.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 giugno 2010

COME SI FA A FARE SANTO UN PAPA

Se per caso avete l’impressione che mi stia accingendo a raccontarvi una barzelletta, ricredetevi: quella che sto per raccontarvi è una storia assolutamente vera. E spero che la apprezzerete, dato che si tratta di un clamoroso scoop in anteprima mondiale assoluta. Purtroppo non mi è consentito fare nomi, di nessun genere, ma credo che mi conosciate abbastanza da sapere che non parlo mai a vanvera, ed essere quindi certi che di quanto sto per dire vi potete fidare.
Succede dunque che a una signora, che accusa determinati disturbi, viene diagnosticata una certa malattia. Una brutta, di quelle che non lasciano scampo. La signora, però, non perde la speranza, e per prima cosa chiede la grazia della guarigione al papa, da poco mancato, per seconda cosa si reca in un noto ospedale del nord, dove spera di trovare cure migliori di quelle su cui può contare chez soi. Il primario la visita, e si rende subito conto che la diagnosi è errata. Successive verifiche confermano che la patologia di cui soffre la signora non è quella inizialmente diagnosticata. Così, ricevendo le cure adatte al male di cui soffre, la signora guarisce. Il primario, però – Disattenzione? Superficialità? Menefreghismo? Calcolo? E chi potrà mai saperlo? – non corregge la diagnosi riportata nella cartella clinica, e così risulta agli atti che la signora, affetta da patologia non curabile, esce dall’ospedale “miracolosamente” guarita. Ossia: il papa morto ha fatto il miracolo richiesto, e quindi ha tutte le carte in regola per essere proclamato santo.
Adesso il primario è stato chiamato a testimoniare nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, e ha di fronte a sé due possibilità: o confessare che sapeva che la malattia non era quella ma non ha detto niente, ovvero fare la figura del peracottaro, oppure confermare il miracolo e aprirsi la strada a una sfolgorante carriera.
Che cosa sceglierà? (No, niente posteri: basterà aspettare solo un pochino, e la sentenza la conosceremo anche noi).

barbara


30 giugno 2010

IL PREGIUDIZIO ANTISEMITA

Un bell’articolo di Emanuele Ottolenghi di due anni fa. Che naturalmente non farà intendere chi non vuole intendere, ma che sicuramente aiuterà chi intende ad argomentare meglio le proprie posizioni.

Le Cinque Bugie su Israele

Come si stravolge la storia per demonizzare l'unica democrazia in Medioriente.

di Emanuele Ottolenghi

Il pregiudizio antisemita si è nutrito per secoli di menzogne che nella letteratura e nella credenza popolare erano considerate verità inappellabili. La propaganda antisraeliana si nutre similmente di bugie che, stravolgendo la storia e insinuando nefandezze, mirano a delegittimare e demonizzare Israele come un tempo si demonizzavano gli ebrei. Delle tante bugie dette e ridette fino a renderle incontestabili assiomi, se ne riportano di seguito cinque, con la necessaria rettifica storica a buon uso del lettore.

1) Il sionismo è un movimento razzista.
Il sionismo è il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, e come tutti i movimenti di liberazione nazionale, è stato storicamente caratterizzato da una grande diversità di opinioni sulle modalità, i tempi e persino il luogo d'attuazione del suo programma, oltre che sulla natura e il carattere della futura società e Stato che aspirava a creare. Col tempo, la maggioranza dei sionisti sostenne il ritorno del popolo ebraico nell'antica terra d'Israele come la rivendicazione essenziale del movimento, ma fino al 1903 esistevano tra i sionisti anche coloro che sostenevano la necessità di creare uno Stato ebraico ovunque si rendesse disponibile un territorio e tra i luoghi considerati c'erano l'Africa Orientale (la cosiddetta Opzione Uganda), un'area costiera del Sinai nell'odierno Egitto, una provincia argentina e persino un territorio nel Nord-Est dell'Australia. La terra d'Israele prevalse per il profondo legame storico ed emotivo con il popolo ebraico. Ma in nessun caso il sionismo postulò che l'affermazione del proprio progetto nazionale dovesse avvenire a spese dei diritti degli arabi che vivevano in Palestina, proclamando invece la necessità di trovare una soluzione pacifica e forme di convivenza tra ebrei e arabi. Fino all'ultimo, la leadership sionista cercò un compromesso con la controparte araba, ma senza successo, e a ogni occasione furono i sionisti, piuttosto che gli arabi, ad accettare le soluzioni di compromesso territoriale e politico ripetutamente proposte dalla comunità internazionale: la spartizione della Palestina in due stati fu proposta dalla Commissione Peel nel 1937 e dall'Onu nel 1947, ma fu rifiutata dagli arabi (i sionisti accettarono entrambe le proposte), mentre l'idea di uno Stato binazionale fu proposta da due movimenti sionisti negli Anni Trenta e respinta dalla leadership araba.

2) La Palestina, come suggerisce il nome, è la terra dei palestinesi, che gli ebrei hanno usurpato.
In realtà il termine Palestina si riferiva, nell'antichità, solo a una stretta striscia litoranea di territorio che corrisponde circa con l'attuale Striscia di Gaza e che era così chiamata perchè abitata un tempo dai Filistei. Il nome del territorio su cui oggi sorge lo stato d'Israele e parte dei territori era la Giudea – tant'è vero che nelle monete commemorative della vittoria di Tito e Vespasiano sui rivoltosi ebrei nel 70 dC si legge "Iudaea capta est". Il termine Palestina segue l'occupazione romana e il tentativo di estirpare ogni focolaio di rivolta ebraico dopo la distruzione del Secondo Tempio, ma non assume mai un carattere politico fino alla creazione del mandato britannico sulla Palestina nel 1922, Mandato che ha come obbiettivo l'attuazione della Dichiarazione Balfour, ovvero la promessa del governo inglese di creare un territorio autonomo per gli ebrei. I confini attuali della terra contesa sono stati tracciati tra il 1918 e il 1922 e non riflettono una precedente realtà politica. In quanto ai palestinesi, non è mai esistito uno Stato, o un regno, o una provincia, o un califfato palestinese. Dalla conquista romana il territorio è passato ai bizantini, agli arabi, ai crociati, ai mammalucchi, ai turchi e agli inglesi. I confini sono cambiati mille volte e non esisteva, all'arrivo dei primi sionisti nella seconda metà dell'Ottocento, un'identità nazionale o una rivendicazione nazionale palestinese.

3) Il controllo israeliano di Gerusalemme minaccia la libertà religiosa e l'accesso ai luoghi sacri.
Pur costituendo la maggioranza dei residenti, gli ebrei – e gli israeliani dal 1948 al 1967 – non hanno avuto la sovranità dei luoghi santi fino al 1967, quando Israele conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme, oltre che i luoghi santi cristiani e mussulmani in Cisgiordania. Solo a partire dal 1967 l'accesso pieno ai luoghi santi avviene in piena libertà e con la tutela dell'autonomia religiosa delle varie comunità, mentre prima del 1967, durante tutta la dominazione musulmana, importanti restrizioni avvenivano nei confronti dei non musulmani e per quasi vent'anni gli ebrei non ebbero alcun accesso a due delle quattro città sante dell'ebraismo.

4) Se Israele ponesse fine all'occupazione dei territori
palestinesi ci sarebbe la pace in Medio Oriente. Sarebbe bello fosse così semplice! Ma a parte il fatto che i problemi del Medio Oriente sono molteplici e nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che fare con il conflitto israelo-palestinese: si pensi al genocidio in Darfur, all'oppressione di donne e omosessuali in Arabia Saudita, alla persecuzione contro i cristiani da parte del fondamentalismo islamico, al conflitto tra sciiti e sunniti, alle tensioni tra Iran e mondo arabo sunnita, alla povertà endemica della regione nonostante le ricchezze energetiche, al diniego di diritti nazionali da parte araba per curdi e berberi, e alla mancanza di libertà religiosa in tutta la regione salvo Israele. Il problema è il rifiuto dell'esistenza d'Israele da parte di una significativa parte del mondo arabo e dei palestinesi. In fondo, i territori oggetto del contendere Israele li ha conquistati nel 1967, ma dal 1948 al 1967 erano sotto dominio arabo eppure i palestinesi non li rivendicavano per loro e i regnanti arabi non si sognavano neanche di farne uno Stato per i palestinesi. Israele ha dimostrato più volte di volere la pace e di essere pronto a rinunce, sacrifici e compromessi. Non altrettanto si può dire da parte palestinese: se Hamas oggi rappresenta veramente la maggioranza dei palestinesi, con la sua retorica antisemita, la sua alleanza con l'Iran e il suo ricorso a terrorismo contro civili dentro Israele, dimostra come non si tratta solo di una disputa territoriale ma di un conflitto esistenziale.

5) L'unica soluzione al conflitto israelo-palestinese è la creazione di uno stato binazionale dove i due popoli condividono la stessa terra.
Ci sono quattro motivi per cui questo modello politico è un'utopia. Primo, perché le due nazioni difficilmente accetterebbero di vivere insieme in armonia condividendo potere e interessi. Costringere i due contendenti a una convivenza così difficile porterebbe a nuovi conflitti – si guardi alla ex-Yugoslavia – specie se si pensa al secondo motivo: le grandi differenze socioeconomiche e culturali. Gli israeliani guardano a occidente, sono integrati nell'economia occidentale e nella globalizzazione; sono una società laica e moderna, dinamica ed economicamente avanzata; dove le donne sono emancipate e la libertà sessuale, la mobilità sociale e la meritocrazia hanno preso piede fermamente; i palestinesi per contro sono ancora una società religiosa e tradizionale che vive principalmente di agricoltura e di manifattura, dove la cultura e i valori sociali sono tradizionali e tradizionalisti, e difficilmente tollererebbero le influenze del settore ebraico; mentre le strutture familiari e tribali sono ancora dominanti rispetto al merito e alla mobilità fondata sulle risorse economiche del singolo. Insomma, difficilmente le due società andrebbero d'accordo, e queste differenze portano al terzo motivo per cui lo stato binazionale è una cattiva idea: l'orientamento politico e culturale palestinese spingerebbe un futuro Stato in comune verso alleanze con il mondo arabo, in pieno contrasto con gli interessi del settore ebraico che sarebbero orientati verso l'America, l'Europa, l'India e l'estremo oriente. Ma la ragione che più di ogni altra rende l'idea improbabile è che uno Stato binazionale sarebbe antidemocratico perché la stragrande maggioranza di israeliani e palestinesi vuole – com'era vero settant'anni fa – uno Stato nazionale. Imporre una soluzione diversa violerebbe il diritto d'autodeterminazione dei popoli.

(Liberal, 14 maggio 2008 - da Informazione Corretta)

Lo sappiamo: l’odio continuerà a stravolgere i fatti. L’odio continuerà a stravolgere la storia. L’odio continuerà a stravolgere la realtà. Ma noi non ci arrenderemo. Noi non ci stancheremo di lottare. Noi non smetteremo, finché avremo vita, di gridare la verità.


barbara


29 giugno 2010

STORIE DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

Da Dagospia

Cinque anni fa, il 23 giugno del 2005, una sera dopo il cinema, mentre sta tornando a casa sullo scooter, Flavio, mio figlio, 27 anni, trova la morte quando una Smart, guidata da un ragazzo che non ha ancora la patente, ma solo il foglio rosa, invade improvvisamente la sua corsia di marcia.
Quel ragazzo oltre a non poter guidare in assoluto senza un adulto accanto (con lui c'è un amico minorenne), non potrebbe guidare comunque quella Smart affidata in comodato d'uso esclusivo al CONI e di cui dispone personalmente il Presidente Gianni Petrucci, suo padre.
L'afflosciamento della gomma posteriore destra ha provocato uno scarto della Smart verso il lato destro della strada, ma Niccolò Petrucci anzichè lasciarla accostare nel lato dello sbandamento sterza violentemente a sinistra e invade trasversalmente la corsia opposta parandosi davanti allo scooter di Flavio e sfiorando la coda di altro motorino che lo precede.
L'ipotesi è di omicidio colposo.
A settembre, dopo tre mesi, sono completate le tre perizie disposte dal pubblico ministero e sarebbero acquisiti tutti gli elementi probatori per sostenere l'accusa di omicidio colposo o rigettarla. Eppure passano più di due anni e continue proroghe richieste dai difensori di Niccolò Petrucci e accolte, per il differimento dei termini di conclusione degli accertamenti, prima che arrivi finalmente la decisione del rinvio a giudizio; l'udienza preliminare è fissata nel luglio 2008.
Il processo può iniziare, ma iniziano anche le tecniche dilatorie che mirano ad arrivare alla prescrizione. Impegni dei difensori, anche la malattia terminale, nota da tempo, che toglie di scena da subito l'Avvocato Ugo Longo, uno dei due avvocati di fiducia di Petrucci, viene utilizzata per chiedere all'inizio dell'udienza per l'escussione dei testimoni, di spostare ad altra data per consentire al nuovo difensore di acquisire gli atti e via di questo passo.
Ogni rinvio vale da sette a nove mesi e così arriviamo a dicembre 2009 ad aver verbalizzato le dichiarazioni di solo due testimoni.L'escussione di altri due, già convocati nelle due udienze precedenti e non ascoltati, è rinviata al 26 marzo di quest'anno, ma nuovo colpo di scena.Stavolta è il giudice che annuncia di essere stata trasferita alla Corte d'Appello di Roma e che quindi, tra nomina del nuovo giudice e tempo per prendere visione degli atti, "è ragionevolmente costretta a fissare la nuova udienza solo per dicembre 2010".
Ma non basta, la legge richiede l'assenso dei difensori all'utilizzo delle deposizioni già acquisite in caso di cambio del giudice; la difesa naturalmente non acconsente e così a dicembre tutto ripartirà dall'inizio, come se sinora non fosse accaduto nulla.Vuol dire che restano da ascoltare di nuovo i due testi per acquisire le testimonianze dei quali erano stati necessari tre anni di corte udienze e lunghi rinvii, oltre ad altri quattro testi del Pubblico Ministero ed a quelli della difesa.
Sono passati cinque anni dalla morte di Flavio, è un giudizio per omicidio colposo, non per un furto di mele, ma non è successo assolutamente nulla. Normale? giusto? comprensibile? No, certo che no, è ingiusto, una beffa amara e dolorosa. Nel frattempo ho partecipato a tutte le indecorose tappe di questo modo di fare giustizia che offende la giustizia.
Tempi biblici, udienze iperaffollate in cui un giudice convoca testimoni, che aspettano inutilmente ore di essere ascoltati con la minaccia di un procedimento penale qualora non si presentino, sapendo che non sarà in grado di interrogarli perchè ha fissato nella stessa giornata decine di udienze, rituali e procedure formali il cui senso sfugge alla comune comprensione, espedienti e cavilli, bizzarri principi giuridici per i quali se la famiglia ha ottenuto il risarcimento del danno dalla compagnia d'assicurazione dell'auto concessa in comodato d'uso al CONI, un indennizzo economico (peraltro come avrebbe voluto Flavio devoluto in beneficenza), non ha diritto per questo ad essere parte attiva nel processo penale, come se l'indennizzo annullasse la possibilità di partecipare all'accertamento del reato.
Potrei continuare all'infinito, citando le terribili, lancinanti, amarezze che affronta chi aspetta di veder fatta giustizia. Me le sono caricate tutte e non ho mancato un'udienza; è un terribile dolore sentir parlare della sua morte, ma Flavio è parte vitale di me stesso e potrei essere assente da qualcosa che mi coinvolge in modo totale? Chi non lo farebbe se questo riguardasse l'accertamento della verità e della responsabilità nella morte della persona più cara che hai al mondo?
So benissimo che la fine sarà un nulla, che molto probabilmente la strategia dilatoria riuscirà e il presunto reato finirà in prescrizione e che in ogni caso il massimo risultato che io e mia moglie possiamo sperare è una condanna a qualche mese. Bella bilancia in cui su un piatto c'è la vita di Flavio e sull'altro nulla o quasi.
Sarebbe stato così anche se l'imputato non fosse stato il figlio di una persona così potente? Sono addolorato, sconfitto, incazzato, travolto dalla rabbia, ancora incredulo della realtà della perdita di Flavio... si capisce perchè non riesco a vedere il Presidente del CONI in qualsiasi occasione mediatica senza sentire il cuore che monta impazzito?
Fabrizio Brunetti

