se fosse stato vero che non se la passavano male - di chiedersi con quale diritto qualcuno aveva tolto quelle persone dalle loro case e le aveva rinchiuse in un campo. Quella Croce Rossa che a guerra finita in collaborazione col Vaticano ha provveduto a portare in salvo settantamila criminali nazisti. Quella Croce Rossa che alla richiesta di aggiungere alla croce e alla mezzaluna anche la stella di David ha sprezzantemente risposto: “ E perché non la svastica, già che ci siamo?” Quella. Oggi quelle brave persone trovano "inaccettabile" che non vengano date notizie su Gilad, ma a quanto pare non hanno molto da dire sul suo rapimento, sulla sua prigionia, e tutto quello che hanno da chiedere a Hamas è che diano notizie e lo trattino umanamente. Chiedere che venga liberato? Ma per carità! Chiedere almeno di poterlo vedere? Ma figuriamoci.

Noi intanto possiamo andare a firmare qui:
http://www.shalit.it/. A che cosa serve? Non lo so. Forse anche a niente, ma questa non è una buona ragione per non farlo. E se un giorno davvero avvenisse il miracolo della liberazione di Gilad, potremo almeno dirgli, a testa alta: NOI NON TI ABBIAMO DIMENTICATO.



barbara


22 giugno 2011

PER ISRAELE CON TZAHAL: L'ESPERIENZA DI SAR EL

Roberto Robotti ha fatto una preziosa esperienza di lavoro e di amicizia in Sar El, il programma di appoggio all'esercito israeliano. Questo il suo racconto.

Ho trascorso nelle settimane scorse volontario di Sar El in Israele un'esperienza straordinaria che non pochi ebrei italiani hanno fatto e molti di più dovrebbero fare. Non la racconto nei dettagli, voglio solo testimoniare le emozioni che mi ha dato e che ancora mi sento nel cuore.


Fare la cosa giusta da fare per Israele è essere con Israele fisicamente, con i ragazzi e le ragazze di Tzahal: il nostro esercito, uno dei cuori e delle anime della nostra Terra.
Fare la cosa giusta per Israele è lavorare e vivere fianco a fianco con loro, e da loro imparare cosa sia la serietà, la leggerezza, la passione e l'energia del vivere.
Fare la cosa giusta per Israele è offrire il proprio tempo, risparmiando quello dei riservisti che devono far avanzare la vita produttiva e l'economia del Paese, perché il tempo è denaro.
Fare la cosa giusta per Israele è essere orgogliosi e fieri di indossare la divisa dell'esercito e commuoversi di fronte alla bandiera, perché questo ci si aspetta da noi.

Fare la cosa giusta per Israele è sentire il cuore che si spacca quando ci ringraziano per esser lì con loro con la semplicità, la sincerità e la luce dei vent'anni.
Fare la cosa giusta per Israele è vivere e respirare fianco a fianco con uomini che hanno vissuto rinchiusi in un carrarmato a Gaza, senza sonno, soffocati dalla paura e dal caldo, ascoltandoli, facendoli sentire parte della nostra vita non a parole ma con una stretta di mano, guardando dritto nei loro occhi, ringraziandoli senza se e senza ma.
Fare la cosa giusta per Israele è, ancora una volta ma non basta mai, esprimere riconoscenza ai nostri soldati, perché sono pronti a rischiare la vita per Israele, per le loro famiglie, per noi tutti.
Riceverete in cambio, pienezza, gratitudine, fierezza, orgoglio, gioia, bellezza, in una parola: gloria, senza retorica.
Questo è possibile grazie a Sar El, Volontariato in Israele, che da decenni organizza gruppi di uomini e donne che da tutto il mondo offrono parte del loro tempo a Tzahal dando un enorme supporto materiale, morale e affettivo.
Non ci sono limiti di età, e le mansioni sul campo vengono assegnate rispettando le esigenze psico-fisiche di ciascuno.
Il segno tangibile del proprio amore per Israele è essere in Israele con Sar El.

Roberto Natan Robotti

Grazie Roberto. Grazie per averlo fatto e grazie per averlo raccontato. Grazie a nome di tutti coloro che amano Israele e a nome di tutti coloro che amano la Pace – quella vera, non quella dei cimiteri che auspicano i nemici dell’umanità e i loro complici da tribune politiche e da studi televisivi e da palcoscenici di ogni dove. Grazie e a presto, perché appena vado in pensione ci corro anch’io.

barbara


20 giugno 2011

A CHI MI DEVO RIVOLGERE?

