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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 maggio 2011

VOLONTÀ DI PACE E DINTORNI

Le mammole e gli sputi

Cari amici, ogni tanto anche i migliori eurarabi parlano dei palestinesi senza troppo rispetto, come se fossero mammolette, pacifisti da sciopero della fame, comparse da film di buona volontà. E invece no, è gente tosta, con le idee precise. Prendete per esempio questa recente intervista di Yasser Qashlaq, un giornalista di origine palestinese che è anche membro del Movimento Free Palestine, che è stato il finanziatore della (fallita) flottiglia libanese per Gaza, naturalmente concessa ad Al-Manar TV, la bellissima e obiettivissima emittente di Hamas. Vi prego, leggete fino in fondo, perché da queste  dichiarazioni viene fuori tutta la nobiltà d'animo, l'eroismo e anche il non antisemitismo di questo grand'uomo. Ha dichiarato dunque:

"Il luogo naturale per [Ehud] Barak è la Polonia, e il luogo naturale per quell'idiota di Netanyahu, è Mosca, mentre il luogo naturale per me è Safed. Vorrei dire a Ben-Gurion: Tu,  deficiente: sappi che un giorno mio figlio piccolo sputerà sulla tua tomba. Faremo deportare i tuoi resti al tuo vero paese in Europa, e torneremo. [...] Come ha detto l'Imam Khomeini, a suo tempo, se ognuno di noi si mettesse a sputare, potremmo soffocare tutti e cinque milioni di loro: il numero di ebrei - quei pezzi di merda umana - nella mia terra è uguale a un terzo degli abitanti del quartiere Nasr City al Cairo. [...] Netanyahu, che dice che il diritto al ritorno deve essere risolto al di fuori di Israele, dovrebbe risolvere il suo problema con il ritorno in patria a Mosca. Si tratta di pezzi di merda umana. Anche Balfour, quando ha dato la mia terra a quei Giudei, disse che stava facendo in modo di sbarazzarsi di loro. Ci hanno portato quei pezzi di merda, e noi adesso dobbiamo gettarli indietro ai loro paesi ".

Non è la prima volta che Qashlaq fa delle dichiarazioni – diciamo - un po' forti. Nel giugno, 2010 diede un' altra intervista, anche questa su Al-Manar TV, dicendo gentilmente agli israeliani, "Salite sulla nave che vi abbiamo mandato, e ritornate ai vostri Paesi. Non fatevi trarre in inganno dai leader arabi del campo moderato. Non sarete mai in grado di fare la pace con noi. I nostri figli torneranno [in Palestina]. Non c'è ragione per la coesistenza. Anche se alcuni dei nostri leader firmassero [la pace] con voi – noi non firmeremo mai. Non lasciatevi ingannare da questi leader. Ritornate ai vostri paesi".

Non ci credete? Vi sembra una macchietta come la vecchia strega di Washington cara amica di Obama che ha detto cose analoghe un anno fa, nel bel mezzo dei luoghi sacri della politica americana? No, vi assicuro, è tutto vero. Guardate qui (http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5310.htm) l'intervista filmata e anche la trascrizione del testo. Vi auguro buon divertimento. Spero solo che abbiate superato l'età in cui si crede a Babbo Natale (e alla befana) e che non mi rimproveriate di turbare la vostra fede innocente nella volontà di pace dei bravi palestinesi.

Ugo Volli

A coloro che continuano a ripetere che la pace si fa coi nemici, mi permetto di suggerire di andare loro a trattare con questi nemici (e non si illudano di cavarsela col fatto che per loro non sono affatto nemici bensì amici amatissimi: anche Juliano Mer-Khamis e Arrigoni gli avevano venduto il corpo e l’anima, e non gli è andata meglio che a qualsiasi sionista colono invasore occupante predatore estremista eccetera eccetera.
Per completare il quadro vi mando a leggere queste altre riflessioni, sempre di Ugo Volli, e a dare un’occhiata a come funzionano le scuole in Egitto.


barbara


30 maggio 2011

TRAPPOLA FATALE

Moglie : " Tesoro, se io dovessi morire prima di te ti risposeresti?"
Marito : "Noo, figurati, non potrei mai!"
Moglie : "..Ma allora significa che non ti è piaciuto essere sposato, che non ti piace il matrimonio?"
Marito : "..E vabbè allora se vuoi che ti dica questo, sì va bene mi risposerei perché il matrimonio è bellissimo!"
Moglie : " ..Ma la porteresti a casa nostra?"
Marito  :"Sì tesoro, è così bella..mi ricorda noi"
Moglie : "E la porteresti nella nostra casa al mare?"
Marito : "Sì amore, è così tranquilla.."
Moglie : "E faresti con lei la stessa crociera nel Mediterraneo?"
Marito : "Sì, è così romantico"
Moglie: "Ma le faresti guidare la mia macchina?"
Marito: "No, non ha la patente"
Moglie: ....(silenzio)
Marito: “Cazzo!”

È un fatto: più si credono furbi e più si dimostrano polli, in tutti i sensi e in tutti i campi.

barbara


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28 maggio 2011

OGGI VEDO ROSSO...



barbara


27 maggio 2011

LEGITTIMITÀ

Dice il signor Sarkozy, nella conferenza stampa congiunta col signor Obama, che il colonnello Muammar Gheddafi “ha perduto ogni legittimità”. Ora, la notizia, lo ammetterete, è terrificante, di quelle da perderci o suonno e a fantasia, e non so se riuscirò mai a capacitarmene e a farmene una ragione. Quello che però mi chiedo, e chiedo ai miei fedeli lettori, è: prima in che cosa esattamente consisteva la sua legittimazione? Era stato votato dal popolo libico in elezioni dirette? Aveva ricevuto l’incarico da un parlamento composto da membri votati in regolari elezioni? Era stato insediato per acclamazione popolare come si faceva per gli imperatori-generali romani? Ha ricevuto l’investitura per grazia divina? Ammetto che è colpa mia: quando ha assunto la guida del Paese libico ero molto giovane, ma non una bambina, e dunque è solo colpa mia se non mi interessavo di politica. Resta il fatto che oggi sono divenuta cosciente di tale biasimevole lacuna, e chiedo dunque l’aiuto di tutti per riempirla.

