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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 novembre 2011

CHE SIA L’ARIA?

Una volta ho chiesto al mio scolaro A. di dov’è sua madre, e lui mi ha nominato un paese qui vicino. Che strano, ho detto. Perché ha quella bellezza antica che capita di vedere nelle donne di Sicilia o di Sardegna (assomiglia parecchio a lei



tanto per intenderci). Aaaaaaaaaaaaaaaaah – ha detto lui, illuminandosi tutto – ma la mia mamma è vissuta diversi anni in Sardegna! Ecco, allora ho capito: dev’essere l’aria.

barbara


29 novembre 2011

PER UNA VOLTA

eccezionalmente, questo blog parla di moda 



barbara 


28 novembre 2011

CERTO CHE CE N’È DI GENTE CATTIVA AL MONDO

Guardate per esempio questa povera creatura, che razza di cazzotto sulla bocca che le hanno rifilato! Disgraziati! Delinquenti! Assassini!

   

barbara


27 novembre 2011

LA MELA

Una ragazza in minigonna sale sull’autobus a Gerusalemme e si siede di fianco a un uomo che porta un cappello nero e i riccioli. L’uomo è imbarazzato, e le porge una mela. Lei gli chiede perché, e lui le risponde che quando Eva ha morso la mela, si è resa conto di essere nuda. La ragazza allora porge la mela all’uomo. Lui le chiede perché, e lei risponde che quando Adamo ha morso la mela, ha saputo che doveva lavorare...

La morale della favola è che chi di mela ferisce di mela perisce, e gli sta bene.
La seconda morale della favola è che chi va in giro a insegnare alla gente come deve vivere, merita di essere preso a randellate sulle gengive, e fa un immenso piacere che qualcuno ogni tanto lo faccia.
La terza morale della favola è che può accadere che dietro un maggior rigore non si nasconda una maggiore santità bensì solo una maggiore ipocrisia (se i pensieri dell’uomo fossero stati puri, le gambe scoperte della ragazza non le avrebbe neanche viste).
La quarta morale della favola è che il comportamento di questo signore, e di altri come lui, è identico a quello dei missionari cristiani che andavano a evangelizzare i “selvaggi”, e per prima cosa li convincevano di essere affetti dal “peccato originale” che li destinava alla dannazione eterna, per poi offrirgli generosamente la via della salvezza.
La quinta morale della favola è che il personaggio della favola – ma sicuramente anche altri “maestri” della vita reale – è, oltre a tutto il resto, anche crassamente ignorante, dato che in nessuna parte della Scrittura è detto quale sia il frutto proibito.
La sesta morale della favola è che aveva sacrosantamente ragione quel tale ebreo di Nazareth che invitava ad occuparsi della trave nei propri occhi piuttosto che della pagliuzza in quelli degli altri.
La settima morale della favola è che le mele sono un dono di D.o e servono per nutrirsi: uno che passa la vita a girare con una mela in tasca nella speranza di inciampare su qualche ragazza scostumata a cui impartire edificanti lezioni, è davvero un emerito imbecille.



barbara


26 novembre 2011

E PER INIZIARE BENE LA SETTIMANA

lasciamoci contagiare!

 barbara


25 novembre 2011

SHABBAT SHALOM

E un saluto da Gerusalemme 

 

barbara


24 novembre 2011

IL TIZIO DELLA SERA SI DOMANDA

La gente si domanda come ad Ahmadinejad possa essere venuto in mente di cancellare Israele. Quale mente?

Il Tizio della Sera

Io invece vi ricordo che l’importante è la pace. Pace sempre. Pace comunque. Pace a qualunque costo.

 

barbara


23 novembre 2011

PINKI KUNDU

Pinki Kundu è una ragazza indiana di tredici anni. È affetta da una malattia cronica, e viene curata in uno degli ospedali di Madre Teresa.



barbara


22 novembre 2011

POLITICALLY INCORRECT

Ieri c’è stata una riunione sindacale. Io non ci sono andata, perché piuttosto che stare a sentire quella donna preferisco scaricare qualche dozzina di camion. La prima e ultima volta che sono andata a sentirla, a metà di un suo discorso me ne sono andata sbattendo rumorosamente i tacchi sul pavimento di marmo, e c’è chi ha fatto anche di peggio. Ma non è della riunione che volevo parlare. Siccome non ci sono andata, ho dovuto fare supplenze per i colleghi che ci sono andati, fra cui una per un collega di religione. Il quale mi ha dato, da far vedere ai ragazzi, una cassetta con il film su Madre Teresa. E nel guardarla mi sono ritrovata a riflettere quanto politicamente scorretta sia stata quella donna. Quante ipocrisie abbia abbattuto. Quante convenzioni si sia messa sotto le scarpe. Contro quali muri di stolido conformismo abbia scelto di scontrarsi. Ci sono stati tempi in cui un sacco di gente si sentiva trasgressiva perché si faceva le canne; Madre Teresa, coraggiosamente e testardamente, trasgrediva quotidianamente inveterate regole di Santa Madre Chiesa.