Altro non credo ci sia da aggiungere, tranne un ringraziamento a Paoletta per la segnalazione.

barbara


28 giugno 2010

LETTERA APERTA A BAN KI MOON

Gentile Signor Segretario Generale,
la situazione nel Medio Oriente si va deteriorando ogni giorno di più, sotto gli occhi del mondo intero.
Le Nazioni Unite e molti Stati cercano, in diversi modi, di portare un contributo al raggiungimento di una pace, forse oggi purtroppo impossibile, che, a detta di tanti, sarebbe stata già raggiunta se si fossero lasciati soli gli avversari costringendoli in tal modo ad affrontarsi direttamente.
Spero che non si offenderà se mi permetto di dire che alcune delle ragioni per cui i problemi di questa regione, anziché risolversi, sembrano aggravarsi sempre più, sono imputabili anche all'organismo da lei diretto.
Infatti Tony Blair, da anni l'uomo politico scelto per trovare delle soluzioni al conflitto, eccelle solo per la sua assenza dalla regione e per il suo silenzio rotto solo da parole vuote di significato (l'altro giorno ha detto che si devono raddoppiare gli sforzi per arrivare alla liberazione di Gilad Shalit, senza rendersi conto che il doppio di zero resta sempre zero), e per le spese faraoniche dovute al suo gruppo di lavoro (che ancora non abbiamo capito che cosa produca).
Ma oltre all'apparato politico-diplomatico, anche quello militare pone seri interrogativi, signor Segretario Generale. Mentre, infatti, il quartier generale della missione militare
Unifil, da New York, dice che i soldati Onu devono bloccare le navi dirette a Gaza perché violano la risoluzione 1.701, il comando locale a Naqoura smentisce: l’ordine non c’è. Ed allora Le chiedo: potrebbe per favore cercare, almeno, di fare un po' di chiarezza su tutte queste questioni? Se non lei, chi? E se non ora, quando?
Distinti saluti
Emanuel Segre Amar

D’altra parte se ricordiamo che l’Onu è stata insignita del premio Nobel per la pace, come Obama e come il terrorista dalle mani grondanti di sangue Arafat, che fino al suo ultimo giorno di vita ha invocato la distruzione di Israele, fino al suo ultimo giorno di vita ha organizzato e finanziato il massacro di civili innocenti israeliani, fino al suo ultimo giorno di vita ha mandato al macello i bambini palestinesi, che cosa ce ne possiamo aspettare? Per qualche informazione supplementare clicca qui, e per maggiori dettagli su uno di questi episodi, clicca qui.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Ban Ki Moon Onu Emanuel Segre Amar

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 28/6/2010 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 giugno 2010

DUE VITTIME DI ATTENTATI – DUE STORIE DI SPERANZA

Perché Israele è anche questo. Israele è soprattutto questo: colpito da ogni parte si ferma un momento a leccarsi le ferite e poi stringe i denti e riparte. Con forza. Con determinazione. Con quella meravigliosa “dura cervice” che fin dai tempi della Bibbia è caratteristica peculiare del suo meraviglioso popolo.

La vittoria di Orly

Orly Virani è stata gravemente ferita nell'attentato del 2002 contro il ristorante Matza di Haifa. Oggi è in attesa del suo primogenito e sta pensando di partorire nello stesso ospedale dove ha lottato per la sua vita.

di Eitan Glickman

I dottori hanno lottato per cinque giorni per salvare la vita di Orly Virani, che era stata ferita gravemente nell'attentato suicida del marzo 2002 contro il ristorante Matza di Haifa. Temevano che non ce l'avrebbe fatta. Oggi Orly ha 27 anni, è felicemente sposata e aspetta il suo primogenito.
Il 31 marzo 2002 Orly doveva incontrare per pranzo Daniel Menchel, un suo caro amico. Un terrorista è entrato nel ristorante e si è fatto esplodere, uccidendo Daniel e altre 14 persone. Orly è rimasta ferita gravemente. Non è stato facile per Orly guarire dalle sue ferite sia fisiche che emotive, e sei mesi dopo lo scoppio della bomba è emigrata in Germania. "Sentivo che non ce la facevo più a vivere in Israele", ha spiegato. "Ero completamente sopraffatta dalle mie paure, e ho deciso di trasferirmi da mia zia a Monaco di Baviera".
In Germania Orly ha incontrato e sposato Sven. Oggi è incinta di sette mesi e la coppia sta aspettando il suo primogenito. La settimana scorsa Orly ha visitato l'ospedale Rambam per un controllo e ha deciso di cogliere l'occasione per chiudere il cerchio tornando nel luogo dove la sua vita è cambiata in modo così drammatico.
"Ero ferita molto gravemente", ricorda. "Il mio corpo era pieno di schegge e mi hanno detto che la probabilità che una persona con quel tipo di ferite riesca a sopravvivere è inferiore al 20%. Nessuno allora parlava delle probabilità di rimanere incinta e di avere un bambino, ma io sapevo che sarei sopravvissuta. Sono forte. Lo sapevo che sarei sopravvissuta e ora, da un momento all'altro, diventerò mamma. Chi lo avrebbe mai detto! Per me venire a un controllo di gravidanza al Rambam, dove ho lottato per la mia vita, è una grande vittoria".

* * *

Asael cammina di nuovo

Sei anni dopo aver perso una gamba in un attentato terroristico Asael Shabo, 15 anni, torna in Israele con una sofisticata protesi sportiva.

di Avi Zinger

Sei anni fa, nel giugno del 2002, un terrorista entrò nella casa della famiglia Shabo a Itamar nel Shomron, sparò a raffica e uccise Rachel Shabo e tre dei suoi figli: Neria (15 anni), Zvika (12) e Avishai (5). Asael Shabo aveva allora 9 anni e venne colpito da una scarica di proiettili che gli amputò la gamba.
Domani, sei anni dopo quel terribile attentato terroristico, Asael tornerà in Israele sulle sue due gambe, una delle quali è una sofisticata protesi che è stata messa a punto negli Stati Uniti e che costa 70.000 dollari. "Papà, posso correre con due gambe", ha detto al padre un emozionato Asael prima di tornare in Israele.
Dal giorno in cui è stato ferito nell'attentato terroristico, Asael, che oggi ha 15 anni, aveva sempre rifiutato di indossare una protesi, preferendo usare le grucce o saltellare su una gamba sola. Prima dell'attentato giocava a calcio, ma dopo ha deciso di dedicarsi alla corsa e si era convinto che una protesi avrebbe ostacolato i suoi sforzi di primeggiare.
L'atteggiamento di Asael è cambiato quando ha incontrato Shlomo Nimrod, un uomo d'affari americano, veterano dello Tsahal e invalido di guerra, che indossa una protesi appositamente progettata per correre e fare sport (simile a quella che usa il campione olimpico sud africano Oscar Pistorius). Nimrod ha convinto Asael a farsi preparare una protesi simile alla sua e ha persino preso accordi con l'Istituto negli Stati Uniti che mette a punto questo tipo di protesi.
Asael è partito per gli Stati Uniti poco prima del Giorno dell'Indipendenza e un paio di giorni dopo già correva e saltava su due gambe. "Tutti erano senza parole; non potevano credere ai loro occhi", ricorda Guy Solomon, un rappresentante dell'organizzazione Etgarim che ha accompagnato Asael in America. "Tutti sono rimasti sorpresi dalla velocità con cui si è adattato alla protesi. Asael è un ragazzo incredibile, con una gran voglia di vivere. È un adolescente molto coraggioso, che ha subito un terribile trauma e dopo tutto quello che ha passato sono felice che siamo riusciti a restituirgli alcune delle gioie della vita. Il sorriso stampato sul suo volto quando ha visto che stava in piedi su due gambe ci ripaga di tutto".
"Volevamo che fosse in grado di fare quello che fa ogni altro ragazzo della sua età, di giocare a calcio e di correre come chiunque altro", ha aggiunto Guy. "Non appena torna in Israele cominceremo ad allenarci per le sfide sportive che lo aspettano".
Boaz, il padre di Asael, era accanto a lui nella gioia e nell'emozione di ieri. "Dopo tutto quello che ha passato non vedo l'ora di vederlo su due gambe", ha detto. "Lo so che riuscirà in qualunque cosa che deciderà di fare. È un lottatore testardo, un vincitore!"
(Yediot Ha'haronot, 19 maggio 2008, da Keren Hayesod)

Vale la pena di ripescare, di tanto in tanto, qualche vecchio articolo. Soprattutto in certi momenti. Vale la pena di ricordarci, nei momenti più bui, che “loro” non potranno mai essere sopraffatti, perché “loro”, come comanda il loro Libro, a differenza di altri, hanno scelto la vita.


barbara


27 giugno 2010

VISIONE MISTICA



barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. visione mistica leopardo

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 27/6/2010 alle 22:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 giugno 2010

PER LA SERIE I PERFIDI GIUDEI NON SI SMENTISCONO MAI

Esteri

Israele sta schierando una flotta di sottomarini nucleari al largo dell'Iran. La notizia è apparsa sul Manifesto in esclusiva mondiale. Dice, che un loro inviato al bar di fronte alla redazione avrebbe sentito con estrema chiarezza una prima ammissione da parte di Amilcare l'Avaro, l'ebreo calvo e senza orecchi che sta alla macchina del caffè e prende solo ordinazioni scritte. Dice, che lui dei sottomarini l'ha sentito tipo due giorni fa da Elan, il cliente tunisino sefardita che prende sempre il cappuccino col cacao, lo zenzero e i capperi e poi corre in bagno. Dice che Elan, che può darsi che sia la donna barbuta dell'Eur, l'abbia saputo da un conduttore della metro che si chiama Vanni e il lunedì sera va a pescare con lui sotto ponte Milvio. Dice, che mentre Vanni tirava su una yiddish-tinca gli ha confidato che quando lui passa col vagone sotto piazza Risorgimento approfitta dell'antenna di Radio Vaticana per sentire sino a via Cicerone le telefonate di un certo Isacco Abramoni che fa il pasticcere e di secondo lavoro il pantalonaio cosher. Dice, che mentre questo zaccheo sionista gran figlio di Davide finge di rammendare, collabora a tutto shofar con lo spionaggio israeliano e fa i giri delle ambasciate arabe dalla mattina alla sera per portare le bombe con la scusa che sono alla crema. Dice.

Il Tizio della Sera

Sì, ribadisco: i perfidi giudei. Perché io l’ho capito chi è lei, sa, caro signor Tizio della Sera, eccome se l’ho capito! Lei è un volgare mistificatore, lei è un losco figuro, lei è uno sciagurato agente del Mossad mascherato da brillante creatore di battute fulminanti. In una parola, lei è un DEPISTATORE, che con tutte queste storielline di tinche yiddish e bombe alla crema, di cappuccini ai capperi e pantaloni kasher, cerca di sviare l’attenzione e farci credere che la flotta di sottomarini nucleari dei perfidi giudei sarebbe un’invenzione del Manifesto. Ma noi non ci caschiamo. Nessuno di noi ci casca, sàppialo. Perché voi perfidi giudei sarete anche furbi, ma noi antisem… noi sostenitori della sacrosanta causa palestinese lo siamo di più. Se ne faccia una ragione.



E a proposito dei perfidi giudei, andate a guardare questo.

barbara


25 giugno 2010

TORINO PER GILAD

 















barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Gilad Shalit Torino foto

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 25/6/2010 alle 23:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


25 giugno 2010

ANGELA LANO

Lei, la pasionaria dell’odio antisemita. Lei, schierata anima e corpo coi terroristi palestinesi perché la “causa palestinese” le permette di fare finta di non essere antisemita – che poi ovviamente non se la beve nessuno, ma questa è un’altra storia. Lei, che scrive per un sito talmente antisemita da essere denunciato perfino da Paola Canarutto, una delle persone più visceralmente antiisraeliane – e, a guardar bene, anche discretamente antisemita - che mai abbiano calcato l’italico suolo. Lei, che è andata a tentare di sfondare il blocco navale a bordo di una nave che non trasportava né un’aspirina né un tozzo di pane (mentre le altre cinque navi, tra tutte insieme, trasportavano di aiuti umanitari circa un quarto di quello che Israele trasporta QUOTIDIANAMENTE a Gaza - ma solo pugnali e coltelli e bastoni e spranghe di ferro e biglie d’acciaio e fionde e asce e granate con le quali hanno selvaggiamente aggredito i soldati israeliani scesi praticamente a mani nude a controllare la nave, come il diritto internazionale consente, e dopo che dal governo turco era arrivata l’assicurazione che vi sarebbe stata unicamente resistenza passiva. Lei che, tornata in Italia, si è presentata davanti alle telecamere fresca come una rosa a raccontare di bestiali maltrattamenti da parte dei perfidissimi giudei, novelli nazisti con la stella di David (do you remember Cicciobello Agnoletto che raccontava delle terrificanti sevizie subite da parte dei suddetti perfidissimi senza riuscire ad esibire neanche un lividino grande come cinque lire?). Lei. Beh, tenetevi forte, gente: LEI mi conosce. LEI parla di me. LEI mi cita, o yes. Perché ha deciso di protestare contro il sindaco di Torino per il fatto che ha concesso lo spegnimento della Mole Antonelliana per ricordare Gilad Shalit (concessione accordata con questo ignobile comunicato). E sapete che cosa fa per portare argomenti alla sua santissima (santa quasi come il jihad) protesta? Linka un mio post. Quello, per la precisione in cui denunciavo il vergognoso RIFIUTO del sindaco di Torino di accogliere la richiesta della comunità ebraica di spegnere per un quarto d’ora la Mole Antonelliana. Perché lei è una ragazza studiata e sa perfettamente leggere e scrivere, o yes. Scommetto che ha già imparato quasi tutte le lettere dell’alfabeto, perché oltre che studiata lei è anche tanto tanto intelligente, o yes. Ecco. Qui potete trovare il suo straordinario pezzo di bravura. Che, se non fosse una mastodontica pisciata su migliaia di cadaveri, da una parte come dall’altra, sarebbe perfino esilarante.

barbara


24 giugno 2010

IN QUESTO MOMENTO SI RIACCENDE LA MOLE

È terminata in questo momento la manifestazione di Torino che, nonostante abbia goduto di scarsissima pubblicità, ha avuto un ottimo successo. Alla fine, grazie all’indefesso impegno di Emanuel Segre Amar, il comune ha accondisceso a spegnere la Mole per un quarto d’ora; i manifestanti, dopo l’arrivo dei rinforzi di polizia perché quelli presenti all’inizio non erano sufficienti a proteggerli dai pallestini assatanati accorsi in massa, hanno avuto modo di parlare con la gente affluita per la festa del santo patrono e di distribuire oltre un migliaio di volantini. Adesso sono tornati tutti a casa a cambiarsi gli abiti imbrattati dalle uova lanciate in gran quantità dai suddetti pallestini; il primo uovo ha – casualmente? – preso in piena faccia rav Somekh. Naturalmente, sempre grazie alla mancanza di pubblicità di cui ha "goduto" la manifestazione organizzata da Emanuel Segre Amar, nessun giornalista era presente. Appena mi arriveranno le foto sarà mia cura condividerle con voi.
Nel frattempo vi invito a guardare quelle della manifestazione di Parigi, di cui i giornali si sono ben guardati dal parlare.

barbara


24 giugno 2010

E SE NON ORA, QUANDO?