Ho sentito alla radio la nuova pubblicità della Lancia: mi è piaciuta un casino. Dice che il lusso è un diritto e io, vedete, questa cosa qua non la sapevo mica però adesso la so e sono contenta di saperla perché io di lusso non ho niente. Non ho una casa di lusso, tanto per cominciare, anzi non ho una casa per niente, ho un appartamento in affitto che poi quando andrò in pensione bisogna che me ne vada perché mi sono informata e ho visto che col costo della vita di qui con quarant’anni di anzianità non sono neppure in grado di sopravvivere a pane e acqua e lì è un macello perché la situazione è da comma 22, vale a dire che per andarmene ho bisogno di soldi per fare il trasloco e i soldi sarebbero quelli della liquidazione solo che la liquidazione non me la danno subito e finché non me la danno non posso traslocare e devo continuare a vivere qui ma con quello che prendo qui non ci posso vivere e... insomma vabbè lasciamo perdere, ci penserò l’anno prossimo. Non ho una casa di lusso, dicevo, e non ho vestiti di lusso e non ho scarpe di lusso, che anzi la settimana scorsa quando mi sono sfracellata giù per le scale e mi hanno portata all’ospedale mi sono vergognata come una ladra perché mi hanno dovuto togliere una scarpa e hanno visto tutti che aveva la suola tanto consumata da essere perfino smangiucchiata e in alcuni punti anche scollata nel senso di staccata e insomma niente neanche le scarpe, e ho una macchina veloce quanto basta e grande abbastanza da farci stare tutti i miei bagagli però di lusso no, non si può dire davvero, l’ho anche presa di seconda mano e poi nel parcheggio al mare me l’hanno anche strisciata brutti bastardi e insomma quello che volevo dire è che io di lusso no, zero, ma adesso che so che è un mio diritto la mia vita cambierà da così a così, garantito. Che poi intendiamoci io penso che ognuno abbia la sua personale concezione di lusso, e io per lusso non intendo mica roba tipo sette ville con le piscine e reperti archeologici e stallieri siciliani di buona famiglia, per carità! Però la Maserati sì, su quella scusate ma non transigo, mi vanno bene i vestiti delle bancarelle, mi va bene la casa coi mobili che mi sono disegnata io, mi va bene tutto, ma la Maserati la voglio. Quello che però adesso vorrei sapere è: a chi mi devo rivolgere per farmi riconoscere i miei diritti? Ai carabinieri? Alla Corte Internazionale dell’Aja? Se ha riconosciuto ai combattenti per la libertà palestinesi il diritto di macellare carne giudea condannando la barriera che tale macellazione impedisce, vuoi che non mi riconoscano il diritto alla Maserati? O al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite? Basta che lo chieda direttamente a Gheddafi, quello, buono d’animo com’è, si muoverà sicuramente a compassione, no? Solo che prima di muovermi, ecco, giusto per non rischiare passi falsi, vorrei sapere esattamente qual è l’autorità competente a giudicare in merito al mio diritto al lusso. Un grazie anticipato a chi vorrà gentilmente aiutarmi.



barbara


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19 giugno 2011

IN RICORDO DI UN AMICO CARISSIMO



Sopravvissuto alla Shoah e troppo presto scomparso. Ciao Giacomo.

barbara


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18 giugno 2011

UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA

Perché tutte le città del mondo sono capaci di smaltire i propri rifiuti e Napoli no?











barbara


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17 giugno 2011

COME SI SCRIVE GILAD SHALIT?

I nomi non li posso fare, ma la storia è autentica e ve la devo raccontare. Succede dunque che un importante quotidiano italiano deve pubblicare un articolo con una notizia che riguarda Gilad Shalit. Ne viene incaricato un giornalista addetto alla cronaca, che contatta la persona che ha la notizia, allo scopo di averne i dettagli da pubblicare. La prima domanda che il giornalista rivolge al suo interlocutore è: “Ma chi è questo qua? Un israeliano ucciso?” La seconda è: “Come si scrive? Mi fa lo spelling?”



barbara


16 giugno 2011

JORGE SEMPRÚN

Ho saputo solo adesso, con vergognoso ritardo, che ci è venuto a mancare un grande. Credo che queste poche parole di David Bidussa siano quelle giuste per ricordarlo.