barbara


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26 maggio 2011

MARY BELL

Oggi compie 54 anni. Avevo cercato qualcosa in google, perché in questi giorni sono molto occupata con la scuola, e mi avrebbe fatto molto comodo trovare qualcosa di cui fare copia/incolla, aggiungendo un paio di pensierini miei in testa o in coda. Ma tutto ciò che ho trovato la qualificava senza mezzi termini e con non troppe precisazioni come “assassina”, o addirittura “ex criminale”, tipo ex calciatore o impiegato al catasto in pensione (una cosa quasi decente a dire la verità ci sarebbe, ma vi è stato disabilitato l’uso del tasto destro del mouse), e quindi cercherò di fare da me.
Assassina sì, in termini tecnici lo è: ha ucciso due bambini, nel 1968, all’età di undici anni, chi ha un po’ di anni sulle spalle si ricorderà di questa raccapricciante vicenda. Ed è stata processata. In un tribunale normale, perché in Inghilterra non c’è un tribunale dei minori, con avvocati specializzati, giudici specializzati ecc. nel trattare i minori: adulti, minorenni, e anche bambini delle elementari vengono tutti processati negli stessi tribunali, giudicati dalle stesse persone, trattati allo stesso modo. Non solo al tempo di Mary Bell ma anche all’epoca, molto più recente, del processo ai due bambini che avevano ucciso il piccolo James Bulger di tre anni (mentre la polizia era intensamente impegnata a ignorare accuratamente quelle segnalazioni che avrebbero, forse, potuto salvargli la vita) nel 1993, vicenda ricostruita da Blake Morrison nel bellissimo e sconvolgente Come se. Processata, dicevo, e giudicata criminale della peggior specie a causa della “freddezza” dimostrata per tutto il tempo. Processata, giudicata, condannata senza neppure preoccuparsi di sapere chi fosse davvero questa “spietata assassina” undicenne, questa bambina responsabile di ben due efferati omicidi. Se ne è preoccupata invece, molto tempo dopo, Gitta Sereny – quella dei libri inchiesta sui criminali nazisti. Si era occupata, Gitta Sereny, dopo la fine della guerra, di bambini sopravvissuti ai campi di concentramento, ritrovando poi atteggiamenti, comportamenti, reazioni molto simili alle loro nei bambini vittime di violenze in famiglia. E di violenze, di ogni tipo, quella bambina ne aveva davvero patite oltre ogni immaginazione. Scrive la Sereny in Grida dal silenzio che Mary, oltre a tutti gli altri tipi di violenze, aveva anche subito, fin da piccolissima, le più terrificanti sevizie sessuali che si possano immaginare. Le descrive poi, ad un certo momento, e posso confermare: sono le più terrificanti sevizie sessuali che si possano immaginare. E nessuno a porgerle una mano. Nessuno a offrire una briciola di pietà a questa povera infanzia offesa, massacrata, annientata. Solo le 400 pagine di Gitta Sereny, traboccanti di dolente compassione, riescono a restituire a questa creatura straziata tutta la sua dolorosa umanità.
Buon compleanno, Mary.

barbara


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25 maggio 2011

UNA SOTTILE LINEA DI DEMARCAZIONE

1938. Una sottile linea di demarcazione, un invisibile confine, divide il mondo ebraico dal resto dell’universo.  Un universo capace di rimanere silente  di fronte al massacro di sei milioni di vite. Un universo che ha deciso di schierarsi al fianco dello sterminatore. Un universo desideroso di ascoltare, obbedire, offrire intere città, concedere immensi territori, al Male in persona. All’ideatore delle camere a gas. Al pianificatore del minuzioso progetto di sterminio del popolo ebraico. Il confine è ancora lì. E si chiama identità ebraica. 1967. Una sottile linea di demarcazione, un invisibile confine, divide il mondo ebraico dal resto dell’universo. Un universo capace di rimanere silente di fronte alle minacce quotidiane di leader arabi secondo i quali “il pericolo di Israele consiste nella mera esistenza di Israele, in ciò che è e ciò che rappresenta" [1]. Un universo che ha deciso di schierarsi al fianco di regnanti che vogliono vedere “Israele allagata di sangue ebraico”. Un universo in cui anche gli alleati storici, di nome Stati Uniti, a pochi giorni da una prima dichiarazione “in questa guerra Israele non sarà solo”, allo scoppio della Guerra dei Sei Giorni, cambiano strategia e annunciano “la nostra posizione sarà neutrale nel pensiero, nelle parole e nell’azione”. Alleati capaci di dichiarare l’embargo di armi nella regione proprio quando i nemici di Israele vengono foraggiati dalla Russia. Il confine è ancora lì. E si chiama ime in ani lì, mi li.  Se non sono io per me, chi sarà per me. 2011. Una sottile linea di demarcazione, un invisibile confine, divide il mondo ebraico dal resto dell’universo. Un universo capace di cambiare etichetta e denominazione a terroristi macchiati di sangue ebraico elevandoli al rango di interlocutori politici. Un universo desideroso di ingraziarsi, inginocchiarsi, annullare la propria identità civile concedendola al terrorismo in persona. Il confine è ancora lì. E nessuno è disposto a metterlo in discussione. Perché costruito col sangue di soldati desiderosi di dare una terra sicura ai propri fratelli. Perché basato sulla Halachà, la legge ebraica, che impone di salvaguardare la vita degli abitanti. Perché prescritto dalla Torà, che lo esige di  “ferro e rame” affinché  nessun nemico possa aprirsi un varco nella terra d’Israele. Il confine è ancora lì. E nessun alleato presunto, nessuna autorità contingente, nessun amico sedicente, potrà mai deciderne il destino.

Gheula Canarutto Nemni

[1] Yehoshafat Harkabi, Arab Attitudes To Israel, (Gerusalemme: Keter Publishing House, 1972), p. 27.

Non aggiungo commenti, perché la verità non ha bisogno di essere commentata, ma solo conosciuta.

barbara


25 maggio 2011

MI VENGONO SOLO DUE PAROLE

Baldracca putrida.

barbara


24 maggio 2011

LA PRIMAVERA ARABA

Quella che adesso loro vogliono voltare pagina e noi gli dobbiamo dare fiducia.
Quella che loro stanno chiedendo democrazia.
Quella che loro combattono in nome della libertà.
Quella che finalmente sul pianeta si respira una nuova aria.
Quella che il passato è ormai è alle spalle e una nuova era sta sorgendo.
Quella che davvero non si capisce perché Israele si ostini nella sua ottusa diffidenza invece di partecipare al tripudio comune.
Quella.




qui

Mentre le donne protestano così:



E nel frattempo si fa a gara per coprire i criminali che hanno messo in atto il brutale stupro di massa di Lara Logan. E poiché io, a differenza dei mass media, non intendo rendermi complice di un branco di assassini, vi mando a leggere qui.

barbara


23 maggio 2011

DOPO IL DISCORSO DI OBAMA

Giustizia e arrendevolezza

Mi sembra il momento giusto, dopo l’ennesimo tradimento di B. Hussein Obama, dopo l’ennesimo colpo basso, dopo l’ennesimo tentativo di mettere Israele nell’angolo, per rileggere questo articolo scritto da Ugo Volli qualche settimana fa.

Vi è un'antica illusione ebraica, secondo cui il modo per salvarci dall'odio e dalle persecuzioni sta nel "comportarsi bene" e nello stare alle regole dettate dagli altri. E' stata la convinzione di molti ebrei assimilati durante la Shoah: non è possibile che colpiscano chi ha minuziosamente aderito a valori, stili di vita, comportamenti uguali agli altri. Ma è stata forse anche la convinzione dei chassidim russi che ai tempi di Napoleone rifiutarono di accettare la libertà che veniva loro offerta per mantenere il proprio ruolo, inferiore sì, ma garantito nella società dell'Ancién Régime. Molto più indietro, è l'illusione di Ester, che esita a rompere le regole del serraglio reale e Mordechai deve ammonire a non pensare di salvarsi da sola. Oggi è l'illusione di chi pensa che se Israele finalmente si comporterà bene, se accetterà una "legge internazionale" che sul piano giuridico non ha basi, ma politicamente favorisce i palestinesi, poi sarà lasciato stare in pace dentro la "linea verde", per indifendibile che essa sia. Per le ragioni che verranno chiare nel seguito del discorso, si può chiamare quest'illusione "egocentrismo etico".