Io il 24 Giugno, ci sarò. Se non io, chi per me?

Scrivo queste righe di getto, mentre si avvicina un appuntamento importante.
Il 24 Giugno, sotto l’ombra del Colosseo, oscurato per l’occasione, al centro di Roma capitale, il sindaco e le autorità esprimeranno alla famiglia Shalit, il loro sostegno nella vicenda dolorosa del rapimento del loro giovane figlio Gilad, appena 22enne.
Le tristi occasioni come questa, sono lo spartiacque tra quel pugno di amici sinceri su cui può contare il popolo ebraico, e “gli altri”. Perché è ormai consuetudine arrivare a contare tra i nostri amici anche cittadini dotati semplicemente di buon senso, che semplicemente proclamano i fatti così come sono, visto che anche la sola equidistanza tra le parti è diventata una rarità. Ed elemosinare l’attenzione di media, autorità e organizzazioni per una giusta causa è come scalare una montagna, quando sono gli ebrei a chiederlo esplicitamente (quando nell’altro buon 90% delle volte sono tirati per la giacchetta per interessi di parte. Di ogni parte.).
Ma la vicenda Shalit è chiara. Non c’è nulla di complesso da capire. Non c’è bisogno di essere esperti di geopolitica o di conoscere a fondo le ragioni del popolo di Israele o quelle dei movimenti palestinesi. Non siete obbligati a sapere chi è e cosa fa Hamas (anche se a dire il vero sarebbe interessante che lo sapeste), ricordare nomi complessi come quello del presidente iraniano (ma che ogni ebreo tristemente ormai conosce perfettamente) o saper indicare a memoria dove si trova in linea d’aria il muro di Gerusalemme. Non serve neppure guardarsi mezz’ora di video come nel caso della recente nave Marmara, per capire la risposta militare che ne è conseguita.
La vicenda Shalit è cristallina. C’è un ragazzo di 23 anni che è stato
prelevato semisvenuto dopo un attacco ad un convoglio militare. Che è stato trascinato via da un gruppo di guerriglieri armati e che è segregato da 4 anni senza la possibilità di poter comunicare con l’esterno. Senza la possibilità di essere visitato da un organizzazione internazionale (tipo Croce Rossa, per capirci). Senza un processo. E senza un accusa. Tranne una. Quella di essere ebreo. E israeliano. Per i rapitori di Hamas essere ebreoisraeliano giustifica il fatto di essere un detenuto privo di condizioni e diritti (e sottoposto a chissà cos’altro – che D.o lo protegga – tipo di sevizie).
Che c’è da capire, dunque? Sei
ebreoisraeliano, quindi non hai nessun diritto. Se Israele rapisse un giovane palestinese che passava “da quelle parti” e senza motivo lo tenesse lontano da madre e padre per 4 anni, io giuro andrei a manifestare. Per reclamare la sua libertà anche se io sono ebreosionista (anzi, forse proprio perché lo sono).
Quello che mi piacerebbe vedere – e so di essere un folle – sono altri arabi, musulmani, cristiani, buddisti, e quant’altro venire sotto al Colosseo. Tutti quanti a dire: quale che sia la mia idea sul governo d’Israele o sul conflitto mediorientale, un giovane 23enne rapito e rinchiuso senza lo straccio di un diritto non è una buona cosa. Vorrei che chiedessero il suo rilascio. E vorrei che manifestassero insieme a noi per la sua liberazione. Questo sarebbe davvero un gesto inatteso che potrebbe aprire scenari nuovi. Se non per la pace, almeno per una pacifica sopportazione lontano dal teatro della guerra.
Non so se verranno. Ma so già di certo chi non verrà. Non verranno organizzazioni come
Amnesty International, Emergency, e tante altre come loro. O i pacifisti delle varie flotille che hanno sdegnosamente rifiutato anche l’offerta della famiglia Shalit solo di “consigliare” ai rapitori di lasciar libero il ragazzo, in cambio di sostegno. “Loro” sono per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Salvaguardia con qualche SE e qualche MA. SE si parla di ebreisraeliani, non ci sono diritti che tengano, e non valgono nemmeno le palesi violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo o delle varie convenzioni. Essere ebrei significa essere portatori di un marchio indelebile.
Se gli importasse anche solo rispondere, magari si nasconderebbero dietro al fatto che Gilad in fondo è un militare, e come tale responsabile delle forze di occupazione (quale occupazione poi, visto che Gaza è libera da qualche anno). E tralasceranno di dirvi che non hanno mosso un baffo d’indignazione nemmeno per
Daniel Pearl, il giornalista ebreoamericano rapito e scannato come un vitello con un coltello da macellaio in Afghanistan in diretta video, o di Ilan Halimi, un commesso ebreofrancese rapito e torturato fino alla morte per tre settimane alla periferia di Parigi.
Tutti rei di possedere quel marchio d’infamia, non certo quello di essere soldati, giornalisti o commessi, ma quello di essere ebrei-
qualcosa. Qualsiasi cosa. Quindi anche ebreisraeliani.
Il
24 Giugno alle 21,30 al Colosseo io ci sarò. E insieme a me ci saranno tutti gli uomini e le donne di buona volontà di qualsiasi preferenza sessuale, colore della pelle, religione e appartenenza politica. Tutti a gridare “Ora basta! Liberate un ragazzo senza colpe. Subito! “. Se saremo tanti la nostra voce sarà più forte. Se saremo pochi, noi ebrei – insieme a quel pugno di pochi amici su cui sempre contiamo – faremo come al solito tutto da soli. Come la nostra storia plurimillenaria ci ha allenato a fare.
di
Alex Zarfati
per FocusOnIsrael.org

NB: Per completezza si potrebbe dire che il convoglio militare è stato attaccato sul suolo sovrano d’Israele (e non nei territori contesi, per capirci) da un commando terroristico passato attraverso un tunnel, e che i sequestratori di Shalit fanno parte delle
Brigate Izzedin al-Qassam, del Comitato di Resistenza del Fronte Popolare e della Jihad Islamica. Sodali dei guerriglieri di Hamas che dittatorialmente malgovernano la Striscia di Gaza infliggendo terrore tra gli stessi palestinesi. Ma questo è già roba per quelli che hanno il tempo di approfondire la cosa. Gli altri è già un miracolo se hanno letto fin qui (Emanuel Baroz)

Io invece non aggiungo niente, perché niente vi è da aggiungere: ciò ce stanno facendo quelle belve in veste umana non richiede commenti, la solidarietà mondiale pressoché unanime per le suddette belve non richiede commenti, il dolore degli esseri umani degni di questo nome per Gilad e per la sua famiglia e il suo popolo tutto non richiede commenti. Solo due parole: RIDATECI GILAD.



barbara


24 giugno 2010

DA UOMO DA MARCIAPIEDE A UOMO DI PENSIERO E DI PAROLA

Capace di dire il fatto suo a un presidente infido e gridare forte che il re è nudo.
Lo avevamo conosciuto come belloccio aspirante stallone, un po’ spaccone, un po’ rozzo, un po’ disonesto, un po’ tanto sfigato. Lo ritroviamo meno giovane, meno scultoreo, ma con le idee ben chiare in testa, e le parole giuste per dirle. Ascoltiamole, dunque.


Presidente Obama:

Lei è stato il primo Presidente americano che ha mentito al popolo ebraico, e anche al popolo americano, quando affermò che avrebbe difeso Israele, l’unico Stato democratico nel Medio Oriente, contro i suoi nemici. Lei ha fatto esattamente l’opposto. Lei ha creato una nomea a Israele al punto da farla apparire il nemico di tutti, e questo ha avuto eco in tutto il mondo. Lei sta mettendo Israele in grave pericolo, promuovendo l’antisemitismo in tutto il mondo.

Lei ha causato questo (danno) al popolo che ha dato al mondo i Dieci Comandamenti e la maggior parte delle leggi che ci governano ancora oggi. Il popolo ebraico ha dato al mondo i più grandi scienziati e filosofi, le cure per tante malattie, e adesso lei fa un gioco assai pericoloso pur di apparire un vero (eroe) martire agli occhi di coloro che lei definisce e riconosce per derelitti. Ma i derelitti che lei difende sono assassini e criminali che vogliono annientare Israele.

In Arizona ci ha messi dentro a una vera e propria guerra civile, difendendo una volta i criminali e una volta i clandestini, creando così sfiducia fra i buoni cittadini, leali e rispettosi delle leggi. La distruzione che Lei sta causando nel nostro Paese potrebbe non essere più rimediabile, e noi non poterci più risanare. Io prego Dio a che Lei si fermi, e spero che la gente in questo grande Paese si renda conto che i suoi programmi non servono al miglioramento delle condizioni dell’umanità, ma unicamente al suo personale vantaggio politico.

Con sincera, accorata e profonda preoccupazione per l’America e Israele,

Jon Voight

aaaaaaaaaa

President Obama:

You will be the first American president that lied to the Jewish people, and the American people as well, when you said that you would defend Israel, the only Democratic state in the Middle East, against all their enemies. You have done just the opposite. You have propagandized Israel, until they look like they are everyone's enemy — and it has resonated throughout the world. You are putting Israel in harm's way, and you have promoted anti-Semitism throughout the world.

You have brought this to a people who have given the world the Ten Commandments and most laws we live by today. The Jewish people have given the world our greatest scientists and philosophers, and the cures for many diseases, and now you play a very dangerous game so you can look like a true martyr to what you see and say are the underdogs. But the underdogs you defend are murderers and criminals who want Israel eradicated.

You have brought to Arizona a civil war, once again defending the criminals and illegals, creating a meltdown for good, loyal, law-abiding citizens. Your destruction of this country may never be remedied, and we may never recover. I pray to God you stop, and I hope the people in this great country realize your agenda is not for the betterment of mankind, but for the betterment of your politics.

With heartfelt and deep concern for America and Israel,

Jon Voight

The Washington Times, June 22, 2010

© Copyright 2010 The Washington Times, LLC

Sono momenti difficili, questi che stiamo vivendo: difficili per Israele, difficili per l’ebraismo, difficili per l’umanità tutta.
E rare sono le voci oneste che hanno il coraggio di levarsi, in questi momenti duri. Particolare gratitudine dobbiamo perciò a quei pochi che possono e vogliono e osano farlo. Grazie Jon.



barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Jon Voight Obama Israele democrazia

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 24/6/2010 alle 12:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


23 giugno 2010

RISPOSTA A UN AMICO

Avevo momentaneamente messo da parte questa lettera, scritta come si vede cinque mesi fa, nella ricorrenza della giornata della memoria. L’avevo messa da parte come si mette da parte il capo di vestiario buono in attesa dell’occasione adatta. Adesso l’occasione è arrivata, e la pubblico.

28/01/2010
Caro Alessandro,
leggo con piacere le tue parole, da cui traspare un sincero amore per il popolo ebraico.
In questo tuo augurio colgo un invito a una discussione sul Giorno della Memoria sull’attualità del conflitto arabo-israeliano.
In particolare parli di “rassegnazione da parte israeliana sia di destra sia di sinistra a gestire da soli la situazione”; questa percezione del conflitto “solo a breve termine” ti sembra “poco saggia, soprattutto in relazione all’Iran e al suo programma nucleare; infine affermi che la diffidenza israeliana verso Obama non ti pare saggia, in quanto è secondo te l’unica figura credibile intorno alla quale possa aggregarsi un consenso.
Vorrei cercare di risponderti e, per farlo proficuamente, devo essere sincero, per cui ti prego di voler considerare (non necessariamente condividere) i miei ragionamenti e miei sentimenti anche se potranno non piacerti.
1. Giorno della Memoria. Purtroppo da quasi 10 anni non mi interessa più. Mi limito solo a una veloce recensione dei fatti di cronaca che ritengo più significativi. Da Durban I, 2001, spaventosa macroscopica dimostrazione di antisemitismo neanche troppo cammuffato da antisionismo, nella praticamente totale indifferenza planetaria, poco dopo subissata dalla retorica della memoria della Shoàh, NON MI INTERESSA PIU'! Da allora ho la pretesa che, prima di commemorare, parlare, ricordare, ecc. la Shoàh, se si è in buona fede, il mio interlocutore mi dimostri che è d'accordo su alcuni principi basilari universali, quali l'eguaglianza degli esseri umani, la parità di diritti/doveri, il riconoscimento alla libertà, autonomia, indipendenza di tutti i popoli, e simili. Nella fattispecie: il diritto del Popolo di Israele al suo Stato libero, democratico e nazionale NELLA TERRA D'ISRAELE (sui cui confini si può discutere).
Rilevo che in piena commemorazione pressocché mondiale delle vittime dell'Olocausto il mondo ha accolto senza praticamente commentare (cioè, per me, in colpevole silenzio) le allucinanti dichiarazioni di Khamenei, a rincaro della dose quotidiana delle minacce di distruzione nucleare di Israele da parte di quel farneticante Ahmadinejad, presidente di uno stato riconosciuto, che siede indisturbato alle Nazioni (dis)Unite, anzi ha presieduto e siede (assieme a altri regimi sanguinari) nella (cosiddetta) Commissione ONU dei diritti umani (clic e clic).