Ci mancherà Jorge Semprun, deceduto a Parigi la settimana scorsa. Penso soprattutto a “Il grande viaggio”, un libro che ci ha costretto a ragionare su un passaggio esistenziale della vita dei milioni di uomini e donne passati dalla libertà al “campo”. Fino a prima di quel piccolo libretto di Semprun tutto finiva al momento dell'arresto e tutto cominciava al momento dell'ingresso nel campo. Il viaggio era una terra di nessuno, senza storia. Semprun ci ha costretto a scavare in  quella “terra di nessuno” e a prestare attenzione a quel tempo e a quell’esperienza in cui prendono forma i lineamenti antropologici del campo prima di entrarvi, senza che ci sia stato ancora il tempo di diventare sommersi o salvati.

Ho letto i suoi libri, e credo che li dovrebbero leggere tutti. E ho letto le sue sconvolgenti, e sconvolgentemente vere, parole scritte per la morte di Primo Levi: “Primo Levi, morto ad Auschwitz quarant’anni dopo”.



barbara


15 giugno 2011

PROVE SCIENTIFICHE

Finalmente se logro echar luz sobre tan discutido y delicado tema...

Existen 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Judío:
        1. Trabajo en el negocio de su padre.
        2. Vivió en su casa hasta los 33 años.
        3. Estaba seguro de que su madre era virgen, y su madre estaba
             segura de que el era Dios.

Asimismo hay 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Puertorriqueño:
        1. Su primer nombre era Jesús
        2. Siempre tenia problemas con la ley.
        3. Su madre no sabia quien era su padre.

Otras 3 pruebas dicen que Jesús podía haber sido Negro:
        1. Llamaba a todo el mundo "hermano".
        2. No tenía domicilio permanente.
        3. Nadie lo contrataba.

Aparecieron 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Californiano:
        1. Nunca se cortaba el pelo.
        2. Caminaba descalzo.
        3. Invento una nueva religión.

Pero, existen 10 pruebas de que Jesús podía haber sido Argentino:
        1. Fue condenado mientras que, el verdadero ladrón fue perdonado.
        2. Cuando lo encontraron muerto, estaba en calzoncillos.
        3. Sus familiares fueron a visitar su tumba y ya no estaba.
        4. Estaba rodeado de pobres y cada día eran más.
        5. No pagaba impuestos.
        6. Era bueno con las prostitutas.
        7. En la ultima cena con sus amigos, no pagó la cuenta.
        8. Hizo aparecer mas alcohol en una reunión donde solo había agua.
        9. Siempre tenia una explicación para todo.
        10. Nunca tenia un peso en el bolsillo.

                  
Ya no quedan dudas, Jesús, era Argentino!!!

Bene, ora possedete la verità. Andate in pace e non crucciatevi più (perché ogni tanto bisogna anche parlare di cose serie).

barbara


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12 giugno 2011

GIORNO DI REFERENDUM

Che una dice spetta va’ che vado a votare, che siamo cittadini onesti e ligi. E poi arriva alla scuola e dice spetta va’ che spengo il cellulare, non sia mai che mi suona mentre sono in cabina e mi annullano il voto, vai a sapere che regole ci sono. E poi una vota e poi esce e poi prende le scale e dice spetta va’ che riaccendo il cellulare, non sia mai che qualcuno mi cerca mentre è spento. E poi mentre lo riaccende crede di essere arrivata all’ultimo scalino e invece era il penultimo...
Per fortuna il capitano dei carabinieri che stava facendo il suo giro di controllo dei seggi in quel momento era lì. Per fortuna la moglie del capitano dei carabinieri aveva deciso di stare lì a fargli compagnia fumando una sigaretta alla finestra del pianerottolo. Per fortuna la moglie del capitano dei carabinieri, ai cui piedi sono andata a schiantarmi, è una collega. Per fortuna l’ambulanza è arrivata abbastanza in fretta, con due volontari, un ragazzo e una ragazza, giovani e dolcissimi. Per fortuna al pronto soccorso in quel momento c’era pochissima gente. Per fortuna il tecnico di radiologia che aveva la reperibilità non abitava lontano ed è arrivato in un quarto d’ora. Per fortuna pare che non ci siano fratture, adesso bisogna solo sperare che non ci siano versamenti. Per fortuna collega e capitano mi avevano seguita al pronto soccorso e mi hanno poi portata a casa. Per fortuna a casa ho ancora il bastone di quando mi ero spaccata le zampe l’altra volta. Il ginocchio mi fa un dolore disumano, ma poteva anche andare peggio.

barbara


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10 giugno 2011

A SCUOLA

Quella che segue è la lettera che ho inviato al mio preside.