UNO
    

E DUE   
 

Chi fosse interessato a vedere il resto del film può cliccare le parti tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove.

barbara


21 novembre 2011

DAI, DIAMOCI UN BACINO



barbara


20 novembre 2011

NATURA UMANA



barbara


19 novembre 2011

DAVANTI ALLA LEGGE

Sulla porta della legge sta un guardiano. Dinanzi a questo guardiano arriva un uomo di campagna e lo prega di farlo entrare. Ma il guardiano gli dice che per ora non può lasciarlo passare. L’uomo riflette e poi chiede se potrà entrare più tardi. “Può darsi, ma ora no” dice il guardiano. E siccome la porta sta sempre aperta e il guardiano si è tirato da parte, l'uomo di nascosto si affaccia alla porta per vedere nell’interno. Quando il guardiano se ne accorge si mette a ridere e dice: “Se hai voglia, prova pure a entrare, ad onta del mio divieto. Ma ricordati di questo: io sono potente, eppure non sono che l'ultimo dei guardiani. E davanti ad ogni porta, vi sono altri guardiani, uno più potente dell’altro. Già guando si arriva davanti al terzo, nemmeno io sono capace di sostenerne la vista”. L'uomo di campagna non si era aspettato questa difficoltà, la legge deve essere accessibile a tutti e sempre, pensa, ma ora,
guardando più attentamente il guardiano nella sua pelliccia, con quel gran naso a punta e la lunga barba nera alla tartara, comprende che è preferibile aspettare finché non gli sia concesso il permesso d'entrare. Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere accanto alla porta. E là resta seduto giorni ed anni, facendo molti tentativi per entrare e stancando il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano parla spesso con lui, gli domanda della sua patria e di tante altre cose, ma sono domande senza interesse, come le fanno i gran signori e alla fine torna sempre a ripetergli che non lo può fare entrare. L’uomo, che per il suo viaggio si è provvisto di molte cose, dà fondo a tutto quello che ha, senza badare al valore, sperando di corrompere il guardiano. E questi accetta ogni cosa, ma dice: “Lo accetto solo perchè tu non creda di avere trascurato qualche cosa”. Durante molti anni l’uomo osserva il guardiano quasi ininterrottamente, e dimentica gli altri guardiani e solo questo primo gli sembra l’unico ostacolo che gli impedisce l’ingresso nella legge. Nei primi anni maledice la sua sfortuna, ma via via che invecchia si limita a borbottare tra sé. Diventa come un bambino, e siccome nello
studio che per lunghi anni ha fatto del guardiano ha imparato a conoscere perfino le pulci nel suo bavero di pelliccia, prega anche le pulci di aiutarlo a commuovere il guardiano. Alla fine gli
occhi gli s’indeboliscono e non sa più se fa davvero buio intorno a lui o se sono i suoi occhi che l’ingannano. E ora soltanto distingue nel buio una luce che arde ininterrotta alla porta del tribunale. Ma ormai non gli resta più molto da vivere. Prima della sua morte le esperienze fatte in tutto quel tempo si fondono nel suo capo in una sola domanda, che sinora non aveva mai rivolto al guardiano, e siccome non è più capace di rizzare il corpo irrigidito fa un cenno al guardiano di abbassarsi. Il guardiano si deve piegare molto in basso, poiché la differenza di statura fra loro è molto aumentata e non certo a favore dell’uomo di campagna: “Che cosa vuoi sapere ancora: tu sei insaziabile!” chiede il guardiano. “Tutti tendono a conoscere la legge:” dice l’uomo di campagna “come è allora che in tutti questi anni nessuno, all’infuori di me, ha mai chiesto di entrare?”. Il guardiano capisce che il vecchio è arrivato alla fine e per farsi sentire gli grida: “Qui nessuno poteva ottenere di entrare poichè questa entrata è riservata solo a te. Adesso vado e la chiudo”.

Franz Kafka, Il processo


18 novembre 2011

UN PENSIERO PER UN’AMICA

in un momento di grande dolore.

 

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sandra mamma Chopin

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17 novembre 2011

POST DEDICATO A UN SACCO DI GENTE


 

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. 3 dicembre 1939 Francesco Guccini

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16 novembre 2011

OPERAZIONE MADAGASCAR

Ogni tanto capita di sentirlo, da parte di chi cerca di rivoltare la storia a proprio uso e consumo, ossia in funzione antiisraeliana e, in definitiva, antisemita: ma quale Palestina? Ma quali radici storiche? Ma se gli andava bene anche il Madagascar! Il fatto è che anche questa, come tutte le belle storielle che ci raccontano gli antisemiti, è pura invenzione. Perché l’idea di spedire gli ebrei nel Madagascar non è affatto venuta agli ebrei, bensì ai polacchi, per liberarsene. E gli sarebbe andato benissimo, ai polacchi, di spedirli in Palestina, solo che quello non andava per niente bene agli inglesi che, dopo essersi assicurati il mandato sulla Palestina all’unico scopo (dichiarato) di farne la patria degli ebrei, prima gliene hanno rubato tre quarti per regalarli all’emiro Abdallah, poi nel quarto rimanente hanno fatto di tutto per far entrare arabi e lasciare fuori gli ebrei (compreso ai tempi delle camere a gas), e allora hanno avuto la formidabile pensata del Madagascar. Che agli ebrei, naturalmente, non è piaciuta neanche un po’. Il che ha indotto i polacchi ad escogitare un piano semplicemente geniale: renderemo la vita degli ebrei un tale inferno che saranno costretti a scegliere il Madagascar. E infatti a questo punto un discreto numero di ebrei si è rassegnato a prendere in considerazione anche l’idea del Madagascar.
Non capita spesso di trovare appassionante un libro di storia, ma questo lo è, sia nella prima parte, relativa all’operazione Madagascar vera e propria, sia nella seconda parte relativa al dopoguerra, in cui il violento antisemitismo polacco prosegue inalterato (la Polonia è stata, credo, l’unico Paese in cui i reduci dai campi di sterminio sono stati accolti a sassate, coltellate, fucilate), arrivando addirittura ad aumentare sotto la dittatura comunista.
Da leggere tutto, per approfondire le cose che già sappiamo, e per scoprire qualcosa che forse ancora ci manca.