Roba che dovrebbe far voltare lo stomaco al genere umano. Ma così non è. Questo film l'abbiamo già visto nel 38. E s'è visto come è andata a finire, no?
Penso capirai che per me, come per una grandissima parte di ebrei, non c’è bisogno di Giornata di Memoria: noi ricordiamo tutti i giorni i fratelli caduti, massacrati, torturati, annientati, dai tempi del Faraone e in particolare vediamo un collegamento tra la rivolta del ghetto di Varsavia e i caduti in difesa dello Stato di Israele.
2. Conflitto. Il cosiddetto conflitto arabo-israeliano, come tu sai bene, non comincia nel '67, secondo la vulgata oggi detta palestinese, largamente diffusa acriticamente dai buonisti di gran parte del mondo, soprattutto occidentale. Solo persone ignoranti (nel senso "buono", che non sanno) o in malafede possono continuare a credere che questo sia un conflitto territoriale. Se fosse un conflitto territoriale, non credi che dopo quasi un secolo e infinite guerre (peraltro tutte di invasione e/o minaccia di distruzione totale da parte araba, di difesa da parte ebraica prima, israeliana poi; senza parlare di pogrom e terrorismi vari) a quest'ora avrebbe potuto trovare infinite soluzioni, come si è verificato in mezzo secolo per decine di altri casi analoghi al mondo con decine di milioni di profughi, trasferimenti di popolazioni e ridefinizioni di confini?
A proposito di profughi: perché noi contribuenti dobbiamo pagare DUE AGENZIE PROFUGHI dell’ONU, una (assai più modesta), che si occupa di tutti i profughi del mondo; l’altra (assai meglio dotata) ESCLUSIVAMENTE dei palestinesi? E non per qualche anno, ma da 62 anni sine die in saecula saeculorum. Forse che il loro sangue è più rosso di quello degli altri? Non sarà un modo per protrarre all’infinito questa specie di bomba umana, che così pende come minaccia perenne su tutti i tentativi del cosiddetto dialogo? N.B. Nel frattempo i palestinesi sono aumentati da circa 650.000 profughi a circa 4 milioni e mezzo (fonte loro); di vivi, non di morti... Mica male, per chi parla di genocidio palestinese!
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, soprattutto dopo IL PRIMO attentato alle Torri Gemelle, Al Qaeda, l'11 settembre e ancor più alla luce del fondamentalismo islamico crescente, soprattutto in Europa, ha radici che risalgono ormai a quasi un secolo fa e è un conflitto IDEOLOGICO. Quindi non disposto a compromessi. Col quale dunque non esiste possibilità di trattare. Peggio che trattare con Hitler, come fecero non solo a Monaco, ma anche Stalin-Molotov ecc. ecc. ecc. Personalmente sono arrivato alla conclusione lockiana per cui si deve essere tolleranti con tutti, tranne che con gli intolleranti. Le democrazie che oggi pensano di potersela cavare a buon mercato (ivi inclusa buona parte della Chiesa Cattolica) "trattando" con i fondamentalisti (vedi UCOII) neanche tanto mascherati da moderati verranno travolte e fagocitate, come già fece storicamente l'Islam durante quasi tutta la sua storia. Non è necessaro leggere e studiare (sebbene sia importantissimo) la storia, le religioni ecc., per capire ciò: basta sentire i loro discorsi; loro lo dicono chiaro e tondo.
3. Obama. Secondo il mio modesto, ininfluente parere, Obama: 1. da come parla e da come agisce, dimostra di non sapere (o, peggio fa finta di non sapere, vedi sopra) niente della storia del conflitto; 2. è chiaramente mal consigliato da uno staff di liberal buonisti political correct (a cominciare da Rahm Immanuel, israeliano o ex israeliano di sinistra), i quali (poveretti!) sono rimasti alle categorie precedenti la trasformazione del conflitto (che ormai non è più da tempo locale, ma mondiale) da politico a ideologico, nella fattispecie di una ideologia di cui dimostrano di conoscere nulla; infatti mostrano di credere che basti cambiare approccio, linguaggio (la mano tesa), per indurre il fanatico al dialogo. Ma così non è. Dopo un anno di bei discorsi al mondo, in particolare arabo-islamico, non ha ottenuto altro che sberleffi (politici-diplomatici), come è sotto gli occhi di tutti. Tralascio la buffonata del premio (ig)Nobel per la Pace (sic!) a uno che non ha ancora cominciato a fare niente, tranne appunto solenni dichiarazioni senza effetto; anzi, vorrei ricordare, a uno che continua a mandare truppe dove aveva promesso di ritirarle; anzi, dirò di più, a uno che in quella sede pronuncia il principio che ci sono guerre giuste (a mio parere, una delle poche dichiarazioni giuste che ho sentito). Tralascio che la sua popolarità a un anno dal suo incarico ha raggiunto i livelli minimi della storia americana (vabbe’, c’è la crisi; ma forse anche la politica estera non è stata un granché).
No, caro Alessandro, Obama ha perso la sua credibilità nel momento in cui:
1. in tutti i suoi grandi discorsi all’umanità si è dimenticato di parlare degli ebrei (loro non hanno contribuito alla civiltà?);
2. ha preteso e cercato perfino di imporre le concessioni preliminari solo a una parte, gli israeliani, perdendo quindi la dimensione di arbitro super partes; non solo, così facendo ha indotto l’altra parte a rendere più cara la sua posizione; infatti, come si vede, ha allontanato ancor più il ritorno alla trattativa; a me sembra un fallimento; a te no? Potrei aggiungere la grave gaffe di quel poveraccio di Mitchell (in quanto, poveretto! crede che si possa trattare questo conflitto come quello anglo-irlandese), che è arrivato a ventilare l’ipotesi di sospendere i cosiddetti aiuti americani a Israele: bel modo di presentarsi come negoziatore, non c’è che dire!
Non mi sembra accettabile, almeno in linea di principio, il tuo invito a cogliere l’occasione Obama da parte degli israeliani; gli israeliani sono profondamente delusi, sentono l’allontanamento di questa Amminstrazione e io penso che non siano imbecilli. Obama è stato eletto dal suo popolo, non dagli israeliani; quindi, se gli americani sono contenti, lo rieleggeranno. Gli israeliani eleggono i loro governi e questo governo Netaniahu, che mostra coraggio e impegno, sa (quasi) tener testa a Obama, affronta la crisi con successo ecc., gode di ampio consenso. Questi sono i fatti.
Ma, al limite: se domani Obama o chi per lui vorrà ribaltare l’alleanza con Israele, ebbene, cosa dovrebbero fare gli israeliani? Prostituirsi? Anche questo film (più in piccolo) l’abbiamo già visto, basti pensare a De Gaulle. Gli israeliani hanno sostanzialmente coscienza che alla fine della fiera devono essere sempre attrezzati a cavarsela da soli. Hai presente quando Israele era sotto il boicottaggio da parte del mondo arabo e fin dai primi anni ’50 nessuna multinazionale vendeva agli israeliani, niente farmaceutici, niente cocacola e blablabla. Oggi Israele ha una della più grandi multinazionali al mondo nei farmaci e altri fior d’aziende, tutte nate e sviluppate con iniziativa privata. Voglio dire: questo popolo ha deciso da tempo: non ci fidiamo di voi, perché in tutte le epoche ci avete mandato al macello. Macello per macello, abbiamo deciso di morire da uomini liberi per la nostra indipendenza. Non vediamo molte alternative.
Quando Begin fece bombardare O’Chiraq (!) in Iraq, rendendo un grande servizio non solo alla sua sicurezza, ma al mondo (giusto l’altro ieri gli iracheni hanno impiccato Alì il chimico), il mondo ebbe l’impudenza di coprire Israele di ogni genere di condanna: peggio, è di questi giorni la notizia che il governo (!?) iracheno sta intentando causa per danni a Israele, in quanto qualcuno, quasi 30 anni dopo, si è ricordato che nella condanna delle NU è menzionato il dovere di risarcimento da parte di Israele. Mi fa ricordare il lupo e l’agnello; siamo nelle mani di una giustizia da Alice nel Paese delle Meraviglie.
Avrei molte altre cose da dire, ma già mi sembra di avere forse un po’ esagerato.
Sento tuttavia di non poter finire senza aver chiarito (altro invito che colgo implicito nelle tue parole) che non dialogo con chi denigra, calunnia, demonizza: mi riferisco ai toni e ai falsi argomenti che inondano la polemica sul conflitto e oscurano l'essenza e i veri problemi da affrontare, tipo: "gli israeliani fanno ai palestinesi quello che fecero i nazisti agli ebrei"; "il Davide palestinese che tira le pietre contro il Golia israeliano"; "il genocidio dei palestinesi a Gaza", ecc. Siamo arrivati al punto che l'ONU affida a quel povero mentecatto o peggio in malafede di Goldstone (un giudice sulla cui serenità di giudizio ci sarebbe da avere paura per chi avesse la disavventura di essere giudicato da uno che valuta dichiaratamente in maniera parziale i documenti e le testimonianze, un giudice che accetta di presiedere una commissione in cui siede un'altra "giudice" spontaneamente dichiaratasi di parte) un'indagine sui presunti crimini di guerra commessi da Israele durante l'operazione "Piombo fuso", quasi sottacendo gli accertati crimini di guerra di Hamas e altri (che si nascondono in abiti civili, si fanno scudo di civili e hanno sparato circa 8.000 razzi in Israele per circa 8 anni, senza parlare del traffico di armi, droga e altro). Per non parlare del solito mantra dell'uso non proporzionale ecc. ecc. ecc. Invece noi italiani, europei, NATO, americani ecc. in Kossovo siamo stati bravi e buoni, no? o non abbiamo bombardato indiscrinatamente, causando stragi di civili? E anche adesso in Afganistan e dintorni, coi droni e mica droni, noi siamo civili e proporzionati, vero? noi abbiamo cura di non ammazzare mai i civili, vero? Epperò, se càpita (e capita di regola), pazienza, è il prezzo che si paga nella guerra asimmetrica contro il terrorismo. Quindi per tutti gli altri niente commissioni, niente criminalizzazioni. Solo per gli israeliani. Tutti i leaders, i politici e i militari dei Paesi summenzionati possono naturalmente girare liberamente per il mondo. Solo i leadrs, i politici, i vertici militari e persino i subordinati non sono liberi di girare per il mondo (inteso come mondo "illuminato", democratico, "civile"), perché, come è già successo in Spagna, oggi in Inghilterra e altri paesi, lì sì che c'è giustizia e quindi giustamente basta che qualunque cittadino o organizzazione di (sedicenti) diritti umani (meglio se ONG, che risponde solo a se stessa) faccia denuncia per crimini contro l'umanità, che subito giudici solerti spiccano ordini di cattura. Infatti, come tutti sanno, in Israele, che è uno sporco regime razzista, non c'è giustizia, né tribunali indipendenti, né libere elezioni, né separazione dei poteri. VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!
Per essere ancora più chiaro: ritengo antisemita e/o antigiudeo chi nega il diritto all'esistenza non solo degli ebrei, ma anche del loro stato. L'antisionismo non è che un'altra forma di antisemitismo, soprattutto oggi, che dichiararsi antisemiti non sembra più tanto decente, in quanto l’antisionista nega agli ebrei il diritto alla loro libertà, autonomia, indipendenza nello Stato democratico d'Israele in Terra d'Israele.
Spero che tu non me ne voglia, se il mio tono è stato un po' appassionato, ma ho cercato di essere sincero.
Un cordiale saluto
Matteo di Giovanni

Cinque mesi sono passati dalla stesura di questa lettera, e sono serviti a dimostrare quanto fosse esatto tutto ciò che vi è scritto, in particolare quanto sia giusta e fondata la diffidenza nei confronti di Obama, quanto devastante la sua politica, quanto palese la sua scarsa simpatia, per usare un eufemismo, nei confronti di Israele. A noi, uomini e donne di buona volontà, non resta che rimbocarci le maniche e raddoppiare il nostro impegno.

barbara


23 giugno 2010

MI RIVOLGO A TE, PACIFISTA

Roma, ottobre 2003
Mi rivolgo a te, ai pacifisti senza se e senza ma dell'ultima guerra in Iraq, a quelli che stanno con i palestinesi
, a quelli che ci amano solo nel ruolo di vittime, in altre parole le sinistre, che commemorano con noi i nostri morti solo per sentirsi poi moralmente liberi di infangare il nostro Stato, a quelli che ritengono Israele uno Stato abusivo, a quelli che piangono i nostri ebrei al cinema ma che non sopportano l'ebreo che gli vive o lavora vicino, a quelli pronti a mettere in dubbio tutte le informazioni dei media tranne le infamie su Israele.
La libera stampa amico mio è capace di mentire e diffamando sistematicamente uno Stato lo trasforma automaticamente in un obiettivo legittimo per i terroristi, ti ricordi il caso Dreyfus, per noi poco è cambiato nonostante tutto.
L'odio che sento da parte tua mi ha ferito, disilluso e rafforzato. Sono stanco di tacere, di non reagire, mi porto dietro più di chiunque altro un dolore storico, un dolore che purtroppo si rinnova costantemente, tanto che non possiamo dimenticare e ricostruirci.
Ho trasmesso ai miei figli le mie atroci esperienze, le mie ansie, il mio amore per l'ebraismo laico e la sua cultura, ne sono al tempo stesso lieto e triste, più di tutto sono contento che non ti somiglino, ma sono sicuro che abbiano lottato contro la mia ossessione per sopravvivere a me, un sopravvissuto.
I miei figli si son fatti largo nella mia ossessione, nell'angoscia e nella rabbia, i miei figli sono nati due volte, una volta dall'utero della loro madre e l'altra attraverso loro stessi.
Sai per loro cosa non mi aspettavo, che crescessero con più avversari di me, loro non si sono mai sentiti di sinistra, non si sono mai sentiti protetti dalle sinistre, per loro paradossalmente le sinistre sono state un nemico naturale dall'età della ragione.
Cerco da anni di capire ma sono giunto alla conclusione che non sono io a dovermi spiegare i motivi del tuo cieco antisemitismo, io devo solo combatterlo. Io, più di te, pacifista assoluto
, difensore dei deboli e degli oppressi, sono aperto all'altro, fa parte del mio patrimonio genetico, io, il cittadino più provvisorio della terra, sono naturalmente cosmopolita, ho sempre guardato oltre i confini dei paesi in cui ho vissuto e ciò è stato motivo di persecuzione nei miei confronti, oggi io chiudo i miei confini all'altro solo nel momento in cui lui minaccia la mia sopravvivenza.

Questo testo, pubblicato qualche giorno fa fra le lettere inviate a Informazione Corretta, è stato scritto sette anni fa da Ursula Franco a nome del suo alter ego Israel Goldmann, sopravvissuto della Shoà. Scritto sette anni fa e, purtroppo, non invecchiato di un giorno perché l’antisemitismo, come ricorda il grandissimo Herbert Pagani, ogni giorno “rinasce dalle sue ceneri – pardon, dalle NOSTRE ceneri”. (Poi, certo, ogni tanto capita anche che qualcuno si accorga che forse sono meglio gli ebrei vivi di quelli morti, ma purtroppo non sono casi troppo frequenti…)

barbara


22 giugno 2010

DEVOZIONE



barbara




permalink | inviato da ilblogdibarbara il 22/6/2010 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


22 giugno 2010

EHM, SCUSATE...



barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. un milione di visite grazie

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 22/6/2010 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa


22 giugno 2010

UN PICCOLO SUGGERIMENTO...

Mosé, in un momento di sconforto, fa notare a Dio di non essere in grado di accudire compiutamente il popolo perché non lo ha concepito né partorito. Rivolgendosi a Lui, utilizza il pronome di genere femminile. Grande uso, come si vede, di metafore legate alla femminilità: un'indicazione di qualità necessarie alla leadership?
Benedetto Carucci Viterbi, rabbino

Perché no?

barbara


21 giugno 2010

TORINO PER GILAD SHALIT



La Comunità Ebraica di Torino ha chiesto al Comune di aderire a una iniziativa in favore di Gilad Shalit il 24 giugno: spegnere per 15 minuti le luci della Mole Antonelliana o ritardare di 5 minuti i fuochi artificiali previsti quella sera per la festa di San Giovanni, patrono della città. La risposta è stata negativa: è stata addotta come scusa la "questione della flotilla" ......
Ieri in Comunità, dopo il Kiddush, Emanuel Segre Amar ha comunicato di aver organizzato una manifestazione per Gilad il 24 sera.
Come ha sottolineato Rav Alberto Moshe Somekh chi aderisce a questo tipo di iniziative partecipa per una frazione alla mitzvah del riscatto del prigioniero.
Rav Eliyahu Birnbaum (in questi giorni ospite a Torino) ha aperto la sua conferenza, su altri temi, con parole toccanti riguardo a Gilad e alla sua vicenda.

Chi intende partecipare e chi è disponibile a collaborare per la preparazione del materiale necessario mi contatti in privato.

APPUNTAMENTO A TORINO IL 24 GIUGNO ALLE ORE 20,30 IN CORSO CAIROLI ANGOLO VIA DEI MILLE.

PARTECIPATE NUMEROSI E DIFFONDETE LA NOTIZIA AGLI AMICI!!!!