Egregio signor preside,
(e cara V. per conoscenza),
vorrei brevemente ricordare quello che è successo negli ultimi due anni.
L'anno scorso mi è stata tolta la mia terza, è stata data a un'altra persona e io sono stata messa in un'altra classe. Per amor di quieto vivere non ho chiesto spiegazioni, né tanto meno protestato per questa scelta insensata, assolutamente priva di logica, di motivo, di scopo, e ho sopportato senza fiatare il disagio di inserirmi in una classe nuova che aveva lavorato con altre persone, altri metodi, altri programmi ecc., e il maggiore lavoro provocato dal fatto di trovarmi in due sezioni diverse, con conferenze in giorni diversi, tempi morti e altro. 
Quest'anno di nuovo mi è stata tolta la mia terza, è stata data a un'altra persona e io sono stata messa in un'altra classe. Diciamo pure che questa volta nel cambio ci ho guadagnato (l'anno scorso no davvero), ma resta lo stesso una cosa assolutamente incomprensibile e priva di logica.
Due settimane fa le ho chiesto di lasciarmi le mie classi per il prossimo anno, e lei ha detto che non sa se potrà farlo, e già questo, mi permetta di dirlo, lo trovo cosa di estrema gravità: da che mondo è mondo, gli scolari cambiano insegnante unicamente quando quello che hanno va in pensione o si trasferisce, quando mai si è sentito che cambino insegnante perché i loro vengono spostati d'autorità? Ma ancora più gravi sono state le "spiegazioni" che mi ha dato. Ha avuto il coraggio di tirarmi fuori il principio della continuità didattica, quando la continuità didattica è precisamente ciò che IO le sto chiedendo e che LEI sta continuando a fare a pezzi e mettersi sotto i piedi. Poi mi ha raccontato la storia che dovete cercare di omogeneizzare le sezioni in modo da ridurre il più possibile i problemi di incastri in occasione delle conferenze, e sembrerebbe avere dimenticato che per sedici anni ho insegnato in una sola sezione, come hanno sempre insegnato quelli che hanno tre classi, e che LEI ha improvvisamente deciso d'autorità, senza degnarmi di una spiegazione e quindi, per quanto mi riguarda, senza una sola ragione al mondo, di farmi lavorare in due sezioni diverse. E infine la cosa più pazzesca: come ultima "spiegazione" mi ha raccontato che anche (anche?) M. le ha chiesto di cambiare sezione. E mi chiedo: perché mi racconta questa storia? Che cosa ha a che fare con me e con la mia richiesta? Avrebbe per caso intenzione di togliermi un'altra volta le mie classi per darle a lei e sbattere me da qualche altra parte? Distruggendo tutti i progetti cominciati con E. e con M. e con R.? E soprattutto fregandosene della tanto decantata continuità didattica?
A questo punto mi vedo costretta a dirle nel modo più chiaro e franco che ne ho abbastanza. Devo dirle nel modo più chiaro e franco che la mia pazienza è arrivata al limite. Che la mia disponibilità a sopportare in silenzio, per amore di pace, ogni sorta di prepotenza, di arbitrio, di prevaricazione, di sopruso è arrivata al limite. Che non sono più disposta, con sessant'anni di età e trentacinque di anzianità, a lasciarmi sbattere da una parte all'altra secondo il capriccio di non si sa chi. Che non sono più disposta a farmi trattare come una marionetta. In queste ultime due settimane, in tutte e tre le classi, non ho praticamente lavorato, perché non saprei davvero dove trovare la voglia e l'interesse di fare cose che non so se, e da chi, potranno essere portate avanti. Quindi la mia richiesta, a questo punto, è ultimativa: l'anno prossimo o insegnerò nelle mie classi, o mi rifiuterò di insegnare. A lei la scelta. E mi auguro, per il bene di tutti, che sarà una scelta ragionevole.

Il motivo per cui ho scelto di scriverle anziché parlarle, oltre al fatto che è più facile ottenere udienza dal papa che trovare lei con un quarto d'ora a disposizione, è che purtroppo sono di un'emotività al limite del patologico, e quando sono furibonda, rabbiosa e frustrata come sono in questo momento, accade facilmente che mi blocchi o diventi aggressiva: cose entrambe che - ne converrà - è preferibile evitare.