Quest'illusione ha molti difetti. In primo luogo non è mai realistica, è per l'appunto un'illusione, come hanno mostrato tutte le persecuzioni in cui i "bravi" ebrei conformisti sono stati ammazzati non meno degli straccioni e dei rivoltosi; e di recente i ritiri israeliani dal Libano e da Gaza, che non hanno affatto smorzato, ma hanno al contrario aumentato l'aggressività contro Israele sul terreno e nel resto del mondo.
Il secondo difetto si può chiamare la "tentazione etica". Chi è convinto che "comportandosi bene", rispettando le leggi" ecc. gli ebrei possano evitare o almeno moderare le persecuzioni, crede facilmente anche che il primo segno di questo "buon comportamento" sia l'universalismo, il trascurare gli interessi anche vitali del proprio popolo per assumere per sé il punto di vista dell'assoluto (o del Divino, che a me sembra una forma di idolatria), decidendo in perfetta solitudine, senza sentirsi responsabili per gli altri quel che è giusto e quel che è sbagliato. Gli universalisti usciti dall'ebraismo hanno sempre lasciato una grande scia di guai, che si chiamassero Gesù di Nazareth o Karl Marx.
Gli ebrei antisrealiani e filopalestinesi, che non mancano certo oggi, non sono mossi di solito da un semplice "odio di sé", ma dall'illusione di salvarsi da soli dai pericoli essendo "giusti", aderendo cioè al punto di vista e alle categorie di giudizio dei propri nemici. Un'ulteriore conseguenza di questa sindrome è la pretesa di insegnare a tutti (i propri fratelli ma anche gli altri) la loro giustizia, di porsi come maestri di etica universale, al di là della politica e della religione. Al massimo, come ha fatto il giudice Goldstone l'altro ieri, il solipsista etico, se vede che l'attacco alla vita del proprio popolo non serve, si scusa facilmente: si è sbagliato, dice, non aveva tutte le informazioni, è stato ingannato - ma resta sempre un difensore della giustizia universale e pertanto superiore a tutti gli altri. A questo modo di fare si congiunge una definizione dell'ebraismo in termini di etica, non di popolo o di religione: l'ebraismo non sarebbe una cultura, un'eredità, una popolazione, la continuità storica di una fede e neppure un certo rapporto con il divino, ma "l'etica". Che questo atteggiamento porti simpatia e comprensione, è tutto da dimostrare.
Il terzo difetto è quello capitale. Chi pensa di salvarsi comportandosi bene, naturalmente deve fare i conti con il fatto che non tutti nel popolo ebraico hanno la stessa idea del bene, gli stessi obiettivi e magari osano difendere i suoi diritti al di là dei limiti molto angusti di coloro che non appartengono al gruppo degli illuminati etici. Di conseguenza, il solipsista pensa e afferma che costoro non sono abbastanza etici, che non sono abbastanza buoni, che non si confanno alle leggi come dovrebbero, eccetera. Non sono persone che seguono un progetto politico diverso, o hanno altri ideali: sono peccatori, ingiusti, nemici dell'etica. Magari gli trova un nome spregiativo, o lo accetta dagli altri, per esempio li chiama "coloni".
La divisione del popolo ebraico fra buoni e cattivi è il risultato pressoché inevitabile del solipsismo etico. Per i chassidim erano perduti gli ebrei che cercavano un po' di libertà dalla Rivoluzione Francese; per i bravi borghesi assimilati che si consideravano tedeschi integrali "di religione mosaica", i guastafeste impresentabili erano gli eredi di quelli stessi chassidim. I sionisti sono stati demonizzati dagli uni e dagli altri, e così i combattenti clandestini contro l'occupazione inglese e la violenza araba in Eretz Israel. Oggi per buona parte della sinistra ebraica, a essere colpevoli sono i "coloni", che per loro certamente "rubano la terra ai palestinesi", dunque sono ladri, ribelli e quant'altro. E invece siamo tutti coloni, siamo tutti da sempre legati a una terra in cui continuiamo a immigrare, come ho provato ad argomentare la settimana scorsa. E siamo tutti responsabili gli uni per gli altri (“kol Israel arevim ze-là-zè”)
Io non credo affatto che Sergio Dalla Pergola sia uguale a quegli illusi che vanno a Bilin a tirare pietre contro il "muro", o cercano di espellere i proprietari ebrei dalle case di Sheik Jarrah, per il fatto che sotto il regime giordano erano state occupate da immigrati arabi – e poi si sentano giusti e moralmente superiori; non lo assimilo neppure a quegli scrittori e professori che hanno scoperto quanto sia comodo e redditizio fare la coscienza critica di Israele con i media internazionali, distribuendo condanne e invocando boicottaggi. So che il suo è un pensiero assai più lucido e razionale. E' ovvio che ci sono delle considerazioni strategiche dei rapporti di forza che potranno costringere Israele a evacuare parte degli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria – anche se il risultato di simili operazioni in Cisgiordania, nel Libano meridionale e a Gaza non è stato proprio vantaggioso come ci si aspettava. (Prima o poi riusciremo a leggere un'analisi davvero critica degli accordi di Oslo da cui potremo ragionare sui pregi e sui difetti dell'intera strategia della cessione di territori in cambio di una pace che non vuol proprio arrivare.)
Ma il rifiuto del prof. Dalla Pergola di identificarsi con i "coloni", nel suo pezzo di giovedì scorso, è motivato proprio secondo gli stereotipi di cui ho parlato: in sostanza i "coloni" (tutti?) sarebbero disobbedienti alle leggi, avrebbero comportamenti disordinati di fronte alla polizia. Siamo sicuri che il problema sia questo? Non mi sembra che Israele sia un posto molto politicamente disciplinato, non credo che la propensione al reato di un abitante di Ariel sia maggiore di un cittadino di Tel Aviv o Petah Tiqva. Mi piacerebbe leggere delle statistiche.
Il punto è ovviamente politico e non moralistico o criminologico. I "coloni" rappresentano la spinta al ritorno all'"eredità" di Eretz Yisrael che è stata la missione del sionismo: alcuni sono più religiosi della media degli israeliani; ma non tutti. Essi comunque indicano con la loro presenza il precario e appassionato rapporto che tutto il popolo ebraico ha con la sua terra. Fa molto comodo illudersi che la ragione dell'odio arabo sia la loro "occupazione", quella del '67. In realtà "l'occupazione" che gli arabi voglio eliminare è quella del '48, la creazione di Israele, e magari anche più indietro, fino all'Yishuv, alla Prima Guerra Mondiale, alla Seconda Aliah.
L'abitante di Tel Aviv o Haifa che pensa di stare dalla parte del giusto e di scampare il conflitto dicendo di non essere un "colono" si illude, con tutte le conseguenze che ho elencato. Si può dire certamente che non si condivide il progetto degli insediamenti oltre la linea verde, che è meglio cedere quei territori. Ma senza disprezzare chi invece in quel progetto crede, senza trasformarlo in una questione di polizia. Avendo la giusta solidarietà per i "coloni" che sono oggi non le uniche ma le "privilegiate" vittime del terrorismo. E soprattutto assumendosi l'onere della prova di un altro progetto strategico quello del ritiro nelle linee del '49 con qualche scambio che difende Dalla Pergola. Un progetto che ha la sua razionalità, ma dipende pesantemente dall'idea di una volontà araba di trovare un compromesso con Israele e di una capacità del mondo occidentale di garantirlo. Entrambe premesse che oggi appaiono molto dubbie. Anche perché, che lo vogliamo o no, che lo sappiamo o no, agli occhi degli uomini di Hamas come di quelli di Fatah, dei fratelli musulmani che in Egitto hanno vinto e degli uomini di Al Qaida in Libia che stanno perdendo, come di centinaia di milioni di arabi buoni e cattivi, noi effettivamente siamo tutti coloni. Anzi Jahud, ebrei - e già solo per questo esseri inferiori che non possono essere giusti ma solo arrendevoli.