Grazie
Patrizia

Invito caldamente tutti gli amici di Torino e dintorni a partecipare. Invito caldamente tutti gli altri a diffondere il più possibile la notizia e l’invito. Se ci sono amici di Torino disponibili a collaborare alla preparazione del materiale che non conoscono Patrizia, possono mettersi in contatto con lei tramite me. Grazie.

barbara

AGGIORNAMENTO: iniziative anche a Milano: dalle 21:45 alle 22:00 si spegneranno le luci del Castello Sforzesco. La comunità ebraica di Milano e il comune organizzeranno inoltre una fiaccolata davanti al Castello Sforzesco dalle 21:15 alle 22:00.
AGGIORNAMENTO 2: clicca qui, leggi e fa' il tuo dovere.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. torino gilad shalit

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 21/6/2010 alle 19:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


21 giugno 2010

IL VARO DI UNA NUOVA NOTTE DEI CRISTALLI

di Claude Haddad, 13 giugno 2010

L'affare della Marmara ha spalancato il vaso di Pandora! Da qualche anno il linguaggio si è liberato, è quasi di moda presentarsi come antisionisti, per non dire antisemiti.
L'affare della Marmara è dunque l'apoteosi di questo stato di fatto. Questa nave ammiraglia di un'armata fantoccio composta da sette navi è dunque stata allestita dai nostri ex alleati turchi, già candidati all'adesione all'unione europea, e nuovo candidato del jihad mondiale.
Questo convoglio, presentato come umanitario, è in realtà, come oggi si sa, composto in parte da terroristi, in parte da mercenari, in parte da collaboratori di Hamas, spie siriane e iraniane, per non dire altro.
Sotto le vesti di missione umanitaria, questo convoglio aveva in realtà come unico scopo quello di venire a provocare gli israeliani per creare un incidente mediatizzato quanto basta per sollevare le masse antisemite del mondo intero. Missione riuscita!
Due le vittime in questa storia: Israele, che si è lasciato giocare, e i veri umanitari, che si sono lasciati portare a zonzo dal jihad mondiale diventato tour operator.
Il falso pretesto di questo convoglio: portare un aiuto umanitario alla popolazione. In realtà queste navi non contenevano nulla di umanitario; avevano sì del materiale, certamente, ma non del cibo. Niente affatto; in realtà la missione degli islamisti era di spezzare il blocco della striscia di Gaza. Se fossero riusciti nel loro intento, avrebbero aperto la porta ai convogli carichi di armi di ogni tipo e al materiale necessario per costruire dei bunker e per preparare un nuovo attacco contro Israele.
Bisogna ringraziare Tsahal per essere intervenuto ed aver fatto fallire questo piano, rimandando i falsi ed i veri umanitari a casa loro, dal momento che né a Gaza né in Israele c'è bisogno di loro.
La prova? Hamas rifiuta l'ingresso di questi aiuti umanitari che hanno fatto scorrere così tanto inchiostro. È forse un modo per far capire ai jihadisti di ogni tipo, ed ai turchi in modo particolare, che sono degli inetti e che sono davvero molto arrabbiati? Ricordiamoci dell’accoglienza organizzata al porto di Gaza, dove hanno dovuto annullare la festa...
Comunque sia, questa faccenda ha scatenato un pogrom mediatico senza uguale nella storia, e tutto questo per nove jihadisti che volevano morire da martiri. Spaventoso!
Tutto il mondo si è alleato contro Israele, la stampa, i cittadini, gli uomini politici, gli artisti, i dirigenti d'impresa, gli organizzatori di avvenimenti culturali, i cretini e, naturalmente, anche gli antisemiti palesi.
La reazione di personaggi come Ahmadinejad, Chavez, Assad, Dieudonné... non stupisce nessuno. La cosa più preoccupante è piuttosto la nuova notte dei cristalli organizzata a livello mondiale.
La catena cinematografica Utopia che annulla la proiezione di un film col pretesto che è israeliano, il festival mondiale del folclore di Montréjeau che annulla la partecipazione di un gruppo israeliano, i gruppi Pixies, Klaxons e Gorilla che annullano i loro concerti in Israele, la città di Madrid che annulla la partecipazione del carro israeliano al gay pride che si svolgerà in luglio, i porti finlandesi e norvegesi che rifiutano di accogliere le navi israeliane, le manifestazioni isteriche...
Ormai manca solo di segnare le vetrine dei negozi ebraici con delle stelle di David e proibire l'ingresso, spaccarne le vetrine, bruciare i nostri libri, picchiarci per la strada, violentare le nostre donne ed i nostri bambini...
E meno male che per ora i governi proteggono i poveri ebrei, e che questi possono sempre rifugiarsi all'interno delle sinagoghe, costantemente protette dalla polizia.
È rassicurante essere protetti da quattro mura e circondati dalla polizia. Io non consiglio a nessuno di accettare una simile situazione; vi fu un'epoca nella quale la folla in delirio incendiava le sinagoghe coi poveri ebrei all'interno sotto lo sguardo benevolo della polizia!
Fatemi ricordare: chi è che ha detto "Mai più"?

Già, si era detto mai più, ma scherzavamo! Non avrete mica pensato che intendessimo dire sul serio che non si devono più ammazzare gli ebrei! Non avrete mica pensato che intendessimo dire sul serio che gli ebrei sono persone come tutti gli altri (e il loro stato uno stato come tutti gli altri)! Non avrete mica pensato che intendessimo dire sul serio che non vogliamo mai più un’altra Auschwitz! Ma quando mai?

barbara


20 giugno 2010

TEHERAN, 20 GIUGNO 2009



barbara


20 giugno 2010

SO' GGIUDÌA, ME VONNO AMMAZZÀ

Un ricordo improvvisamente riemerso, una testimonianza sentita tanti anni fa.
Roma, 16 ottobre 1943. I tedeschi, dopo avere tranquillizzato gli ebrei con la farsa dei 50 chili di oro, hanno iniziato la razzia del ghetto che costerà la vita, in una botta sola, a oltre mille ebrei romani. Una donna veste frettolosamente i suoi tre bambini, scende in strada, col cuore in gola infila un vicolo dietro l’altro, riesce a uscire dal ghetto. Vede un taxi e ci si infila dentro, insieme ai bambini. Il tassista si gira e chiede: “Dove andiamo, signora?” La donna, disperata, risponde: “Ecchennesò, so’ ggiudìa, me vonno ammazzà”. Restano a guardarsi per un tempo infinito, non si sa chi dei due più terrorizzato. Poi, lentamente, il tassista si gira, accende il motore, innesta la marcia e si avvia. Li porta a casa sua, nelle due stanze in cui vive con la moglie e i due figli, e se li tiene lì, tutti e quattro, per tutti i lunghi mesi che ancora mancano alla liberazione, dividendo con loro lo scarso pane che, in tempi magri per tutti, riesce a guadagnare.
Ho deciso di mettere questa cosa, perché in tempi tanto amari, da tanti punti di vista, c’è bisogno, ogni tanto, di un raggio di luce.

barbara


19 giugno 2010

E LA SAGA CONTINUA

Perché capita che anche fra i più fedeli ammiratori di informazione corretta ci sia qualcuno a cui ciò che sta accadendo proprio non va giù. Capita che la menzogna sbandierata e spacciata per verità e sostenuta pervicacemente contro ogni evidenza, qualcuno non sia disposto a digerirla. E così succede che a informazione corretta arrivi il seguente messaggio:

"Da qualche tempo sono iscritto alla vostra newsletter. E' la prima volta che vi scrivo e lo faccio per esprimere rammarico, sconcerto, delusione, per un episodio che mi fa star male. Mi riferisco al taglio dell'ultima parte di un bellissimo articolo di Deborah Fait pubblicato da IC. Ho letto l'intero articolo sul blog di Deborah e non vedo perchè mai lo stesso intero articolo non avrebbero potuto leggerlo anche i lettori di IC. Il bravo Gian Micalessin è scivolato sulla buccia di banana, capita e nessuno si scandalizza, basta riconoscere l'errore, una volta accertato che di errore si tratta, non nasconderlo sotto il tappeto. Non è così che si fa corretta informazione e, avendo il suo errore danneggiato l'immagine di Israele, la rettifica era ancora più doverosa e necessaria.

Il signor IC redazione sollecitamente risponde:

Oggetto: mai dare credito ai cretinetti

Gentile lettore, piano con le conclusioni. Deborah Fait ha ricevuto una mail ingannevole e in buona fede c'è cascata, come pensiamo, è successo a lei. Un paio di persone hanno fatto girare su internet una mail di accuse a Micalessin del tutto immeritate. il giornalista del Giornale è stato magari succinto, ma quanto ha scritto è sostanzialmente vero. certe cose non si scrivono fre le regole etiche di Tzahal, ma lo sanno tutti che quando c'è il rischio di un rapimento scatta un conflitto a fuoco, nel quale è a rischio la vita dei soldati israeliani. Il torto di Micalessin è stato scriverlo in maniera troppo netta, ma la sostanza non cambia.
Infatti Deborah, una volta scoperto l'inganno, è stata la prima a togliere quel commento anche dal suo blog. Occorre diffidare di chi si improvvisa esperto in comunicazione, da pollo può sentirsi un po' aquila, ma sempre pollo rimane.
Conoscendo bene Israele dall'interno, IC non ci è cascata, dispiace per le persone in buona fede come lei.
Un saluto cordiale,
IC redazione

Da dove comincio a commentare l’incredibile serie di castronerie contenute in questo testo? Comincio dall’insulto esibito, a mo’ di carta d’identità, già nell’oggetto? O dalla ridicola affermazione che Deborah avrebbe tolto il pezzo anche dal suo blog, quando chiunque può constatare che il pezzo è sempre lì che fa bella mostra di sé? Pare la contessa beccata con l’amante sotto il letto che ancora continua a negare, ligia alla regola negare, negare, negare sempre, e se l’evidenza ti contraddice non importa, negare lo stesso. Il giochino, purtroppo per lui, non funziona, non può funzionare per la contradizion che nol consente: basta andare nel blog di Deborah e oplà, il pezzo incriminato salta fuori come il diavoletto dalla scatola. E si prosegue poi con altri insulti, con i polli che si credono aquile ma sempre polli rimangono, e gli inganni perfidamente perpetrati, e gli improvvisati esperti… Ma questi sono dettagli marginali, ciliegine e riccioli di panna sulla torta, che è il vero motivo del contendere. E la torta consiste nel fatto che Micalessin non è stato succinto, bensì menzognero. La torta consiste nel fatto che quanto ha scritto non è “sostanzialmente vero”: non è vero nella sostanza e non è vero nella forma. Perché Micalessin non ha parlato di “cose non scritte”. E non ha parlato, neanche di striscio, di “conflitti a fuoco”. Ciò che Micalessin ha scritto, e informazione corretta ha confermato, è che d’ora in poi I SOLDATI SPARERANNO SUL COMPAGNO. Ciò che Micalessin ha scritto e informazione corretta ha confermato è che TUTTO QUESTO È PREVISTO DALLE REGOLE D’INGAGGIO. Cioè da un documento ufficiale, pubblico e SCRITTO. E questo è falso. A tutto questo va aggiunto che, essendo da sempre Micalessin un giornalista amico, ed essendo informazione corretta un’istituzione di cui tutti noi conosciamo il valore e l’utilità per la causa per la quale tutti noi ci battiamo, per giorni e giorni si è tentato, con entrambi, di ottenere tramite contatti privati una correzione (“scusate signori lettori, c’è stata una svista”: ci vuole tanto?). Ci si è scontrati con un autentico muro. E a questo punto non è rimasta altra scelta che rendere pubblica la cosa, perché molte cose si può essere disposti a tollerare per amor di quieto vivere, ma non il perseverare ostinato nella menzogna, non il fango gettato addosso a un esercito che davvero non lo merita, non il fornire ai nemici di Israele il più appetitoso degli argomenti: “Vedi, lo dicono perfino loro!” La risposta è sotto gli occhi di tutti: insulti, calunnie, depistaggi. Uno squallore e una meschinità che la causa in cui crediamo e a cui ci stiamo dedicando davvero non meritava.

barbara


18 giugno 2010

UNA DOMANDA ALLA SIGNORA STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI

     

Non è vero, strilla indignata la signora Stefania Gabriella Anastasia, non è vero niente che stiamo boicottando Israele! Sì, è vero che Israele, unico Paese del Mediterraneo, non è stato invitato al Forum Mediterraneo, ma non perché lo si voglia boicottare, neanche per sogno! È semplicemente che i ministri arabi non vogliono sedersi con loro, tutto qui. E gli israeliani ne devono prendere atto, eccheccbip! E magari, aggiunge saggiamente la signora Stefania Gabriella Anastasia, dovrebbero anche meditarci sopra, e questa è una cosa sacrosanta, perché da sempre lo sappiamo che non dobbiamo chiedere agli antisemiti perché ce l’abbiano con gli ebrei bensì, molto più ragionevolmente, sono gli ebrei che ci devono spiegare perché mai tutti ce l’abbiano con loro, eccheccbip! Così come, da che mondo è mondo, si chiede ai derubati perché i ladri ce l’abbiano con loro, si chiede ai morti ammazzati perché gli assassini ce l’abbiano con loro, si chiede ai bambini perché i pedofili ce l’abbiano con loro: è così che si fa, eccheccbip! Anzi, dirò di più, cioè no, anzi la signora Stefania Gabriella Anastasia dice di più: gli israeliani devono solo ringraziare. Di che cosa non lo dice, ma forse è solo perché il motivo è talmente chiaro da rendere superflua qualunque spiegazione, e se non ci arrivo la colpa deve essere evidentemente mia. E vabbè. E poi arriva il clou, che è ciò che mi ha indotta a prendere schermo e tastiera e scrivere. Dice infatti la signora Stefania Gabriella Anastasia: “È Pierino che grida sempre al lupo. Attenti, perché poi quando il lupo arriva davvero…”. No, la domanda non è se quello del lupo che “arriva davvero” sia un wishful thinking, non sono così maliziosa, ci mancherebbe. La domanda è un’altra, e cioè: se il terrorismo non è il lupo, se bombe e razzi non sono il lupo, se migliaia di morti e decine di migliaia di feriti e mutilati e invalidi permanenti non sono il lupo, se donne, neonati, vecchi sopravvissuti alla Shoah assassinati a sangue freddo non sono il lupo, se boicottaggi a livello planetario in campo accademico, scientifico, sportivo, artistico, giornalistico, politico, economico eccetera eccetera non sono il lupo, se ebrei rapiti e assassinati e magari ritrovati poi in dieci pezzi* in giro per il mondo non sono il lupo, se una mezza dozzina (almeno) di stati tuttora formalmente in guerra con Israele non sono il lupo, se due organizzazioni internazionalmente riconosciute che hanno per statuto la distruzione di Israele e una delle due anche lo sterminio totale degli ebrei, e uno stato che dichiara apertamente di volere la bomba atomica per distruggere Israele non sono il lupo, la mia domanda è: che cosa potrebbe essere, per la signora Stefania Gabriella Anastasia, il “lupo davvero”? Forse qualcuna di quelle confortevoli stanze a tenuta stagna con un’apertura in alto per farvi scivolare dentro quei graziosi cristalli azzurrini che si dissolvono impalpabilmente nell’aria? Immagino che qualcuno potrebbe accusarmi di processo alle intenzioni, ma dopo aver visto la signora Stefania Gabriella Anastasia piangere disperatamente sulla tomba del nipotino di quel tale Haji Amin Al Husseini, in arte gran mufti, fraterno amico di tale Adolf Hitler, in arte Führer, che le stanze suddette è andato a studiarle da vicino per poterle poi adoperare con gli ebrei suoi vicini di casa, l’idea non sembra poi così peregrina.


*Le reazioni

Non ha suscitato reazioni che Aryeh Leib Misinzov, ebreo venticinquenne del movimento Chabad, sia stato rapito a Kiev il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler. Da giorni, non suscita reazioni la notizia del ritrovamento in dieci pezzi del suo corpo, e in una sempre più lunga catena di silenzio non sta suscitando reazioni che non vi siano reazioni. Un silenzio antico circonda la morte ebraica.