9 giugno 2011

A PROPOSITO DI MILANO (E DINTORNI)

Grazie. E purtroppo, alla prossima

Cari amici,
voglio usare la cartolina di oggi per ringraziare chi ha firmato l'appello perché le minacce e le pressioni politiche degli estremisti non impedissero l'esposizione di Israele in Piazza Duomo a Milano. Abbiamo raggiunto un migliaio di firme e questo è un grande risultato, perché si è trattato di un'iniziativa spontanea, senza nessuna organizzazione alle spalle, nata dall'indignazione di Alessandro Schwed subito raccolta da me e da alcuni altri amici. Devo dire che l'arco delle adesioni è stato molto largo, trasversale rispetto alle appartenenze politiche. Questo fa piacere, mostra che il veleno dell'antisemitismo ha i suoi anticorpi nella società italiana. Ed è stato anche grazie a questo schieramento che non si è realizzato il disegno di quei nazistelli di destra e di sinistra, italiani ed arabi, di ricattare un sindaco neo-eletto anche grazie ai loro voti, che nella circostanza non si è dimostrato certamente particolarmente deciso a contrastarli, ma alla fine ha rispettato gli impegni presi dall'amministrazione. Speriamo (senza crederci troppo) che i nazistelli rispettino la decisione delle autorità legittime. Grazie dunque a tutti. Dato che la libertà è indivisibile, prendere posizione per la libertà di espressione di Israele fa bene alla vita civile di tutti gli italiani, è un buon segnale in questo paese così in difficoltà.
Detto questo, mi sento di aggiungere una riflessione, che propongo agli amici che hanno aderito per impegno civile verso la libertà di espressione e sul Medio Oriente hanno opinioni diverse dalle mie. Chiedo loro di riflettere: quand'è stata l'ultima volta che hanno dovuto difendere la libertà di espressione nella sfera pubblica italiana di qualche soggetto individuale o collettivo? Non capita di frequente. Né capita spesso che i libri pubblicati in uno stato, perché pubblicati in quello stato, siano esclusi dalle biblioteche pubbliche. E successo la settimana scorsa in Scozia. Né che le istituzioni universitarie proibiscano gli scambi con i ricercatori di un paese, perché è quel paese. Capita in tutto il mondo, in particolare in Norvegia, in Gran Bretagna, in certe università americane. Né che si cerchi di impedire la distribuzione di cosmetici, perché di quel paese (in Francia, coi prodotti Ahavà). Né che una sfilata di gay pride, luogo di espressione di minoranze discriminate, discrimini a sua volta gli omosessuali di quel paese, perché di quel paese. E' accaduto a Madrid, nei mesi scorsi. Né che i confini di un paese siano attaccati da masse organizzate di abitanti di un altro paese (la settimana scorsa, al confine con la Siria). Né che i suoi abitanti siano soggetti allo stillicidio quotidiano dei razzi, degli attentati, della necessità di procedure di sicurezza ossessive. Naturalmente gli amici sanno che questo paese continuamente esposto a discriminazione, umiliazione e a molte più serie minacce di distruzione è Israele.
Li prego però infine di passare davanti a qualche istituzione religiosa di questo nostro paese. Se vedranno un servizio di protezione di polizia, notte e giorno, potranno essere sicuri che si tratta di una sinagoga o di una scuola ebraica, non di una chiesa o di una moschea o di un luogo mormone o buddista. Solo le istituzioni ebraiche, perfino le case di riposo per anziani, devono essere presidiate da militari (che qui pubblicamente ringrazio) per l'incolumità di chi le frequenta. Oltre a Israele, con Israele, è in gioco la vita degli ebrei, anche di quelli che non hanno nessuna attività politica. Il mese scorso è stato importunato a Milano su un mezzo pubblico un vecchio rabbino hassidico, di quelli che commuovono tanto nei film e a teatro, che certo non minaccia nessuno
Nel 1934, dopo l'Anschluss, i bravi borghesi austriaci di origine ebraica, religiosi o atei come Freud, furono portati dalle SS a pulire le strade della città coi loro spazzolini da denti. Uno dei tanti procedimenti di umiliazione e di svergognamento che prelusero all'annientamento nei campi. Ecco, vorrei che gli amici che magari dissentono da alcune scelte politiche del legittimo governo di Israele capissero che gli ebrei di tutto il mondo, questa volta in quanto legati a Israele e non in quanto nemici della Germania, deicidi, o savi di Sion, si sentono di nuovo spinti con la violenza a pulire le strade con gli spazzolini da denti – e sono ben decisi a opporsi a questa berlina, avendo almeno appreso questa lezione dalla storia, che compiacere i nazisti non salva la vita. Chiedo loro di pensarci, la prima volta che si troveranno a condannare "gli eccessi" dell'autodifesa israeliana a Gaza o al confine siriano. Cerchino di capire che quel che accade oggi contro Israele e gli ebrei non è un semplice conflitto politico, che si può razionalmente risolvere, ma un tentativo di negazione morale e politico, di sottrazione dei diritti, di disumanizzazione. E' la prosecuzione della Shoà con altri mezzi, un'aggressione alla vita e all'identità, un progetto genocida. Grazie se riuscirete a pensarci seriamente e a comprenderci. Avremo ancora bisogno della vostra generosità e del vostro impegno, temo.
Ugo Volli (informazione corretta)