Ugo Volli


Inutile dire che ne condivido anche le virgole, e che ho trovato a dir poco penosa la reazione isterica di chi, in quasi settant’anni di vita, non ha mai imparato ad accettare una critica, o a tollerare che si mettano in discussione le sue Grandi Verità Assolute.

barbara


22 maggio 2011

COME TI SMONTO DARWIN IN DIECI MOSSE

Da un po' di tempo circola una teoria a proposito dell'evoluzione della specie umana, che riscuote un certo successo fra gli atei, i libri di scuola, Marx ed Engels. È di un certo Darwin. Il cognome non me lo ricordo.
Per chi non legge i giornali, è forse il caso di fare un riassunto imparziale e il più possibile obiettivo di questa strampalata dottrina.
Tanto tempo fa la terra era popolata perlopiù da scimmie. Anche da qualche dinosauro e un paio di zanzare giganti, ma perlopiù da scimmie e, quello che è più importante, senza alcuna traccia di vita umana. Già questo è abbastanza fantasioso: come ci si può immaginare un mondo fatto tutto di scimmie? Impiegati scimmia, partite di calcio fra scimmie, cellulari a forma di scimmia... assurdo. Ma la sfrenata fantasia del signor Darwin non si ferma qui.
Ogni tanto, dice la sua teoria, nasce qualche scimmia disabile. Di solito si tratta di creature sfortunate, ridotte su una sedia a rotelle a sperare che qualcuno gli costruisca degli scivoli per salire e scendere dagli alberi. Naturalmente nessuno vuole riprodursi con loro e la cosa finisce lì.
Ma di tanto in tanto succede che una particolare malformazione renda la scimmia più brava a prendere le banane. Che ne so, un giorno una scimmia nasce col pollice opponibile, raccoglie due quintali di banane in mezza giornata e tutti fanno la fila per riprodursi con lei. Il giorno dopo tutte le scimmie hanno il pollice opponibile.
In questo modo, malformazione dopo malformazione, un giorno il pollice, un altro la posizione eretta, un altro ancora gli occhiali infrangibili, alla fine ti ritrovi con la terra piena di esseri umani.
Secondo Darwin, in definitiva, l'uomo non è altro che una scimmia handicappata. Questa in sintesi la teoria.
Mi rendo conto che non è difficile smontare una simile accozzaglia di panzane, ma siccome al giorno d'oggi la gente crede un po' a tutto, mi sembra giusto dedicare qualche riga alla sua confutazione.
1.
L'obiezione più ovvia. Se tutto questo è vero, perché oggi le scimmie non si trasformano più in uomini? Curioso vero? Quando non esisteva la televisione e tutto il resto, le scimmie facevano a gara a trasformarsi in qualcos'altro, ora che gli scienziati le tengono d'occhio giorno e notte se ne restano scimmie e basta. Troppo comodo.
2.
Perché non tutte le scimmie sono diventate esseri umani? Perché qualcuna sì e qualcun'altra no? È come dire che c'erano in giro delle scimmie che si sono dette: "Però! Essere uomini sembra una cosa eccezionale! Beh, sai che ti dico? Io quasi quasi resto scimmia".
3.
Se gli uomini sono solo delle scimmie disabili, come mai l'uomo è palesemente migliore della scimmia? Prendiamo il biliardino, per esempio. In un'ipotetica partita a biliardino chi pensate che vincerebbe? Si è mai visto un handicappato battere uno normale dieci a zero? Va bene che adesso si chiamano "diversamente abili" e forse un giorno si chiameranno "ulteriormente abili", "straordinariamente abili", "ammazza quanto so' abbili", però resta il fatto che a biliardino non vanno fortissimo.
4.
Dove sarebbero finiti tutti i peli?
5.
Ammettendo per assurdo che Darwin abbia ragione, resta un problema: da che cosa si sarebbero evolute le scimmie? Scommetto che ora Darwin avrebbe una risposta anche per questo, magari direbbe che si sono evolute dalle cozze o dai cappelli di paglia. Purtroppo doveva pensarci prima.
6.
Chiunque sia stato allo zoo può confermarlo: nessuna scimmia assomiglia neanche lontanamente a un essere umano. Al massimo lo scimmiottano, ma questo non va certamente a loro merito.
7.
Da questa teoria seguirebbe necessariamente che la Bibbia è un libro di fiction, cosa che farebbe sicuramente comodo a un sacco di gente (tipo quelli che si vogliono sposare con gli omosessuali o che pensano di poter fare quello che gli pare quando sono in bagno), ma che nessuna persona intelligente potrebbe prendere seriamente in considerazione. Nella Bibbia ci sono solo proposizioni vere, e se ogni tanto è un po' incoerente è solo colpa di Gödel.
Ero sicuro di avere altre tre prove. Appena mi vengono in mente le scrivo.


scritto da Smeriglia, qui: http://comablog.splinder.com/post/11603754

Io, sia ben chiaro, non è che sposi in toto le posizioni del signor Smeriglia, ci sono cose che, diciamolo, mi convincono solo fino a un certo punto, ma poiché, come ha scritto recentemente qualcuno su questi schermi, fare informazione significa dare tutte le versioni, ecco, per essere corretti bisogna dire che secondo qualcuno l’11 settembre lo hanno fatto gli americani, oppure gli israeliani o perfidi giudei che dir si voglia, oppure le torri sono collassate perché precedentemente – forse, chissà, addirittura in fase di costruzione in attesa che a qualcuno venisse l’idea di atterrarci senza passare dall’aeroporto – minate all’interno. E che qualcuno ritiene che Arrigoni è morto per colpa degli ebrei, che se non lo hanno fatto fuori di persona sono sicuramente responsabili come mandanti – tanto lo sanno tutti che gli ebrei sono tutti ricchissimi e figurati se non potevano pagare qualcuno invece di mettersi in gioco direttamente. E che è opinione di qualche illustre storico che quelle che noi impropriamente chiamiamo “camere a gas” erano in realtà luoghi adibiti alla disinfezione. E, naturalmente, che un folle di nome Darwin – il cognome non me lo ricordo neanche io – si è messo in testa che noi discenderemmo dalle scimmie. Vabbè, io il mio dovere l’ho fatto, adesso vedete un po’ voi.
Se invece non siete in vena di dedicarvi al cazzeggio con le teorie alternative perché avete problemi molto più seri, tipo la mancanza di un lavoro, allora vi suggerisco di andare qui, dove troverete la più brillante delle soluzioni a tutti i vostri problemi.

barbara


21 maggio 2011

MBÈ, COS’HAI DA GUARDARE?