Il Tizio della Sera


barbara


18 giugno 2010

PICCOLI CRETINETTI CRESCONO

Preciso subito, prima che qualcuno possa fraintendere e offendersi: i cretinetti siamo noi, io ed Emanuel Segre Amar. E adesso passo a spiegare. Succede dunque che qualcuno scrive a Informazione Corretta quanto segue:

Gentile Direttore,
Seguo con attenzione gli articoli di Deborah Fait sia sul vostro sito sia sul suo blog di Cannochiale. In data odierna osservo decurtato su IC un suo importante rilievo nei confronti del giornalista Gian Micalessin. Non trovando quest'azione (censura?) allineata con la linea editoriale di IC, chiedo spiegazioni in merito.
grazie


Risponde il Nostro:

Deborah Fait è stata tratta in inganno da una cattiva informazione, diffusa da persone a dir poco incompetenti, per questo ha scritto quella parte di articolo su Micalessin. IC sapeva che giravano insinuazioni su di lui e ha soltanto fatto il dovere che spetta a chi fa informazione: controllare le fonti e non diffondere ciò che non è vero. Avvertendo chi fosse stato tratto in inganno. Purtroppo il mondo è pieno di cretinetti che si credono delle aquile.
Deborah, da giornalista onesta, quando ha saputo di essere stata sorpresa nella sua buona fede, ha subito eliminato le accuse a Micalessin. Ecco quanto ci ha scritto:

Ho chiesto a un soldato che abita qui vicino a me:

Le regole d'ingaggio sono cambiate, ma dicono semplicemente che si può sparare ai nemici anche se nelle vicinanze si trova un compagno fatto prigioniero (rapito). Prima era vietato, ora
pur di tentare di salvarlo si accetta il rischio.
E' la scoperta dell'acqua calda e sono le regole d'ingaggio che si usano in tutto il mondo quando si fa irruzione in un covo dove è tenuta sequestrata una persona. Può essere che si inizi a sparare e il rapito si trovi nel mezzo.

Cordiali saluti,
IC redazione


Come dicevo, i cretinetti che si credono delle aquile – nonché “persone a dir poco incompetenti” – crescono. E magari si incazzano pure. E quando si incazzano cominciano a giocare sul serio. Dunque innanzitutto va ricordato, perché il signore che non è un cretinetti visto che i cretinetti siamo noi a quanto pare lo ha leggermente dimenticato, che Gian Micalessin non ha scritto che si può sparare ai nemici: lui ha scritto che si può sparare al compagno, e il signor IC redazione ha confermato che quanto affermato è corretto. In secondo luogo Gian Micalessin, come fonte delle sue affermazioni ha inviato ad Emanuel Segre Amar un testo in inglese che prima non avevo riportato ma che ora credo di dover proprio pubblicare, ed è questo.

Kidnappings to be thwarted at any cost'
JPostPMarch20,08The IDF has instructed its troops serving near the Gaza border to foil kidnapping attempts at any cost, even if it means harming the captive.
Israel Radio on Thursday morning quoted reservists as saying that during a briefing before a recent Gaza operation, their division commander told them that IDF directives to all soldiers serving in the Kerem Shalom area were to open fire on the kidnappers even if the captive will be hit in the process.
The commander, giving out instructions at the Tzehilim base some two weeks ago, reportedly emphasized that this procedure was not followed when Gilad Schalit was captured. He was quoted as saying that the tank unit that arrived on the scene during the cross-border raid did not properly understand what had happened and did not open fire as it was required to.
In response to the report, the IDF said that it would not disclose its procedures to the media and that it would certainly not go into details about military briefings given to troops.
However, an IDF source told Israel Radio that in the case of a kidnapping attempt, troops were instructed to "attack, reach their target and not be afraid."

Israeli soldiers get new firing rules to prevent hostage-taking
Thu Mar 20,2008 4:54 AM ET
Israeli troops stationed near the Gaza Strip have been told they must fire on any Palestinian seeking to capture a soldier, even if it puts the potential hostage at risk, public radio reported on Thursday.
The commander of a reservist unit deployed along the Gaza Strip recently gave the order to avoid "at all costs" situations where soldiers are taken hostage by armed groups that later seek to swap them for prisoners in Israeli jails.
The troops were told they must attack any Palestinian seeking to capture a soldier, even if this puts the potential hostage's life at risk, the radio station said.
An army spokesman declined to comment on the report.
When Palestinian militants captured Israeli corporal Gilad Shalit on the edge of the Gaza Strip in June 2006, troops did not open fire, amid confusion on the ground.
Shalit has been held up as a bargaining chip in negotiations over prisoner exchange.

Quindi direi che la sequenza è chiara come il sole: il testo dice che si può sparare sui rapitori, Micalessin ha scritto che si può sparare sull’ostaggio, il signor IC redazione conferma che ha ragione Micalessin ossia che è vero che si può sparare sull’ostaggio, e adesso risponde a un altro lettore affermando che ANCHE DEBORAH FAIT CONFERMA CHE SI PUÒ SPARARE AI NEMICI. Servono commenti? Come mi è capitato di dire in altro contesto, ma vale anche qui, anche rivoltare le frittate è un’arte; se non la si possiede, l’unico risultato è che la frittata si spiaccica per terra, e ci si imbrattano anche le scarpe. Girano insinuazioni su Micalessin? No, girano documenti: quelli che Micalessin stesso ha provveduto a mettere in circolazione. Ma E.S.A. non si è accontentato di questo documento, ha chiesto altre notizie, ha chiesto altre conferme, e sono arrivate, puntuali. Scrive infatti l'ambasciatore Zvi Mazel il giorno 11 alle 10.34:

Ce n'est pas vrai. Il n'y a pas de telles instructions

E scrive il Professor Della Pergola il giorno 16 alle 14.31:

Mi sembrano gravemente erronee le posizioni di Micalessin e di IC (in allegato il regolamento di Tsahal)

Quello che segue è il regolamento inviato in allegato:

The Ethical Code of the Israel Defense Forces

The IDF Spirit

The Israel Defense Forces are the state of Israel’s military force. The IDF is subordinate to the directions of the democratic civilian authorities and the laws of the state. The goal of the IDF is to protect the existence of the State of Israel and her independence, and to thwart all enemy efforts to disrupt the normal way of life in Israel. IDF soldiers are obligated to fight, to dedicate all their strength and even sacrifice their lives in order to protect the State of Israel, her citizens and residents. IDF soldiers will operate according to the IDF values and orders, while adhering to the laws of the state and norms of human dignity, and honoring the values of the State of Israel as a Jewish and democratic state

Spirit of the IDF-Definition and Origins

The Spirit of the IDF is the identity card of the IDF values, which should stand as the foundation of all of the activities of every IDF soldier, on regular or reserve duty. The Spirit of the IDF and the guidelines of operation resulting from it are the ethical code of the IDF. The Spirit of the IDF will be applied by the IDF, its soldiers, its officers, its units and corps to shape their mode of action. They will behave, educate and evaluate themselves and others according to the Spirit of the IDF.

The Spirit of the IDF draws on four sources:

The tradition of the IDF and its military heritage as the Israel Defense Forces.

The tradition of the State of Israel, its democratic principles, laws and institutions.

The tradition of the Jewish People throughout their history.

Universal moral values based on the value and dignity of human life.

Basic Values:

Defense of the State, its Citizens and its Residents - The IDF’s goal is to defend the existence of the State of Israel, its independence and the security of the citizens and residents of the state.
Love of the Homeland and Loyalty to the Country - At the core of service in the IDF stand the love of the homeland and the commitment and devotion to the State of Israel-a democratic state that serves as a national home for the Jewish People-its citizens and residents.
Human Dignity - The IDF and its soldiers are obligated to protect human dignity. Every human being is of value regardless of his or her origin, religion, nationality, gender, status or position.

The Values: - The IDF and its soldiers are obligated to protect human dignity. Every human being is of value regardless of his or her origin, religion, nationality, gender, status or position.

Tenacity of Purpose in Performing Missions and Drive to Victory - The IDF servicemen and women will fight and conduct themselves with courage in the face of all dangers and obstacles; They will persevere in their missions resolutely and thoughtfully even to the point of endangering their lives.

Responsibility - The IDF serviceman or woman will see themselves as active participants in the defense of the state, its citizens and residents. They will carry out their duties at all times with initiative, involvement and diligence with common sense and within the framework of their authority, while prepared to bear responsibility for their conduct.

Credibility - The IDF servicemen and women shall present things objectively, completely and precisely, in planning, performing and reporting. They will act in such a manner that their peers and commanders can rely upon them in performing their tasks.

Personal Example - The IDF servicemen and women will comport themselves as required of them, and will demand of themselves as they demand of others, out of recognition of their ability and responsibility within the military and without to serve as a deserving role model.

Human Life - The IDF servicemen and women will act in a judicious and safe manner in all they do, out of recognition of the supreme value of human life. During combat they will endanger themselves and their comrades only to the extent required to carry out their mission.

Purity of Arms - The IDF servicemen and women will use their weapons and force only for the purpose of their mission, only to the necessary extent and will maintain their humanity even during combat. IDF soldiers will not use their weapons and force to harm human beings who are not combatants or prisoners of war, and will do all in their power to avoid causing harm to their lives, bodies, dignity and property.

Professionalism - The IDF servicemen and women will acquire the professional knowledge and skills required to perform their tasks, and will implement them while striving continuously to perfect their personal and collective achievements.

Discipline - The IDF servicemen and women will strive to the best of their ability to fully and successfully complete all that is required of them according to orders and their spirit. IDF soldiers will be meticulous in giving only lawful orders, and shall refrain from obeying blatantly illegal orders.

Comradeship - The IDF servicemen and women will act out of fraternity and devotion to their comrades, and will always go to their assistance when they need their help or depend on them, despite any danger or difficulty, even to the point of risking their lives.

Sense of Mission - The IDF soldiers view their service in the IDF as a mission; They will be ready to give their all in order to defend the state, its citizens and residents. This is due to the fact that they are representatives of the IDF who act on the basis and in the framework of the authority given to them in accordance with IDF orders.

Source: http://dover.idf.il/IDF/English/about/doctrine/ethics.htm

Aggiungo ancora una cosa: nell’esercito israeliano, forse unico al mondo, un soldato che riceva un ordine ingiusto o inumano è ufficialmente autorizzato a rifiutarsi di obbedire. A nessun soldato israeliano – Norimberga docet – sarà mai consentito di ripararsi dietro la foglia di fico del “obbedivo agli ordini”: il soldato israeliano è sempre pienamente responsabile delle proprie azioni. Se il signor IC redazione si illude di poter coprire di fango l’esercito israeliano unicamente per coprire i propri errori, la propria impreparazione, la propria incompetenza, il proprio ego smisurato che non ammette critiche e non ammette di poter riconoscere un errore, posso dire una sola cosa: quel signore è la persona sbagliata al posto sbagliato.

barbara


16 giugno 2010

QUALE INFORMAZIONE?

I fatti in breve. Il 7 giugno 2010, nella conclusione di un suo articolo su Il Giornale, Gian Micalessin scrive:

Una situazione considerata la peggiore delle minacce nelle nuove regole d’ingaggio israeliane. Una situazione in cui è lecito anche sparare sui propri compagni pur di evitare che vengano catturati vivi.

Un lettore, Daniele, sconcertato, scrive a IC per chiedere se sia vero, e la redazione risponde:

E' nel codice di compoprtamento etico di Tzahal. Micalessin è stato corretto.

Emanuel Segre Amar legge l’articolo di Micalessin, la lettera di Daniele e la risposta di Informazione Corretta. Convinto che le cose non stiano così, scrive in Israele ad amici e riceve la conferma di quanto sospetta. Tenta di parlare al telefono con Micalessin, non riesce ad entrare in contatto con lui e allora gli scrive, spiegando che da Israele gli hanno detto che non è affatto come ha scritto lui, e chiede ancora di parlargli. Micalessin risponde che lo ha letto su un documento, che gli invia* (non dice dove lo ha trovato). E. Segre Amar legge il documento e appura che questo dice tutt’altro, ossia che i soldati israeliani devono tentare in tutti i modi di impedire rapimenti, e che in caso di necessità devono sparare sui rapitori, anche se ciò dovesse comportare il rischio di colpire il compagno. Scrive subito per dirgli che ha capito male e che deve correggere, e ancora lo invita a un colloquio telefonico. Micalessin non risponde più. E.S.A. contatta la direzione del Giornale per parlare con direttore o vice, ma gli dicono di scrivere, cosa che egli fa, ma nessuno risponde. Nel frattempo anche il Professor Della Pergola* conferma quanto detto sopra.
Che anche un giornale teoricamente “amico” rifiuti di pubblicare una rettifica a un clamoroso errore, purtroppo non stupisce, ma c’è qualcos’altro, a margine di questa vicenda, che non solo stupisce, ma anche scandalizza. Ed è il fatto che il testo che ristabilisce la verità sulle regole d’ingaggio di Tzahal è stato inviato per ben due volte anche a Informazione Corretta, chiedendo di rettificare l’informazione menzognera precedentemente data, ma nulla è stato pubblicato.
Naturalmente a chiunque può capitare di rispondere frettolosamente senza prima documentarsi adeguatamente, e commettere di conseguenza qualche errore. E proprio perché si sa che può capitare a chiunque, non dovrebbe essere un grande problema pubblicare due righe per dire scusate, ci eravamo sbagliati. Ciò tuttavia non è avvenuto: pur di non ammettere un errore, la redazione di IC preferisce lasciare le sue migliaia di lettori nell’errore, preferisce lasciare che Tzahal venga diffamato e il suo onore coperto di fango. Se poi la rettifica viene da persona che in passato ha avuto l’ardire di criticare la Divinità Suprema che regge le sorti di Informazione Corretta, allora davvero non c’è speranza che la verità possa essere ristabilita. Chiedo pertanto a tutti gli amici che frequentano il mio blog di scrivere a Informazione Corretta per protestare contro questo vergognoso comportamento. Lo dobbiamo a Israele, che viene già sufficientemente diffamato dai suoi nemici, senza bisogno che vi si aggiungano gli amici – o sedicenti tali. Lo dobbiamo a Tzahal, che mette continuamente a repentaglio la vita dei suoi ragazzi per minimizzare al massimo le perdite della controparte – vedi la discesa praticamente a mani nude sulla Mavi Marmara, dove quei ragazzi sono stati selvaggiamente sprangati e ridotti a una maschera di sangue. E lo dobbiamo anche a tutti i collaboratori di Informazione Corretta, che ogni giorno offrono gratuitamente il proprio tempo e il proprio lavoro, unicamente per amore della verità e della giustizia, e la cui opera rischia di venire vanificata da simili squallide beghe di pianerottolo, da simili meschine ripicchette da asilo. Quando si sceglie di impegnarsi in una missione, questa dovrebbe venire prima dei propri piccoli livori personali. Cerchiamo di ricordarlo, per favore, a chi sembra averlo dimenticato.