Carla Tonini, Operazione Madagascar, CLUEB



barbara


14 novembre 2011

ITALIA SUDTIROLO: DUE POPOLI DUE STATI

di Giorgio Israel

L’Austria è ormai da tempo in totale sfacelo politico e preda di fazioni armate in conflitto tra di loro, ma unite da un solo obbiettivo: rivendicare il Sudtirolo, abusivamente occupato 
dall’Italia. Per conseguire questo obbiettivo esse chiedono la distruzione totale dell’entità statale razzista italiota. Nel corso di un anno, dopo che l’Italia ha ceduto alcune zone di confine, sono piovuti più di mille missili tra Rovereto e Trento (alcuni hanno raggiunto Verona) e alcuni militari italiani sono stati uccisi o rapiti. Nel frattempo, il braccio militare di un partito al potere in Croazia, in solidarietà con le fazioni austriache ha rapito anch’esso alcuni militari e ha scatenato un lancio di razzi katiusha su Trieste.
Il governo italiano ha perso la pazienza e ha posto in atto una dura risposta militare. Con l’eccezione dei soliti imperialisti americani, tale risposta è stata generalmente deprecata. Il ministro degli esteri francese, noto per il suo costante sforzo di essere amico di tutti, ha deplorato il rapimento dei soldati, glissando sui lanci missilistici, e ha condannato la risposta italiana come “sproporzionata” e capace soltanto di suscitare altro odio anti-italiano. Negli ambienti italiani, o nei pochi ambienti vicini all’Italia, si manifesta sorpresa, in quanto il ministro aveva dichiarato di essere un fervente un amico dell’Italia e, a proposito di alcune sue precedenti dichiarazioni che erano apparse duramente critiche (aveva parlato dell’Italia come di uno stato terrorista), aveva commentato con humour di essere tutt’al più un “amico che 
sbaglia”. A proposito di tale dichiarazione, alcuni commentatori hanno riportato all’attenzione una domanda rimasta in sospeso, e cioè se il ministro andasse considerato come un pentito o un irriducibile. Qualche scalmanato ha chiesto perché non ci si chiedesse quanto odio provocasse nella popolazione italiana il lancio di missili sulla popolazione civile, i rapimenti e gli attentati; ma è stato prontamente zittito. Altri commentatori hanno saggiamente rilevato che era meglio accontentarsi della condanna del ministro, perché alcuni partiti della coalizione di governo francese avevano espresso una condanna nei confronti dell’entità italiota ben 
altrimenti dura. Si è notato che alcuni gruppi (per ora disarmati) di militanti di questi partiti, o di simpatizzanti, hanno accusato lo stato razzista italiota di comportarsi come i nazisti hitleriani e hanno osservato che il mondo non può subire il fatto che la “razza italiota mieta morte” soltanto perché è protetta dai criminali di Washington e che è giunto il momento di boicottare e stroncare i razzisti di Viterbo. Si noti, al riguardo, che Roma non è riconosciuta come capitale dell’Italia, ed è rivendicata dai discendenti di coloro che la occuparono dopo il crollo dell’Impero Romano.
Il governo di Viterbo ha pertanto deciso di affidarsi alle cure del ministro degli esteri francese, ed ha promesso che nel futuro non sparerà più di una cannonata per ogni trecento missili e non muoverà un dito se la quota di rapimenti si manterrà entro i dieci l’anno. Tale proporzione è stata comunque ritenuta sproporzionata e il detto ministro ha promesso di operare affinché il G8 indichi una soglia di reazione equa al disotto della quale lo stato terrorista italiota non correrà il rischio di essere condannato dal Consiglio di Sicurezza. S’intende che una siffatta garanzia non pregiudica tutte le legittime rivendicazioni a risarcimento dell’operato criminale 
dello stato italiota che discende dalla sua natura razzista e dall’errore strutturale consistente nel fatto stesso di essere nato.
Nel frattempo, il governo di Viterbo, per dar prova di buona volontà, ha deciso di accedere alla richiesta della madre di un noto calciatore di origini austro-croate di ricevere su un piatto 
d’argento i testicoli del calciatore italiota Cuscini.

Non è recente, questo articolo, come si può chiaramente capire dalle ultime frasi. Non è recente ma, purtroppo, sempre drammaticamente attuale.


 

barbara


13 novembre 2011

È PERICOLOSO ILLUDERSI

Mia madre, che lasciò Konin da ragazza per trasferirsi a Berlino con i suoi zii, non dimenticò mai quanto fosse diverso l’atteggiamento degli ebrei tedeschi nei confronti del loro Paese. Suo cugino Siegfried, che le era più o meno coetaneo, ogni giorno sedeva al pianoforte e suonava l’inno nazionale: Deutschland über Alles. «Vedi, - diceva a mia madre – io posso farlo perché sono tedesco. Tu no: tu sei una Ostjüdin, un’ebrea dell’Est». Pochi anni dopo Siegfried sarebbe stato massacrato di botte dalla Gestapo e costretto a fuggire dalla Germania senza un soldo.
Theo Richmond, Konin, pp. 257-58.

Le illusioni sono pericolose.
È pericoloso illudersi che stia arrivando la primavera quando in realtà sono in arrivo piogge torrenziali che, se ci troveranno impreparati, rischiano di sommergere tutto.
È pericoloso illudersi che basti una mano tesa per ammorbidire l’avversario, quando quello sta solo aspettando il momento più propizio per tagliarla.
È pericoloso illudersi che questo o quel partito sia amico, quando in realtà sta facendo comunella con i tuoi peggiori nemici.
È pericoloso illudersi che la notte dei cristalli sia roba vecchia di oltre settant’anni, quando invece risale ad appena quattro giorni fa.
È pericoloso illudersi, perché quando ti illudi abbassi le difese, ed è quello il momento che il tuo nemico sta aspettando, per colpirti con più facilità e più a fondo. E se qualcuno, avendo completamente dimenticato la storia, si illude che agli ebrei buoni toccherà una sorte migliore che agli ebrei cattivi, beh, prima o poi sarà costretto a sbattere il naso contro il muro della realtà.


barbara


13 novembre 2011

DUBBIO FILOSOFICO

Ma se tutte le volte che un saggio indica la luna c’è regolarmente qualche imbecille che guarda il dito, non sarà che il suddetto saggio, per paura che qualcuno guardi nel posto sbagliato, mette il dito in modo tale da coprire interamente la luna e lasciar vedere solo il proprio dito? E allora – questo è il dubbio filosofico – chi è, fra i due, il vero imbecille?



barbara


12 novembre 2011

E ADESSO CONCEDIAMOCI UN MOMENTO DI RELAX

barbara


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11 novembre 2011

AUSTERITÀ

Il poeta distolse lo sguardo dalla scollatura dell’abito di Susana, sotto il quale poteva immaginare i giovani seni turgidi, per ricevere un piatto bello pieno dalle mani guantate di un cameriere. E mentre mangiava, snocciolò alla ragazza che sorrideva al suo fianco, tutta la sua teoria sull’austerità, la sobrietà, la vita ascetica che era in grado di salvare il mondo dall’abisso in cui era precipitato. Lì era la salvezza dell’uomo, l’unico tentativo ancora da fare. Susana Vieira ascoltava sorridendo le parole che César Guilherme caricava di toni profetici:
- Una capanna nel deserto, preghiere e mortificazioni lontano da ogni vanità della vita, cavallette a pranzo e a cena.
Briciole di pasta frolla rotolavano copiose dagli angoli delle sue labbra sul mento grasso e da lì sfarfallavano sul candido sparato della camicia e sui risvolti neri dello smoking.
Jorge Amado, Tempi difficili, pp. 29-30.

Correva l’anno millenovecentotrenta e qualcosa. Come si vede che il tempo passa, eh?


barbara


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11 novembre 2011

LETTERA APERTA DI DANTE CORNELI

IL ‘REDIVIVO TIBURTINO',
ALL'EX SENATORE COMUNISTA VITTORIO VIDALI

Mercoledì 16 dicembre dello scorso anno, per iniziativa e sotto la direzione di Enzo Biagi, con la partecrpazíone di storici, ex combattenti comunisti, anarchici, repubblicani, socialisti italiani, con la presenza di alcuni stranieri ed anche con ex legionari fascisti, la Rete uno della Rai rievocava la guerra civile di Spagna.
Nel corso del dibattito abbastanza interessante e vivace , alla domanda di Enzo Biagi sulle accuse che da più parti sono state fatte a tuo carico, tu con spavalderia, di fronte a milioni di telespettatori che seguivano la trasmissione, hai risposto: «Che si facciano avanti i miei accusatori, che portino le prove sulle mie responsabilità, sono pronto a sostenere un pubblico dibattito».
A quanto pare tu sei sicuro che nessuno accetterà la sfida; nessuno, dopo mezzo secolo, potrà farti carico delle tue gravissime responsabilità.
Questa è la seconda volta che tu lanci questa sfida. Vero è che ormai i tuoi accusatori, quelli che potrebbero testimoniare contro di te, o sono scomparsi o sono stati assassinati o trucidati durante lo stalinismo. Però, può anche darsi che ci sia qualcuno ancora vivo o che salti fuori lo studioso che ha fatto o sta facendo ricerche sul tuo passato, a ricordare ciò che nascondi o hai dimenticato.
Questa lettera aperta è la seconda che scrivo a te. Diversi anni or sono scrissi alcuni samizdat sulle vicende di Francesco Prato, dell’ex deputato comunista Ersilio Ambrogi, dell'anarchico milanese Francesco Ghezzi e della medaglia d'oro Eugenio Curiel. Nel '78, in seguito alla pubblicazione del tuo libro Missione a Berlino, scrissi una lettera aperta a te sotto forma di samizdat che mandai ai miei amici, ad alcuni giornalisti e ad alcuni uomini politici. Può darsi che a te non sia arrivata. Questa la riceverai di sicuro.
Ti scrivo per comunicarti che accetto la sfida da te lanciata per un pubblico dibattito che serva a ricordare le gravissime responsabilità che hai sulle drammatiche vicende dell'emigrazione italiana, sulla guerra civile di Spagna, e durante i trent’anni dell'epoca stalinista, quale agente segreto del Comintern e della polizia sovietica.
Lo storico inglese Robert Conquest, nella premessa alla sua opera Il grande terrore, scrive: «Le ferite lasciate dal nazismo [e dal fascismo] e dalla seconda guerra mondiale sono dolorose e profonde, ma appartengono al passato, ciò che non è altrettanto vero per lo stalinismo... Tutto il mondo, in realtà, vive ancora sotto I'ombra di Stalin...».
Tu lo sai che nella condanna del nazismo e del fascismo la storia è stata implacabile. Hitler ha preferito suicidarsi. Tutti i suoi principali collaboratori ai processi di Norimberga sono stati condannati a morte. Molti nazísti responsabili di massacri e di atrocità scontano ancora pene gravissime.
Tu sai la fine che ha fatto Mussolini, sai pure che dopo la caduta del fascismo, nella furia della vendetta popolare, molti fascisti sono stati massacrati e di non pochi non è rimasta nessuna traccia.
Con lo stalinismo, con Stalin, con i suoi collaboratori, fiduciari e agenti segreti, ciò non è successo. Stalin fino all'ultimo, fra gli applausi e fra frenetiche approvazioni, ha deportato e trucidato milioni d'innocenti. Alcune settimane prima di morire stava orchestrando uno dei soliti complotti, che gli doveva servire per altri processi, condanne e fucilazioni d'innocenti (il processo dei medici).
Voi, stalinisti italiani, tra cui non pochi, oltre alla coscienza sporca, avete anche le mani sporche del sangue dei vostri compagni, che per trent'anni siete stati collaboratori, fiduciari, agenti segreti e leccapiedi di Stalin ed avete gravissime responsabilità, siete ritornati in Italia come degli eroi ed avete fatto carriera, siete stati eletti deputati e senatori e nominati ministri.
Non ti pare che dopo mezzo secolo sia ora di rivelare tutta la verità sulla guerra civile di Spagna? Tu, che ne sei stato uno dei principali protagonisti, perché continui a dire e a scrivere una massa di menzogne? Tu l'hai vissuta, l'hai combattuta, hai molto da ricordare, cosa aspetti? Parla! Forse anche tu, come hanno fatto Ersilio Ambrogi, Pietro Secchia e Paolo Robotti, la verità la tieni in un cassetto segreto?
Se hai dimenticato qualche particolare, sarò io a ricordartelo.
Intanto voglio ricordarti che la guerra civile di Spagna ebbe inizio nel '36, proprio quando a Mosca si stava svolgendo il primo grande processo orchestrato da Stalin, che si concluse con la condanna a morte dei sedici imputati, tra cui Zinoviev e Kamenev.
Sai meglio di me che mentre da tutte le parti, in un fraterno generoso slancio di solidarietà, molti comunisti, anarchici, socialisti, repubblicani e democratici antinazisti e antifascisti partivano volontari a difendere la giovane repubblica spagnola, Stalin praticamente l'occupava. Con gli aiuti che si faceva pagare con l'oro spagnolo, inondava la Spagna di suoi collaboratori, fiduciari, agenti segreti, esperti e consiglieri. Di fatto egli prendeva nelle sue mani la direzione del Partito comunista spagnolo, le operazioni militari, la polizia repubblicana, il controllo della Spagna democratica.
Palmiro Togliatti «il gelido dirigente del Comintern fedele esecutore della politica sovietica» sarà «lo spietato e onnipresente viceré di Stalin in Spagna, liquidatore di anarchici e trozkisti».
Slutskij, Orlov ed altri capi dell'Nkvd erano alla testa del numeroso contingente della polizia sovietica.
Generali e colonnelli sovietici dirigevano le operazioni militari.
Antonov-Ovseenko era il console generale a Barcellona.
Tu, italiano, e Lister, cubano, eravate uno commissario politico, l'altro comandante della rnilizia, cioè della polizia repubblicana.
Edoardo D'Onofrio era occupato a tenere lo schedario dei combattenti stranieri.
Con voi c'era il vecchio agente segreto Carlo Codevilla di Tortona.
All'ambasciata sovietica arrivavano gli ordini di Stalin, l'ambasciatore Rosenberg vi convocava, riferiva ed impartiva gli ordini ricevuti.
Con gli aiuti che Stalin inviava e l'interessamento che dimostrava ad assicurare la vittoria delle forze democratiche, Stalin si ergeva come il grande internazionalista, il difensore della libertà e della democrazia.
Le folle sinceramente gli credevano, freneticamente lo inneggiavano.
Dunque fra gli osanna e l'approvazíone generale egli poteva passare al secondo, poi al terzo ed infìne al quarto processo di Mosca. Poteva definitivamente annientare il partito bolscevico, il fior fiore della vecchia guardia, i marescialli e i generali dell'Esercito rosso, trucidare i 40.000 rivoluzionari che avevano riparato in Unione Sovietica, poteva scatenare la ezovscina, un terrore fino ad allora mai visto nella storia.
Penso che tu non avrai dimenticato che allora in Occidente era rimasta solo la repubblica democratica autonoma della catalogna, «culla e roccaforte dell'anarchico-sindacalismo spagnolo», in cui si levava il grido di protesta contro i crimini di Stalin e dove arrivava e da lì veniva propagata la lontana voce di Trozkij.
Del putsch di Barcellona se n'è tanto parlato e specialmente da voi stalinisti e da te personalmente sono state dette e scritte una massa di menzogne. Esso è stato organizzato per ordine di Stalin, per soffocare in un mare di sangue la repubblica autonoma catalana e annientare gli anarchici, i sindacalisti e i trozkisti del Poum. Sono stati gli agenti di Stalin, voi stalinisti, a massacrare Andrés Nin e gli anarchici italiani Camillo Berneri e Francesco Barbieri.
Su questo massacro contro di te sono state fatte precise accuse. Tu, come sempre, neghi e accusi gli altri di mentire.
Come poi si svolsero le cose in Spagna penso che non l'avrai dimenticato: Stalin cessava d'inviare aiuti; poco dopo il governo repubblicano capitolava; negli ultimi giorni di aprile del '39, gli ultimi combattenti volontari lasciavano la Spagna.
Stalin richiamava i suoi collaboratori, fiduciari e agenti di polizia, che appena arrivati a Mosca in gran parte finivano nei sotterranei della Lubjanka.
Gli ex combattenti volontari che ripararono nell'Unione Sovietica finirono quasi tutti nei campi di lavoro forzato.
Drammatiche le vicissitudini del leggendario generale della guerra civile spagnola Valentin Gonzales detto 'El Campesino', che dopo due tentativi riuscì a fuggire dai lager e a riparare in Francia.
Alcuni mesi dopo la guerra civile di Spagna, il 23 agosto 1939, veniva firmato lo «scellerato patto Molotov-Ribbentrop», con il quale Stalin e Hitler si spartivano la Polonia e scatenavano la seconda guerra mondiale.
Tu hai scritto che questo patto fu per te un rospo grande come un elefante, però lo inghiottisti e come tutti gli stalinisti lo hai approvato.
Vorrei ricordarti del xx Congresso del Pcus, al quale tu e Togliatti eravate presenti e sul quale hai scritto un libro: Diario del xx Congresso. Hai riconosciuto che per te e per Togliatti quel congresso non andava giù, per voi era un'assemblea di burocrati che avevano collaborato con Stalin e che stavano «gettando nel fiume il suo cadavere per far credere che il regime sovietico si stava democratizzando» .
Tu, Togliatti e tutto il Pci siete stati contro la condanna dello stalinismo, contro la rivelazione dei crimini di Stalin. Per nascondere le vostre gravissime responsabilità, vivo Togliatti, in Italia non si parlava dello stalinismo, dei crimini di Stalin e nemmeno delle drammatiche vicende delle vittime italiane.
Dalla morte di Stalin sono trascorsi trent'anni. Altrettanti circa dal xx Congresso che condannò lo stalinismo ed in cui Khrusciov, nel rapporto segreto, rivelò i crimini di Stalin. Ciò malgrado, ancora oggi molti italiani, specialmente i giovani, non sanno cos'è lo stalinismo, cos'è stata l'epoca staliniana, e chi veramente sia stato Giuseppe Stalin. E questo spiega perché ancora oggi non pochi vecchi comunisti conservano nelle case il ritratto di Stalin.
In questi giorni tutta la stampa italiana parla dell'elenco dei «92» comunisti morti nel Gulag e del quaderno degli appunti di Paolo Robotti, lasciato alcuni giorni prima di morire al suo amico Roberto Napoleone.
Molto significarivo il titolo dell'intervista rilasciata da Napoleone al giornalista de Il Giorno, del 29 settembre 1982: 'Dall'Italia l'ordine di uccidere 99 compagni in Urss'. Robotti fa i nomi dei dirigenti del partito responsabili della morte di questi compagni. Si parla di «terribili rivelazioni... che stanno a dimostrare che quanto è stato detto e scritto fino ad ora dal gruppo dirigente è un falso storico».
L'elenco non è stato ancora pubblicato e nemmeno il quaderno con gli appunti di Robotti è stato reso noto.
Come vedi nel pubblico dibattito con te abbiamo molte cose da ricordare. Lo possiamo fare a Roma, o a Milano o anche a Torino o a Firenze.
(Maggio 1983, da “Dante Corneli, Il redivivo tiburtino”, pp. 240-247)

Tutti – o quasi – noi sappiamo degli immensi e spaventosi crimini del comunismo e dello stalinismo. Tutti – o quasi – noi, sappiamo quale infame personaggio sia stato Togliatti, e quanto sporche di sangue le sue mani. Ma forse qualche dettaglio ci manca. Qui, in questo spietato j’accuse di Dante Corneli, di un uomo che il comunismo lo ha vissuto e amato – e duramente pagato – qualcuno di questi dettagli riesce finalmente a vedere la luce.


barbara


10 novembre 2011

IL REDIVIVO TIBURTINO

Dove può andare un comunista in fuga da un’Italia sempre più devastata da quei disordini che porteranno in breve al trionfo del fascismo? È chiaro: nel paradiso comunista! Ed è lì che ripara infatti Dante Corneli. È là che trova rifugio, in una Unione Sovietica che, uscita a pezzi dalla prima guerra mondiale e dalla successiva guerra civile seguita alla rivoluzione d’Ottobre, sta faticosamente tentando di costruire il suo paradiso in terra. E pare, all’inizio, che ci si stia provando davvero, che si cerchi di costruire una società più giusta, che si ponga rimedio agli errori precedenti, che avevano causato un peggioramento delle condizioni economiche, ed effettivamente le condizioni di vita pian piano migliorano; quelli che fino a ieri erano stati gli ultimi, gli oppressi, cominciano ad avere voce in capitolo, a partecipare alle decisioni importanti, ad occupare ruoli adeguati alle loro capacità. All’inizio... Ben presto però prevalgono altre priorità, altri interessi, e iniziano le censure, le discriminazioni, le decisioni arbitrarie, i controlli, le delazioni, le spiate, gli arresti, gli interrogatori, le accuse deliranti, le torture, gli imprigionamenti, le deportazioni. L’inferno in terra. Nel quale sprofonda anche Dante Corneli, che dell’inferno sovietico conosce tutti i gironi, fino alla Siberia, fino al prolungamento indeterminato della detenzione, anche dopo avere scontato tutta la pena. E quando finalmente arriva la tanto sospirata libertà, ecco la residenza coatta, con l’obbligo di firma e il divieto di spostarsi, e ed ecco, quando sembrava di poter nonostante tutto ricostruirsi un’esistenza quasi decente, l’ennesimo arresto, l’ennesima deportazione, in un incubo che ha termine solo con la morte di Stalin. E che cosa fa a questo punto il nostro Dante Corneli? Dopo avere visto e vissuto sulla propria pelle le aberrazioni del comunismo, dopo avere assistito a un vero e proprio sterminio di massa di tutte le migliori teste e le migliori coscienze del Paese, che cosa fa? Chiede di essere riammesso nel partito, dimostrando che la sua condanna è stata un errore e che lui è sempre stato un buon comunista. Quos vult iupiter perdere...
Si è riscattato, in compenso, molti anni dopo, ma questo ve lo mostrerò domani.

Dante Corneli, Il redivivo tiburtino, liberal libri



barbara


9 novembre 2011

C’È REDENZIONE AL MALE ASSOLUTO?

Forse sì. A volte sì. Indubitabilmente sì. Guardare per credere.



barbara


7 novembre 2011

SALA OPERATORIA

C’è poco da fare: anche se ne hai viste decine, e anche se quella in questione è solo quella del dentista, il trovarcisi dentro fa sempre una qualche impressione.
Ti ricordi Toni la prima volta che ho fatto questo tipo di intervento ed ero talmente terrorizzata che ti mandavo un’email ogni dieci minuti? Ero terrorizzata perché non sapevo che cosa esattamente mi aspettasse e temevo che sarebbe stato tremendo. Adesso invece so. E sono ogni volta più terrorizzata perché so che quello che mi aspetta è molto più tremendo di quanto la più sfrenata immaginazione possa concepire.
Durante l’intervento però le altre volte non avevo sentito male. Stavolta sì. Quando ha finito di cucire ho chiesto, con l’ultimo filo di voce residua, se potevo avere un antidolorifico. Sì certo, ha detto. Poi mi ha guardata in faccia, mi ha fatta ridistendere e mi ha schiaffato su un’altra intera fiala di anestesia.
Adesso sono praticamente drogata di antidolorifici e antiinfiammatori. E per una intera settimana sarò accompagnata dall’incubo dei punti da togliere. Vabbè, passerà anche questa.




barbara


6 novembre 2011

TANTI AUGURI GILAD

Caro Gilad,
nessuno conosceva le tue condizioni di salute in quei quasi 2000 giorni nei quali sei rimasto rinchiuso in qualche cunicolo.
Quando ti abbiamo finalmente rivisto mentre scendevi a fatica i primi gradini, e poi ancora quando sei stato costretto a rispondere ai media prima di poter finalmente riabbracciare i tuoi cari, non è sfuggita a nessuno la tua condizione precaria.
I terroristi liberati sprizzavano salute da tutti i pori, apparivano ben pasciuti, curati e pieni di voglia di ricominciare.
Tu, Gilad, eri debole e magro; tu Gilad avevi bisogno di essere sorretto.
Ora sei anche finito in sala operatoria dove i medici hanno liberato il tuo corpo dalle tante schegge che sono rimaste per chissà quanto tempo nella tua carne, conficcate un po' dappertutto.
Il mondo non lo deve sapere; i media preferiscono raccogliere le parole dei terroristi assetati di sangue ebraico e nascondere le tue sofferenze interminabili.
Noi ti facciamo tanti auguri, caro Gilad, per una guarigione rapida e completa.
Anche tu hai il diritto di goderti gli anni della gioventù.

Emanuel Segre Amar

(Notizie su Israele, 4 novembre 2011)

Ho poi letto che gli ortodossi hanno criticato Gilad perché sabato, anziché in sinagoga, è andato al mare con suo padre; carissimi ortodossi, dal profondo del mio cuore e con tutto il mio sentimento: ANDATE AFFANCULO.
(Se poi qualcuno avesse voglia di fare un piccolo regalo a Gilad, qui troverà come fare. Chi non sapesse di che cosa si tratta vada a leggere qui).


barbara


5 novembre 2011

I FIGLI DI OSLO

Grazie Rabin. Grazie Peres. Grazie a tutti voi, gentili colombe, che avete venduto il sangue dei vostri figli in cambio di un premio Nobel o di un titolo sui giornali.



barbara


4 novembre 2011

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI

COMUNICATO STAMPA

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA

PER I DIRITTI UMANI

Gariwo chiede il rilascio immediato dell’intellettuale protagonista del dialogo turco-armeno

 

 

Milano, 4 Novembre 2011 - Gariwo, la foresta dei Giusti, chiede l'immediato rilascio dell'intellettuale turco Ragip Zarakolu, arrestato in Turchia assieme a suo figlio Deniz con l'accusa pretestuosa di essere un terrorista del PKK. Con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi  protagonisti del dialogo turco-armeno ed una delle prime voci in Turchia che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del genocidio che ancora oggi viene negato dai dirigenti del paese.

La sua figura rappresenta un esempio morale per quanti si battono contro il negazionismo e operano per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turca voglia colpire tutti quegli intellettuali che si battono per il riconoscimento del genocidio armeno.

Proprio per questo motivo Gariwo si rivolge al governo italiano e a tutte le forze politiche affinché questo arresto non passi sotto silenzio e siano attuati tutti i passi diplomatici per ottenere la sua liberazione dal governo turco.

Gariwo ricorda di avere invitato quest'estate Ragip Zarakolu al Festival dei Diritti di Genova e di avere proposto sua moglie, recentemente scomparsa, come candidata per l’anno 2012 a un riconoscimento morale nel giardino dei Giusti di Milano. 

Gariwo, la foresta dei Giusti (www.gariwo.net) è un’associazione nata a Milano nel 2000 su iniziativa di Gabriele Nissim, ebreo, e Pietro Kuciukian, armeno, con l’intento di ricordare le figure esemplari di resistenza morale ai regimi totalitari nella storia del Novecento, anche attraverso l’istituzione di luoghi della memoria in diverse parti del mondo. Al Monte Stella di Milano nel 2003 è nato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo per ricordare quanti si sono opposti ai genocidi e ai crimini contro l’umanità. Gariwo organizza dibattiti, seminari, eventi culturali e convegni con la partecipazione di studiosi di fama internazionale.
 

Valentina De Fazio


Segreteria Comitato Foresta dei Giusti

_____________________________

Comitato Foresta dei Giusti - Gariwo Onlus

via G. Boccaccio, 47

20123 Milano

Tel  (+39) 02 36707648

Fax: (+39) 02 36513811

http://www.gariwo.net  

 






Leggete e diffondete.

barbara


4 novembre 2011

MA ANCHE SE SI METTE MALE

C'è sempre una via d'uscita...



Shabbat shalom a tutti

barbara


3 novembre 2011

LA CRISI DEGLI ASINI

Ricevo e volentieri pubblico.

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 € la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti.
Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio né quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ...
Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte.
Noi li chiamiamo fratelli Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro?
Che cosa farete?
Se questa storia vi ricorda qualcosa, fatela circolare.

Grazie a Paoletta.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 3/11/2011 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (37) | Versione per la stampa


3 novembre 2011

PER L’INEFFABILE SERGIO ROMANO

"Caro lettore..."

Il livore antisraeliano, come si sa, può assumere infinite forme: dall’odio urlato e omicida, da “bava alla bocca”, alle più sfumate manifestazioni di leggera avversione, sospetto, perplessità, passando per tutta l’infinita gamma dei sentimenti umani. E quella del se, quanto, in quali casi, nei vari tipi di ostilità (o di non amicizia) si celino atteggiamenti antisemiti, è una vecchia, tediosa e insolubile questione.
Ma certamente, fra gli infiniti modelli di antipatizzanti, un posto speciale merita Sergio Romano. Colto, affabile, pacato, dialettico, Romano non si arrabbia mai, non alza mai il tono della voce, neanche se qualcuno gli versa una bottiglia di birra sulla testa. Nelle sue argomentazioni c’è sempre un po’ di comprensione per tutti, anche per i “cattivi”, le cui azioni vanno sempre contestualizzate, inquadrate, storicizzate, bilanciate con le immancabili mancanze dei “buoni”, che Romano, più saggio e più equilibrato di re Salomone, ricorda con doverosa pignoleria. Romano sarebbe stato un notaio perfetto, un arbitro di calcio insuperabile, un papa eccezionale, davvero ecumenico, universale.
L’unico caso in cui la perfettissima, calibratissima equidistanza di Romano viene meno, è quando gli capita di argomentare su uno dei suoi temi preferiti, ovverosia Israele. Non solo l’Israele Stato, indipendente dal 1948, ma anche i suoi lontani precedenti, fin dagli albori del sionismo, nonché i legami tra Israele e il mondo esterno, le opinioni di chiunque parli, scriva o pensi di Israele. Non che, in questi casi, Romano perda la sua proverbiale calma. Questo mai, per carità. Solo che, quando si tratta di Israele, Romano non cerca (o forse lo cerca, ma non lo trova?) il benché minimo argomento a favore dello Stato ebraico, sia pure addotto per lenirne minimamente le terribili colpe. Israele, i suoi fondatori, cittadini, sostenitori, giustificatori ecc., hanno sempre, immancabilmente torto. Sempre.
Qualche volta, Romano, magnanimo, ospita nella sua rubrica di lettere sul Corriere della Sera il timido tentativo di protesta da parte di qualche lettore insoddisfatto (l’ultimo, per esempio, Franco Cohen, lo scorso 15 settembre), per riservare al malcapitato il trattamento che merita: “Caro Cohen (Romano chiama sempre ‘cari’ i suoi lettori, è davvero molto buono, o forse sono tutti amici suoi, boh…) …temo di avere opinioni diverse dalle sue”. E giù montagne di dati, cifre, documenti, statistiche, prove inoppugnabili, atte a distruggere qualsiasi avversario. Abilissimo nell’accostare argomenti di diversa provenienza, specializzato nell’estrapolare giudizi critici su Israele da parte di commentatori ebrei (è molto facile trovarli, e poi valgono di più, non è vero?) Romano usa la penna come un fioretto, con l’eleganza e la freddezza del più abile dei moschettieri. Come Mohammed Alì, “vola come una farfalla, punge come una vespa”. L’avversario è al tappeto, Israele ha torto.
Romano è talmente bravo che ha convinto anche me. Israele ha torto, ma, se avessi il coraggio di scrivergli una lettera, ci sarebbe una cosa, una sola, che non mi è chiara, e che vorrei chiedergli. “Signor Romano, è vero, i sionisti compirono un sopruso, e poi gli israeliani si sono sempre comportati male, sotto tutti i governi, in pace e in guerra, sui campi di battaglia come al bowling, al bar, sulla spiaggia. Ma come è possibile che un intero popolo, da qualsiasi parte del mondo provenga, qualsiasi cosa faccia, di generazione in generazione, faccia sempre male? Neanche di un singolo mostro si potrebbe mai dire una cosa del genere: Hitler, Stalin, Gengis Kahn, qualche volta avranno pagato il dovuto al loro barbiere, non avranno barato nel giocare a carte, non avranno buttato le cartacce per strada. Come mai con Israele, e solo con Israele, si è realizzato l’insondabile mistero del ‘torto perenne’?”
Ma è una domanda che non gli rivolgerò. Non gli scriverò, non solo per non essere da lui massacrato sul ring, ma, soprattutto, per non sentirmi chiamare “caro Lucrezi”.

Francesco Lucrezi, storico

Amo e stimo e ammiro immensamente Francesco Lucrezi. Non dico proprio come il Tizio della Sera, però tanto sì. E condivido praticamente tutto quello che scrive. E lo condivido anche in questo caso, e i motivi per i quali non scrive e non scriverà a Sergio Romano sono esattamente gli stessi per cui non gli scrivo e non gli scriverò io.

                                  

barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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