E bene fa Ugo Volli a non credere troppo alla disponibilità dei nazistelli a rispettare le decisioni, come possiamo leggere qui e qui. Resta comunque la legittima soddisfazione di vedere tante persone ribellarsi all’odio, alla prepotenza, alle prevaricazioni, alle minacce, all’inciviltà di chi sa esprimersi solo con la violenza. Sarà bene non dimenticare che le camere a gas non sono nate dal nulla da un giorno all’altro, ma hanno semplicemente rappresentato l’ultimo gradino di una scala i cui primi gradini erano stati gli insulti per strada e le scritte sui muri, i dispettini ai compagni di scuola e le risposte sgarbate nei negozi: o si spezzano questi gradini, o la scala prosegue perché l’odio antiebraico, se non viene fermato, non si ferma da solo: non è mai successo né, temo, mai succederà. E concludo con questi commenti trovati tempo fa su youtube, in un video di Barbra Streisand:

this woman is amazing. her voice is pure. she shames todays young artists
---
insuperable!!!!!!
---
she is a godess, but WOW who wrote that song
---
She? is the best!
---
Que mas se puede decir de ella? Es la mejor cantante de todos los tiempos, y su voz perdurara siempre.
---
aly666highway
she's a jewish woman

E quando si ha un simile difetto di fabbricazione, qualunque altra dote si possieda, la condanna è inevitabile.

barbara


7 giugno 2011

RIBELLIAMOCI ALLE MINACCE!

Vi invito a leggere la lettera aperta di Ugo Volli contro le intimidazioni e le minacce intese a impedire la manifestazione di Milano e a firmare la petizione per dire no alla violenza, no alle intimidazioni, no alle minacce, no a una cultura di odio. Io l’ho fatto, fatelo anche voi.

Le minacce filopalestinesi non devono vincere!

Gentili autorità,

come sapete il prossimo 12 giugno è prevista l’inaugurazione a Milano in Piazza Duomo di un padiglione dedicato a illustrare le realizzazioni economiche e le bellezze turistiche di Israele. Essa è corredata da un ricco programma culturale, con conferenze di scrittori, concerti di cantanti, mostre d’arte. La manifestazione, a suo tempo concordata con le autorità competenti, ha ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie. Non si tratta affatto di un’”occupazione”, come scrivono i suoi boicottatori, ma di un momento di scambio culturale che arricchisce la vita culturale della città di Milano.

Apprendiamo dalla stampa che la manifestazione è minacciata da estremisti che intendono impedirla per motivi politici, a costo di “mettere a fuoco la città”, cioè di usare la violenza fisica. Queste minacce sono largamente diffuse in Internet, su volantini e manifesti, diffusi in Italia e all’estero.

Comunque si giudichino le vicende del Medio Oriente, è inaccettabile che gruppi di estremisti impediscano la libera manifestazione del pensiero, sfidino l’ospitalità dell’Italia, siano decisi a impedire ogni contatto con Israele secondo logiche di apartheid che ricordano i boicottaggi agli ebrei organizzati dai regimi nazifascisti.

Noi sottoscritti, appartenenti a diversi schieramenti politici e culturali, con opinioni diverse sul conflitto mediorientale, facciamo appello alle autorità centrali e locali della nostra Repubblica perché non sia consentito impedire nel nostro Paese una libera manifestazione del pensiero e di scambio con un altro paese democratico. Vi chiediamo di intervenire per assicurare il regolare corso della rassegna israeliana a Milano.

La petizione qui.

barbara


6 giugno 2011

OGGI VI REGALO UN SERGIO ROMANO D’ANNATA

Ho ripescato dalla cartella dei post dell’altro blog questo pezzo di oltre sei anni fa. Poiché, nonostante la non verdissima età, il Romano continua a imperversare un giorno sì e uno no, e temi e toni sono sempre gli stessi, trovo interessante riproporlo.

EVVIVA IL TERRORISMO!

Riporto una parte della risposta data a un lettore dal nostro Grande Sergio Romano sul Corriere di Oggi, meritevole, a mio avviso, di un commento.

Dove io e lei, caro Pasquino, siamo in disaccordo è sulla vicenda di Sigonella. Come lei ricorda, Craxi, negli anni precedenti, aveva coltivato

“coltivare”! Quale deliziosa e sana attività! Quale profumo di terra e frumento ne emana!
i rapporti con il movimento palestinese
movimento? Ohibò, e che sarà mai questo movimento? Forse quello, un po’ licenzioso, delle anche di qualche signorina non troppo per bene? O forse un movimento intellettuale, come quello dei veristi? O saggio Romano, se solo volesse illuminarci, sì che anche noi potessimo abbeverarci alla Sua infinita sapienza!
e con Arafat.
Grand’uomo! Lasciatemelo dire, che questa proprio mi sgorga dal cuore, grand’uomo!
Quando scoppiò la crisi dell’Achille Lauro,
Crisi? Come quelle della mia mamma, povera donna, ottantenne acciaccata che ogni tanto le vengono di quelle crisi, poveraccia, da farci prendere degli spaventi che non vi dico! Crisi così?
sequestrata da un gruppo di terroristi nelle acque egiziane il 7 ottobre 1985, quei rapporti dettero buoni frutti e il governo a riuscì a ottenere la liberazione della nave.
Scusi, signor Romano, ma se avevamo rapporti tanto buoni con quei signori del “movimento”, perché ci hanno fatto sta porcata di sequestrarci la nave? O che non lo sapevano che era cosa nostra? Forse hanno qualcosa a che fare queste misteriose e fantomatiche “acque egiziane”? Lei sa qualcosa che noi poveri comuni mortali non sappiamo? La prego, carissimo, non ci tenga all’oscuro, non ci lasci penare così!
Ma l’assassinio di un ebreo americano riaprì la crisi
E figuriamoci se non saltava fuori il solito rompicoglioni di ebreo, che pare proprio che lo facciano apposta a ficcarsi sempre in mezzo a rovinare tutto, sti ebrei del cavolo! E notiamo che, giustamente, il Nostro non perde tempo a spendere parole di pietà nei confronti di chi, con la sua improvvida presenza sulla nave, ha mandato all’aria un così idillico rapporto fra noi e quei signori. Né, altrettanto giustamente, di condanna nei confronti di chi, dopotutto, ha solo fatto il suo onesto mestiere di terrorista
e la trasformò in un braccio di ferro tra l’Italia e gli Stati Uniti. Gli americani, che già avevano dato segni d’impazienza,
e perché mai?
decisero di intervenire per impadronirsi dei terroristi.
Ma tu guarda che razza di pretese! Come se i terroristi fossero cosa loro, e non cosa nostra!
Craxi resistette alle loro pressioni e affrontò spavaldamente
figo, il nostro Craxi, eh?
nei giorni seguenti la crisi provocata dal partito repubblicano.
Aahhh!!!! Ecco di chi era la colpa: dei repubblicani fetenti, che gli venisse un accidente!
Abu Abbas, il terrorista che il leader socialista rifiutò di consegnare, era certamente il regista dell’operazione. Ma l’incendiario, nel corso della vicenda, era diventato pompiere e occorreva, a mio avviso, trattarlo come tale.
Giusto! E’ così che si fa! Tipo: io tiro un calcio sui cocomeri al signor Romano – con rispetto parlando – poi gli do una bella pomatina ed è da infermiera che devo essere trattata, eccimancherebbe altro, ci mancherebbe!
Non basta.
Giusto, non deve bastare.
Se Craxi, in quel momento, avesse ceduto alle pressioni degli americani, avrebbe disperso tutto il patrimonio accumulato per sé e per l’Italia nel mondo arabo.
Ma che meraviglia, che meraviglia! Guardi, sono senza parole, Romano, dico sul serio: senza parole, di fronte a tanta acutezza e a tanta profondità. Anzi, per essere sicura che il concetto sia chiaro, glielo ripeto: sono senza parole, ecco.
Che la sua scelta fosse giusta per il Paese venne confermato del resto indirettamente dalla rapidità con cui il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, dimenticò l’incidente.
Ecco, questo è un argomento. Riconosciamolo, signori: questo è un signor argomento.
L’episodio rappresentò per Craxi una doppia vittoria. Dimostrò che la sua politica palestinese aveva dato buoni frutti. E dimostrò che l’Italia poteva, quando erano in gioco i suoi interessi, dire no all’America.

Ecco. Riconoscendo la giustezza delle argomentazioni del Grande ex Diplomatico Sergio Romano, per il bene della Nazione propongo di sbattere in galera tutti quei fessi di giudici che combattono contro la mafia; di sospendere dal servizio tutti i poliziotti, carabinieri, guardie di finanza che tentano di disperdere tutto il patrimonio che abbiamo accumulato nell’Onorata Società (che sia anche lei un movimento?), di liberare immediatamente il signor Salvatore Riina che a me personalmente non ha mai fatto niente di male e dopotutto è un onesto padre di famiglia, e chissà che bravo pompiere diventerebbe se solo gliene dessimo l’opportunità, e infine di nominare senatori a vita tutti i capi riconosciuti di Cosa Nostra. E quanto all’America, mandiamola affanculo. E non parliamone più.

E dopo questo tuffo nel passato torniamo al presente, leggendo questo e questo e poi anche questa notizia che non mi sembra avere campeggiato nelle prime pagine dei nostri giornali.

barbara


5 giugno 2011

PREMESSO CHE BERLUSCONI MI FA VOMITARE

e che potrei tranquillamente affogarlo con le mie mani senza provare l’ombra di un rimorso, ho trovato, gentilmente segnalatami, una cosa che riesce a farmi vomitare ancora di più.

barbara


2 giugno 2011

VERGOGNA

Sulla scia del post precedente, sono andata a ripescare questo vecchio post che avevo messo, sei anni fa, nell’altro blog.

Sono arrivati alla fermata, dove anch’io aspettavo l’autobus. Hanno cominciato a parlare: una lingua slava, credo, non so quale, lei in tono lamentoso, lui in tono duro. Poi lei in ginocchio, in tono ancora più lamentoso, lui ancora più duro. Arriva l’autobus, lui con uno strattone la rimette in piedi, saliamo, io davanti, loro dietro. Alla fermata dell’aeroporto l’autista, a quanto pare, vede qualcosa dallo specchietto. Schizza in piedi, corre dietro gridando: «Lasciala stare! Lasciala stare! Lasciala qui se non vuole venire!» Poi si rivolge a lei: «Non andare se non vuoi, non andare! Vieni davanti con me». Lei lo guarda, due occhi di gazzella terrorizzata. Sa che quell’uomo dal cuore grande e generoso non può salvarla. Sa che qualunque cosa faccia, ovunque la porti, l’altro la troverà. Conosce, sicuramente, il castigo riservato a chi tenta di sfuggire al proprio destino: per averne avuto la dettagliata descrizione, o per averlo già provato nella propria carne. Scuote la testa, sconsolata, e scende. L’autista ritorna al suo posto, lentamente, la testa bassa, i pugni serrati, l’espressione sconfitta, le labbra strette per la rabbia impotente, mentre i due si allontanano, lui sicuro, lei col suo passo un po’ sgangherato da ragazza di campagna montata su tacchi troppo alti. Da bambina, forse, non aveva sognato di andare a raccattare clienti in un piccolo aeroporto di provincia. I passeggeri dell’autobus, nel frattempo, ridacchiano divertiti.


barbara


1 giugno 2011

LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI

La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza  all’Albania.  Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle  ragazze”.

     
NATA FEMMINA

“Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha  puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di  notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate.
A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana.
Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò  piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e  chissà quanti altri. E’ solo allora - tre anni più tardi - che le  incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna.
Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.
Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato.
Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.
Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.
E’ una storia lunga, Presidente.
Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei  una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione  l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione  per le  umiliazioni gratuite.
Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa “battuta” mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuriano varie polemiche, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne è messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi; mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi.

      Merid Elvira Dones

      
PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero
       sentano  l’obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone. Grazie




Mi è stata inviata questa cosa, con la preghiera di diffonderla. Lo faccio subito, nella piena convinzione che sia la cosa giusta da fare. Ne condivido il contenuto e ne condivido l’indignazione, e faccio mio anche l’appello finale.

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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