* Non ho riportato i testi in questione per non allungare inutilmente il post, ma se qualcuno fosse interessato a leggerli posso inviarli privatamente.

barbara


15 giugno 2010

LETTERA APERTA

a Franco Frattini, Bernard Kouchner e Miguel Angel Moratinos

Signori ministri,
due parole sul vostro comunicato in merito a quanto avvenuto sulla Mavi Marmara. La politica, da che mondo è mondo, è l'arte di mentire nel modo più spudorato senza farsi cogliere con le mani nel sacco. Ora, tutti noi abbiamo visto nelle decine di video disponibili in rete i soldati israeliani scendere sull'imbarcazione disarmati o quasi, e abbiamo visto i membri di quella che voi, con grande sprezzo del ridicolo, chiamate "Flottiglia di Pace", aggredirli selvaggiamente; e abbiamo visto la ricca collezione di armi con cui si sono messi in viaggio. Tutti noi abbiamo visto i "pacifisti" scaldarsi prima della partenza con canti di guerra che incitavano al massacro degli ebrei - ebrei, signori ministri, non israeliani, non sionisti, non occupanti: ebrei! Tutti noi ci siamo informati sulle norme di diritto marittimo che sanciscono la legittimità dell'intervento israeliano in acque internazionali (e tutti noi, per inciso, abbiamo visto foto e video di produzione palestinese con mercati traboccanti di ogni bendidio, strade piene di auto, e gente decisamente in carne). Dunque, signori ministri, come potete illudervi che le vostre menzogne possano farla franca?
Strumento principe della politica, signori ministri, dovrebbe essere la diplomazia, ossia l'arte di dire le cose più terribili con il linguaggio più sfumato. Che cosa trovo invece nel vostro comunicato? Parole aspre di condanna (prima del processo!) senza appello, parole pesantissime, parole che sicuramente faranno arrossire gli insegnanti delle accademie in cui avete studiato.
E, infine, un ultimo appunto, signori ministri: trovo nel vostro comunicato l'avvertimento (minaccia?) che le scelte (di autodifesa) israeliane, sono la causa diretta dell'isolamento in cui Israele si trova e dell'ostilità universale nei suoi confronti. Il fatto è, vedete, che questa storia che, se la gente odia gli ebrei, la colpa è degli ebrei, noi l'abbiamo già sentita. È esattamente quella storia che ha aperto le porte di Auschwitz - dove coloro che con tanta passione difendete vorrebbero rispedirci - e ci è costata sei milioni di morti: non vi bastano, signori ministri?
Emanuel Segre Amar

Naturalmente le cose da rimarcare nell’osceno comunicato dei tre ministri (per chi non sapesse troppo di latino ricordo che “minister” viene da “minus”…) sono molte di più, ma direi che le cose essenziali qui ci sono tutte, e quindi preferisco non aggiungere commenti, tranne la constatazione una volta di più che, come dicevo nel post precedente, non di ignoranza si tratta, bensì malafede, bensì di odio, bensì di consapevole mistificazione della storia e della cronaca.

barbara


14 giugno 2010

COMMENTO AL COMMENTO DI ALESSANDRO SCHWED

Come detto nel post precedente, a quel pezzo così intenso, così profondo, così sofferto, non era possibile aggiungere parole estranee, per questo lo faccio ora, qui. Per ricordare che non si sta verificando una rinascita dell’antisemitismo, che non siamo di fronte a un nuovo antisemitismo: l’antisemitismo che stiamo fronteggiando è sempre quello, sempre lui. Quello che ci fa odiare gli ebrei perché hanno ammazzato Gesù Cristo e perché hanno tentato di ammazzare il profeta Muhammad; perché hanno complottato contro i musulmani e perché complottano contro i cristiani; perché sono capitalisti; perché sono comunisti; perché stanno fra di loro e non si mescolano con nessun altro popolo; perché si mescolano agli altri popoli e tentano di assimilarsi e confondersi; perché non hanno uno stato; perché hanno uno stato; perché non si decidono ad andarsene in Palestina; perché sono andati in Palestina; perché sono vigliacchi imbelli che non sanno combattere; perché si sono dimenticati di quando erano simpaticamente imbelli e hanno imparato a combattere. Si tratta di ignoranza, dice qualcuno. Non è vero: si tratta di odio. Troviamo antisemiti fra gli operai, fra gli impiegati, fra i medici, fra gli insegnanti. Ci sono cattedre universitarie occupate da gente che spiega che le camere a gas non sono mai esistite, che le hanno inventate gli infami giudei per giustificare poi ogni loro nefandezza, ogni loro crimine. E troviamo, non sorprendentemente, l’intero mondo politico, l’intero mondo della cosiddetta informazione, l’intero mondo accademico, l’intera – o quasi – opinione pubblica mondiale ad applaudire questi campioni della pace che intimano “Go back to Auschwitz”. Certo, non tutti sono così rozzi: ci sono anche persone decisamente più raffinate, come la signora Helen Thomas, che preferisce il giro lungo, le triangolazioni: se ne vadano prima in Germania e in Polonia, che poi ci penseranno loro a rispedirli ad Auschwitz: perché mai sporcarsi le mani, se c’è chi può fare il lavoro sporco per noi? (E anche a questa signora è stata indirizzata una bellissima risposta, da Yoram Dori, che merita di essere letta, qui).
Ecco, queste sono le cose che avevo da dire in coda al gioiello di Alessandro Schwed. Niente di particolarmente originale, niente di straordinariamente profondo, ma forse a qualcuno chissà, daranno motivo di fermarsi due secondi a riflettere.

barbara


13 giugno 2010

QUANDO L’OBIETTIVO È LA PACE

Ho conservato questo bellissimo articolo scritto qualche giorno fa da Alessandro Schwed, che mi sembra il miglior commento all’imperativo categorico uscito dalla nave dei pacifisti, ossia coloro che operano per la pace.

"Tornatevene ad Auschwitz"

Su Internet, una foto davvero insolita. Una voragine circolare apparsa a febbraio 2007, a Città del Guatemala. La grande buca è fonda come quei pozzi nei deserti la cui superficie non è cinta da pietre. Pare una bocca della Terra, spalancata in mezzo alla strada. Come se la Natura dicesse qualcosa che non sappiamo capire dato che non ci sono più gli sciamani; e anche come se, per una decisione presa in un altrove cupo, ora siamo in contatto col Male, e il Male fa giungere i suoi sussurri. Un’occhiata alla didascalia sotto la foto avverte che la buca ha un diametro di 35 m. ed è profonda 150. Così non si tratta di un condotto che porta al centro della Terra; né della sede di forze spirituali oscure; né del fremito di un vulcano sotterraneo in attesa di liberare il tappo e pervadere la superficie con oceani di lava, come in un romanzo di Verne; né del disvelarsi di una crepa della crosta terrestre, per un’imminente distruzione finale: è un crepaccio circolare che non minaccia neanche l’abitato circostante. È la paura a dare paura, l’angoscia a ingannare gli angosciati. E così, l’occhio del fotografo e il nostro vedono quello che vogliono vedere – quello che la debolezza spinge a vedere: a volte, su di noi, possono più le angosce della realtà. E la Sapienza ammonisce sull’essenza del Male, sul suo potere effettivo di esser trappola (gr. diabolos, gettare attraverso), di costituirsi davanti a noi come contraddittore (ebr.: satan). Ma cosa succede quando molti cadono nell’inganno? È in questi giorni dopo la flottiglia pacifista e il disvelamento dell’inganno che i pacifisti poi non erano pacifisti, ma maschere del terrore – commedianti della contraddittorietà, forma di colui che contraddice – che la foto della bocca della terra è tornata da me in un freddo familiare e irreale. Perché il Male è corrente gelida della realtà, ma poi non è la realtà; semmai, può divenirlo. La foto è tornata a me, ebreo, perché è adesso che la persona ebraica è nella solitudine; è ora che risuona in me la frase lanciata dalla nave Marmara all’esercito di Israele che intimava l’alt: “Tornate ad Auschwitz”. E io credo che dal giorno di chiusura di Auschwitz, il 27 gennaio di sessantacinque anni fa, mai come ora gli ebrei hanno sentito di essere soli – se è questo il frutto della politica obamiana e della mano tesa verso Teheran, che in queste ore propone l’arrivo a Gaza di una flottiglia di pace armata sino ai denti, altro ossimoro del grande contraddittore, allora è meglio che questa politica obamiana venga rivista da cima a fondo; che la mano tesa ad Ahmadinejad sia rimessa in tasca. Altrimenti, il restante tempo del mandato presidenziale, corto o lungo che sia, è una bomba a orologeria il cui ticchettio scandisce le ore rimaste al jihad per usare la fragilità della democrazia mondiale. E infatti è ora, in questo mandato di Obama, lungo questo fragile sforzo di dialogo con Teheran e con la Siria, che Israele e gli ebrei cominciano a sentire un’altra volta la loro millenaria solitudine, e circola quella frase fatta che “gli ebrei, con la scusa della Shoah, se ne stanno approfittando”, per poi aggiungere: “… Eccetera, eccetera…”. “Eccetera”: perché nessuno sa completare le calunnie sugli ebrei – calunnia, altra parola ebraica che corrisponde al nome dell’antico calunniatore, contraddittore, oppositore. È dunque di poche decine di ore fa la notizia che non sfonda. Quando l’altoparlante israeliano ha scandito il protocollo dell’alt alla nave Marmara, una voce sarcastica ha risposto: “Go back to Auschwitz”. Tornate ad Auschwitz. Parole in inglese, come sul set di un film internazionale destinato al mondo. Quella voce avrebbe potuto rispondere in arabo, in turco, gli israeliani avrebbero capito. Ma si trattava di un programma televisivo destinato all’intero pianeta, “Go back to Auschwitz”, e la frase è stata detta in inglese. Niente è casuale in quella notte, sul mare davanti a Gaza. Ogni particolare è frutto della volontà meticolosa di costruire una trappola per Israele e trasmetterne il film come una maledizione che giunga ovunque. Anche fra gli alieni, se esistono. Spirito della moderna sapienza il cui vertice nichilista e antisemita è Goebbels. Il jihad vi primeggia dal kolossal delle Due Torri, alla fiction dei cadaveri di Beirut spostati da un palazzo in macerie all’altro ed esposti davanti alle telecamere, al grandissimo successo di botteghino di “Go back to Auschwitz”. Ricordiamo che poco prima della rivolta del ghetto di Varsavia, quando la popolazione ebraica era stremata dalla ferocia del razionamento e le persone morivano sui marciapiedi, la propaganda nazista girò dei cinegiornali circolati sino a New York dove si vedevano ebrei ricchi e vestiti a festa (comparse minacciate coi fucili, come si vede in un documentario sul documentario), che scavalcavano indifferenti le decine di ebrei morti di fame e stenti sul suolo stradale. Gli ebrei ricchi e disinteressati alla morte degli ebrei poveri furono il rovesciamento della verità, operato dalla propaganda nazista: ebrei-vittime presentati come ebrei-carnefici. Nel caso della flottiglia della pace, gli ebrei, accusati da anni di nazismo a Gaza e in tutto il medio oriente, sono allo stesso tempo invitati a ritornare ad Auschwitz, intanto che sulla nave i “pacifisti” linciano i soldati. L’audio di “Go back to Auschwitz” è emerso pochi giorni dopo che l’universale condanna a Gerusalemme si era distesa sul mondo come un’immensa coperta mediatica, da polo a polo. Ma “Go back to Auschwitz” non è divenuto informazione per far sapere chi fossero in realtà i pacifisti della Marmara. “Go back to Auschwitz” è come un documento-audio senza volume, o meglio ha un volume che riescono a sentire gli ebrei e le persone di buona volontà: da una parte la frase “Go back to Auschwitz” non ha la forza di essere sentita nella sua mostruosa evidenza antiumana, e così risalire la china dello scoop di Israele stragista; dall’altra quella stessa frase pesca silenziosamente nella palude del mondo, dove si nasconde, voluttuoso, il desiderio della fine ebraica. “Go back to Auschwitz” è uno spot genocida sparato col silenziatore. Pubblicità nazista che si fa largo con tatto paradossale in mezzo a un consenso che non ne parla ma lo lascia diffondere, vendendo a Eurabia l’arrivo di una seconda possibile Shoah. “Stiamo tornando – recita in modo subliminale lo spot – e abbiamo la soluzione – finale”. Il punto non è che i media non hanno rivelato l’approccio nazi-islamico in puro stile Ahmadinejad, e neanche che dopo l’indiscriminata levata di scudi contro Israele a niente sono valse le foto e i video nella rete dove si vedono i soldati israeliani che si calano con una corda, linciati con sbarre e bastoni, chiusi in una cella, i denti rotti e buttati fuori bordo – e si capisce la violenza debordante della reazione militare. Il punto è che i media sono stati entusiasticamente favorevoli a gridare alla strage degli innocenti, che è così ebraica, e se tale effetto virtuale si vanificasse, sarebbe una delusione come un gol della vittoria bellissimo in moviola e poi annullato per fuorigioco. In ogni caso, impressiona come nel mondo dell’immagine la parola torni a essere potente ogni volta che accanto a “morte” si scrive “esercito israeliano”. La morte è scandalo indigeribile, e ancor meno digeribile è la morte di uomini raccontati come inermi pacifisti. Ma che ghiottoneria è la morte procurata da un esercito di ebrei – ha scritto il Tizio della Sera su Moked, portale delle Comunità ebraiche italiane. Nessun network si è sentito di sciupare lo scoop antiebraico, dando importanza al fatto che i “pacifisti” non fossero affatto inermi, ma tutta gente addestrata. Martiri che da tempo si preparavano; genieri della provocazione, all’opera per una gigantesca trappola da lanciare fra le gambe degli israeliani. I quali da anni perdono tutte le grandi battaglie mediatiche per l’oggettivo pregiudizio che opera nei loro confronti di ebrei vivi; ben altra cosa, rispetto ai sei milioni di ebrei morti, plasmabili facilmente dall’ipocrisia di chi a loro è interessato solamente come elemento tattico-ideologico, variante della guerra antifascista. E di fatti, c’è quel mondo “antifascista” che spende i 27 di gennaio non parlando della Shoah, ma della guerra partigiana di cui sarebbe logico e onorevole parlare il 25 aprile. E ora che vengono fuori le notizie su chi fossero gli eroi della nave turca che il mondo ha cantato per dodici ore, anche se adesso la canzone si è strozzata in gola; ora che circolano silenziosi dubbi su chi fossero davvero i pacifisti, se fossero pacifisti, e come si sono comportati i pacifisti – è ora che nessuno è interessato a diramare le notizie. Come se notizie autentiche sui pacifisti siano elementi antispettacolari che la tv si guarda dal diffondere perché deludenti e portatrici di depressione. Ad esempio, non ha avuto rilievo una piccola notizia del 3 giugno sul Corriere della Sera fiorentino: il 26 aprile, Mariano Mingarelli, presidente dell’associazione dell’amicizia filopalestinese, si è dimesso dall’agenzia di stampa Infopal (filo Palestina), per gli eccessi di antisemitismo di alcuni intellettuali al suo interno. In una sorta di bonaccia universale della democrazia, durante la quale tutto è inerte prima del maremoto, i media non gridano la vera e nuova identità sinistro-destra dei pacifisti italiani, tornati trionfalmente a Fiumicino come decine di Ulisse a Itaca. Invece di uno sciopero generale per lo scandalo della menzogna, c’è un silenzio generale per imbavagliare la verità: come se quanto è successo alla Coop fosse stato una mera sbadataggine. Si guardi alla semplicità disarmante, e come armata, con cui una dirigente della Cgil ha dichiarato in tv che la Cgil, il più grande sindacato italiano, è con la Palestina – dunque Hamas, il jihad, il mondo che nega la Shoah e vuole vaporizzare Israele. E a sostegno unilaterale dei pacifisti, troverete lo sdegno del Colle che aveva messo in guardia dai pericoli dell’antisionismo antisemita e poi è caduto sulla buccia di banana della disinformazia pacifista; così come è apparso sonnacchiosamente dalla parte del pacifismo turco, il Partito democratico, appisolato nella sua eterna controra. E se ciò non costituisce novità, quante volte la linea del Pd su Israele, dalla guerra in Libano alle passeggiate con Hezbollah sul corso di Beirut, è sprofondata con un oplà nel terzomondismo. Ma lo strafalcione è stato commesso, e va detto che è proprio qui e ora, nell’approccio acefalo con la flottiglia semiturca della pace, che si salda l’alleanza passiva tra sinistra e fondamentalismo, evocando i nove morti come una sorta di Fosse Ardeatine dove gli israeliani sono quelli della rappresaglia nazista. Dunque, passando davanti al ghetto: “Nazisti”. Addio Storia, patrimonio gramsciano, addio memoria di come il mondo arabo fu alleato al nazismo – asini! È in questa facilità di adesione allo hitlerismo, nell’antigiudaismo, nei pogrom arabi di sempre, nei lamenti di Maimonide per le piaghe del popolo ebraico sotto il tallone degli sceicchi, che si trova la continuità con Ahmadinejad, col negazionismo, con l’idea di un nuovo Olocausto, con il successo editoriale nel mondo arabo del libello sui sette savi di Sion. Il giorno dopo l’attacco israeliano, la sola novità possibile era che l’attacco israeliano fosse una reazione scomposta e politicamente sciagurata a una trappola preparata da un gruppo islamista con simpatie hitleriane. Ma la verità di un giorno dopo è lenta per il Pubblico all’ascolto: il Pubblico vuole le emozioni, non la verità storica. E poi, il vecchio continente soffre di un’antica incontinenza antigiudaica. Solidarizza con il nazi-islamismo: uno, ha paura dei missili di Teheran e del prezzo del petrolio; due, la scena davanti a Gaza illuminava in modo fantastico gli ebrei proprio mentre erano colpevoli. Se gli israeliani sono finiti in trappola, non sarà l’Europa a dirlo. Non succederà certo in Europa, quanto in questi giorni propongono gli studenti israeliani, che qualcuno organizzi una flottiglia di pace per Shalit; come non c’è mai stato un corteo bipartisan contro gli insediamenti e i razzi di Hezbollah sull’alta Galilea; una campagna di sinistra contro i pogrom nei paesi arabi; nessun titolo di giornale dopo il linciaggio dei due soldati israeliani, le cui interiora furono esibite dagli abitanti di un villaggio palestinese, danzando gioiosi davanti alle telecamere. Nessuna piazza della sinistra europea è stata piena per i morti di kamikaze di Haifa e Gerusalemme; nessun lenzuolo è stato steso alla finestra per le quotidiane aggressioni subite dagli ebrei francesi, in fuga da quella nazione nel più esteso disinteresse europeo; nessuna fiaccolata bertinottiana ha mai sfilato contro le liste di proscrizione antiebraica stilate nelle università d’Europa; nessuna guerriglia si è mai accesa sotto l’ambasciata di Teheran, per il negazionismo della Shoah e la volontà di cancellare Israele dalla geografia; nessun grido è stato sentito contro le limitazioni delle libertà religiose in medio oriente – perché la religione è l’oppio dei popoli; nessun dibattito è stato lanciato contro il revisionismo della storia israeliana, ridotta a cartone animato per analfabeti. Per tutto questo, mai sdegno. L’improvvido plauso della folla dei marciatori di Assisi con quelli che dicono “Go back to Auschwitz” è un maggio parigino alla rovescia, un cupo inverno perenne; è rivelare che allora la Resistenza fu antifascista e non amorosamente filoebraica; che tutti furono intorno a Primo Levi ma non con Primo Levi; che la pace è una bandiera egualitaria dove tutti, ma tutti, possono insultare gli ebrei e auspicare che tornino ad Auschwitz. La novità autentica di questo capovolgimento della realtà è che 65 anni dopo la liberazione di Auschwitz, quando gli esterrefatti soldati sovietici si trovarono davanti al più grande mattatoio della Storia, gli eredi politici dell’Ottobre, che proprio contro il nazismo ha speso decine di milioni di morti, ora stanno licenziosamente con chi dice la cinica battuta da western di second’ordine “Go back to Auschwitz”. Tornate ad Auschwitz – per il comunismo e la libertà. Sotto la sfacciata luce del Male, da Londra a Roma una sinistra pacifista si fa comandare come un povero ciuco. Domani, potrebbe gridare di ricondurre il popolo ebraico ad Auschwitz e che ognuno di noi rechi al collo il cartello “Nazista”, con la esse della svastica. Il punto è come sia potuto avvenire tale allucinato capovolgimento della realtà. Di sicuro, sappiamo che la sinistra adesso è destra razzista, e che in greco capovolgimento si dice katastrophè.