E voi invece guardate qui.

barbara


19 maggio 2011

SOFFERENZA

Fra tutti i commenti letti in giro direi che questo è in assoluto il migliore.

Uomini simpatici

Il regista Lars Von Trier è uno di quegli uomini spiritosissimi le cui battute hanno la leggerezza di uno scaffale con tremila libri che piomba sul pavimento. Durante la recente conferenza-stampa a Cannes, dove presentava "Melancholia", il suo allegro film sulla fine del mondo, ha detto di trovare simpatico Hitler quando è nel bunker - sottintendendone il suicidio. In effetti, la morte è l'unico momento della vita di Hitler che riscuota un consenso allargato, ma è probabile che definendo il Furher simpatico, Von Trier alludesse all'etimo greco di simpatia, condizione in cui proviamo sentimenti di forte vicinanza con qualcuno. Poi il regista non ce l'ha con gli ebrei: lo ha precisato nelle fulminee scuse di prammatica. Anzi, oltre a Hitler gli sono molto simpatici proprio gli ebrei. Sinceramente, non è chiaro che  volesse dire e a questo punto non si capisce da quale greppia si serva.
Tuttavia, non roviniamoci questo bel momento: la conferenza stampa è stato un fuoco d'artificio, soprattutto quando l'artista ha detto nel suo caratteristico inglese da fattoria danese che Israele è "a pen in the ass" (un pene nel culo). Volendo sottilizzare, la vita è curiosa. Un altro hitleriano magari avrebbe detto che Israele lo infastidisce come una mosca, come un creditore, o una piattola. Von Trier non può: è un regista pornografico e il lavoro è lavoro. Lui è uno che quando gira una scena prima la prova di persona, come quella volta con l'elefante. Se ha detto così sapeva perfettamente di cosa stava parlando. Noi non possiamo neanche immaginare il suo immenso dolore.

Il Tizio della Sera

Nel frattempo apprendiamo che il ministro della GIUSTIZIA belga ha avuto un’idea assolutamente geniale, e di idee geniali, in questi tempi bui, abbiamo davvero bisogno.


barbara


18 maggio 2011

VOGLIAMO FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE?

Nakba e Nakba bis

Le esili, ingenue speranze (“spes contra spem”, avrebbe detto Sant’Agostino) che la cosiddetta “primavera araba” avrebbe finalmente aperto uno spiraglio di luce anche sull’impervio terreno delle prospettive di pace in Medio Oriente, dunque, sono durate il breve spazio di un mattino. Le dotte argomentazioni costruite, per esempio, sul piccolo dato di fatto che nelle piazze non si sarebbero viste bruciare le bandiere israeliane (che evento eccezionale!) si sgonfiano come palloncini; le tristi, facili profezie delle varie Cassandre, che temevano che si sarebbero presto rimpiante le plumbee dittature vitalizie dei vari Mubarak e Ben Alì, sembrano avere colto nel segno. Lo spettacolo delle marce “spontanee” dei cosidetti “profughi palestinesi”, mosse nei giorni scorsi contro i confini dell’odiatissimo Israele, sembrano infatti seppellire anche la più azzardata, la più estrema e irrealistica delle illusioni, frantumando qualsiasi miraggio di pace, la più pallida ipotesi di una pur minima possibilità di ragionamento, di dialogo.
Coloro che sono andati a premere contro i confini di Israele, cercando di entrarvi con la forza (non importa su suggerimento di chi, seguendo quali impulsi o strategie), non chiedevano allo stato ebraico di smantellare qualche colonia, di modificare qualche comportamento o di spostare qualche linea di demarcazione. Chiedevano a Israele, semplicemente, di non esistere, ribadendo il semplice, elementare messaggio espresso dalle annuali celebrazioni della “Nakba”, la “catastrofe”. Su quanto sia piacevole vivere fianco a fianco con qualcuno che considera la tua esistenza la più grande sciagura della storia, tanto da eleggere il tuo compleanno a giorno di lutto disperato, c’è poco da dire. Così come siamo tristemente abituati all’interpretazione di tali gesti (tristi e sgradevoli quanto si vuole, ma tutt’altro che ermetici) da parte dei mass media e dei commentatori politici, che sembrano ridurli a meri umori o stati d’animo, spesso dimostrando aperta simpatia di fondo per i manifestanti, che agirebbero in risposta a sopraffazioni subite, o sarebbero mossi da ideali di libertà, giustizia, pace, autodeterminazione ecc. Ci sarebbe, forse, bisogno di ripetere che il 14 maggio del 1948, il giorno della Nakba, era il giorno in cui avrebbe dovuto nascere anche lo Stato palestinese, soffocato sul nascere dagli eserciti di cinque nazioni arabe? Chi celebra la Nakba, in realtà, non maledice soltanto la nascita di Israele, ma anche la stessa idea dell’eventuale nascita di una Palestina libera, indipendente e sovrana.
Eppure, i palestinesi dicono di desiderare ardentemente di “nascere”, come stato sovrano. Sono talmente impazienti che hanno detto alla loro ‘madre’ designata, l’Assemblea Generale dell’ONU - che, per ora, custodisce amorevolmente in grembo l’embrione - che, a settembre, comunque vada, senza stare a sentire nessun medico e nessuna ostetrica, “nasceranno”. Ma già si sa, purtroppo, che sarà una nascita mancata, impedita: una “non nascita”, proprio come quella del 1948. A tutti gli effetti, una “Nakba bis”. 

Francesco Lucrezi, storico


Ecco, io di speranze no, non ne ho nutrite neanche per un attimo, neanche esili, perché troppo chiari erano i segni, fin dal primo istante.
Restando in tema di “nakba” mi sembra interessante una riflessione di Marcello Cicchese.



La "Nakba", ovvero il fallimento di un massacro annunciato

«
Dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania al popolo palestinese che vive nella diaspora: tutti si stanno preparando per celebrare il 63o anniversario della Nakba, la "Catastrofe" palestinese», così annuncia un sito che fa propaganda al movimento terroristico Hamas. Certo, è un giorno di lutto per persone di quel tipo.
Il 15 maggio 1948, il giorno seguente la dichiarazione di fondazione dello Stato d'Israele da parte di Ben Gurion, il nuovo stato fu attaccato dagli eserciti di cinque stati arabi: Egitto, Siria, Giordania, Libano e un contingente dall' Iraq. L'allora segretario della Lega Araba, Azzam Pascià, avvertì solennemente dicendo che sarebbe stata

«una guerra di sterminio e di massacro della quale si parlerà come dei massacri dei mongoli e delle crociate».


Per questo si fa cordoglio: perché è fallito il tentativo di prolungare l'olocausto nazista massacrando anche gli ebrei che dopo secoli di persecuzioni e peregrinazioni avevano fondato il loro Stato sulla loro terra.

Marcello Cicchese

(Notizie su Israele, 15 maggio 2011)

Nel frattempo i palestinesi tosti rimpiangono i tempi in cui si massacravano gli ebrei a tutto spiano e si augurano di poter presto riprendere la simpatica usanza; quelli buoni invece aspettano che Israele sparisca da solo, mentre quelli furbi si organizzano dei begli attentati contro se stessi per provocare una robusta carneficina di arabi di cui incolpare i perfidi giudei. E l’ANSA, tanto per non smentirsi mai, spaccia per incidente stradale un attentato terroristico in cui un camionista arabo travolge una bella botta di ebrei al grido di “Allahu akhbar” e “Morte agli ebrei”. Così, giusto per gradire...

barbara


16 maggio 2011

DI CAMPI PROFUGHI E ALTRI ANIMALI

Immaginate che una ONG neozelandese arrivi qui a portare aiuti umanitari e sostegno morale a un campo profughi della pianura Padana. Dice, ma chi è che ci sta in questo campo profughi? Italiani. Italiani? Sì, italiani, embè? Dice, ma da dove vengono questi profughi italiani? Eh, da varie parti: da Bergamo, da Lodi, da Monza, da Crema... Dice no, scusa, ma sono tutti di qui! Sì, embè? Dice, ma se sono tutti a casa loro, perché si chiamano profughi? Come perché, si chiamano profughi perché stanno in un campo profughi, cosa c’è di così complicato da capire? Dice, ma perché stanno in un campo profughi? Perché sì, ci devono stare, come ci sono stati i loro genitori e i loro nonni e come ci stanno le loro mogli e come ci staranno i loro figli e i loro nipoti e... Ma non c’è soluzione? No, non c’è. E la colpa di chi è? Della Svizzera. Ah, è la Svizzera che li ha costruiti? No, è l’Italia. Ma per volontà della Svizzera? No, per volontà dell’Italia. Ma è la Svizzera che ci ha messo dentro questa gente? No, è stata l’Italia. Ma è la Svizzera che vuole che ci rimangano? No no, è l’Italia. Ma allora, scusi, cosa c’entra la Svizzera? La Svizzera c’entra sempre, ed è sempre colpa sua.
Vi sembra una fantasia demenziale? Vi sembra da abuso di droghe pesanti che qualcuno immagini dei campi profughi italiani in territorio italiano con dentro profughi italiani? Vero. Però nessuno trova non dico demenziale, ma neppure un pelino sorprendente il fatto che vi siano campi profughi palestinesi in territorio palestinese sotto sovranità palestinese con amministrazione palestinese costruiti da palestinesi popolati da palestinesi. E che ogni volta che si parla di questi campi profughi il dito accusatore si levi contro Israele.

barbara


14 maggio 2011

LORO SÌ CHE SONO UOMINI VERI

Avevano promesso che avrebbero vendicato la morte dell’amatissimo e veneratissimo Osama Bin Laden vigliaccamente assassinato dagli odiatissimi americani, e sono immediatamente passati dalle parole ai fatti. E che cosa hanno fatto? Hanno fatto fuori una carrettata di americani? Beh, no, non proprio. Hanno fatto fuori una carrettata di cani infedeli occidentali? Beh, no, non proprio. Loro, gli uomini veri pachistani, amanti dell’eroico combattente per la guerra santa, il Venerando Santo Martire Osama Bin Laden, hanno fatto fuori una carrettata di ragazzi pachistani. E adesso sì che – sia lode ad Allah - giustizia è fatta.



barbara


13 maggio 2011

O DIRLADA UNA MONTAGNA

Mi siedo sopra e ciò che vedo
Dico ch'è mio, e poi ci credo

Poi un giorno non ci ha creduto più e se n’è andata, in un caldo giorno di maggio di ventiquattro anni fa. Bella di bellezza vera, nata in un Egitto in cui ancora una donna poteva mostrare una bellezza vera. E ancora ci manca.



barbara


12 maggio 2011

ERRORE

A voi è mai capitato?

500 Internal Server Error

Spiacenti, si è verificato un errore.

Abbiamo già provveduto a inviare in ricognizione una squadra di scimmie altamente addestrate per risolvere il problema.
If you see them, show them this information:
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No, cioè, non so se mi spiego...


barbara


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11 maggio 2011

LA PUBBLICITÀ È L’ANIMA DEL COMMERCIO?

Da un tema del mio scolaro F. B. (no, non è il gemello di facebook).

Dopo siamo andati a un parco giochi. In internet c’è scritto che il parco giochi [di Graz, ndb] è molto bello, ma in realtà non è bello: in tutto il parco c’era solo la merda dei cani.

No, la pubblicità non è l’anima del commercio se poi c’è un ragazzino sveglio che la sputtana e una professoressa fetente che mette in rete lo sputtanamento.

barbara


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11 maggio 2011

BELLISSIME IMMAGINI DA MARTE









Troppa fantasia? Guarda un po' qui.

barbara


10 maggio 2011

KABUL? RIYAD? TEHERAN?



No: Londra, venerdì scorso. Sono quelli che per le anime belle dobbiamo sforzarci di integrare e se non si integrano siamo noi che abbiamo mancato in qualche cosa. Quelli che per le anime belle tutte le religioni sono uguali e tutte le culture hanno pari dignità e meritano rispetto. Quelli per cui le anime belle imbastiscono storielle su padri con tre figli un po’ diversi l’uno dall’altro ma tutti e tre belli e buoni e cari e sommamente amati. Quelli che sgozzano in nome di Dio quando i cristiani hanno smesso di farlo da almeno tre secoli e mezzo. Quelli che lapidano le adultere quando gli ebrei hanno smesso da un buon paio di millenni. Quelli. In casa nostra.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui il video.


9 maggio 2011

BUON COMPLEANNO ISRAELE!

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

Buon compleanno Israele

E se volete sapere che cos’è il sionismo, cliccate qui.


(e grazie a chi mi ha regalato questa splendida foto)

barbara


8 maggio 2011

RICORDANDO MILENA

(Con due giorni di ritardo per ragioni tecniche)
Il 6 maggio di quarant’anni fa veniva rapita e assassinata Milena Sutter, chi ha un po’ di anni sulle spalle la ricorderà sicuramente. Due anni prima era stato rapito e assassinato Ermanno Lavorini, che ho ricordato qui. Oggi voglio ricordare anche Milena, prendendo a prestito i ricordi dell’amico Enrico.

 

Un fiore spezzato

RICORDO DI MILENA




Una famiglia felice

Siamo all’inizio del 1971, a Genova.

Arturo Sutter è un industriale di origine svizzera, e dirige la celeberrima azienda che produce tra l’altro lucido da scarpe e cera per pavimenti. Anzi, la confezione della cera per pavimenti ha avuto un premio come scultura d’arte moderna.

Una famiglia felice. Arturo Sutter è sposato, e ha due figli, Milena e il figlio minore, Aldo.

Milena fino a pochi mesi fa era una bambina o poco più, ora ha tredici anni, è diventata una bella ragazza, alta, slanciata, che è difficile non notare, con un sorriso allegro.

Chi conosce Genova mi seguirà, se dico che alle spalle della Stazione Brignole c’è una delle tante colline su cui si inerpicano le strade e le case di Genova, e salendo su quella collina, su per le scalinate si arriva in via Peschiera, quella che più avanti sfocia in via Assarotti. Lì, in via Peschiera, c’è la scuola svizzera, dove Milena studia. Pare che abbia una simpatia per il nipote di Gino Cervi, il celeberrimo Peppone dei film di Don Camillo. È l’età in cui si comincia a innamorarsi, e si ha la vita davanti. O così dovrebbe essere, se il mondo fosse migliore.

Ma quel giorno di maggio...

Giovedì 6 maggio Milena non si sente molto bene e vorrebbe stare a casa, ma la mamma la incoraggia ad andare a scuola. Quando però la sera non torna a casa inizia l’angoscia, e i giornali l’indomani annunciano che Milena potrebbe essere stata rapita.
Già, perché nei primi anni settanta i rapimenti con richiesta di riscatto sono frequenti. Un anno fa, nel 1970, era stato rapito il figlio della signora Gadolla, una delle signore più ricche di Genova, ma tutto era finito bene. Chiunque vede sui giornali il sorriso di Milena, fotografata mentre sciava pochi mesi prima, comincia a sperare e a temere.
Un’unica telefonata con richiesta di riscatto, di soli 50 milioni di lire, perché così pochi? E poi telefonate di sciacalli!
La polizia ferma e interroga un giovane di 26 anni. Si chiama Lorenzo Bozano, è stato visto spesso sostare in via Peschiera con la sua spider, davanti alla scuola svizzera. Interessato alle ragazzine? Le commesse dei negozi di Genova lo conoscono, lo considerano un balordo che con un gioco di specchi cerca di sbirciare ciò che può
I giornali lo chiamano “il biondino della spider rossa”. Non emergendo nulla di concreto, il biondino viene rilasciato dalla polizia.
Dopo pochi giorni la famiglia chiede il silenzio stampa, e tutti si adeguano. Molti cominciano ad essere pessimisti, io che leggo da poco i giornali con il mio cieco ottimismo sono sicuro che finirà bene.
Nel pomeriggio di giovedì 20 maggio per tutta Genova comincia di bocca in bocca a circolare una notizia, quella che tutti temevano. “Speriamo sia un sub annegato quello che hanno trovato in mare, speriamo che...”  così pensano i genovesi. Invece hanno trovato Milena. Nel peggiore dei modi.
Quando la mattina dopo arrivo a casa da scuola mia mamma mi mostra senza commentare il titolo de LA STAMPA “Milena Sutter è stata uccisa Il suo corpo ritrovato il mare”.
È uno choc per me, che da parte di mamma sono genovese, e per tutti i genovesi. Per tre giorni i genovesi si muovono come automi, con lo sguardo perso  nel vuoto come se ciascuno avesse perso una figlia. [continua]

Enrico



Ci sono cose che non si digeriscono. Passano gli anni e passano i decenni e te le ritrovi sempre lì sullo stomaco, a pesare e a fare male. Ermanno e Milena fanno parte di queste cose, e credo sia giusto continuare a ricordarli, insieme a tutte le altre vittime innocenti di cui gli orchi non hanno avuto pietà.

barbara

AGGIORNAMENTO: a proposito di giovani martiri, vai a leggere qui.


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7 maggio 2011

AS TIME GOES BY


Alessandria d'Egitto 1931


Alessandria d'Egitto 1956


Alessandria d'Egitto 1959


Alessandria d'Egitto 1959


Alessandria d'Egitto 1959


Alessandria d'Egitto 1959 (qui)


Alessandria d'Egitto 2011 (rubata a lui)

AGGIORNAMENTO: qui.

barbara


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7 maggio 2011

LETTERA APERTA A DANIEL BARENBOIM

Stimatissimo e veneratissimo  Maestro,
abbiamo appreso con dolore, con mestizia e anche, dobbiamo  dirlo, con un po' di vergogna, che un deplorevolissimo attacco mediatico è  stato scatenato contro di Lei da parte di vari personaggi israeliani e anche da parte di altri ebrei del  mondo libero. Questo è ciò che ci ha spinti a scriverLe questa lettera aperta, che cercheremo di pubblicizzare il più possibile: esprimerLe la nostra totale, incondizionata solidarietà. E la nostra sconfinata ammirazione per tutto ciò che Lei sta facendo, per la Sua coraggiosa opera a favore del meraviglioso popolo di Gaza, non ultimo mettendo a disposizione di questo popolo generoso la Sua sublime musica – tutte qualità, queste del popolo di Gaza, che i Suoi nemici non vogliono riconoscere. Che dire, per esempio, del fatto che da cinque anni stanno ospitando quel sionista, Gilad: cinque anni, cinque anni che gli provvedono vitto e alloggio e mai, mai una volta in cinque anni hanno chiesto un centesimo di rimborso spese? E sì che ne avrebbero  bisogno, di contributi: basti pensare a quel missile teleguidato che hanno tirato sullo scuolabus: duecentoottantamila dollari per eliminare un unico, giovanissimo nemico! Quanti miliardi ci vorranno prima di liberare la Palestina dal fiume al mare? Eppure quelle anime generose continuano a ospitare il sionista completamente gratis! E i compatrioti di quel loro ospite cosa fanno invece di ringraziarli? Li  criticano. E criticano Lei che generosamente si esibisce, immaginiamo gratis, di fronte a loro e di fronte agli eroici combattenti di Hamas che si dedicano senza risparmio alla loro lotta di liberazione - e sembra che la Sua presenza sia stata foriera di benefici effetti, visto che subito dopo Hamas e Fatah hanno trovato la forza di mettere una pietra sopra alle loro quotidiane carneficine reciproche occasionali piccoli dissidi e decidere uno storico accordo per combattere uniti contro l'unico vero, eterno  nemico comune. Abbiamo saputo che questa volta, in questa Sua magnanima spedizione di pace, non ha potuto dirigere la Sua orchestra storica, la Divan - pare che ci fosse qualche difficoltà a far entrare nella Striscia i musicisti israeliani - ma ciò che conta è il risultato, no? E il risultato indiscutibile è stato l'entusiasmo di Hamas. Lei è talmente bravo, Maestro, da occultare persino i Suoi difetti congeniti: "Non sapevo che fosse ebreo", pare abbia infatti detto un ragazzo palestinese per giustificare la propria presenza al concerto. Ed è vero: Lei  è talmente bravo, talmente buono, talmente generoso, che non sembra neppure ebreo. E tanta è la nostra ammirazione per Lei che ci permettiamo di darLe due consigli: stracci il suo passaporto israeliano, Maestro: quegli ingrati sionisti non La meritano, non meritano di avere un concittadino come Lei. E si converta il più presto possibile alla religione di pace: non vorremmo davvero che ci dovesse capitare, dopo avere pianto il povero Juliano Mer-Khamis e il povero Vittorio Arrigoni, che ai loro e Suoi comuni amici avevano dedicato tutta intera la propria vita, di ritrovarci a piangere  anche Lei.


 
Barbara Mella
Emanuel  Segre Amar


6 maggio 2011

A TUTTE LE CORNACCHIE MALEAUGURANTI

Quando gli israeliani hanno ammazzato Yassin avete detto: questo non farà che esacerbare gli animi e aumentare il terrorismo. Invece il terrorismo è diminuito.
Quando gli israeliani hanno ammazzato Rantisi avete detto: questo non farà che fomentare l’odio e aumentare il terrorismo. Invece il terrorismo è diminuito.
Quando gli israeliani hanno costruito la barriera di difesa avete detto: questo non farà che accrescere la rabbia e aumentare il terrorismo. Invece il terrorismo è drasticamente diminuito.
Quando gli americani hanno iniziato la guerra in Afghanistan e in Iraq avete detto: questo non farà che acuire il risentimento e aumentare il terrorismo. Invece il terrorismo in generale non è aumentato, e il terrorismo antiamericano è scomparso del tutto.

In compenso...

Avete detto: cercate un accordo coi palestinesi e avrete la pace. Israele coglione – sì, coglione, e non mi si venga a dire che non critico mai Israele – ha cercato un accordo coi palestinesi ed è immediatamente esploso un terrorismo di proporzioni mai viste prima.
Avete detto: ritiratevi dal Libano e il terrorismo scomparirà. Israele coglione si è ritirato dal Libano e il terrorismo è aumentato.
Avete detto: ritiratevi da Gaza e il terrorismo scomparirà. Israele coglione si è ritirato da Gaza e il terrorismo è aumentato a dismisura.

Adesso, care cornacchie maleauguranti, vi state spolmonando a gracchiare che morto un binladen se ne fa un altro, vi state spolmonando a gracchiare che di terroristi è pieno il pianeta e che quindi eliminando Bin Laden non è cambiato niente, non si è risolto niente, non è servito a niente, anzi! Ebbene, care cornacchie gracchianti e maleauguranti, non perdo a tempo a chiedervi da che parte state, perché è da quel dì che abbiamo capito che state facendo un tifo sfegatato per il terrore e che state continuando a mettere in campo il vostro spietato wishful thinking. Quello che voglio dirvi, care cornacchie gracchianti, è che finora con le vostre previsioni iettatorie non ne avete mai azzeccata una. Mai. E non ci azzeccherete neanche stavolta: fatevene una ragione.

barbara


6 maggio 2011

FILOSOFIA

Credo che questo sia il momento più appropriato per rispolverare questo vecchio post:



barbara


5 maggio 2011

UNA COSA È CERTA

Al di là di qualunque considerazione etica o giuridica, anche a volerla considerare unicamente dal punto di vista pratico, lasciare viva e libera la belva e ammazzarle figlio e nipoti è una coglionata di proporzioni stratosferiche. E ho idea che la pagheremo tutti parecchio cara.

barbara


4 maggio 2011

FAMO A CAPISSE

Ammazzarlo no, non si doveva, è stato un errore, è stato un crimine, è stata una violazione delle regole democratiche, non è stata giustizia è stata vendetta, giustizia è processare i criminali, non farli fuori.

 
ok. ma...

Norimberga non è stato un atto di giustizia: che razza di giustizia è un processo fatto dai vincitori sui vinti?! Norimberga è stata una vendetta!

Mai sentito? Io sì, miliardi di volte. Probabilmente dagli stessi che adesso strepitano trovando da ridire sulla scelta, operata fin dall’inizio, di ucciderlo. Ora, premesso che mi riesce difficile immaginare qualcosa di più grottesco e assurdo di un processo a Bin Laden – e non credo ci sia bisogno di perdere tempo a spiegare perché, dato che il perché, si sia o non si sia d’accordo con la mia convinzione, immagino sia perfettamente chiaro a chiunque, tranne chi abbia deciso di recitare la parte dell’ipocrita a oltranza – premesso questo, dicevo, davvero le anime belle di cui sopra sarebbero soddisfatte se un cittadino saudita, formatosi in Sudan, attivo in Afghanistan, catturato in Pakistan venisse giudicato e condannato in un processo istruito negli Stati Uniti da autorità statunitensi e presieduto da giudici statunitensi? Davvero tutte queste anime belle del garantismo senza se e senza ma non avrebbero niente da ridire? Davvero si quieterebbero e converrebbero che “giustizia è fatta”? Perché questi qui assomigliano proprio tanto tanto tanto a quelli – ne ho scritto qui – che la guerra no, l’embargo no, il terrorismo si combatte con l’intelligence, ma non appena un terrorista viene messo in condizione di non nuocere grazie a un’operazione di intelligence, scatenano il finimondo perché l’intelligence è una cosa sporca e non va bene per niente.
E dunque, anime belle di tutto il mondo, famo a capisse: a parte il trionfo del terrorismo e delle dittature e la macellazione rituale degli innocenti, esiste a questo mondo qualcosa che vi vada bene? O, per lo meno, quando parliamo di terrorismo e di lotta al terrorismo, sappiamo di cosa stiamo parlando?
(E anche oggi un po’ di musica adeguata alla circostanza)

barbara


4 maggio 2011

VISTO CHE LA DIETROLOGIA, DI QUESTI TEMPI, È UN MUST...

Il covo di Bin Laden





(Grazie a "Notizie su Israele")

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 4/5/2011 alle 2:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


3 maggio 2011

AMMUCCHIATA

Sì, questo vi offro oggi: una gioiosa ammucchiata di emozioni, di reazioni, di riflessioni. Mie e altrui. E per prima cosa dico che oggi mi sento esattamente così (e affanculo gli ipocriti e le anime belle e i complottisti tutti). Poi, giusto per restare in clima verdiano, vi offro, rubati all’amico Enrico, i versi di Otello:

«Esultate! L'orgoglio musulmano
sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!
Dopo l'armi lo vinse l'uragano.»

E poi voglio condividere l’esultanza del mitico Ugo Volli e poi offrirvi un post piccolo ma molto kattivissimo (e mi raccomando, cliccate tutto quello che c’è là dentro), e infine una riflessione di un giornalista serio.

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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