Avevo in mente un paio di cose da aggiungere, ma dopo averlo riletto mi sono resa conto che non posso: anche una sola parola aggiunta rischierebbe di sporcare questo purissimo cristallo.

barbara


12 giugno 2010

«LA PIÙ GRANDE PRIGIONE DEL MONDO»

ll mito dell'assedio di Gaza

di Jacob Shrybman*

Quando il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon parla di "assedio della striscia di Gaza" (come se si trattasse di Sarajevo o di Leningrado), bisognerebbe chiedersi di quale assedio, o blocco, stia parlando visto che nella striscia di Gaza sono entrate, solo nel 2009, 738.576 tonnellate di aiuti umanitari.
Dopo la campagna militare israeliana anti-Hamas del gennaio 2009 (circa 1.300 morti), le Nazioni Unite hanno garantito al milione e mezzo di abitanti della striscia di Gaza aiuti per 200 milioni di dollari, mentre alla fine del gennaio scorso - nonostante tutti i piani per raccogliere più fondi - garantivano solo 10 milioni di dollari alle vittime del terremoto di Haiti (230.000 morti su 3 milioni di abitanti). Naturalmente senza considerare il fatto che gli abitanti di Haiti non avevano attaccato nessuna popolazione civile vicina per quasi dieci anni.
La comunità internazionale ha accettato ciecamente un'impudente menzogna circa l'assedio israeliano alla striscia di Gaza, ignorando i dati di fatto reali. Da anni gli aiuti umanitari internazionali affluiscono speditamente nella striscia di Gaza, e non si sono in alcun modo fermati dopo l'operazione Piombo Fuso, visto che 30.576 autocarri di aiuti vi sono entrati nel 2009. Sempre nel 2009 sono state trasferite nella striscia di Gaza 4.883 di materiale mediche. Proprio il mese scorso è stata portata a Gaza una nuova macchina per la tomografia assiale computerizzata.
La striscia di Gaza viene anche spesso definita "la più grande prigione del mondo", intendendo che gli abitanti vi sarebbero rinchiusi come in una gabbia a cielo aperto. Eppure, sempre nel 2009, sono stati 10.544 i pazienti e loro accompagnatori che sono usciti dalla striscia di Gaza per ricevere trattamento medico in Israele: solo la scorsa settimana quasi cinquecento pazienti e loro accompagnatori sono passati da Gaza in Israele per essere curati.
Ecco perché lo scorso 24 febbraio il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, Robert Serry, nel corso di un incontro con il presidente israeliano Shimon Peres ha dichiarato che "non c'è una crisi umanitaria a Gaza". Serry ha solo lamentato la penuria di alcuni materiali da costruzione che, ha spiegato il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, Gerusalemme tende a bloccare perché sa per esperienza che Hamas spesso li sequestra e li utilizza per i propri scopi paramilitari (fabbricazione di razzi e bunker).
Invece due congressisti americani come Keith Ellison e Brian Baird, che hanno visitato Sderot con lo Sderot Media Center, hanno corroborato l'idea di un "assedio di Gaza". Evidentemente ignorano il fatto che il loro segretario di stato Hillary Clinton ha stanziato 900 milioni di dollari in aiuti da mandare alla striscia di Gaza all'indomani dell'operazione Piombo Fuso. Un rapporto USAID e Dipartimento della Difesa che si è occupato di calcolare gli aiuti mandati ad Haiti dopo il devastante terremoto, ha rilevato che, alla fine del mese scorso, tutti i programmi di aiuti governativi americani inviati ad Haiti ammontavano a poco più di 700 milioni dollari, vale a dire quasi 200 milioni meno di quelli per la striscia di Gaza controllata da un'organizzazione terroristica.
È passato più di un anno dalla campagna israeliana anti-Hamas e la comunità internazionale ancora si dà credito alla frottola dell'"assedio di Gaza". Intanto lo Sderot Media Center ha registrato più di 230 fra razzi e obici di mortaio che hanno raggiunto Israele in quest'ultimo anno.
Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon dovrebbe visitare il kibbutz Nirim per vedere un edificio distrutto da un Qassam solo la settimana scorsa, o il moshav Netiv Haassara nelle cui serre, colpite da un Qassam giovedì scorso, è rimasto ucciso un lavoratore thailandese, anziché contribuire a promuovere il mito dell'assedio di Gaza andandovi in pellegrinaggio. (YnetNews, marzo 2010 - da israele.net)

------------

*Jacob Shrybman è vice direttore dello Sderot Media Center

Ecco, lo vedete come vanno le cose, io ieri sera ho preparato questo articolo per metterlo oggi nel blog, e che cosa fa oggi Ugo Volli? Scrive questa cosa qui. Ho già avuto occasione di dirlo, ma lo ripeto: Ugo Volli, grazie ai potenti mezzi messigli a disposizione dal Mossad, mi spia dentro al computer.

barbara


11 giugno 2010

QUELLO CHE DAVVERO INTERESSA AGLI AMICI DEI PALESTINESI

La distruzione di Israele per gradi

di Marcello Cicchese

Dopo l'«assalto» di Israele alla flottiglia dei «pacifisti» e il successivo «massacro» compiuto dai militari israeliani (così hanno presentato le cose molti giornali), da diverse parti è stato sollevato il timore (o la speranza) di una terza intifada palestinese. Il semplice fatto di far balenare questa possibilità tende a far credere che la seconda intifada sia stata uno scoppio incontenibile di rabbia popolare prodotta dalla «disperazione» in cui sono stati fatti piombare i poveri palestinesi. E se la disperazione aumenta - si pensa - è chiaro che il fatto potrebbe ripetersi e aggravarsi.
Ma le cose non stanno così, per il semplice fatto che la disperazione non c'entra niente con tutto quello che è avvenuto e sta avvenendo nei territori palestinesi. L'interpretazione autentica di quello che avrebbe voluto essere l'intifada del 2001 fu fornita in prima persona dall'allora autorevolissimo ministro palestinese per le questioni su Gerusalemme, Faysal al-Husseini. In un suo discorso tenuto a Beirut nel marzo 2001 (ved. Notizie su Israele 1), questo raffinato esponente dell'aristocrazia palestinese aveva pazientemente esposto ai libanesi anti-israeliani - che forse erano un po' troppo precipitosi nella loro ira contro lo Stato ebraico - una lezione accademica il cui titolo avrebbe potuto essere «La distruzione di Israele per gradi». Il sistema da usare per ottenere lo scopo deve prevedere - secondo la lezione - una sapiente alternanza di atti di finta pace con atti di vera guerra. Con la finta pace degli accordi di Oslo, di cui era stato uno degli artefici, e sotto il governo di Ehud Barak, diversi "tabù" israeliani erano stati infranti e alcuni importanti risultati raggiunti: la legittimazione giuridica dell'OLP, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi del 1949, la messa in discussione di Gerusalemme come "unica e indivisibile capitale di Israele". L'elezione di Ariel Sharon a capo del governo minacciava di vanificare i risultati ottenuti con la finta pace e quindi era giunto il momento di passare ad atti di vera guerra. Ecco uno stralcio della sua lezione di strategia terroristica:

«Noi siamo convinti che gli scontri in Gerusalemme scuoteranno il mondo dall'Indonesia al Marocco. E questo sarà un segno per gli USA, che saranno costretti a capire che il loro appoggio a Israele distruggerà la stabilità in tutta la regione. Ci troviamo davanti a una battaglia, e a questa adesso ci stiamo preparando. Non dobbiamo permettere che Sharon abbia successo sulla questione della sicurezza, perché questo significherebbe la nostra sconfitta politica.»

Dunque nessuna incontenibile rabbia popolare era alla base della seconda intifada, ma un preciso calcolo politico mirante a ottenere il coinvolgimento internazionale contro Israele, a cominciare dagli Stati Uniti. A distanza di nove anni si può dire senza ombra di dubbio che quella intifada è fallita e che Israele ha vinto la sua battaglia.
Non ci sarà dunque una terza intifada simile alla seconda per il semplice fatto che gli organizzatori hanno capito che ormai la cosa non funziona. Ci sarà invece, anzi è già cominciata e continuerà a tempo indeterminato, una terza intifada diversa nella tattica dalla precedente, ma del tutto uguale nell'obiettivo finale: la distruzione di Israele attraverso il coinvolgimento della comunità internazionale. Gli attentati suicidi presentati come atti di disperazione popolare, oltre che essere sempre più difficili da eseguire per le fastidiose ed efficaci contromisure israeliane, non commuovono più molto il mondo, anche perché qualcuno ha cominciato a temere che possano essere esportati anche in casa propria. E anche il tema delle crudeli sofferenze imposte ai poveri palestinesi dal «muro dell’apartheid» è stato ormai ampiamente sfruttato senza ottenere risultati apprezzabili.
A qualche degno epigono del compianto (dai palestinesi) Faysal al-Husseini deve allora essere venuta in mente la brillante idea di valorizzare il tema dell'«assedio a Gaza», e la cosa sta ottenendo risultati davvero incoraggianti per gli ideatori. Il termine «occupazione» non può più essere applicato a una Gaza ormai «judenrein», cioè totalmente purificata da ogni contaminazione ebraica (ma guai a parlare di antisemitismo quando si nomina Hamas). Il termine «assedio» invece è ricco di suggestive risonanze. L'assedio classico tende a far capitolare il nemico per fame, e chi non si commuoverebbe al pensiero dei poveri palestinesi fatti morire d'inedia dagli spietati ebrei? Per la precisione si dovrebbe parlare di israeliani, e nelle dichiarazioni ufficiali questo si fa, ma nello stesso tempo si fa in modo che qualche arabo-israeliano alzi la sua voce di dissenso, come è avvenuto con la presenza di una deputata araba-israeliana tra i «liberatori» della flottiglia turca. Quindi è chiaro che se gli arabi-israeliani si dissociano, quelli che restano non possono che essere ebrei.
La plateale discesa in campo della Turchia, supportata dal plauso dell'Iran, rappresenta poi il vero capolavoro di questa nuova impresa. A farsi avanti non è più una delle nemiche storiche di Israele, cioè una di quelle nazioni che hanno già preso sonore sberle dal nemico che volevano distruggere, ma una nazione islamica «moderata», amica fino ad ora di Israele. Anche lei vuole portare aiuti umanitari a Gaza, e guai a dire che i palestinesi da quelle parti non stanno poi così male. I palestinesi DEVONO stare male, perché devono essere per il mondo la rappresentazione plastica della malvagità degli ebrei che occupano lembi della sacra terra islamica. E' questa la loro vocazione storica. Benessere dei palestinesi e Stato d'Israele non possono, non devono coesistere.
Chissà se un giorno i palestinesi capiranno che del loro benessere e dello Stato di Palestina a molti loro amici non interessa proprio niente. Quello che a loro interessa è la sparizione di Israele. Questo non avverrà, ma il tentativo di ottenerlo continuerà a produrre lutti e sofferenze. A cominciare dai palestinesi. (Notizie su Israele 487, 8 giugno 2010)

Desidero cogliere l’occasione per ringraziare Marcello Cicchese per il prezioso lavoro che da anni indefessamente svolge al servizio dell’informazione e della verità. Aggiungo poi due link, uno e due, per una migliore comprensione di ciò che è realmente accaduto nelle acque davanti a Gaza. Infine qui e qui qualche altra informazione relativa agli obiettivi palestinesi. 
Shabbat shalom a tutti.


barbara

sfoglia     maggio   <<  1 | 2  >>   luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA